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giovedì 28 aprile 2016

ERA GIA' LADRO IL CONTE DI CAVOUR


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Dico che il mondo è una lega di birbanti contro gli uomini da bene, e di vili contro i generosi. Quando due o più birbanti si trovano insieme la prima volta, facilmente e come per segni si conoscono tra loro per quello che sono, subito si accordano; o se i loro interessi non patiscono questo, certamente provano inclinazione l’uno per l’altro, e si hanno gran rispetto…” (Giacomo Leopardi, Pensieri)

E’ noto che Giacomo Leopardi non era propriamente quello che si chiama un uomo di mondo, ma nonostante ciò, nella sua breve vita, aveva capito molto dell’animo umano. Qualche decennio più tardi, alla fine dell’Ottocento, un altro signore di nome Gaetano Mosca scriveva: “una minoranza ben organizzata avrà sempre ragione di una maggioranza disorganizzata”.

Che la storia sia scritta dai vincitori è cosa nota. Oggi si esporta democrazia, anche a chi non la vuole, 150 anni fa una minoranza ben organizzata, ovvero quella élite nobiliare-massonico-affarista che rappresentava uno zero virgola della penisola italiana trovò il nome Risorgimento per coprire i propri fini, la conquista del potere.

Una volta conquistato il potere occorreva gettare sulle dinastie degli stati che avevano appena abbattuto il maggior discredito possibile, facendoli passare per biechi reazionari che tenevano i propri sudditi in condizioni miserevoli di orrendo malgoverno.

Prendiamo la Toscana, ad esempio. Il 27 Aprile 1859 rimane una data epocale nella storia della Toscana segnando di fatto la fine di 122 anni di governo della dinastia degli Asburgo Lorena, che arrivò a Firenze dopo la morte dell’ultimo Granduca di casa Medici nel 1737.

La storiografia ufficiale ci ha tramandato la favoletta del tiranno costretto alla fuga dal popolo inferocito, il 27 Aprile 1859, evento ancor oggi ricordato da una via nella zona di San Marco, a Firenze. Ma le cose non andarono proprio così.

Nel tardo pomeriggio di quel mercoledì dopo Pasqua il Granduca Leopoldo II scelse volontariamente di abbandonare Firenze insieme alla sua famiglia con i soli abiti che aveva addosso invece di “assecondare la folla plaudente alla guerra contro l’Austria”.

Uomo pacifico, Leopoldo era completamente disinteressato alle cose militari tanto da far sì che il Granducato spendesse cifre irrisorie rispetto a quelle enormi stanziate dal Regno di Sardegna per il proprio esercito, così che le finanze dello stato erano non solo in ordine, ma godevano anche di un notevole surplus di bilancio.
   
Il Regno Sabaudo invece al 1859 risulta essere lo stato più indebitato d’Europa.
Così indebitato che non aveva altra scelta che attaccare gli altri stati italiani e trasferire al nascente Regno d’Italia il proprio deficit di bilancio ormai cronico, nonostante avesse il regime fiscale più gravoso ed esoso degli altri stati italiani, stati che avevano invece tutti il bilancio in attivo.

Ecco, in due parole, la nascita del debito pubblico italiano. Anche perchè i creditori del Regno di Sardegna non erano propriamente enti di beneficenza, ma i Loyds inglesi e il ramo francese dei banchieri Rothschild,  ca va sans dire.

A Firenze, quel 27 Aprile, il Piemonte aveva le sue pedine pronte, vari e ben noti esponenti della elite di cui si diceva prima, opportunamente affiancati da alcune centinaia di Carabinieri piemontesi giunti in città nei giorni precedenti e travestiti da civili che avevano il compito di aizzare le folle contro il Granduca, presenti in città da vari giorni.

L’obiettivo sperato era quello di far sì che il Granduca si barricasse in Palazzo Pitti e cominciasse a far sparare sulla folla radunata per (improbabili) “tumulti di piazza”, una specie di Piazza Maidan ante litteram.

Vana illusione, tant’è che anche l’ambasciatore d’Austria a Firenze scriverà in seguito in un rapporto segreto a Vienna sullo svolgimento dei fatti del 27 Aprile che il Granduca si era deciso di passare in rassegna, ed era per la prima volta, le proprie truppe solo alla metà di Aprile, e senza grande entusiasmo.

In realtà tutto ciò che accadde quel giorno fu una abile quanto semplice operazione di propaganda, ovvero l’esposizione dalla mattinata del tricolore italico alle finestre di qualche edificio già predisposto in precedenza da chi aveva organizzato la cosa, in modo di far credere al povero Leopoldo che la città era tutta dalla parte del Piemonte.

Che l’occulto macchinatore dietro le quinte fosse il Camillo Benso di Cavour attraverso il proprio ambasciatore a Firenze, il conte Boncompagni, era cosa nota a tutti, fino al punto che un fedele ufficiale superiore dell’esercito granducale si offerse di far arrestare tutti, ambasciatore e i vari nobili fiorentini (Ricasoli in primis) che già si erano spartite le varie posizioni di potere una volta tolto di mezzo il Granduca, e trasferirli tutti nella fortezza di Volterra.

Ma il mite quanto indeciso Leopoldo non ebbe il coraggio di un rimedio tanto drastico per stroncare il golpe ormai alle porte e il resto è storia.

La “civilissima rivoluzione fiorentina” si concluse così senza che fosse sparato un solo colpo di fucile e i fiorentini si levarono il cappello al passare del convoglio di quattro carrozze granducali che imboccava la via Bolognese alla volta di Vienna. Anche il destino della Toscana, grazie ad una minoranza ben organizzata, era ormai segnato, e così per il resto d’Italia.

La minoranza ben organizzata continuerà la farsa con i plebisciti dell’anno seguente per l’unione al Regno Sabaudo, con percentuali bulgare di voti del SI all’Unione. Dopo aver opportunamente svuotato, in poche mesi, le casse dell’erario del Granducato.

FONTE: http://www.maurizioblondet.it/ladro-gia-conte-cavour/

mercoledì 20 aprile 2016

I Testimoni di Geova e l'Aristocrazia Nera

I Testimoni di Geova

Passiamo ora alla Società Torre di Guardia, nota ai più come Congregazione dei Testimoni di Geova e dal 1931 semplicemente come Testimoni di Geova.

Il fondatore fu il massone Charles Taze Russell, il cui padre era un Maestro massone affiliato alla Loggia n° 223 di Pittsburgh e alla Loggia Mizpah n° 288 di Allegheny. Persino la moglie di Russell, Maria France Ackley, che divenne direttrice, socia, tesoriera e membro dell’ufficio direttivo della Società Torre di Guardia, proveniva da una famiglia di massoni vicini ai mormoni. 

Fin dal 1877 Russell acquistò una tipografia di nome Watchtower, letteralmente “torre di guardia”, nome usato spesso in ambito massonico e rosacrociano di cui si può ritrovare traccia già nel passo biblico del libro di Isaia 21, 8 e ripreso anche nel linguaggio enochiano (linguaggio degli angeli) creato dall’occultista della corte dei Tudor John Dee e impiegato da Ordini dediti alla magia. 

Tra il 1879 e il 1880 Russell fondò una trentina di congregazioni ove i suoi fedeli si riunivano denominandole ecclesie, altro termine usato nella massoneria, soprattutto nel Rito di York, con cui sostituire le parole “loggia” o “tempio”, i luoghi d’incontro dei massoni. In un secondo tempo il termine ecclesie fu cambiato con il più neutro “sale del regno” in modo da occultare la pesantissima correlazione tra questo culto e la massoneria. 

Nel 1908 Russell acquistò a New York un locale di nome Bethel di Plymouth: bethel in ebraico significa “casa di Dio”, parola che compare nella Bibbia, ma il suo significato fa riferimento a un luogo sacro che però spesso corrispondeva al luogo ove si compivano i sacrifici in onore del dio El, infatti bethel significa anche “casa di El”.

Il fulmineo successo della Congregazione dei Testimoni di Geova si deve a dei facoltosi finanziatori ebrei appartenenti anche alla massoneria che lo stesso Russell ringraziò pubblicamente menzionandoli nel giornale La Torre di Guardia. I nomi corrispondevano a tre importantissimi faccendieri dell’Aristocrazia nera: il banchiere Edmund de Rothschild, il capitalista John David Rockefeller e il banchiere John Pierpont Morgan. 

Questi furono gli uomini di facciata dell’élite nera che peraltro ebbero un ruolo importante nella creazione della Guerra di secessione americana, della Rivoluzione bolscevica di ottobre del 1917 e della Prima guerra mondiale. Di fatto questo spiega da chi fosse stato suggerito il “vaticinio” di Russell pubblicato ne La Torre di Guardia del febbraio del 1885: 
«Grosse nuvole minacciose si addensano sul vecchio mondo. Sembra che una grande guerra europea sia un’eventualità da considerare in un non lontano avvenire». 

La “profezia” di Russell si fa ancora più precisa nel 1893 ove proclama dal suo giornale l’arrivo del primo conflitto mondiale: 
«Una grande tempesta è imminente. Sebbene non si sappia esattamente quando esploderà, sembra ragionevole supporre che non sia distante più di dodici o quattordici anni al massimo». 

L’interesse dell’Aristocrazia nera nei confronti di Russell chiarisce inoltre come questi potesse distribuire gratuitamente milioni di copie tra i suoi giornali e libri, vedere pubblicati i suoi articoli su quotidiani locali e nazionali come il «New York Times» e riuscire ad aprire chiese dei testimoni di Geova in ogni parte degli Stati Uniti. 

I fondi di questo pernicioso culto passarono attraverso le banche Kuhn Loeb & Co., Warburg (altra importantissima famiglia di banchieri aschenaziti oramai parte dell’Aristocrazia nera) e dal B’nai B’rith, i Figli dell’alleanza, il movimento massonico sionista. 

Nei suoi comizi Russell promuoveva apertamente il sionismo e in una conferenza tenuta nel 1911 a Saint Louis affermò: 
«Il sionismo è l’unica speranza per il mondo [...] gli ebrei diventeranno i padroni del mondo [...] tutte le nazioni si convertiranno al giudaismo [...] la razza ebraica è superiore a quella dei cristiani». 

Russell promosse l’agenda di ristabilire il popolo ebraico in Palestina sessantasette anni prima che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, manipolata dalla famiglia Rothschild e dal B’nai B’rith, approvasse quello che poi divenne lo Stato d’Israele. 

Russell, come molti massoni e rosacroce, ebbe un debole per le piramidi ma nei suoi studi di piramidologia prese le misure di alcuni punti specifici come la camera sotterranea della grande piramide di Giza, per prevedere degli eventi temporali e relazionarli alle cronologie bibliche. Nelle congregazioni dei Testimoni di Geova ancor oggi viene insegnato che Dio stesso è all’origine della piramide e dei suoi misteri. 

Russell inserì nella sua dottrina l’idea che Dio dimorasse su Alcione, una stella della costellazione di Orione che in un mito celeste è legata all’ammasso stellare delle Pleiadi situate nella Costellazione del Toro. I successori di Russell continuano ancora oggi a sostenere questa credenza, probabilmente nata grazie al passo biblico di Giobbe 38, 31, ma la cosa peculiare è come questa idea provenisse dal fondatore del mormonismo, Joseph Smith, che Russell spesso citava durante le sue conferenze.

Come per la morte di Hubbard, il decesso di Russell fu alquanto sospetto e si suppone che sia stato ucciso dal suo legale, il giudice Joseph Franklin Rutherford che prese le redini della Società Torre di Guardia nonostante le riserve dimostrate in vita da Russell. 

Proprio come in Scientology, questa successione non fu legittima e Rutherford modificò gli statuti originari destituendo il corpo direttivo della Società di Torre di Guardia, il soggetto giuridico che detiene il potere all’interno del culto, arrivando a cambiare il nome Società Torre di Guardia con Testimoni di Geova. Rutherford e al- cuni suoi collaboratori furono in seguito arrestati e rilasciati dopo che John David Rockefeller pagò loro la cauzione.

 Il giudice Rutherford e il suo più stretto collaboratore, Clayton Woodworth, furono anche sospettati di scrivere i due periodici «The Watchtower» e «The Golden Age» e i loro libri attraverso la scrittura automatica, vista da alcuni come una forma di channelling, e fu lo stesso giudice sotto scrittura medianica a indicare il 1925 come l’anno della venuta dell’Armageddon, cosa che puntualmente non è accaduta al pari della “profezia” di Russell sulla seconda venuta di Cristo. Grazie alle sue amicizie altolocate con i Rockefeller e con massoni all’interno del Senato e di altre impor- tanti istituzioni, Rutherford riuscì a far fronte agli scismi interni al culto e agli attacchi dall’esterno, ma lo zampino della massoneria all’interno dei Testimoni di Geova fu talmente evidente che lo stesso Rutherford e i suoi soci investirono tempo e denaro per cercare di occultare questa oscura convivenza. 

I Testimoni di Geova possono essere classificati come una religione di matrice protestante derivante dall’Avventismo in cui la figura di Gesù Cristo è ridimensionata, proprio come nella religione mussulmana o ebrea che ripudia il mito propagandato dalla chiesa cristiana considerando Gesù solo come un profeta. In questo culto americano si nega sia l’immortalità dell’anima sia il premio o il castigo ultraterreno poiché si sostiene che l’uomo può al massimo continuare a vivere in questo pianeta sotto il regno teocratico di Geova. 

I Testimoni di Geova hanno ricevuto molte critiche, come la presenza di messaggi subliminali visivi nelle loro pubblicazioni che rimandano a simboli esoterici o a volti dall’aspetto demoniaco, fino alla pesante pratica di proselitismo voluta dai vertici per vedersi aumentare i propri fatturati multimilionari. Questo culto ha ricevuto diverse denunce da ex fedeli poiché l’indottrinamento alla Bibbia è tale da trasformarsi in una forma di lavaggio del cervello arrivando in alcuni casi a veri e propri maltrattamenti. 

Nonostante la controversa storia di questo culto, l’edizione «La Torre di Guardia» ha una tiratura di ogni singolo numero di 14.160.000 copie tradotte in 204 lingue, i fedeli riempiono gli stadi nei loro incontri e sono oramai milioni in tutto il mondo. 

Una cosa peculiare dei Testimoni di Geova è la figura dello “schiavo fedele e discreto”, nome dato ai fedeli che prestano servizio alla sede mondiale. Questa concezione di essere schiavo di Dio è un concetto agghiacciante cui si servono buona parte delle religioni e sette del pianeta che si rifanno ai cosiddetti “testi sacri”. A un’attenta analisi diviene alquanto evidente che quello che definiamo “religioni, culti, sette” non sono altro che sofisticati sistemi di controllo mentale per produrre schiavi ubbidienti che credono che dio vuole la loro schiavitù. La classe sacerdotale funge da ingegnere sociale e sfrutta il culto per avere milioni di psicozombie che alimentano l’opulenza di questi sistemi integrati di lavaggio del cervello mascherati da religioni. 

I Testimoni di Geova essendo un culto creato ad hoc dall’Aristocrazia nera con la funzione di ingegneria sociale è ovvio che promuova l’agenda dei suoi occulti burattinai e per questo motivo sostiene il Nuovo Ordine Mondiale. 

Recentemente in Australia la Chiesa dei Testimoni di Geova è stata accusata di aver coperto oltre mille presunti casi di pedofilia in base a quanto sta emergendo nel corso di un’indagine condotta dopo ben quattromila denunce per abusi sessuali.
L'Aristocrazia Nera
La storia occulta dell’èlite che da secoli controlla la guerra, il culto, la cultura e l’economia

martedì 19 aprile 2016

Macedonia, cambio di regime in corso. Che ci colpirà.


Opposizione democratica in inglese


L’annuncio è di Stratediplo, un sito  vicino alle forze armate di Francia che ha notizia interne alla NATO:  il piccolo stato macedone (2 milioni abitanti) viene sottoposto in questi giorni alla “rivoluzione colorata” di rito; già sono cominciati disordini violentissimi, con lanci di bottiglie Molotov contro il palazzo presidenziale, e i media europei hanno preso a demonizzare il governo, che  ha la colpa di “stare con Putin”.  Stavolta – dicono i militari francesi – ci si sono messi tutti, Stati Uniti, UE, NATO ed ausiliari NATO in Albania: ossia l’UCK, “L’armata di liberazione del Kossovo”, l’organizzazione militare e criminale (spaccio di droga e carne umana) che prospera sotto lo sguardo paterno  dell’Alleanza Atlantica, che occupa di fatto il Kossovo.

Già l’anno scorso – 9  maggio 2015 – la polizia della Macedonia ha sventato un “cambio di regime”  in cui l’UCK, penetrato dal  confinante Kossovo, doveva mobilitare la minoranza albanese  di Macedonia. Tutto era pronto perché gli albanofoni inscenassero, il 17 maggio a  Skopjie, una manifestazione che si sarebbe trasformata in una “Maidan” sul modello di Kiev, con sparatorie e uccisioni.  Il governo, informato forse da albanesi-macedoni stessi,  all’alba del 7 maggio circondò un edificio di Komanovo; dentro vi erano asserragliati personaggi che non si arresero ma aprirono il fuoco; ci sono stati otto morti fra i poliziotti e 14 fra i ribelli. Molti  feriti, molti gli arrestati. 

Come previsto, erano quasi tutti membri dell’UCK penetrati nel paese con armi   pesanti, e unifomi tedesche….fra loro il cosiddetto “comandante Sokoli”  dell’Armata di Liberazione del Kossovo, una guardia del corpo dell’allora primo ministro Ramush Aradinaj:  un ministro che è stato due volte accusato di crimini dal tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia, ma è stato   rilasciato perché 9 testimoni-chiave erano stati assassinati durante il processo: questo per dire di quali amici si sia fatta la NATO nel territorio sottratto a Belgrado.
l'ambasciatore Wohler con l'amico terrorista
l’ambasciatore Wohler con l’amico terrorista

Nello scontro fu ucciso uno dei capi dell’operazione,  Fadil Fejzullahu,   di cui  il governo macedone ha potuto mostrare una foto che li ritrae in grande amicizia con l’ambasciator Usa a Skopjie, Paul Wohlers, rampollo di una intera famiglia di diplomatici esperti in destabilizzazione. E’ stato evidente di chi  l’operazione fosse ispirata. Tanto più che Stoltenberg, il segretario della NATO, durante lo scontro  espresse la sua simpatia per gli aggressori, facendoli passare per  oppositori politici della minoranza albanofona repressi dal governo.

polizia macedine
poveri profughi
Nel gennaio precedente,  il paese aveva già sventato un golpe organizzato da Zoran Zaev, della “opposizione democratica”;   il suo partitino,  il 17 maggio, avrebbe dovuto distribuire 2000 passamontagna ai dimostranti, onde  fossero non identificabili quei terroristi dell’UCK che, confusi nella folla, avrebbero assaltato centri governativi e ucciso poliziotti con fucili di precisione – come appunto a Maidan. La mente di tutto risultò essere Mile Zechevic, un ex dipendente di una delle fondazioni di Soros.

Ma – come ricorda Stratediplo – è dal 2001 che datano le ostilità della NATO contro la Macedonia. Era allora ‘alto rappresentante’  ONU  in Kossovo il giudeo-con Bernard Kouchner: invece di “disarmare e smobilitare” l’UCK, come gli aveva ordinato l’ONU, diede a questa truppa di assassini uno stipendio – sul bilancio dell’ONU stesso.  

Subito costoro si prodigarono ad “agitare”  la minoranza albanofona oltre-confine, con incursioni armate oltreconfine, per poi scappare di nuovo in Kossovo, sotto l’ombrello NATO.  In capo a poche settimane la zona Nord di Macedonia fu così “conquistata” dagli albanesi che vi abitavano;  subito la NATO, on la UE, è intervenuta a protezione di questa “minoranza oppressa” ed ha costretto il governo macedone a negoziare amplissimi diritti  – di fatto una secessione fredda – alla minoranza albanese (trattato di Ohrid), sempre sull’orlo di secessionare.  

Una vera capitolazione – ma (dicono i militari francesi) “con essa la Macedonia ha evitato  una campagna di bombardamenti NATO come quelli condotti contro la Serbia due anni prima”. Da sei mesi la Macedonia è (cito)  “la via di passaggio dell’intrusione illegale massiccia chiamata da Berlino in agosto, ed ha visto transitare sul proprio territorio circa l’equivalente della propria popolazione”

Ciò secondo i militari di Parigi, ha sospeso la destabilizzazione occidentale, “perché una destabilizzazione completa avrebbe turbato il transito migratorio” (si noti come per i militari francesi l’alluvione di profughi  non abbia nulla di spontaneo); la UE ne ha approfittato per ingerirsi brutalmente nel piccolo paese renitente ad entrare nella NATO, per esempio imponendo “libere elezioni” che sono state fissate per il 5 giugno prossimo.  Evidentemente nel calcolo che le elezioni le avrebbe vinte la “opposizione democratica”; infatti subito dopo si sono avute spontanee manifestazioni di piazza, che hanno auto a pretesto l’amnistia concessa dal governo a una quindicina di politici – non solo suoi, ma dell’opposizione – per uno scandalo di intercettazioni telefoniche.  Manifestazioni immediatamente violentissime, con  lanci di Molotov al palazzo del governo.
Opposizione democratica in inglese
Opposizione democratica in inglese
Ciò, mentre il paese  ha ben altri problemi: fra cui il transito ininterrotto di milioni di profughi. A febbraio, quando una decina di altri paesi a monte (notoriamente capeggiati dall’Ungheria) ha reintrodotto i  controlli alle frontiere, bloccando il transito, “la Macedonia non poteva più, logicamente, lasciare entrare folle di clandestini che non potevano poi passare oltre”.  Da qui la chiusura de confine con la Grecia, dove migliaia di immigranti illegali si sono trovati bloccati: nel campo di Idomeni in Grecia, non a caso subito  illuminato dai media, e dai suoi inviati, a lacrimare sulle tremende sorti dei bloccati. 

Giorni fa c’è stato un tentato assalto di centinaia di questi immigrati contro i reticolati macedoni: un attacco concertato, organizzato da  un misterioso volantinaggio. La polizia macedone ha impedito lo sfondamento con lacrimogeni e (dicono i media)  pallottole di gomma,  occasione d’oro per presentare il “regime macedone”  come brutale e insensibile.  Accuse odiosamente false, se si tiene conto “che gli effettivi di quelli che si preparano all’intrusione per effrazione (del reticolati macedoni)  è ufficialmente superiore all’effetto totale dell’esercito macedone”; i baldi   giovani che  si lanciano con sempre maggior energia dal campo di Idomeni  sono tanti e così violenti,  per cui “fischietti e manganello  non sono sufficienti”.
 

A questo punto, come reagisce l’Europa? Al  solito: impone sanzioni alla Macedonia e – udite – le impone di annullare le elezioni che lei stessa aveva ordinatori tenere il 5 giugno. Evidentemente, i sondaggi le hanno detto che “l’opposizione democratica” (alla Soros) non ha alcuna   rilevanza nel paese, e dunque si passa al  cambio di regime  a-democratico:  secondo i militari di Parigi, gli agitatori professionali di OTPOR (la versione serba di CANVAS, ossia dell’organizzazione di Soros-USAID che organizza a comando rivoluzioni  colorate)  sono già sul posto e hanno già trasformato  le “spontanee proteste di massa” in scontri violenti: c’è fretta di cambiare regime, per riaprire il transito dei “profughi”.
Otpor, ossia USAID
Otpor, ossia USAID
Attenzione a queste righe, che riguardano  anche noi: “I decisori dell’immigrazione (sic) non avevano intenzione di lasciare che si chiudesse la via terrestre (e marittima) , perché avevano giusto deciso, a causa della chiusura delle frontiere della Serbia e dei paesi vicini, Austria  Ungheria, di ri-orientare i flussi un po’ più  verso Ovest (molto più montagnoso) , incaricando le forze d’occupazione della NATO in Kosovo  a trasferire gli interessati dalla frontiera macedone a quella albanese, poi di assicurare il loro trasporto per mare dall’Albani all’Italia. La Macedonia [in questo progetto] resta una via di  passaggio non evitabile”. Da cui la decisione di  cambio di regime.

Si noti:  centinaia di migliaia di “profughi” saranno diretti  per mare verso l’Italia, ma non prima di essere fatti transitare per il Kosovo: ossia  sotto  la gestione del locale  ‘governo’ criminale  e delle ‘forze armate’ dell’UCK dedite  ad ogni tipo d spaccio, che vi troveranno le più succulente occasioni di guadagno – sotto l’occhio benevolente della NATO e della UE. Senza parlare delle infinite possibilità di infiltrazione  dei  suddetti  delinquenti armati tra i poveri profughi, disponibili a qualunque “attentato islamico” anche sulle nostre spiagge – come hanno strombazzato i media –  secondo quanto farà comodo ai “decisori” di mostrare che l’IS è qui,  in Italia.

Ora capiamo meglio come mai l’Austria,  uno dei paesi che con la sua decisione di bloccare la via dei Balcani ha obbligato la Macedonia a chiudere il suo confine con la Grecia, ha costruito  d’urgenza la  barriera anti-profughi al Brennero: teme, o sa, che l’Italia verrà inondata da immigrati clandestini.

Capiamo meglio come mai i media hanno mandato miriadi di inviati a  farci piangere sulla sorte dei profughi di Idomeni ma tacciono del tutto di quel che accade dei profughi che vengono rimandati dalla Grecia alla Turchia, e  non mandano alcun inviato nei campi  profughi di siriani in Turchia,  governo che abbiamo pagato tre miliardi a semestre per  questo.

E adesso capiamo meglio – purtroppo – il “gesto  umanitario” di Papa Francesco su cui tanto si sono commossi i media:  ha portato sul suo aereo i 12 siriani, tutti musulmani e nessun cristiano:  un “faro” per guidare le ondate d’invasione di “profughi”  clandestini verso l’Italia, dove El Papa li accoglie con le mani piene di doni – che paghiamo noi italiani. Una volta di più, El Papa si rivela come uno strumento di poteri forti globali che con approssimazione per far capire, si possono chiamare “massoneria internazionale”.

C’entra in questo anche la visita della Trilaterale ricevuta  dal nostro (loro) presidente Mattarella? Ma i popoli si ribellano. Il governo Merkel è nel panico per la crescita di Alternative fur Deutschland, al punto che Schauble ha accusato – delirando – Mario Draghi, con la sua politica di repressione dei tassi d’interesse, di averne determinato la salita –  quando è evidente che l’AfD cresce a causa delle politiche dissennate di   immigrazione. Persino Elmuth Kohl, a 86 anni, ha trovato modo di scrivere   la prefazione ad un libro del premier ungherese Victor Orban (“l’amico Orban”) dandogli ragione  per aver chiuso i confini all’immigrazione senza limiti, dando torto alla Merkel (la allieva che l’ha liquidato tanti anni fa). 

In Austria, i due partiti che si sono spartiti il potere dal   dopoguerra, alle ormai imminenti votazioni presidenziali non riusciranno nemmeno ad arrivare al ballottaggio;  vincono i candidati dei Verdi e del Partito della Libertà, la “destra xenofoba”.  In Francia, il movimento Nuit Debout, anche se gestito dai noti professionisti di Soros,   comincia ad avere derive “populiste”:  ha applaudito Varoufakis e sputacchiato Finkelkraut, intellettuale neocon.  E  l’ambiente militare ribolle.  Gli olandesi hanno detto   per referendum quel che pensano delle politiche europee integrazioniste.   E l’Italia?  Protesta sì. Sulle trivelle – che  ampia visione.

fonte: http://www.maurizioblondet.it/macedonia-cambio-regime-corso-ci-riguarda/

lunedì 18 aprile 2016

Commissione Trilaterale e la Presidente RAI: c'era. "Monica Raccontaci"

Monica Maggioni raccontaci - Monica Maggioni alla Commissione Trilaterale
#MonicaRaccontaci 

Venerdì scorso a Roma si è incontrata la Commissione Trilaterale. A porte chiuse. Anzi, a giornali chiusi, a televisioni chiuse, a occhi, orecchie e bocca chiusi. Se non sapete cos’è la Commissione Trilaterale sono affari vostri. Cercate in rete. Loro, in ogni caso, decidono ugualmente per conto vostro. Ma non li votate (che novità). 

Volete sapere qual era l’ordine del giorno? “Plasmare il futuro dell’Italia in 
Europa“. Vi sembra interessante? Credete che se gente come Hermann Van Rompuy, Mario Monti (che della Trilaterale è stato a lungo presidente e se ne è andato solo dopo le pressioni di questo blog – vero, leggete qui), o il ministro Boschi e il presidente Rai Monica Maggioni si riuniscono per parlare del futuro dell’Italia in Europa l’opinione pubblica debba saperlo?

Suicidi, austerity, spesa pubblica in caduta libera, privatizzazioni, economia in stato neurovegetativo… tutti regali della nuova élite di governo trasversale pan-europea, quindi tutte cose che incidono sulle vostre vite. Ma volete mettere con una meravigliosa intervista a Belen, con la solita rissa tv tra Cecchi Paone e il dottor Lemme, con la nuova pettinatura di Morgan e le urla delle fan?

Monica Maggioni è una giornalista, mi pare. Una giornalista presidente della Rai. A che titolo è invitata alle riunioni a porte chiuse della Trilateral e del Bilderberg? Per prendere ordini in quanto presidente della televisione pubblica, o per fare un servizio approfondito, nell’interesse dell’opinione pubblica, sui telegiornali di cui è garante? O nessuna delle due?
Lasciatemi indovinare: siccome servizi approfonditi non ne ho visti… mi viene un dubbio…

sabato 16 aprile 2016

L'ultima lezione di Noam Chomsky: Requiem for the American Dream

L'ultima lezione di Noam Chomsky: un pacato invito alla rivolta

Il documentario, intitolato Requiem for the American Dream, descrive una società frantumata, individualista e votata alla diseguaglianza. Inaugurerà domani il festival "Le voci dell'inchiesta", che si svolgerà a Pordenone tra il 13 e il 17 aprile


«Durante la Grande Depressione, che io sono vecchio abbastanza da ricordare, la maggior parte dei membri della mia famiglia erano lavoratori disoccupati. Si stava male, ma c'era la speranza che le cose potessero andare meglio. C'era un grande senso di speranza. Oggi non c'è più». Iniziano così i 112 minuti di Requiem for the American Dream, frutto del lavoro di 4 anni di Peter Hutchison, Kelly Nyks e Jared P. Scott, un prodotto che più che un documentario somiglia alla lezione finale di un grande interprete dei nostri tempi, forse il più grande: Noam Chomsky.

Professore al MIT di Boston, ma soprattutto attivista e anima della sinistra americana per più di mezzo secolo, Chomsky, che ora ha 87 anni, parla con la calma e la tranquillità di un grande vecchio che, senza fretta e senza quel pathos tipico dell'indignazione, unisce i puntini che il capitalismo americano ha lasciato dietro di sé e descrive limpidamente l'esatta dimensione della sfida che abbiamo davanti. O della tragedia.

Al centro del discorso di Chomsky c'è il terrificante — seppur preannunciato — risveglio di una nazione dal cosiddetto "sogno americano", quell'American Dream che ha lasciato sul campo una delle più gravi e profonde disuguaglianze della Storia moderna.
Chomsky parte dall'inizio della storia americana, dai giorni i cui i padri fondatori costituivano il Senato sulla base della missione molto precisa di proteggere la minoranza delle classi abbienti e limitare la democrazia, ovvero il potere della maggioranza. Una missione poi rafforzata e rilanciata negli anni Sessanta, come reazione alle proteste e all'organizzazione della popolazione. Una reazione potente, precisa, disarmante, che nemmeno lui stesso all'epoca seppe riconoscere, e che oggi lascia un mondo in rovina, con un sistema economico ridisegnato sulle esigenze della finanza, ma soprattutto con la programmatica trasformazione di una classe — i lavoratori — in una galassia informe di precari.

Disinformati da una informazione che da cane da guardia del potere si è trasformata in cane da guardia al servizio del potere, alienati dalla frammentazione del tessuto sociale e commerciale, isolati nell'economia del lavoro e nella stessa vita privata: la creatura sociale che ha preso il posto di quei lavoratori che tanto hanno spaventato la classe dirigente nel Novecento è franta, alienata, depressa e sempre più ignorante. È diventato un popolino che non sa più chi votare, schiavo dell'intrattenimento, marginalizzato nella vita politica.

Lo spettro che si aggirava per l'Europa a metà dell'Ottocento, ovvero quelle prima generazioni di lavoratori che seppero rispondere alla prima industrializzazione e che convinsero Marx a credere che potessero essere il motore del cambiamento e la materia umana dell'uomo nuovo, è ormai diventato il fantasma di se stesso. Un esercito di fantasmi sfruttati, ma soprattutto — ed è l'ultimo punto del decalogo di Chomsky — un esercito marginalizzato.

«Il 70 per cento della popolazione», dice Chomsky, «non ha alcun modo di influenzare la politica». L'attivismo esiste, ma è sempre più morbido, isolato, rannicchiato e di conseguenza inutile. La rabbia della gente si sta accumulando, conclude Chomsky, e «sta prendendo la forma di una rabbia non focalizzata, frustrata». Il risultato ce l'abbiamo già tutti davanti agli occhi tutti: la disintegrazione sociale, la lotta non più di una classe sfruttata e subalterna contro una classe superiore e abbiente, ma una lotta intestina tra poveri.

fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2016/04/12/lultima-lezione-di-noam-chomsky-un-pacato-invito-alla-rivolta/29944/

venerdì 15 aprile 2016

Arrestato Principe Saudita su aereo privato, trovate 2 tonnellate di droga

FILE PHOTO © Jaime Saldarriaga 

Le forze di sicurezza libanesi stanno interrogando un Principe Saudita per accuse di trasporto di droga sul proprio  jet privato, dopo che hanno trovato  2 tonnellate d narcotici sull'aereo, cosi dicono dei media locali
Abd al-Muhsen bin Walid bin Abd al-Aziz Al Saud è stato fermato lunedì all'aeroporto di Beirut Rafik Hariri International Airport. Il Principe si apprestava  ad un volo sul suo aereo privato, verso l'Arabia Saudita

giovedì 14 aprile 2016

Dal 15 al 17 aprile la Commissione Trilaterale si riunisce a Roma...

trilaterale

Dal 15 al 17 aprile la Commissione Trilaterale riunisce il suo congresso annuale in un hotel di Roma. Sono passati ben 33 anni dall’ultima volta in Italia, nel 1983. Lo rivela il settimanale OGGI nel numero in edicola da domani.

Parteciperanno 200 finanzieri, politici e vip da tutto il mondo (dal francese Jean-Claude Trichet all’americana Madeleine Albright e all’ex sindaco di New York Michael Bloomberg).I soci italiani sono una ventina: fra gli altri Mario Monti, John Elkann, Marco Tronchetti Provera, la presidente Rai Monica Maggioni.
Federica Guidi si dimise quando diventò ministra.

Con il Gruppo Bilderberg, la Trilaterale fu fondata da Henry Kissinger, David Rockefeller e Gianni Agnelli nel 1973: una specie di club Rotary planetario.

Le parole Brzezinski, ideatore e co-fondatore della Commissione Trilaterale, tratte da un suo libro del 1971Tra due età: il ruolo degli Stati Uniti nell’era tecnotronica” che dice così:
La Nazione-Stato come unità fondamentale della vita dell’uomo organizzata ha cessato di essere la principale forza creativa: Le banche internazionali e le corporazioni transnazionali sono ‘ora’ attori e pianificatori nei termini in cui un tempo erano attribuiti i concetti politici di stato-nazione” .
E’ la fine degli Stati-nazione, delle sovranità nazionali come le abbiamo conosciute e del ruolo dello Stato nella società.  Quello che si vuole è un mondo governato dalle banche e dalle corporazioni transnazionali. Una vera e propria dittatura del capitale.
Questo è quello che veramente sta succedendo.

LA LISTA COMPLETA DELLA TRILATERAL COMMISSION

fonte: http://www.altrainformazione.it/wp/2016/04/13/la-trilateral-commission-torna-a-roma-dopo-33-anni/#sthash.ZTBBniHb.dpuf

mercoledì 13 aprile 2016

Almeno 29 soldati tedeschi nelle fila di ISIS, l'esercito potrebbe contenere decine di simpatizzanti jihadisti

© Reuters 

"Il controspionaggio tedesco crede che almeno 29 ex soldati del paese si siano uniti allo Stato Islamico in Siria ed Iraq. Un servizio interessante ha anche rivelato che 65 soldati attivi sono sotto indagine per presunte simpatie jihadiste.

Cosi dice il servizio fatto dal controspionaggio militare tedesco (MAD),che è stato visto dalla agenzia stampa DPA. I documenti mostrano che almeno 29 ex soldati tedeschi sono scappati In Medio Oriente per unirsi allo Stato Islamico (IS precedentemente ISIS/ISIL)
Il parlamentare Hans-Peter Bartels, del Partito Socialdemocratico tedesco, la SPD, che è responsabile della supervisione dell'esercito, martedì u.s. ha detto : "L'Islamismo non è il problema principale dell'esercito tedesco (Bundeswehr) , tuttavia non ha citato il fatto che "rappresenta un pericolo reale che dobbiamo prendere seriamente"

venerdì 8 aprile 2016

Spiegato il piano per disintegrare la Siria

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ISRAELE CHIEDE LA RIPARTIZIONE DELLA SIRIA: 
ESATTAMENTE IN LINEA CON IL PIANO A LUNGO TERMINE
PER UNA ISRAELE AMPLIATA... SOLO UNA COINCIDENZA, 
NULLA DI CUI PREOCCUPARSI...
www.davidicke.com

Brandon Turbeville di ActivistPost.com in collegamento con James Corbett (corbettreport.com) per discutere il suo recente articolo  “Kurdish Federalization Reminiscent Of Kerry’s Plan B, Brzezinski, NATO’s Plan A.”
(Federalizzazione Curda, riminescenza del piano B di Kerry e del piano A della NATO-Brzezinski)


La distruzione di gruppi Curdi che sono coinvolti nel piano  e le istituzioni globaliste che gli hanno dato forma.’  


giovedì 7 aprile 2016

Fermata la centrale nucleare in Sud-Ucraina: minaccia di radiazioni?

 

Come riferiscono i media ucraini, citando il Ministero dell'Energia, la centrale nucleare sud-ucraina nella regione di Nikolaev, che produce il 9% di tutta l'energia del paese, è stata fermata.

Ufficialmente il Ministero ha riferito che la fermata è stata programmata, presumibilmente per lavori di riparazione su tutti e tre i blocchi. Ma ci sono altre informazioni.


Il 22 marzo 2016 nella centrale hanno provato delle attività di potenziamento della produzione di energia, causando una situazione di emergenza a causa dell’utilizzo di carburante di produzione della Westinghouse. La causa dell’emergenza sono state le speciali barre per i reattori, recentemente acquistate non in Russia, come sempre, ma negli Stati Uniti d'America di produzione della “Westinghouse”. Specialisti dell’energia nucleare a gran voce dichiarano che il combustibile nucleare per i reattori del tipo VVER della Westinghouse si sono dimostrati inutilizzabili rispetto agli analoghi russi.


Da tempo i lavoratori della centrale nucleare sud-ucraina e i veterani dell'energia nucleare dell’Ucraina hanno denunciato alla dirigenza del paese l’uso di combustibile nucleare della Westinghouse in quanto, secondo loro, il suo utilizzo non è sicuro e può creare seri ostacoli ai sistemi di sicurezza della centrale


Ma la leadership del paese non ha mai ascoltato questi specialisti

Da fonti attendibili arrivano ora informazioni ancora più precise il 22-23 marzo nella centrale nucleare su-ucraina si è verificato un incendio agli autotrasformatori con un rilascio di materiale radioattivo nell'ambiente. Nonostante la "Energoatome" abbia assicurato che le emissioni di sostanze radioattive nell'ambiente non superano i valori normali, nelle vicine regioni di Cherson, Nikolaev ed Odessa, le persone accusano un forte deterioramento dello stato di salute, mal di testa, debolezza e nausea. A causa di una irresponsabile politica da parte del potere oggi potrebbe accadere una tragedia irreparabile.


La guerra in Donbass, morti. Povertà in tutto il paese. Si tratta dei risultati delle attività dell’attuale potere (di Kiev ndt). Ma tutto questo è poco, hanno deciso di distruggerci tutti e subito. Fino a quando stiamo in silenzio, loro a poco a poco ci uccidono ...

 >>> tratto da: http://comunicati.russia.it/ultime-news/la-centrale-nucleare-sud-ucraina-ha-fermato-l-attivita-c-e-una-minaccia-di-contaminazione-da-radiazioni

mercoledì 6 aprile 2016

Lo chiamano giornalismo d'inchiesta...



Keystone

di MARCELLO FOA

I Panama Papers di clamore ne hanno suscitato. Indignazione, anche, com'è inevitabile quando vengono rivelati i conti milionari di centinaia di personalità di caratura mondiale. Ma siamo sicuri che si tratti di giornalismo? La risposta non è affatto scontata. Certo, sarebbe molto facile e comodo unirsi al coro di indignazione e di condanna per le rivelazioni. La stampa internazionale tende ad essere conformista e se un pool di prestigiose testate pubblica i risultati di quella che viene presentata come una straordinaria inchiesta giornalistica la «verità» trasmessa al mondo diventa univoca e incontestabile.

I dubbi, in realtà, sono doverosi: ciò a cui assistiamo in queste ore non ha per nulla le stigmate del giornalismo di inchiesta, semmai di qualcos'altro ben più ambiguo e poco onorevole. Di certo rappresenta il bis di un altro scandalo esploso esattamente tre anni fa. Ricordate? Nell'aprile del 2013 l'International Consortium of Investigative Journalism – lo stesso che oggi propizia i Panama Papers – diffuse i nomi di 130'000 conti nei paradisi fiscali e delle fiduciarie di tutto il mondo che avevano aiutato i loro prestigiosi clienti ad aprirli; uno scandalo che lambì anche la Svizzera e naturalmente anche il Ticino con la diffusione dei nomi di alcuni studi. 

Lo schema mediatico di allora è identico a quello che emerge ora: una fonte passa al Consorzio di giornalismo una quantità enorme di documenti segreti, talmente colossale da indurlo a coinvolgere un certo numero di testate giornalistiche nella lettura e nella selezione di migliaia di documenti, la cui autenticità, però, è assicurata. Da chi? Ma dalla fonte stessa, che però non viene rivelata alle testate. Garantisce il direttore dell'International Consortium of Investigative Journalism.

E questo è il punto: giornalismo di inchiesta presuppone un lavoro faticoso, duro, talvolta rischioso, in cui i giornalisti seguono una prima traccia, trovano riscontri, cercano più testimoni incrociando le prove. È un esercizio ben diverso sia dall'Offshore leaks che dai Panama Papers, in cui ai giornalisti è stato semplicemente chiesto di setacciare montagne di carte, senza indagare, senza approfondire, senza incrociare, svolgendo una mansione più che da reporter investigativo, da speleologo dell'informazione.

Pochi commentatori, sia allora sia oggi, si sono posti la domanda fondamentale: com'è possibile che una sola fonte abbia potuto avere accesso a segreti custoditi gelosamente da studi professionali iperprotetti, trafugando dossier di dimensioni tali da non poter essere sottratti da un solo impiegato infedele? Parliamo di 11 milioni di documenti, che riguardano 200 mila società in un arco di tempo lunghissimo, 40 anni! Chi e per quale ragione ha potuto compiere un'operazione così ampia, così sofisticata e così strumentale nei bersagli finali?

Non abbiamo una risposta certa, ma sappiamo che le guerre moderne si combattono non solo con la forza militare, bensì anche – e talvolta soprattutto – con strumenti asimmetrici come la pirateria informatica, dunque con il trafugamento di informazioni sensibili. E avendo letto attentamente e con angoscia le rivelazioni di Edward Snowden, l'ex analista dei servizi segreti americani, non ci stupiamo più di nulla. 

Nessun archivio è davvero al sicuro, nulla di quanto scriviamo su un computer è davvero soltanto nostro. C'è chi ha accesso alla vita digitale di ogni uomo e di ogni società, in qualunque parte del mondo, e può disporne a piacimento. Anche a Panama, un tranquillo lunedì di aprile, usando i media come straordinario, compiacente e compiaciuto detonatore.

martedì 5 aprile 2016

Giulietto Chiesa: a che servirebbe la 'soffiata' mondiale dei Panama Papers ...

disegno di Alfredo Martirena

PANDORA TV - Il Punto di Giulietto Chiesa.


A che servirebbe questa superbomba, questa "soffiata" mondiale dei Panama Papers? O è meglio chiamarla Panama Pampers, con tutti questi liquidi particolari ?

Se guardiamo bene tra i nomi fino ad ora usciti, non c'è neanche un miliardario americano. I padroni del mondo non ci sono. Vedremo spulciando negli oltre 11 milioni di files, se troviamo un Rothschild o un Rockfeller. O anche solo un Soros (che peraltro finanzia la ong che ha curato l'inchiesta).

Invece chi c'è? Indovina. C'è Putin. Anzi, non c'è. Ci sono i suoi "amici". Ma la foto di Putin campeggia lo stesso - alta come un bersaglio - sulle prime pagine di tutti i giornali. A cominciare da Repubblica

E allora ci viene un sospetto: Che le strane scoperte di questo Consorzio internazionale del Giornalismo Investigativo siano state cucinate come l'ennesima occasione per alimentare la russofobia e la Putinfobia.
 

lunedì 4 aprile 2016

I Panama Papers: quotidiano tedesco pubblica la piu' grande fuga di notizie della storia sulla corruzione

 Panama, where Mossack Fonseca is based © Rodrigo Arangua
Il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung (SZ) ha pubblicato la piu' grande fuga di notizie (leak) nella storia del giornalismo, postando 11.5 millioni di documenti da uno studio legale online, fornendo cosi "rare penetrazioni in un mondo che puo' esistere solo nelle ombre. Questi dati provano "come un'industria globale, condotta dalle maggiori banche, studi legali, aziende di gestione dei cespiti, gestisca segretamente le proprietà immobiliari dei ricchi e famosi del mondo: dai politici, ai funzionari della FIFA, ai trafficanti di droga, ai truffatori, alle celebrità e agli atleti professionisti", dice il giornale tedesco.

SZ ha detto di aver ricevuto un anno fa i documenti dallo studio legale, da parte di una fonte anonima, che "non ha voluto nè compensazione economica nè altro in cambio".

Il quotidiano tedesco ha ricevuto  altri documenti  in una inchiesta che ne è seguita e che ha visto coinvolti " 400 giornalisti da piu'0 di 100 organizzazioni mediatiche  in oltre 80 paesi"

Il SZ ha detto di aver deciso l'analisi dei dati in cooperazione con l'International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ).

Le informazioni trapelate coprono le attività dell'azienda Mossack Fonseca dagli anni '70 alla primavera del 2016.

“I Panama Papers includono circa 11.5 milioni di documenti documenti, piu' del totale messo insieme di del Wikileaks Cablegate, dell' Offshore Leaks, del Lux Leaks e del Swiss Leaks,” ha detto il SZ .
I dati sono in forma di e-mails, files pdf , files foto ed estatti dal database della azienda di Panama.

La fuga di notizie sostiene  che rende pubbliche le holding offshore di 12 ex e attuali leader mondiali  e fornisce i dati sulle attività finanziarie di 128 altri politici  e pubblici funzionari di vari paesi


© panamapapers.icij.org

fonte: https://www.rt.com/news/338270-panama-papers-corruption-report/?utm_source=browser&utm_medium=aplication_chrome&utm_campaign=chrome

traduzione e sintesi Cristina Bassi