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domenica 26 febbraio 2017

SISTEMA BANCARIO: FINE DELLO STORY TELLING ISTITUZIONALE





Buon pomeriggio. Vi porto i saluti anche di Marco Saba, che, per ragioni di opportunità legate a iniziative giudiziarie in corso, ha scelto di non partecipare personalmente, ma ha condiviso informazioni utili per la presente relazione. Dati i limiti di tempo, contro la mia abitudine, leggerò una relazione scritta, che troverete sul mio blog www.marcodellaluna.info.
Il sistema monetario-creditizio attuale viene ormai confermato nella sua realtà, che esporrò schematicamente, anche dalle autorità monetarie, da KPMG, da qualche giudice, da accademici. 

Esso ha caratteri tanto apertamente incostituzionali e illogici, violando soprattutto il principio di eguaglianza e quello di sovranità dello Stato, che, se reso noto, rivela come radicalmente ingiusti e illegittimi gli stessi ordinamenti statuale ed europeo nel loro complesso. Esso esprime il vero sistema di potere politico e di interessi nascosto dietro la facciata delle norme ufficiali, cioè la dominanza di fatto di una specifica classe sul resto della società. Lo conferma la ritirata da questa conferenza di ABI, BdI, Banca Intesa, che avevano promesso di intervenire. Hanno capito che quello che qui diremo segna la fine del loro story telling, che è anche quello dei governi e delle istituzioni europee. E lo fa in base a ciò che essi stessi affermano.

In breve, ecco lo schema del sistema bancario-monetario: Contrariamente all’opinione corrente e allo story telling per il popolo, nella realtà le banche non prestano il denaro che raccolgono, cioè non fanno da intermediarie del credito, bensì creano contabilmente il denaro che prestano e che usano per il trading, chiamandolo euro, dollaro, sterlina. 

Non vi è alcuna legge che le autorizzi a fare ciò; ed esse non registrano nei flussi di cassa questa creazione monetaria, che è un ricavo, così lo sottraggono alla tassazione. Gli effetti cumulativi di tutto ciò hanno prodotto una crescente destabilizzazione del sistema e il passaggio da un’economia di produzione e consumo a un’economia in cui il grosso guadagno si fa coltivando le bolle finanziarie – con le ovvie ricadute sociali e politiche.

Quando in giudizio si eccepisce che le banche non prestano denaro vero però vogliono indietro denaro vero più interessi, o che prestano denaro creato da loro senza avere il potere di crearlo,  i magistrati, quasi tutti, fingono di non capire o non capiscono proprio quella realtà e la sua contrarietà alle leggi – la loro convenienza è evidente.

Qualche giudice ammette la realtà, ma solo perché non si rende conto di quanto illegale essa è. Nel corrente anno sono però sopravvenute novità che rendono sempre più difficoltoso per il potere giudiziario svolgere la sua funzione di mantenere l’opinio legitimitatis, la parvenza di legittimità del sistema, negandone o travisandone le parti inaccettabili per la gente.

Veniamo alla realtà. Nella pagina internet della Banca Centrale Europea intitolata “Cos’è la moneta ?”, si dice che la “moneta “interna”, ossia i depositi bancari”, è “una forma di moneta che viene creata, e può essere annullata, nel settore privato dell’economia.” [1]
Il 7 luglio 2016 a Madrid, in Spagna, il vice presidente della BCE ha ammesso: “Una motivazione fondamentale per la regolamentazione bancaria si riferisce al fatto che, quando concedono credito, le banche creano denaro creando un deposito corrispondente. Questa attività, che è al centro del nostro sistema di moneta-credito, comporta una significativa trasformazione di liquidità poiché i depositi sono molto più liquidi dei crediti.” [2]
In sostanza, come confermato dalla società di revisione KPMG nel rapporto al primo ministro dell’Islanda pubblicato il 5 settembre 2016, a pag. 5: “Quando le banche commerciali effettuano prestiti alla clientela, creano denaro mediante l’emissione di depositi sul conto corrente del cliente. Questo espande il bilancio delle banche, su cui le banche centrali hanno un controllo limitato.” [3]
La prassi di creazione monetaria da parte delle banche di credito è stata ammessa ultimamente dalla Banca Popolare dell’Alto Adige nel procedimento esecutivo immobiliare 216/2014 avanti al Tribunale di Bolzano il quale, nell’ordinanza del 6 settembre 2016, afferma che le banche possono creare moneta bancaria in Euro, e lo fanno, perché questo non è proibito da nessuna disposizione.

Fino a prima, la tesi dei giudici era che la banca, nel prestare, non crei e non dia denaro al mutuatario, ma gli dia disponibilità giuridica di denaro (salvo poi esigere una restituzione reale). Oggi si ammette che invece crea e dà denaro, da essa creato. Si noti il viraggio di 180°.
Invero, nel nostro sistema, il grosso della creazione di Euro (di Dollari, di Sterline, etc.) viene fatto, oramai apertamente e col benestare delle autorità monetarie, dalle banche commerciali, senza o quasi controllo da parte delle banche centrali (gli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona, che assegnano alla BCE il compito di regolare la massa monetaria, sono un bluff). Viene fatto allo scoperto, ossia senza copertura aurea o di moneta legale, mediante semplici scritturazioni contabili, a costo zero. Viene fatto attraverso la creazione di importi sia per eseguire i prestiti (mutui, anticipi, etc.), che per eseguire pagamenti – leggi: per fare acquisti speculativi in proprio, ossia creazione e sfruttamento di bolle speculative.
Quindi un cartello privato detiene ed esercita, in regime di monopolio, la sovranità monetaria condizionando così economia e politica. Eppure – badate! – nessuna norma di legge autorizza le banche commerciali a creare moneta; ancor meno le autorizza a creare l’Euro, cioè la moneta legale; però lo fanno, e farlo è il loro core business: esse sono innanzitutto fabbriche di soldi, e lo sono in base a una potestà che si sono presa di fatto. Bell’esempio di libero mercato, di libera volpe in libero pollaio.

Qualche banca e un giudice hanno scritto: le banche hanno il diritto di creare euro scritturali perché farlo non è esplicitamente proibito né riservato alle banche centrali, e tutto ciò che non è proibito o riservato, è lecito. Benissimo, ma allora, se per creare euro non necessita una legge che autorizzi a farlo, perché non li creano anche gli Stati e le pubbliche amministrazioni, anziché tagliare i servizi, triplicare i tributi, e affondare nei debiti? 

Per far guadagnare i banchieri a spese dei contribuenti e per aumentare il loro potere politico? E perché non fanno creazione monetaria a quel modo anche le imprese e le famiglie? Perché non creano anch’esse moneta con semplici registrazioni contabili, come fanno le banche, e non la usano per pagarle? E’ moneta creata contabilmente, cioè esattamente identica a quella che le banche hanno prestato loro: ejusdem generis. Non possono rifiutarla, per ovvie ragioni di reciprocità: stipulando il contratto di mutuo in cui il denaro è scritturale, banca e cliente hanno contrattualmente accettato il denaro scritturale come buono e valido nei loro rapporti.

Applicando un metodo e moduli disponibili sul mio sito, molti debitori hanno iniziato a pagare le banche e il fisco in questo modo, con moneta scritturale creata come la creano le banche, per estinguere i debiti e per fermare le esecuzioni. Vedremo che cosa escogiteranno i giudici per dire che questo pagamento non vale. Potranno dire tutto tranne la verità, ossia che le banche lo possono fare e gli altri no, perché le banche hanno la forza di dominare la società, la politica, la giustizia: might is right, la forza è diritto. Non lo possono dire, perchè ammettere che la forza è il diritto implica che i giudici sono una finzione.

Per quanto paradossale e impraticabile nella realtà economica, il diritto di creare moneta scritturale e usarla per i pagamenti a banche e Stato consegue dal sistema suddescritto, cioè fatto che le banche commerciali creano euro, euro accettati dagli Stati e approvati dai giudici, senza bisogno di una legge che le autorizzi a farlo, in base al mero principio che ciò che non è proibito si può fare: allora tutti, non solo le banche, hanno il diritto di creare euro scritturali. 

La via d’uscita migliore sarebbe riservare allo Stato la creazione della moneta contabile, e non lasciarla agli operatori finanziari del c.d. mercato, i quali, grazie ad essa, hanno già combinato abbastanza disastri.

Oggi gli Stati accettano questo monopolio privato delle associazioni bancarie private, pagano con la sua moneta, e la richiedono in pagamento dei loro crediti, tasse innanzitutto. Impongono persino di usarla sopra certi importi.
Per giunta, la creazione monetaria suddetta, come quella delle banche centrali, non è dichiarata in bilancio dalle banche, sebbene sia un ricavo (un aumento di potere di acquisto), con conseguente evasione fiscale e creazione di buchi neri monetari; e il fisco fa finta di niente, preferendo torchiare i cittadini e soffocare l’economia. Se quella creazione monetaria fosse dichiarata, risanerebbe le banche salvando azionisti, obbligazionisti, risparmiatori, dipendenti; porrebbe fine all’instabilità del sistema, consentirebbe massicci investimenti e ripianerebbe i conti pubblici, permettendo un forte taglio delle tasse.

Se si vuole lasciare alle banche la potestà di creare euro scritturali, allora bisogna farlo con una legge esplicita che regoli l’esercizio di questa potestà e la sua tassazione. All’atto della creazione monetaria, ovvero quando i manager della banca decidono un impiego, si dovrebbe registrare un afflusso nel conto dei flussi di cassa, che sono oggetto del Rendiconto Finanziario, per poi trasferire correttamente questa cifra depositandola sul conto del cliente. 

Oggi, ogni volta che la banca crea denaro, gli amministratori “dimenticano” di accreditare il conto di cassa della banca, onde il bilancio si “espande”, ma senza l’emersione del capitale creato. E, senza la registrazione degli afflussi a cassa derivanti da creazione, il Rendiconto Finanziario delle banche non ha alcun senso, e così di conseguenza il loro Conto Economico. Davvero, la ragioneria bancaria va riscritta.
Questo denaro, pur se invisibile contabilmente, esiste e viene usato; in parte appare sui conti dei clienti senza un’origine o provenienza lecita e dichiarata; onde tutta la massa aggregata del denaro bancario in circolazione non ha una origine certa ed identificabile, violando così anche le norme antiriciclaggio (AML).
Se comprendiamo questo sistema monetario basato sulla creazione quasi incontrollata di moneta scritturale, di moneta simbolica, ex nihilo, allora si dissolveranno i miti, le frottole, dello story telling istituzionale: in primis, il mito della scarsità del denaro, dell’austerità, del pareggio di bilancio; il mito che le banche siano depositarie di un valore che le legittimerebbe a emettere denaro e a pretendere un interesse; il mito che le banche possano divenire insolventi. 

Il default bancario avviene solo per scelta intenzionale di escludere una banca dal giro: una banca è sempre in grado di rifinanziarsi, se le altre banche del suo circuito accettano la moneta scritturale che essa crea. Quindi la complicità delle istituzioni nella messa in scena delle insolvenze bancarie e l’imposizione di bail-in e bail-out, così come, in generale, la scelta di lasciare la gente senza investimenti, lavoro, reddito e pensioni col pretesto che manchi denaro, è tecnicamente un crimine contro l’umanità, i cui autori sono a Berlino, Brussel, Washington, con qualche complice a Roma: “It is well enough that people of the nation do not understand our banking and monetary system, for if they did, I believe there would be a revolution before tomorrow morning.” Henry Ford. Ma su questo Ford si sbagliava: nessuna rivoluzione ci sarà: i popoli non capiscono e non si organizzano. Il fallimento di Occupy lo ha dimostrato chiaramente.

Da quanto sopra esposto, è chiaro che una riforma del sistema monetario e bancario presuppone un rivolgimento politico generale e può conseguire solo a un rivolgimento nei rapporti di forza materiale tra portatori di interessi confliggenti. Infatti, le riforme del sistema monetario e bancario fatte dalla grande finanza attraverso le istituzioni in ambito globale negli ultimi decenni e che hanno portato all’attuale assetto (finanziarizzazione dell’economia e della società, globalizzazione, concentrazione del controllo e dei networks, etc.), hanno accompagnato l’ascesa al dominio di quella determinata classe, ascesa resa possibile all’evoluzione tecnica degli strumenti di gestione e controllo centralizzati della moneta, del credito, del rating, dell’informazione, dai quali dipendono non solo imprese e privati, ma gli stessi governi, gli emittenti dei c.d. debiti sovrani. 

Essi quindi incarnano il potere materiale di una precisa classe sull’intera società e sul diritto, e determinano la fine dello stato di diritto.

A produrre le riforme strutturali, costituzionali, è l’evoluzione tecnica degli strumenti di controllo sociale, cioè di potere, ricchezza, conoscenza, non le idee brillanti o il risveglio popolare.  

Avverto di questo, perché molti ingenuamente pensano, soprattutto tra gli economisti e i giuristi, che, invece, il sistema monetario e bancario possa essere corretto dall’ordinamento vigente e con mezzi interni ad esso, attraverso ricorsi alla giustizia o attivazioni democratiche, lasciando immutata la struttura portante complessiva – come se si trattasse di sostituire un’applicazione difettosa di un computer e non di togliere un privilegio a una classe al potere, che lo detiene e difende con la forza. 

Nel secolo scorso, la finanza, l’indebitamento pubblico e privato, gradualmente ha soppiantato le ideologie e le religioni nella funzione di instrumentum regni, di strumento di controllo sociopolitico. Ma la finanza, l’economia, non è tutto, non spiega tutto il divenire storico – è solo una parte dei fattori, anche se oggi molti pensano che effettivamente spieghi e governi tutto. 

Vi sono già  chiari indizi che il tramonto del dominio della società attraverso la finanza sia vicino, ma questo tramonto avverrà non grazie alla educazione finanziaria della gente o della minoranza che legge, bensì quando sarà pronto uno strumento di controllo sociale più efficiente di quello finanziario, come una combinazione di strumenti tecnologici già ufficialmente preannunciati, quali ingegneria genetica, tracciamento totale della vita di ciascuno, uso massiccio di nanomacchine (smartdust), robotizzazione delle forze armate. 

Bertrand Russel l’aveva previsto nel 1951, ne L’impatto della scienza sulla società.
Per ora, al Governo italiano, alla Commissione Europea, alla BCE, chiediamo se, come e quando intendano uscire dall’ormai logorato story telling istituzionale circa moneta e banche, per tenere invece conto della realtà sopra descritta e dimostrata, e procedere come indicato, accertando le vere cause della crisi delle banche in difficoltà, risolvendo le crisi bancarie, e tutelando in tal modo, in ossequio alla Costituzione (artt. 35, 41cpv, 47) il risparmio, i posti di lavoro, l’economia nazionale, e insieme evitando l’ingiustificato disastro del bail in e l’ingiustificato spreco del bail out.

Note:
1] https://www.ecb.europa.eu/explainers/tell-me-more/html/what_is_money.it.html
2] https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2016/html/sp160707_1.en.html
3] https://assets.kpmg.com/content/dam/kpmg/is/pdf/2016/09/KPMG-MoneyIssuance-2016.pdf
ISTRUZIONI PER CREARE EURO SCRITTURALI E USARLI PER PAGARE
BANCHE E TASSE
(OVVIAMENTE, NON VI E’ ALCUNA GARANZIA DI ACCETTAZIONE DA PARTE DEI SUPPOSTI CREDITORI)

Su carta intestata con dati fiscali e data.

CONSIGLIO DI USARE PEC CON FIRMA ELETTRONICA CERTIFICATA
CONSIGLIO ANCHE DI INVIARE LA PEC PER CONOSCENZA ANCHE ALLA BANCA D’ITALIA

Spett.: (Creditore) ……

Indirizzo:_________________

VIA PEC_____________________________
In relazione alla pretesa creditoria che avete azionato col precetto datato______________________di €___________________________ e successiva esecuzione forzata,


PREMESSO CHE:
1 – Lo Stato, come pure BRI, BCE, EBA e KMPG, ammettono e accettano la prassi con cui le banche non centrali creano moneta scritturale nell’erogare prestiti e pagamenti,
2- Il Tribunale di Bolzano, con l’ordinanza 06/09/16 resa nella pendente esecuzione forzata rg 216/14, afferma: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”.
3- Questa facoltà delle banche non centrali di creare ed emettere euro scritturali (girali) in assenza di qualsiasi norma di legge che conferisca loro questa facoltà, è riconosciuta in base al principio che ciò che non è proibito o riservato, è lecito.
4-In forza del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, il predetto principio si applica a tutti i soggetti; dunque tutti, non solo le banche, possono creare danaro fiduciario denominato in euro (la semplice emissione contro denaro preesistente è invece normata e limitata ai possidenti i requisiti di legge);
2 – Con la presente, e con scritturazione contabile di cui allego copia, in applicazione del principio enunciato dal Tribunale, creo ____________ euro scritturali e ve li bonifico, invitandovi a contabilizzarli correttamente subito, a estinzione del mio debito pregresso, provvedendo io stesso a contabilizzarne correttamente la creazione, ovvero mettendo nelle ENTRATE la quantità di euro creati e nelle USCITE quelli spesi.
3 – Non è necessario che rispondiate alla presente in quanto la ricevuta elettronica di consegna vale per quietanza d’effettuato pagamento.
CAVEAT: Qualora il pagamento non venisse accettato, il debito si considererà comunque estinto poiché, non è consentito rifiutare l’euro come mezzo di pagamento finale.
Cordiali saluti,

Scrittura contabile di creazione di euro scritturali
Soggetto ___________________________
Partita Iva___________________________
DATI GENERALI
Esercizio giornale 2016
Esercizio bilancio 2016
Data registrazione 11/10/2016
Causale: Pagamento mutui, interessi, spese
Creatore-emittente:_____________________ data: 11/10/2016

Data di ultima modifica:_____________________
Valuta: Euro


CONTI


Conto Descrizione Dare Avere
Cassa moneta scritturale
100.000
Ricavi da creazione di moneta scritturale

100.000
CONTI



Saldo mutuo banca X
40.000
Commiss., interessi, spese bancarie
60.000
Cassa moneta scritturale




giovedì 23 febbraio 2017

M. Blondet: Putin non scherza più'. Persa la speranza in Trump



Il 18  febbraio, Putin ha emanato un decreto (ukase) che riconosce la validità dei passaporti rilasciati dalle “repubbliche” di Donetsk e Lugansk, le due regioni secessioniste dell’Ucraina.  I cittadini di queste possono andare in Russia liberamente.    Un passo in più, e sarebbe da parte di Mosca il riconoscimento ufficiale delle due repubbliche.  E  Putin  lo ha fatto  in coincidenza col vertice  internazionale della sicurezza di Monaco, con presenti  Poroshenko (che l’ha saputo lì), Merkel, generali  americani e politici della nuova amministrazione Trump.  Per dare più rilievo al messaggio.
E’ la risposta al traccheggiare ambiguo di Berlino, UE e  Washington sulla questione ucraina; alle lezioncine su “Mosca rispetti Minsk”   di Merkel  e Stoltenberg, o a “Mosca restituisca la Crimea” di Trump e dei suoi  tirapiedi  ministeriali e  gallonati.  Secondo il giornalista Alexander Mercouris,  l’iniziativa  è venuta dopo “una telefonata di  Putin a Merkel una settimana prima”, sul non-rispetto da parte di Kiev degli accordi di Minsk –  che prevedono   che  Donetsk e Lugansk restino sì in Ucraina, ma in una Ucraina confederale,   dove le due regioni mantengano una  vasta autonomia.  “E’  stato un messaggio a Merkel e agli europei di prendere più  sul serio  la soluzione del conflitto ucraino; dove da settimane Kiev ha scatenato un’escalation della guerra guerreggiata, e (peggio) strangola  Donetsk e Lugansk economicamente:  le sue milizie neonazi  bloccano da tre settimane i vagoni di carbone là estratto, e che  Kiev compra (nonostante il conflitto…anche questo secondo gli accordi di Minsk),  e Kiev dice di non poterci fare nulla.  Il riconoscimento dei passaporti ha dunque anche una motivazione umanitaria, consentendo ai cittadini delle due repubbliche di  rifornirsi in Russia. Ma il senso politico è:  “più Kiev ritarda una composizione negoziale del conflitto, più le due repubbliche popolari  allontanano le loro orbite da Kiev”.
Deve avere  particolarmente irritato – a ragione – il ripetuto tentativo di Ue, Merkel ed i nuovi americani di  far scadere Mosca, da garante   con loro degli accordi di Minsk, a colpevole della  crisi ucraina, come se fosse uno scolaretto da mettere dietro la lavagna. Sicché l’ukase è “servito a ricordare  a Merkel che Mosca  è perfettamente in grado di agire unilateralmente quando il processo diplomatico non va da nessuna parte”.
Nello stesso 19 febbraio, a Monaco,  durante l’annuale vertice sulla sicurezza,  Lavrov ha sentito il nuovo  vice-presidente Usa Pence, e il nuovo segretario alla Difesa Mattis,   ripetere  le solite frasi sulla NATO da  rafforzare  causa “aggressività russa” e su Mosca che deve  cessare di “invadere” la Ucraina eccetera;  la risposta del ministro degli esteri di Mosca è stata tagliente e recisa in modo insolito, per una persona  di inconcussa gentilezza formale.  “Formando frasi semplici, in modo che le controparti americane potessero capire”,   ha malignato il giornalista Rudy Panko di Russia Insider,  “Lavrov ha risposto che sono passati i tempi in cui l’Occidente poneva condizioni,  che la NATO è un relitto della guerra fredda,  e che lui sperava che il mondo avrebbe scelto un  ordine mondiale post-occidentale (post-West order) in ci ogni nazione è definita dalla propria sovranità”. E ha aggiunto: “Mosca vuole costruite con Washington relazioni pragmatiche nel mutuo rispetto e riconoscimento della nostra reciproca responsabilità per la stabilità mondiale”.
Il netto cambiamento di tono ha un motivo preciso, secondo diversi osservatori:  per settimane, Putin e Lavrov hanno subìto ed accettato  sorridendo,  anche dei veri e propri  insulti e minacce (il senatore Graham, compare di McCain: “Il 2017 sarà l’anno   che daremo il calcio in culo alla Russia” in attesa  che Trump mettesse in atto quella politica di distensione con la Russia che tanto vocalmente lasciato credere, e vincesse  la sua guerra civile interna con lo stato profondo.  Persino il Foreign Policy   aveva notato il  13 febbraio che “Putin è divenuto ostaggio della sopravvivenza e  del  successo di Trump.  Questo restringe gravemente le opzioni geopolitiche della Russia”. Orbene, questa volontaria auto-limitazione è giunta alla fine. Putin  e Lavrov hanno capito che Trump  non può attuare una politica filo-russa, premuto com’è dai suoi nemici interni.  Quando   lo hanno sentito ventilare l’idea di formare in Siria “zone di sicurezza”, secondo il vecchio progetto saudita-israeliano e di Erdogan, hanno posto fine all’attesa, che stava erodendo la posizione strategica russa in Medio Oriente,il suo prestigio e la sua influenza. Da quel momento, dice DEBKA,  “è stato  ordinato alla nave-spia SSV 175 Viktor Leonov di posizionarsi davanti alla costa del Delaware, e  i Su-24  hanno cominciato a fare il pelo all’incrociatore USS Porter  nel Mar Nero”.

Lavrov e il vicepresidente Mike Pence

O per dirla  come Pranko: “la Russia ha realizzato che non hanno a che fare con persone normali e ragionevoli. Che Washington è una cabala di psicopatici”. Per cui  è tornata alla strategia che ha cominciato con l’intervento in Siria: “Un cambiamento sismico delle relazioni internazionali, perché Russia ed Iran hanno dimostrato che  r resistere al bullo funziona. E altri paesi hanno preso nota”.

Dopo Flynn, il generale più nemico di Mosca

Più che la partenza forzata del generale Flynn,  a far  capire ai russi che le sperate aperture americane sono tramontate, è stata la personalità   con cui Flynn è stato sostituito. Il generale  H.R. McMaster  è l’uomo che ha messo in allarme il Congresso col sospetto che, sì,   forse la Russia è militarmente più moderna ed efficace degli Stati Uniti.  Panico.
“Mentre le  nostre forze armate erano impegnate in Afghanistan e Irak”,   ha detto il generale alla Commissione Difesa una settimana fa, “i russi hanno studiato le nostre vulnerabilità, e si sono impegnati in una modernizzazione efficace.  In Ucraina ad esempio, la loro combinazione di droni  a di capacità di disturbo elettronico testimonia di un alto grado  di  sofisticazione tecnica”.
McMaster,  è risultato, è uno degli osservatori Usa che sono stati decine  di  volte in Ucraina dalla parte di Kiev ed hanno valutato    le  qualità offensive di Mosca: “Hanno una varietà di razzi,  missili, sistemi d’artiglieria che sono più letali  dei pari sistemi e  munizioni Usa”. In Ucraina il generale ha visto volare “fino a 14  tipi diversi di droni” russi, ha visto che i vecchi carri armati T-90, creduto obsoleti,  sono   diventati “quasi invulnerabili ai missili anticarro”.  L’effetto-sorpresa in Siria, unito alla capacità russa di sostenere un conflitto di notevole durata  e scala, sono state altre sgradevoli prese di coscienza.  Wesley Clark, il generale a riposo che fu il comandante NATO nella guerra dei Balcani (Kossovo), dice che gli Usa non si sono preparati più a contrastare attacchi aerei “dal 1943: ed ora siamo in grado di  abbattere squadriglie di droni?”.  Il sorprendente rammodernamento di Mosca “pone problemi   che   le forze armate Usa non si sono più poste dalla fine della guerra fredda, 15  anni fa”. Detto altrimenti, il quasi ventennio di guerre americane contro avversari male armati e poco sviluppati,  ha fatto scadere il livello delle armate Usa, disabituato i comandi al pensiero strategico e all’eventualità di dover affrontare, invece che talebani, somali o iracheni e siriani, l’esercito regolare moderno di una potenza militare evoluta.
E’ la ragione per cui McMaster ha fondato al Pentagono, e dirige, un gruppo di studio d’alto livello, “Russia New Generation Warfare Study”,  i cui membri hanno visitato la linea del fronte in Ucraina almeno 22 volte dal 2014 per studiare da vicino  la superiorità russa e progettare le nuove forze armate americane del 2020. Ciascuno può constatare la pericolosità di un simile atteggiamento, prodromo di riarmo e provocazioni e conflitti ulteriori.
Dunque,  è l’addio al sogno che Trump potesse aprire una fase di distensione storica con Mosca. La russofobia è al diapason  a Washington  forse anche più che ai tempi di Obama,   anche perché tinta da un  timor panico  di aver  perso il primato militare. La Superpotenza non può permetterlo. Putin e Lavrov hanno raccolto la sfida:  per  “un mondo post-Occidentale”.

Quattro ambasciatori  russi morti in 3 mesi

Nè si può escludere che  abbiano colto un sinistro messaggio nella morte, per arresto cardiaco, dell’ambasciatore all’ONU Vitali Churkin  il 20 febbraio.  Con lui, sono quattro gli ambasciatori russi morti in circostanze violente o dubbie negli ultimi mesi. L’ambasciatore in Turchia Andrei Karlov, ucciso   a revolverate dal poliziotto “impazzito”ad Ankara il  20 dicembre. Il 9 gennaio 2017,  Andrei Malanin, esponente dell’ambasciata russa ad Atene, è stato trovato morto sul pavimento sel suo bagno. Il 26, Aleksandr  Kadakin, ambasciatore in India dal 2009,  grande imbastitore dei rapporti eocnomici dei BRICS,, è morto  il 26 gennaio 2017 “dopo breve malattia”. Novembre 2015,  in una suite del  lussuoso hotel di Washington DuPont Circle, del milionario, ministro e amico di Putin Mihail Lesin, fondatore della tv in inglese Russia Today, che tanta concorrenza fa a  CNN.  Immediatamente attribuita ad infarto, solo mesi dopo il medico legale  statunitense ha  attribuito la morte a “ “un fortissimo trauma alla testa e altri colpi alle gambe, alle braccia e al torace”. Mosca  comunicò: “Attendiamo spiegazioni e fatti ufficiali”. Non pare che siano mai arrivate.

mercoledì 22 febbraio 2017

Don Inzoli condannato per pedofilia. Era uomo di punta di Comunione e Liberazione

Parroco arrestato per abusi su minore: la Procura ha chiuso le indagini

Don Inzoli è stato condannato per atti di pedofilia, ma non tutti sanno cosa era successo prima.

 
Inzoli non è un prete qualsiasi. E’ stato per trent’anni uomo di punta di Comunione e liberazione in Lombardia. Tra i fondatori di un’iniziativa importante come il Banco alimentare, rettore al Liceo linguistico Shakespeare di Cremona e parroco della chiesa della Santissima Trinità.
Condannato a quattro anni e nove mesi per cinque episodi di pedofilia accertati (ma sono stati molti di più). I più piccoli tra le vittime avevano tra i 12 e i 13 anni, i più grandi tra i 14 e i 16.
Si comincia col non capire perché il tribunale abbia abbassato la pena richiesta dal procuratore (sei anni) malgrado il procuratore Roberto Di Martino avesse sottolineato: “Ci sono alcuni particolari terribili ! “.
Ma è sul versante ecclesiale che si scoprono i dettagli più inquietanti. I fatti giudicati in tribunale risalgono ad un periodo tra il 2004 e il 2008. Quando scoppiò lo scandalo e le autorità vaticane appurarono l’indiscussa verità delle accuse, papa Ratzinger dispose la sospensione a divinis di Inzoli.
Sia Benedetto XVI che papa Francesco hanno ripetutamente proclamato tolleranza zero nei confronti dei preti pedofili.
Tra il 2004 e il 2013 ben 884 preti responsabili di abusi sono stati svestiti dell’abito talare come risulta da un rapporto vaticano al comitato Onu contro la tortura, presentato nel 2014. Quali sotterranee pressioni (Cl non è certo la piccola confraternita di una sperduta parrocchia di provincia) hanno fatto sì che sotto il pontificato di Bergoglio la pena radicale sancita da Benedetto XVI sia stata addolcita e trasformata per Inzoli in pena perpetua ad una “vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”, ridandogli però lo status sacerdotale ? In partica la “mano dura” venne applicata a Don Inzoli con fermezza vietandogli esclusivamente di dire messa in pubblico…..una cosa a dir poco atroce !!
Ma scavando ancora si scopre che da parte vaticana il nostro eroe non venne mai denunciato alle autorità civili le quali intervennero solo a seguito due esposti presentati dalle famiglie di alcune vittime.
Il procuratore inviò subito una richiesta di rogatoria internazionale alla Santa Sede per ottenere gli atti del processo canonico o in subordine di conoscere il nome delle persone coinvolte per poterle interrogare.
Tempo e fatica sprecati, dopo ben quattro mesi la richiesta viene seccamente respinta senza altra motivazione che: “Gli atti istruttori e processuali sono sub segreto pontificio !” Amen.
Fortunatamente la Procura, per altre vie, riesce a sentire una trentina di testimoni e a individuare un centinaio di episodi di violenza sessuale commessi dal prete di CL, reati per la maggior parte ormai prescritti, al di fuori dei più recenti cinque che consentono il rinvio a giudizio.
Per decenza non vengono qui riportati i particolari emersi !
Mentre la procura attende, inutilmente, la risposta alla rogatoria, Don Inzoli viene immortalato mentre partecipa ad un convegno anti-gay denominato: “Difendere la famiglia per difendere la comunità” patrocinato dalla Regione Lombardia, e le foto lo ritraggono in seconda fila dietro a Roberto Maroni e al “celeste” Formigoni (di cui pare fosse uno dei confessori).
Questo la dice più lunga del necessario su quale sia la “fermezza” con la quale il Vaticano intende procedere contro la pedofilia eccelsiastica.

martedì 21 febbraio 2017

Marcello Foa contro la censura a Bologna e prossimamente a Trento





Combatto contro la censura. E non sono solo, persino a Bologna

Quando accettai l’invito a tenere una conferenza a Bologna, formulatomi da parte dell’associazione Belzebù, pensai: “Chissà quante persone verranno un sabato pomeriggio alle 16 in una città, Bologna, che conosco poco…” Mi aspettavo un pubblico ristretto e invece… Un successo.

L’incontro di è svolto ieri, tutti i posti a sedere erano esauriti e chi è arrivato in ritardo è rimasto in piedi in fondo alla magnifica sala Biagi. Con me sul palco una saggista brava e coraggiosa come Enrica Perrucchietti. Tre ore dopo eravamo ancora lì a discutere di libertà e di qualità dell’informazione con un pubblico appassionato e preoccupato per i tentativi in corso in Italia (ma non solo) di mettere a tacere le voci libere.

Questo, in realtà è il fine reale della crociata lanciata dall’establishment contro Fake news, bufale e post-verità, come ha dimostrato l’incredibile disegno di legge avanzato da un gruppo di parlamentari italiani, prima firmataria Adele Gambaro, che prevede addirittura il carcere per chi diffonde “notizie false e tendenziose”, come avveniva solo ai tempi del fascismo, che infatti giustificava la censura usando esattamente lo stesso linguaggio.
Non scherzo, purtroppo, come potete verificare voi stessi qui a fianco. A sinistra il testo del disegno di legge presentato pochi giorni fa, a destra il decreto sulla stampa fascista del 1923.

L’ho già scritto e lo ripeto: Questo disegno di legge italiano oltre ad essere sconclusionato, è aberrante nelle intenzioni che sono profondamente antidemocratiche. Probabilmente non passerà ma è indicativo del clima orwelliano che si sta sviluppando in molti Paesi occidentali.
Vogliono privare i cittadini della libertà di espressione, se non, al massimo, al bar o a cena fra amici. Vogliono far tacere i pensatori non mainstream. E’ gravissimo!

Io mi oppongo, come Enrica Perrucchietti. E sappiamo di non essere soli. Erano presenti in sala ascoltatori di ogni orientamento politico, accomunati dalla stessa passione civica, anzi dall’impeto morale di difendere la libertà d’espressione mai come ora influente e per questo minacciata. Molti lettori sono venuti da fuori Bologna e io non posso che ringraziarli davvero di cuore per il loro sostegno e per la loro stima.

La battaglia continua, su questo blog e di persona. A tutti ricordo la prossima conferenza, a Trento, alle 20.30 di martedì 28 febbraio, 
presso l’Auditorium Circoscrizione San Giuseppe-Santa Chiara, 
in via Giusti 35.
Organizza l’associazione Civica Trentina. 

Tema: “Manipolare l’informazione. Come si fa a orientare i media e l’opinione pubblica“.

Vi aspetto!