UN BLOG PER TENERTI SVEGLIO

UN BLOG PER TENERTI SVEGLIO
Notizie dal mondo, soprattutto da fonti internazionali, che il mainstream non riporta.

Translate

Cerca nel blog

Caricamento in corso...

lunedì 5 dicembre 2016

REFERENDUM: UN CALCIO IN CULO AI POTERI FORTI



Marcello Pamio

Il Referendum è finalmente passato e il 61,7 per cento dei votanti ha dato un calcio nel culo alla chierichetta Boschi al pinocchietto toscano, al suo Mastro Geppetto e a tutti i manovratori dei fili che stanno in alto, molto in alto, al di sopra del teatrino della politica.

Nonostante brogli, matite cancellabili, schede doppie mandate all’estero, schede addirittura precompilate col si, nonostante l’ubiquità delle apparizioni renziane e filorenziane nei media gli italiani non si sono fatti infinocchiare per l’ennesima volta.

Hanno detto NO al Programma della Loggia massonica P2; hanno detto NO alla metastasi chiamata neoliberismo; hanno detto NO alle grosse e grasse banche internazionali (JP Morgan, Goldman & Sachs, ecc); hanno detto NO ai vergognosi trattati sovranazionali (TTIP); hanno detto NO al Nuovo Ordine Internazionale; hanno detto NO ad una dittatura oligarchica europea sempre più pervasiva e distruttiva.

L’ometto dal simpatico accento toscano in grado di bucare lo schermo è il classico sicario dell’economia e della finanza. Il povero fiorentino pensava sul serio che eliminando un po’ di senatori avrebbe risolto i problemi dell’Italia?

Se fosse passato il sì, a parte le varie modifiche costituzionali (l’articolo 117 avrebbe imposto alla legislazione nazionale di uniformarsi completamente alle norme UE…) che ci avrebbero fatto perdere ancor più sovranità di quella poca rimasta, la cosa più deleteria avrebbe riguardato l’uscita dall’euro che sarebbe stata pressoché impossibile, se non tramite un’altra modifica costituzionale….

Questa è la manovra subdola nella modifica costituzionale che hanno presentato e che nessuno ha sottolineato per bene: impedire l’uscita dall’euro!
Impedire agli stati di fare quello che ha fatto l’Inghilterra con il suo Brexit.

Per questo i Poteri Forti per voce della banca d’affari JP Morgan, il 28 maggio 2013 hanno scritto un rapporto contenente l’istanza di superare le grandi costituzioni del Sud Europa, Italia compresa.
Con il termine “superare” intendevano far modificare e alleggerire tramite i burattini messi al potere le costituzioni perché ritenute troppo protettive. Una costituzione troppo protettiva (nei confronti del popolo) impedisce di fatto alle élite (multinazionali) il controllo totale del paese: un freno al neoliberismo e al turbo-capitalismo.

La richiesta della JP Morgan venne immediatamente accolta dal grande cospiratore Giorgio Napolitano che dette subito mandato al governo Renzi di modificare la Costituzione Italiana…
Staremo ora a vedere quali le future mosse nello scacchiere geopolitico nazionale farà l’establishment…
Nel frattempo godiamoci il calcione secco che il popolo sovrano ha sferrato nel culone grasso e cellulitico del Potere.
 

venerdì 2 dicembre 2016

4 dicembre: Referendum in Italia ed elezioni presidenziali in Austria

Buongiorno, questa è la trascrizione del programma “Direttiva Dugin”.
Domenica 4 dicembre 2016 in Europa si terranno due eventi molto importanti. Sarà l’occasione per valutare “l'effetto Trump” sull’Europa Occidentale: in Europa Orientale esso si è già manifestato con i risultati delle recenti elezioni presidenziali in Bulgaria e Moldavia (13 novembre 2016) in cui i candidati gestiti dai “globalisti”, cioè dai rappresentanti locali della Palude planetaria globale, hanno perso con la conseguente vittoria dei candidati filo-russi.

Questa volta le elezioni presidenziali si svolgeranno in Austria, dove si confrontano il rappresentante della “Palude”, cioè Alexander Van der Bellen - leader del partito dei “Verdi” austriaci e candidato espressione degli interessi di George Soros - e da il rappresentante del partito di Putin e Trump, il conservatore Norbert Hofer, indicato dal Partito Liberale Austriaco - l’FPÖ. Alle elezioni presidenziali del maggio scorso al primo turno Hofer aveva superato Van der Bellen di un buon 15%, ma i “globalisti” andarono in panico e al secondo turno fecero dei brogli a vantaggio di Van der Bellen. Tuttavia, su ricorso del leader dell’FPÖ Heinz-Christian Strache la Giustizia austriaca si è schierata con la verità nonostante le pressioni insistenti della “Palude”. Così sono state decretate nuove elezioni presidenziali che si terranno appunto il prossimo 4 dicembre.

Queste elezioni si svolgono sullo sfondo della sconfitta ottenuta dai “globalisti” a seguito della vittoria di Trump negli Stati Uniti e dunque non sono preparati per mettere in atto nuove frodi elettorali. Se la volontà del popolo austriaco troverà pieno compimento, Hofer ha tutte le possibilità di conseguire la vittoria. Se ciò avrà luogo, ci avvicineremo molto probabilmente alla fine dell'Unione Europea perché Hofer è un euroscettico conservatore che chiede il ripristino della piena sovranità dell’Austria e lo scioglimento della burocrazia atlantista insediatasi a Bruxelles.

Sta per iniziare dunque il prosciugamento anche della “Palude” europea. Il fatto che i leader del Partito Austriaco della Libertà siano avversari dei matrimoni e delle manifestazioni omosessuali, così come avviene per gli amici sinceri della Russia, rappresenta un altro fatto importante. Con la vittoria di Hofer l'Austria avrà la possibilità di tornare ad essere ancora una volta un grande Paese.


Il 4 dicembre rappresenta una data importante anche per l'Italia. In questo Paese si terrà un referendum sulle riforme costituzionali volute dal governo liberale di Matteo Renzi. Renzi non è un feroce globalista come lo è Van der Bellen, ma la riforma costituzionale proposta dal suo governo mira a mantenere l'Italia nell'Unione Europea a tutti i costi, e comporta delle importanti conseguenze economiche che minerebbero ancora una volta il benessere degli italiani, già duramente provato dall’adesione all’euro (-25 per cento della produzione industriale). Con le riforme costituzionali Renzi propone di limitare i poteri del Senato per rafforzare il potere del governo. Dal momento che Renzi ha puntato tutto il suo futuro politico sull’esito positivo del referendum, nel caso in cui l'Italia dirà “No” ciò porterà inevitabilmente alle sue dimissioni e ad un probabile crollo della stessa Unione Europea.

È molto importante registrare la dura presa di posizione contro il referendum e a favore del “No” di uno degli astri nascenti della politica italiana, il leader del partito conservatore “Lega Nord” Matteo Salvini. Se Renzi punta tutto sul “Sì”, Salvini punta tutto sul “No”. Salvini come Hofer è un euroscettico ed è un sostenitore dell’uscita dell’Italia dall'Unione Europea come anche un avversario della legalizzazione delle unioni omosessuali e un amico della Russia. Perciò se l'Italia confermerà con il suo “Sì” l’appoggio a Renzi, l'agonia dell'Unione Europea e la condizione di povertà dell’Italia dureranno ancora per qualche tempo. In questo caso si potrebbe parlare di una vittoria della “Palude”. Se vincerà il “No” sostenuto da Salvini, la “Lega Nord” potrà dare all'Italia la possibilità di tornare ad essere uno Stato sovrano.

Così domenica prossima è un’altra giornata importante per misurare i cambiamenti che stanno avendo luogo rapidamente nel mondo. Dopo la vittoria di Trump negli Stati Uniti ormai imperversa la battaglia globale portata avanti dalla “Palude” contro i popoli del mondo e i sostenitori della sovranità nazionale. Allo stesso tempo l'Europa ha a disposizione due fari che incarnano la vittoria possibile sui sostenitori della “Palude” - Donald Trump negli Stati Uniti e Vladimir Putin in Russia, quindi sia in Occidente che in Oriente tutto sta andando secondo i piani. Resta solo da sferrare il colpo finale alla burocrazia di Bruxelles e ai “liberali” europei. Forse i risultati di domenica 4 dicembre costituiranno un'altra pietra miliare simile al referendum sulla “Brexit”, alla vittoria di Trump negli Usa e alla sconfitta dei candidati atlantisti in Bulgaria e Moldavia del 13 novembre.

Noi non miriamo ad “indovinare” quali saranno i risultati delle dispute elettorali del 4 dicembre: la geopolitica non è una “macchina per scommesse”. Abbiamo però il nostro cuore con Hofer in Austria e con Salvini in Italia, siamo per la vittoria del popolo austriaco e del popolo italiano e non vediamo l'ora che ci sia il crollo finale delle “Palude” europea. Alla fine di tutto, ciò costituirà la nostra vittoria.

fonte: http://katehon.com/it/article/referendum-italia-ed-elezioni-presidenziali-austria

mercoledì 30 novembre 2016

Referendum 4 dicembre: cercano di intimidirvi. Non permettetelo. Votate NO, come han fatto britannici e americani





Italiani, fate come britannici e americani: votate NO


Marcello Foa
 
Perchè votare no il 4 dicembre? Ormai le argomentazioni le conoscete ed è superfluo ripetersi. Ve ne propongo un’altra, da una diversa prospettiva: bisogna votare NO perché questo referendum è nato vecchio, è diventato improvvisamente antistorico, se si considera quel che sta succedendo in Europa e in Occidente dal giugno scorso.

Io lo definisco un miracolo. Improvvisamente i popoli si stanno risvegliando e iniziano a opporsi a un processo di continua sottrazione della sovranità nazionale, che viene condotto dal crollo dell’Unione sovietica con molta abilità e sempre dissimulando le intenzioni finali. 

In economia ha preso le forme di una globalizzazione che, avviata in ossequio ai principi virtuosi di un’economia di mercato e di libero scambio, ha incentivato la creazione di oligopoli di grandi multinazionali, i cui effetti sono negativi oltre che pericolosi.
In politica si manifesta nella continua delega di poteri alle istituzioni sovranazionali, attraverso meccanismo opachi, ma presentati dalla stampa mainstream e dalla maggior parte dei politici come ineluttabili e, naturalmente. fonte di progresso. 

Quelle istituzioni si chiamano Ocse, Fmi, Banca mondiale e naturalmente Unione europea, Banca centrale europea, Corte Costituzionale europea, che hanno di fatto eroso continuamente le competenze e i diritti dei singoli Stati e dunque dei singoli cittadini. 

L’introduzione dell’euro ha avuto tra gli effetti più evidenti quello di sottrarre la gestione del debito pubblico nazionale ai singoli Paesi, trasformandola in una straordinaria forma di condizionamento politico, economico e sociale. Perché quando non controlli più la moneta, non controlli più nemmeno il debito pubblico: sono i creditori a dettare le condizioni ed è la Banca centrale europea a determinare la tua “salvezza”, come la chiamano con sottile perfidia. Guardate cos’è successo alla Grecia, che è stata strapazzata, umiliata, ridotta a pelle ed ossa e privata di ogni ragionevole speranza in futuro migliore. Osservate il declino dell’Italia, che – come ogni Paese dell’area euro – non può più decidere la politica fiscale, né quella economica, imprigionato, com’è, dai vincoli europei.

I risultati li conoscete: la piccola industria muore, la disoccupazione aumenta, il commercio langue, l’età della pensione aumenta sempre di più, le tasse salgono a livelli insostenibili, lo stato sociale diminuisce; però aumentano le norme sovranazionali, le regole, i divieti, le imposizioni.E naturalmente un’immigrazione incontrollata che, in quanto tale, è fonte di tensioni e di ingiustizie.

L’ élite transnazionale, che di fatto ha governato i nostri destini,  lega le mani , i piedi ai governi, li zavorra. E, con perfida arroganza, poi viene a dar lezione, anche quando i Paesi – è il caso dell’Italia – sono  in avanzo primario da molti anni ovvero spendono meno di quanto incassano. Un’elite incapace di concepire altra politica del rigore e che continua a predicare e a giudicare italiani, spagnoli, greci, portoghesi ma anche gli un tempo virtuosi finlandesi. 

Non correte abbastanza!
Non vi impegnate abbastanza!
Tu popolo, sei esangue, ma ti viene chiesto di donare altro sangue; in un ciclo che sembra non aver mai fine.Perché  aumentano la povertà e la criminalità, mentre i giovani non trovano lavoro e sono costretti a emigrare; mentre il debito pubblico, per quanti sforzi si faccia, non cala mai. 

Lo scopo finale è chiaro: far implodere gli Stati nazionali e delegare ogni potere a quegli stessi organismi internazionali, magari attraverso la creazione degli Stati Uniti d’Europa dove i singoli popoli non conterebbero più nulla.
I premier che si sono succeduti in Italia negli ultimi anni sono funzionali a questo disegno: Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi. 

Confesso: ero pessimista sul futuro dell’Europa. Ma poi, lo scorso giugno, qualcosa è cambiato.
I britannici hanno detto basta, sebbene avessero in teoria molto da perdere perché la loro economia era tra le migliori al mondo e perché all’interno dell’Unione europea – oltre a tenere la sterlina – avevano il diritto di sottrarsi a diversi vincoli.  Quando c’è stato il referendum le élite hanno cercato di terrorizzarli in ogni modo. Non è servito. I britannici hanno voluto riprendersi la libertà e preservare i valori fondanti della loro democrazia, della loro identità nazionale e hanno votato per la Brexit.
 
Anche gli americani si sono ribellati a un processo economico che ha provocato un continuo impoverimento della classe media e alla rottura del patto sociale con le élite, incapace di autocritica e di discernimento. Anche loro sono stati sottoposti a una campagna martellante da parte dei media e alla minaccia di uno tsunami finanziario, ma non si sono lasciati spaventare e hanno eletto Trump, che era il candidato più temuto dall’establishment transnazionale.


Un’onda si è alzata, portentosa e inaspettata. Un’onda che potrebbe diventare travolgente il 4 dicembre se  gli italiani voteranno no e se gli austriaci eleggeranno presidente il candidato della destra Hofer, inviando un altro segnale di netta rottura all’establishment di Bruxelles.


Ma come, dirà qualcuno, questa è una riforma che consente all’Italia di cambiare, di  diventare più efficiente… Sicuri? quali riforme? E con quali scopi? Renzi vuole pieni poteri per poter realizzare ancor più rapidamente l’agenda delle élite globaliste e, dunque, per spogliare ancor di più l’Italia. 

E non lasciatevi ingannare dall’Economist che improvvisamente lo abbandona e invita a votare No. L’Economist forse ha capito che il premier è bruciato o forse mette semplicemente le mani avanti, avendo già prona la soluzione alternativa: un altro governo tecnico. Grazie. Ma abbiamo già dato. 

E non lasciatevi ingannare dai titoli terroristici sullo spread che torna a salire e da quelli del Financial Times secondo cui se il referendum venisse bocciato, otto banche fallirebbero; come se ci fosse un nesso casuale tra il dissesto degli istituti e il voto popolare. Se le banche devono fallire, falliranno comunque, statene certi. Questa è propaganda, come quella per il sì che occupa ogni spazio pubblico, soprattutto, martellando senza tregua gli italiani, con logiche da regime autoritario. 

Cercano di condizionarvi. Cercano di intimidirvi. Non permettetelo.
Fate come gli americani e i britannici.  E votate NO.

fonte: http://www.altrainformazione.it/wp/2016/11/30/italiani-fate-come-britannici-e-americani-votate-no/ 

lunedì 28 novembre 2016

Editoriale di Putin a La Stampa

Le contraddizioni che oggi scaturiscono dalla ridistribuzione del potere economico e dell’influenza politica non fanno che aumentare. Il fardello della reciproca sfiducia limita le nostre possibilità di trovare risposte efficaci alle sfide e alle minacce concrete che il mondo di oggi si trova ad affrontare. 

Al contempo, in alcuni dei nostri partner non vediamo l’intenzione di risolvere i veri problemi internazionali. In alcune strutture, costituite durante la Guerra Fredda e chiaramente superate, come per esempio la Nato, nonostante tutte le parole spese sulla necessità di adeguarsi alla nuova realtà, non si registra nessun effettivo adattamento. Invece sono in atto continui tentativi di trasformare un meccanismo cruciale per garantire la sicurezza comune europea e transatlantica come l’Osce, in uno strumento al servizio degli interessi di politica estera di qualcuno. Il risultato è che questo importante strumento ormai gira a vuoto.  

Inoltre si riproduce continuamente il cliché delle «minacce», immaginarie e fittizie, come la famigerata «minaccia militare russa». Effettivamente si tratta di un affare redditizio: si possono gonfiare gli stanziamenti per il settore bellico dei propri Paesi, piegare gli alleati agli interessi di una singola superpotenza, espandere la Nato, portare l’infrastruttura dell’alleanza, unità militari e nuovi armamenti vicino ai nostri confini. 

Ovviamente può essere conveniente rappresentare se stessi come difensori della civiltà contro chissà quali nuovi barbari. Ma il fatto è che la Russia non ha nessuna intenzione di attaccare chicchessia. La sola Europa ha 300 milioni di abitanti. La somma della popolazione dei Paesi membri della Nato assieme agli Usa è di 600 milioni, probabilmente. La Russia ha solo 146 milioni di abitanti. E’ semplicemente ridicolo parlarne. E invece questa idea continua a essere sfruttata per fini politici particolari. 

Un altro problema immaginario è quello dell’isteria - non può essere definita altrimenti - che gli Usa hanno montato sulle supposte interferenze della Russia nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti a quanto pare hanno molti problemi reali e urgenti: dall’enorme debito pubblico all’incremento di tragici casi di utilizzo delle armi da fuoco, agli interventi arbitrari commessi dalla polizia. 

Ma forse è più semplice, anziché ragionare sulle cause e ipotizzare soluzioni, distrarre l’attenzione della gente sui cosiddetti hacker, sulle spie, gli agenti e così via, mandati dalla Russia. Siamo onesti: davvero qualcuno pensa seriamente che la Russia possa in qualche modo influenzare le scelte del popolo americano? L’America è una grande potenza, non una specie di «repubblica delle banane».  

Noi tutti vediamo cosa succede in Afghanistan, Iraq, Libia e in tanti altri Paesi. Mi domando: dove sono i risultati della lotta contro il terrorismo e l’estremismo? Nel complesso, se guardiamo all’intero mondo, a livello regionale, in singole aree si sono ottenuti alcuni risultati, ma la lotta al terrorismo non ha globalmente avuto successo e la minaccia continua a crescere.

Ricordiamo tutti l’entusiasmo di qualche capitale per la cosiddetta «primavera araba». Dove sono finite quelle coraggiose manifestazioni, oggi? Gli appelli della Russia per una lotta comune al terrorismo vengono ignorati. E per di più i gruppi terroristici continuano a essere armati, riforniti, sostenuti e addestrati nella speranza di poterli utilizzare ancora una volta per finalità politiche personali. Si tratta di un gioco molto pericoloso. 

Oggi le Nazioni Unite continuano a rimanere un’istituzione senza uguali per rappresentatività e universalità, una piattaforma unica nel suo genere per un dialogo paritario. Le sue regole universali sono necessarie a includere il numero maggiore possibile di Paesi nel processo di integrazione economica ed umanitaria, a garantirne la responsabilità politica e a operare per coordinare le loro azioni, nel rispetto della loro sovranità e del loro modello di sviluppo. 

Non abbiamo dubbi che la sovranità sia il principio cardine dell’intero sistema di relazioni internazionali. Il suo rispetto e il suo consolidamento sono la chiave della pace e della stabilità a livello nazionale e internazionale. Ci sono molti Paesi che, come la Russia, possono contare su una storia millenaria e noi abbiamo imparato ad apprezzare le nostre identità, libertà e indipendenza. Ma non aspiriamo né al dominio globale, né all’espansione, né allo scontro con nessuno. 

Nella nostra visione, la vera leadership non consiste nell’inventare minacce fittizie, sfruttandole per sottomettere gli altri, ma nell’individuare i veri problemi, collaborare per unire gli sforzi degli Stati per risolverli. Questo è esattamente il modo in cui la Russia concepisce oggi il suo ruolo nell’arena mondiale.

fonte: http://www.lastampa.it/2016/11/27/cultura/opinioni/editoriali/il-tempo-di-fidarsi-della-russia-fronte-comune-contro-il-terrore-KxnZkA38RMHFNSiG1V1tYN/pagina.html 

domenica 27 novembre 2016

LES ECHOS: ''IN ITALIA PUO' VINCERE IL FRONTE DEL RIFIUTO, E NON SOLO A RENZI, PRIMA ANCORA ALLA UE E ALL'EURO'' (ESATTO)


PARIGI - Il referendum italiano del 4 dicembre segnera' un punto cruciale per l'Europa. Lo afferma un articolo in prima pagina questa mattina sul quotidiano economico francese Les Echos, secondo il quale "la Penisola italiana e' lo specchio dei suoi guai economici, politici e sociali".

Secondo Les Echos - l'equivalente francese dell'italiano Sole 24 Ore - "dopo la Brexit e le elezioni negli Stati Uniti e di fronte a un anno ricco di appuntamenti elettorali con le elezioni nei Paesi Bassi, in Francia e Germania oltre al nuovo voto per l'elezione del presidente dell'Austria, un risultato negativo, ovvero la vittoria del NO, rischia di segnare una nuova fase del crescente 'fronte del rifiuto', che evidenzierebbe l'insuccesso delle attuali politiche della Ue a sostegno della crescita".

"Il referendum costituzionale e' diventato per il governo di Matteo Renzi una sorta di banco di prova della sua azione politica - osserva Les Echos - mentre l'obiettivo del primo ministro sarebbe quello di velocizzare le riforme messe in cantiere dal suo governo. Con un debito pubblico di ben 2.300 miliardi di euro, l'Italia, terza economia della zona euro, stenta a rilanciare la crescita, complici anche le sofferenze bancarie accumulate dal suo sistema bancario".

"Questa massa di crediti problematici rende fragile il sistema bancario italiano, da Monte Paschi di Siena Unicredit, e pesa sulla capacita' di investimento del Paese e sul suo ritmo di crescita, tra i piu' fragili d'Europa" scrive ancora il quotidiano francese.

"La mancanza di investimenti e la fragilita' del sistema bancario creano le condiziono di una spirale deflazionista che la Banca centrale europea cerca di contrastare con una politica troppo aggressiva, che rischia di mantenere dei tassi troppo bassi per il resto dell'Europa e soprattutto di mettere in gioco l'efficacia della sua azione".

Anche oltre Oceano c'è allarme per la possibile vittoria del NO al referendum costituzionale italiano, che tecnicamente nulla ha a che fare col quadro economico in quanto non lo riguarda neppur lontanamente, ma il riflesso politico, invece, potrebbe essere decisivo per l'uscita di scena di Matteo Renzi.

"Dopo l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, gli investitori internazionali puntano gli occhi sull'Italia dove Renzi ha voluto caratterizzare il voto referendario con connotati che alla fine - scrive in un report la banca d'affari Goldman Sachs -  saranno una bocciatura del primo ministro, nel caso il NO vincesse".

"L'aumento del premio di rischio sui titoli di Stato italiani sta allarmando. Il differenziale di rendimento dei titoli italiani a 10 anni rispetto a quelli tedeschi e' salito a 180 punti base, il che vuol dire che l'Italia paga un tasso d'interesse sulle proprie obbligazioni piu' alto dell'1,8 per cento rispetto alla Germania. Nelle ultime due settimane, nonostante gli interventi della Bce, il differenziale e' cresciuto di 20 punti base e le oscillazioni alla Borsa di Milano sono state notevoli".

"Questa incertezza, secondo la relazione semestrale sulla stabilita' finanziaria della Banca centrale, continuera'. Il ministro delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan ha cercato di smorzare le tensioni, attribuendo l'aumento dei tassi d'interesse all'esito delle elezioni presidenziali Usa e all'incertezza per la continuazione delle riforme in Italia. L'incertezza influisce negativamente anche sul piano di salvataggio del Monte dei Paschi di Siena". 

Secondo la banca d'affari statunitense Goldman Sachs "se Renzi perdesse il referendum del 4 dicembre, sarebbe molto difficile realizzare il previsto aumento di capitale necessario a salvare la banca. Fra dieci giorni si sapra' se Renzi riuscira' a portare a termine le riforme e a superare il blocco al cambiamento che grava sul paese da almeno tre decenni". Anche se non è certo la cancellazione - di fatto - del Senato a risolvere i veri problemi dell'Italia, che secondo Goldman Sachs riguardano innanzitutto la mole enorme del crediti deteriorati delle banche italiane e non più di tanto la mole del debito pubblico, simile nei numeri a quello della Germania.

Ed è la stampa tedesca che affonda di più il pugnale delle critiche: "I sondaggi danno in vantaggio il NO alla riforma, ma un quarto degli elettori e' ancora indeciso e l'indecisione - sottolinea la Sueddeutsche Zeitung -  e' l'humus ideale per la speculazione. Confindustria, ha messo in guardia dalla possibilita' di recessione economica in caso di fallimento della riforma. Il rifiuto farebbe cadere l'Italia nel caos politico, con una conseguente fuga di capitali e una perdita di fiducia tra i consumatori".

Ciononostante - però - le banche internazionali inviano quotidianamente messaggi improntati alla calma: "Se Renzi perdesse, non sarebbe la fine del mondo", secondo la banca inglese Barclays. Stesse valutazioni da Morgan Stanley e Credit Suisse. Insomma, i grandi operatori stavolta stanno evitando - almeno in parte - il terrorismo mediatico che caratterizzò il referendum britannico dello scorso giugno, e che forse contribuì proprio alla vittoria della Brexit, piuttosto che alla sua sconfitta.

fonte:  http://www.ilnord.it

venerdì 25 novembre 2016

1965: Aviazione russa, Hanoi, UFO risponde al fuoco con un raggio laser...



HANOI, Vietnam, è l’estate del 1965. Quella notte (dove la difesa contraerea era affidata a nove brigate missilistiche interamente composte da militari sovietici) appare un oggetto volante a forma di disco. Via radio dagli viene dato l’ordine di atterrare; ma non segui’ alcuna risposta dal oggetto volante sconosciuto. Contro il disco vennero allora sparati alcuni razzi. La risposta questa volta ci fu: un tipo di laser che rese inservibili tutte le postazioni contraeree.
Dell’incidente esiste anche una versione più drammatica, rivelata nei giorni scorsi dall’ex ufficiale sovietico Mark Steimberg ora residente negli Stati Uniti al settimanale di New York , secondo il quale il raggio partito dal misterioso disco di Hanoi fece anche 200 vittime. Ma il colonnello Zakharchuk, interpellato da ”La Stampa”, ha dichiarato di non poter confermare la notizia. D’altra parte il bollettino del Ministero della Difesa non mostra l’intenzione di rivelare l’esistenza di extraterrestri, ne’ di forze sovrannaturali, ma soltanto quella di documentare come e quanto il problema U.F.O. abbia turbato la vita della contraerea. Il colonnello Dokuchaev scrive infatti: E’ lo stesso Dokuchaev che racconta in un articolo dubbi, equivoci, sospetti: molti oggetti volatili classificati come U.F.O. si sono poi rivelati palloni sonde. E anche l’aereo-spia americano U2, abbattuto il primo maggio 1960.

Ma i fatti misteriosi ci sono, eccome. Ancora il colonnello Tomin racconta di un atterraggio miracoloso compiuto in una notte di nebbia da un cargo militare con un carico di 60 tonnellate in un aeroporto privo di luci perché le batterie erano in avaria. I piloti raccontarono di essere stati guidati sulla pista da un proiettore che li seguiva da dietro. Furono ricoverati nel centro di di Riazan e liberati solo dopo mesi di accertamenti psichiatrici, scrive il sotto colonnello Dolghishev ancora Marina Popovich racconta che nel 1985 un aereo dell’Aeroflot venne seguito a lungo da un Ufo che cambiava colore, forma, velocità. Ad un certo punto la cabina dei piloti fu colpita da un raggio luminosissimo. L’ aereo atterro’ regolarmente, ma un mese dopo i piloti si ammalarono. Io stessa (Marina Popovic) telefonai al Ministro della Sanita’ Checov per farli ricoverare nella clinica Rotkin, ma per comandante dell’ aereo fu inutile, gli si sbriciolavano le ossa, e i medici non riuscirono a salvarlo, invece il secondo pilota divento’ invalido. Pero’ l’unico rendez-vous annunciato con extraterrestri e’ fallito. Il bollettino rivela infatti, che venne preso molto sul serio un messaggio giunto attraverso due medium. Il 15 marzo 1991 all’allora presidente russo Mikhail Gorbaciov, che parlava di un possibile atterraggio nei pressi del cosmodromo di Bajkonur il 28 Giugno 1991 all’ ora di Mosca 01.10, 320 Km. a Nord-Est di Tashkent. Ricorda il colonnello Ivan Nazarenko: Siamo andati senza armi, con elicotteri, cineprese e macchine fotografiche, ma non arrivo’ nessuno.

giovedì 24 novembre 2016

Dugin: "Dopo Brexit e Trump, sarà disintegrazione dell'Ue"



"Dopo la Brexit, Donald Trump. Il mondo unipolare voluto dalle lobbies di potere mondialista sta crollando, i popoli si stanno ribellando alla dittatura globalista e il centro della civilizzazione occidentale situato negli Usa dopo la Seconda Guerra Mondiale è finito. Prepariamoci ad assistere a nuovi scenari nei prossimi mesi. 

E ad una nuova politica, finalmente espressione dei popoli e non delle elites mondialiste e materialiste". In questa intervista esclusiva per AGIELLE, lo studioso di geopolitica e teorico dell'eurasiatismo Alexander Dugin, traccia la sua analisi offrendoci un te nella splendida sede di Tzargrad Tv, a Mosca, a due passi dal Cremlino. Dugin è il direttore editoriale della testata televisiva creata un anno fa dal mecenate Konstantin Malofeev, che ha un bacino di utenza di 45 milioni di persone e ogni giorno interviene in un suo editoriale che si focalizza sulle notizie del giorno, non solo del mondo russo, ma anche e soprattutto della politica internazionale.

 "La Brexit è stato il primo, formidabile colpo assestato alle elites dominanti mondialiste - spiega Dugin -. Un'Inghilterra che non fa più parte dell'Unione europea significa che un'unione continentale basata solo sull'asse franco-tedesco non ha più senso di esistere. Sono state proprio le elites globaliste, con i loro interventi e le loro imposizioni, a rendere possibile la Brexit e questo significa che domani anche la Francia, la Germania, l'Italia potranno uscire dall'Ue". 

Ma Dugin non crede possibile un ritorno all'Europa degli stati nazionali, sull'esempio del sistema nato dopo il trattato di Westphalia. "Sono convinto che assisteremo a forti convulsioni politiche interne al continente europeo - sottolinea lo studioso russo -, anche perchè adesso negli Usa è arrivato un uomo che l'establishment, trasversale ai due partiti americani ( democratici e repubblicani), non sopporta e di cui non fa parte. 

L'America che ha imposto il suo modello globale sull'Europa dal 1945 ad oggi è cambiata con la vittoria di Trump e i poteri globalisti hanno scelto di puntare sull'Ue e soprattutto sulla Germania di Angela Merkel per resistere a questo forte vento di cambiamento storico. 

Cercheranno di resistere utilizzando i loro riferimenti politici storici come la Merkel, Hollande e la sinistra in Francia, Renzi e la sinistra in Italia e infatti pochi giorni fa Obama ha fatto il suo tour in Europa per dire loro: resistete, resistiamo". Quindi vediamo politici europei che sono i più convinti continuatori di quel tipo di America che l'elettorato americano, votando per Trump, ha rifiutato. Un paradosso storico che però apre la strada a scenari soltanto poche settimane fa inimmaginabili.

fonte: http://www.newsagielle.it/Detail_News_Display/Esteri/-dopo-brexit-e-trump-sara-disintegrazione-dell-ue--1#.WDYm1-6ok4c.facebook

mercoledì 23 novembre 2016

Scanzi: Referendum, qualcuno votava Sì: questo è l’elenco definitivo




di | 23 novembre 2016


Le motivazioni del “Sì” sono quasi sempre granitiche. Ripercorriamole insieme.
“Votate Sì perché così si risparmia”. Certo. Quel tanto che basta per poi sputtanarlo, peraltro con gli interessi, a vantaggio della prima marchetta che tornerà utile per vincere le elezioni.

“Votate Sì perché si velocizza l’iter delle leggi”. Che è già velocissimo, ma solo quando c’è da approvare qualche legge diversamente inebriante. Tipo Lodo Alfano, Legge Fornero o salvabanche, che richiesero meno di venti giorni per essere consegnate alla Storia.
“Voto Sì perché non mi convince la compagine del No” (Federico Rampini). Di fronte a un’argomentazione così forte, nulla si può controbattere. Si è come travolti da troppa grandezza, quasi come se ci trovassimo di fronte Orfini in slip pervinca e ciabatte cremisi.
“Voto Sì perché l’ha detto il partito”. È così che ragionano molti over 60 rimasti ancora al Pci. E saranno probabilmente decisivi nel risultato finale.

“Questa riforma mi fa schifo, quindi voto Sì” (Massimo Cacciari). Anch’io trovo che i Modà facciano pena. Quindi fondo subito un loro fan club. E lo chiamo “Ecco i nuovi Pink Floyd”.

“Votate Sì perché il o è un’accozzaglia di tutti contro uno solo” (Matteo Renzi). Detto che così parlando Renzi ha dato ad Alfano del “signor nessuno”, e non saremo certo noi a dargli Ntorto, quelli del sì non sono mica un’accozzaglia. Ci sono Doris e Cicchitto, Ferrara e Marchionne, D’Anna e Verdini. Più che un’accozzaglia, il bar di Guerre stellari.
“Votate Sì che così arrivano fiumi di soldi, se Renzi non vi piace me ne fotto” (il personaggetto De Luca). Parole forti, ma tanto scherzava. Quindi non rompete le palle. “Votate sì perché meglio poco che niente”. Come no. In effetti, se hai il raffreddore, molto meglio farsi venire direttamente una bella sincope. Fulminante.

“Voto Sì perché non si può stare sempre fermi” (Ilaria D’Amico, con tanto di video dolente in cui imita la nota attrice di Boris). Cara Ilaria, senza offesa, ma se devo scegliere tra un parcheggio e un muro contro cui schiantarmi, preferisco il parcheggio.
“Votate Sì perché così si sconfigge meglio il terrorismo” (Maria Elena Boschi). Va be’, l’ha detto la Boschi. Cosa vuoi commentare.
“…”. Questa è la voce della maggioranza silenziosa. Quella che non dice nulla, e poi la domenica votava Dc. E poi Craxi. E poi Berlusconi. Senza mai ammetterlo. Ed è su questa maggioranza silenziosa che Renzi spera. Temo non senza ragione.
“Votate Sì perché in fondo è una riforma simile a quella di Berlusconi” (Giorgio Napolitano). Oooh, finalmente: dopo anni a far finta di combattere Berlusconi, il centrosinistra italiano si vanta di essergli simile. Dall’antiberlusconismo finto al berlusconismo ostentato. Son soddisfazioni. Daje Re Giorgio, e viva i carri armati del ’56.
“Voto Sì perché quelli del Fatto mi stanno antipatici”. Ci sta. Non mi ero però accorto di come Andrea Romano fosse il nuovo Woody Allen.
“Votate Sì perché lo dicono Benigni e Sorrentino”. Grazie, ma il primo preferisco ricordarlo da artisticamente vivo e il secondo quando era davvero l’uomo in più.
“Voto Sì perché la parola No non mi è mai piaciuta” (Carlo Cracco). Perfetto, chef barbuto delle patatine. Domani vengo a mangiare da te e quando mi porti il conto ti dico: “Posso non pagare, vero?”. Poi, ma solo se mi gira, ci aggiungo anche un bel “Suca”. Agile, in scioltezza.
“Votate Sì perché i partigiani veri votano Sì” (Boschi). Va be’ dai, anche questo l’ha detto la Boschi. Cosa vuoi commentare.
“Votate Sì perché nel No ci sono D’Alema, CasaPound e Brunetta”. Invece nel Sì ci sono Gramsci, Parri e Pertini, travestiti però da Ciaone Carbone, The Man Nardella e quella che ai pensionati disse di ipotecare la casa se non gli bastava la pensione (credo si chiami Alessia Morani: la riconoscete perché ha sempre la faccia ingrugnita che aveva Maurizio Lupi quando gli dicevano brutto. Cioè sempre).
“Votate Sì perché si combatte meglio il cancro” (Boschi). Va be’ dai, pure questa l’ha detta la Boschi. Una prece. A lei e a Repubblica, che ieri ha fatto un titolo analogo. A volte certa gente ha proprio la faccia come il Rondolino.
“Votate Sì perché si cambia”. Certo che si cambia. Se però ho un problema di tubature in casa e per risolverlo mi bombardi il palazzo, permetterai che non sia poi necessariamente entusiasta del tuo concetto di “cambiamento”.
“Votate Sì perché, se vince il No, cade Renzi”. È una minaccia o una promessa?
“Votate Sì perché altrimenti togliamo gli 80 euro” (Boschi). Niente: proprio non ce la fa. Siate vicini a questa povera ragazza: non è colpa sua, ma di chi ce l’ha messa.

“Votate Sì perché altrimenti arriva Grillo”. E vi scotenna vivi, mangiando le vostre viscere fischiettando “Andiamo a comandare” con Dibba e Di Maio.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/qualcuno-votava-si-lelenco-definitivo/

domenica 20 novembre 2016

John Pilger: "La guerra invisibile che non vedete mai"



The Invisible War You Never See.' Please circulate, especially considering that establishment media has escalated the war against honest reporting by alternative news sites. 

SOTTOTITOLI IN SPAGNOLO

venerdì 18 novembre 2016

Di Maio 5 Stelle: DE LUCA SCONCERTANTE, PD DI PIÙ


In questo tour in treno che stiamo facendo in difesa della costituzione ne ho già parlato diverse volte. Questo Governo è nato sulle stesse basi della prima Repubblica e utilizza gli stessi metodi con l'eccezione della comunicazione "moderna" che Renzi ha inserito nel linguaggio PD. 


È nato, soprattutto, con osceni accordi a ribasso. Uno è il patto del Nazareno con Berlusconi ma, quello più esemplare, riguarda Vincenzo De Luca, il Governatore della Campania.
Alla regionali del 2015 Renzi scelse di essere mediaticamente e politicamente massacrato pur di mantenere la candidatura di un personaggio discutibilissimo come De Luca (allora pluri-indagato) esclusivamente per un tornaconto politico. Renzi sapeva, infatti, che De Luca fosse in grado di raccogliere più voti di chiunque altro grazie alla sua rete clientelare.
E figuratevi se al giullare di Rignano interessa qualcosa delle parole sconcertanti dell'ex Sindaco di Salerno che più volte ha augurato la morte ai parlamentari del M5S e recentemente alla Bindi. Per lui contano solo i voti e recuperare quel 7% che i sondaggi attribuiscono al vantaggio del NO. 


Oggi è arrivata la conferma a tutto ciò che abbiamo sempre saputo. Leggete quest'esclusiva del Fatto Quotidiano che si è infiltrato in una riunione a porte chiuse tra il Presidente campano e 300 sindaci. 


I toni sono nauseanti, se non fosse una riunione politica suonerebbe come una mafiosa.
Il PD farà qualcosa? Prenderà provvedimenti?


Macché, con ogni probabilità De Luca ha avuto il mandato per questa riunione direttamente da Renzi e si è quindi potuto giocare la solita carta "voti in cambio di denaro", un voto di scambio istituzionalizzato. 


Questa gente, i De Luca come i tanti altri che infestano i nostri consigli regionali, con la riforma costituzionale ve li troverete in Senato con l'immunità.
Io non lo posso accettare, #IoDicoNo!


fonte: https://www.facebook.com/ManlioDiStefano/photos/a.167166686674799.38454.152760598115408/1297971013594355/?type=3&theater
 

domenica 13 novembre 2016

Putin: l'esercito russo non minaccia nessuno, proteggiamo solo i nostri confini



 


L’esercito russo non sta minacciando nessuno, ha detto il Presidente russo Vladimir Putin, esprimendo sgomento sulla preoccupata reazione dell’Occidente rispetto alle esercitazioni militari che vengono eseguite entro i confini della Russia

 “Le nostre Forze Armate non stanno minacciando nessuno”, ha detto Putin sabato a Yaroslavl  mentre era in visita dal produttore di motori Avtodiesel:
“Vorrei sottolineare ancora una volta , per essere certo che tutti sentano, non solo coloro che son qui presenti in questa sala” – ha aggiunto 

“Perchè dovremmo farlo?” ha detto Putin, commentando le affermazioni relative al fatto che Mosca potesse attaccare altri Paesi, particolarmente i suoi vicini del Baltico.
 “Abbiamo il territorio piu’ grande del mondo, come ho detto, tutti lo sanno e dobbiamo dare sicurezza efficace al nostro paese, alla nostra gente” ha detto.

"Le nostre Forze Armate  sono in grado di farlo e continueremo a svilupparle”, ha aggiunto
Ha poi riconosciuto che molto è stato fatto per rendere “super efficiente e moderno  l’esercito russo …” come parte di un programma nazionale per sviluppare le Forze Armate.
“Il numero di esercitazioni militari è altamente aumentato, inclusi gli snap checks, che per alcune ragioni, di tanto in tanto preoccupano le nostre controparti, chiamiamole cosi per ora," ha detto il leader russo.

“Ogni volta che fanno loro le esercitazioni, noi non ci preoccupiamo, ma in qualche modo loro iniziano a farlo quando invece siamo noi a farlo. Diventano nervosi.” ha aggiunto.
Secondo Putin, l’esercito russo deve essere “compatto, ma latamente efficace . Quindi continueremo la riforma strutturale, continueremo a tenere ottimizzato il personale, ma senza tagli di grandi dimensioni”.

L’esercito russo continuerà a porre grande attenzione, per il suo sviluppo, all’informatica,  alla ricognizione, sia basata su agenti che sulla tecnologia, ai sistemi di comunicazione ed anche alle armi moderne di alta tecnologia, ha sottolineato
Secondo il Programam di Stato degli Armamenti adottato nel 2011. La Russia spender circa 650 miliardi di dollari  nella modernizzazione e riequipaggiamento del suo esercito, da qui al 2020.

Il blindato russo Armata ha attratto attenzione dall’Occidente dopo essere stato reso pubblico, lo scorso anno. L’esercito britannico lo ha definito “rivoluzionario”, secondo documenti trapelati.

Traduzione: Cristina Bassi, http://www.thelivingspirits.net/