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DAVID ICKE IN TOUR IN ITALIA, OTTOBRE 2016

DAVID ICKE IN TOUR IN ITALIA, OTTOBRE 2016
PREVENDITA DEL SUO WORLD WIDE WAKEUP TOUR

mercoledì 27 luglio 2016

Sopra i politici le SPA e sopra di loro le grandi banche...





Non eletti ma selezionati...

‘I politici sono letteralmente dei cartelloni ambulanti per le mega SPA, che con le cene "speciali" raccolgono milioni di dollari come contributi elettorali. Nella campagna elettorale di questo anno (in USA) su questo fatto è stata portata grande attenzione e si è sviluppata l'idea che le elezioni in verità sono tutte truccate.
Ed anche se non ci credete, solo il processo dei superdelegati in sè, minaccia totalmente la democrazia. Le elezioni in USA sembrano essere una forma si spettacolo, una mera distrazione, molto piu' che un vero processo di democrazia ed elezioni
Ogni volta che c'è aria di elezioni, vediamo l'illusione della democrazia...e non è un segreto 
Politici, elezioni e politiche governative non sono controllate dai politici . Anche loro prendono ordini, ed hanno un "capo". Al di sopra del governo c'è la SPA ed al disopra essa i sono le grandi banche. Questa è l'attuale struttura di potere del domino globale dei nostri tempi"
>>> continua qui:
http://www.collective-evolution.com/2016/07/23/theyre-selected-not-elected-rothschild-hosts-100000-a-plate-dinner-for-guess-who/
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martedì 26 luglio 2016

Francia: Poliziotta eroe esce da Matrix e disobbedisce agli ordini del governo

La poliziotta Sandra Bertin - Foto: Jean-Sébastien Gino-Antomarchi, nicematin.com


di Marcello Foa.

In Francia sta succedendo qualcosa di straordinario. 

Come molti di voi avranno saputo una poliziotta, Sandra Bertin, che la notte dell'attentato era responsabile della videosorveglianza a Nizza, ha denunciato le pressioni subite dal governo per modificare il rapporto su quella tragica notte.

Un donna con la schiena dritta che però ora viene sottoposta a pressioni indicibili. Il ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve l'ha denunciata per diffamazione, il governo continua a rilasciate dichiarazioni durissime contro di lei, a cominciare dal premier Manuel Valls.

Roba da far vacillare chiunque. E invece la Bertin non arretra. 
E con lei la polizia e il sindaco di Nizza. Tengono le posizioni, credono alla loro poliziotta, che d'altronde non ha ragioni per mentire. Si ribellano con vero spirito Repubblicano e vero senso dello Stato.

E non sono soli. Su internet è scattata la solidarietà dei cittadini, che hanno aperto una pagina Facebook si sostegno alla Bertin, la trovate qui: https://www.facebook.com/soutienalapoliciere/

Potete appoggiarla anche voi. Io l'ho fatto. 
Questa è la Francia che merita la nostra ammirazione. 
La Francia che difende la libertà, la giustizia e la democrazia.

Mai come ora Vive la France Républicaine!


giovedì 21 luglio 2016

Becchi, la verità sul golpe in Turchia: così Putin ha salvato Erdogan



L’opera di depistaggio è già iniziata. Chi ha causato il golpe, e perché sia avvenuto, non interessa più a nessuno. Il pensiero dominante ha vinto ancora una volta: se lo è fatto da solo. Erdogan è un feroce dittatore (non intendo discutere la cosa), che sta ora massacrando gli insorti e si contano già migliaia di vittime e in più avremo anche, Oddio, la pena di morte. Come se negli Stati Uniti non ci sia la pena di morte e Guantanamo neppure. Ma no, noi siamo in Europa con i nostri sacri diritti umani. Ci stanno raccontando un sacco di balle per continuare a nascondere quello che è veramente accaduto.

Un Presidente eletto democraticamente dal popolo è stato oggetto non di una insurrezione popolare, ma di un golpe militare vecchio stile. Per far piacere agli Stati Uniti e alla succursale europea, la Ue, noi invece diciamo che se lo è fatto da solo, per poter così ammazzare qualche migliaia di dissidenti e rafforzare ulteriormente il suo potere. In realtà è lui che ha rischiato di essere ucciso nell’hotel in cui era in vacanza, ma questo non conta. Tutta una montatura. Eppure l’ordine era reale: eliminarlo fisicamente. Erdogan è riuscito a scappare grazie ai servizi segreti russi. Putin lo ha salvato da morte certa. Ce lo siamo già dimenticato il presidente deposto dell’Ucraina, Viktor Yanakovych, nel febbraio del 2014? In quel caso il golpe parzialmente riuscì, ma Putin con una operazione straordinaria riuscì a salvare almeno la vita dell’alleato, anche in quel caso eletto democraticamente. E pure dietro a quel golpe c’erano gli americani. Gli americani avevano messo Erdogan nel mirino da tempo, ma l’ultima sua giravolta a favore di Putin è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Qualche fonte: l’American Enterprise Institute ha pubblicato nel marzo di questo anno un articolo dal titolo: «Ci può essere un colpo di stato in Turchia?». Poco prima si erano espressi sul Washington Post in modo analogo due ex ambasciatori in Turchia, Edelman e Abramowits. Insomma, qualcosa bolliva in pentola, ma è l’ultima presa di posizione che ha fatto scattare il colpo di Stato.

Anche se non adeguatamente preparato, se Erdogan non fosse scampato all’attentato nell’hotel in cui risiedeva e fosse stato ucciso, il colpo di Stato sarebbe riuscito. Stando alle ultime ricostruzioni trapelate da ambienti vicini al Svr, i servizi di intelligence russi per l’estero, ci sarebbe stato un intervento degli Specnaz, le forze speciali russe che avrebbero scortato e difeso il presidente Erdogan dal golpe militare, accompagnandolo dal luogo in cui era fallito l’attentato, che doveva eliminarlo, all’aereo che lo ha riportato ad Ankara.

Gli americani hanno compiuto un grave errore sottovalutando i servizi segreti russi e ora Erdogan volerà ben presto non nei cieli sopra Berlino, come l’altro ieri voleva farci credere il Dipartimento di Difesa americano ( e ci sono cascati tutti…), ma sopra quelli di Mosca. Quello che ora succederà è difficile dirlo. Possiamo solo dire Putin sta ottenendo un successo dopo l’altro, mentre gli Stati Uniti stanno portando il mondo intero verso il caos globale. Per quel che ci riguarda subito va detto che vicino al confine con la Siria, nella base militare di Gaziantep, ci sono 135 militari italiani del IV reggimento artiglieria contraerea "Peschiera". La notizia data ieri da Libero è confermata da fonti militari. Ma nessuno ne parla. Non sappiamo niente di questa missione e guarda caso, a parte questo giornale, silenzio tombale. Non sarebbe il caso di richiamare i nostri militari in patria?

di Paolo Becchi
fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/11931054/becchi-golpe-turchia-ruolo-putin-salvataggio-erdogan-.html

mercoledì 20 luglio 2016

lunedì 18 luglio 2016

Attacchi a Nizza: lettera aperta di Bruno Guigue, al Presidente Holland



Bruno Guigue, l’autore della lettera che traduco nel seguito,  è un autore francese, nonchè analista politico, nato a Tolosa nel 1962. È professore di filosofia e relatore nelle relazioni internazionali per la istruzione superiore. Autore di cinque libri, tra cui: Aux origines du conflit Israélo-Arabe, l’invisible remords de l’Occident (L’Harmattan, 2002).

"Presidente Hollande, dopo che quest'attacco terroristico ha scosso il nostro paese, Lei si è riferito alla nazione con emozione e dignità, esprimendo la sua compassione per le vittime. Assumiamo quindi che Lei sia stato ben informato, poiché è stato in grado di puntare il dito dell’accusa immediatamente, sugli esecutori e ha chiamato la Francia a mostrare unità e solidarietà contro “il terrorismo islamico”
Ci ha invitato a serrare le fila e a radunare tutte le nostre energie per affrontare questa terribile minaccia. Ma tutta questa legittima chiamata alla coesione nazionale, quando il nostro paese si sente così vulnerabile, non dovrebbe proibire ai cittadini di fare domande sulle sue politiche. 
Dal giorno in cui Lei è stato eletto, ha affermato di stare  combattendo incessantemente il terrorismo. Ma in realtà, Lei sembra stia facendo esattamente l’opposto.
Anziché combattere il male, Lei sta concentrando i suoi sforzi contro coloro che lo stanno veramente combattendo. Lei ci dice che sta combattendo il terrorismo, ma Lei non cessa mai di demonizzare e fare delle campagne politiche contro la Siria e Bashar al Assad.
Lei ha condannato questa questo Stato sovrano agli errori degli stessi criminali che aprono il fuoco sui nostri caffè e ristoranti, questo Stato sovrano detestato dai Suoi alleati americano-sionisti, perché si rifiuta di piegarsi al loro diktat. I mercenari Jihadisti stavano cercando un obiettivo e Lei cinicamente ha dato loro Damasco
Sì, migliaia di giovani hanno subito il lavaggio del cervello dalla Sua propaganda e sono stati persuasi a prendere le armi contro questo stato disprezzato, che Lei sogna di bombardare fino all’oblivio.
Fu il suo Ministro degli Esteri, Laurent Fabius, che lanciò la missione, quando dichiarò che “Bashar al Assad non merita di vivere”e che Al Qaeda [Al Nusra Front] siriana, stava facendo “un buon lavoro” in Siria.
Lei può cercare di nascondere la sua responsabilità, ma noi possiamo vedere ora come questi attacchi commessi in Francia, siano un risultato diretto della sua politica estera fallita.
Perché non ci sono attacchi in Italia, Argentina o Giappone? I Francesi sono forse puniti collettivamente per il Suo rifiuto di cooperare con i servizi segreti siriani, per identificare gli Jihadisti francesi ed evitare che ritornino in Francia?
I nostri compatrioti sanno che Lei ha espressamente proibito il trasferimento di fondi alla maggioranza dei Siriani che vivono nelle aree sotto controllo del governo all'interno della Siria?
Per caso costoro sanno che Lei non ha mai espresso una sola volta il Suo dispiacere per la moltitudine di vittime siriane causate dalle atrocità di Al Qaeda o che Lei persiste nell'imporre sanzioni su queste persone che resistono incessantemente ad attacchi terroristici di massa?
Lei ha deciso di svolgere un ruolo nel conflitto siriano ed ha indorato la pillola del Suo coinvolgimento, usando pretesti di aiuto umanitario,  che ora stanno crollando come una casa di carte, e trasudano  puzza acre di idrocarburi. 
Lei ha trascinato la Francia in una palude che avrebbe dovuto essere evitata a tutti costi e Lei ha esposto il Suo popolo ad un effetto boomerang che porta con sé devastazione inimmaginabile. 

Lei ha portato in  casa la violenza che Lei  e i suoi alleati neo-colonialisti hanno scatenato.
>>> CONTINUA SU: 



domenica 17 luglio 2016

PERCHE’ IN GIAPPONE IL TERRORISMO ISLAMICO NON ESISTE!

GIAPPONE

Negli ultimi anni, oltre alla crisi economica, il mondo ha dovuto affrontare anche il problema emergente dell’estremismo islamico e, per confermare ciò, basta dare un’occhiata ai numeri sempre più crescenti degli attacchi terroristici nel mondo.
Dal 2011, con la comparsa sulla scena mondiale dell’ISIS, il numero delle vittime degli attacchi di fattrice islamica è nettamente cresciuto, assieme alla quota di Musulmani nel terrorismo mondiale che è sempre più in costante avvicinamento al 100%.
Nel 2013, secondo il Dipartimento di Stato Statunitense, un totale di 9.707 attacchi di origine terrorista è avvenuto in tutto il mondo, provocando più di 17.800 morti e più di 32.500 feriti. In aggiunta, più di 2.990 persone sono scomparse o sono state prese in ostaggio. Le informazioni riguardo i perpetratori sono state riportate, dal materiale di base, per il 32% degli attacchi terroristi nel 2013.
E di questo 32%, solo tre gruppi terroristici musulmani, i Talebani, ISIS e Boko Haram, sono stati ritenuti responsabili di 5.655 morti, all’incirca del 31.76 percento. Ciò vuol dire che della prima percentuale la stragrande maggioranza sono state perpetrate da soli tre gruppi terroristici, ossia più del 50% che esiste in questo mondo sempre più turbolento.
A questo punto sembrerebbe che non ci sia un singolo Paese dove i musulmani non possano innalzare le proprie bandiere, invece no! Esiste uno Stato abbastanza singolare, non uniforme al pietismo che oramai prevale sempre di più nel continente americano ed europeo, dove non è stato finora perpetrato un attacco terroristico sul proprio suolo. Il nome di questo Paese è il Giappone.
Ovviamente, si penserà che il Giappone ha raggiunto questo risultato attraverso politiche d’integrazione super efficaci, attraverso l’utilizzo delle più avanzate tecnologie ed assegnando miliardi di yen nella costruzione di centinaia di moschee e di scuole islamiche in tutto il territorio nazionale, vietando il maiale nei luoghi pubblici, introducendo ore separate per maschi e femmine nelle piscine, con i dottori maschili che non osano toccare i genitali delle loro pazienti, le donne musulmane che ottengono un immenso aiuto sociale ogni volta che hanno un figlio, i tribunali della Sharia introdotti nel sistema giudiziario giapponese ed, infine, il Corano che viene considerato come un testo sacro.
Niente di tutto questo. La soluzione a tale rompicapo è tanto semplice, quanto efficace: il Giappone è semplicemente chiuso ai musulmani, non nel senso che sono banditi, ma che il numero di permessi date alle persone provenienti dai Paesi islamici è molto basso. Ottenere un visto di lavoro non è facile per chi profeta la religione di Maometto, anche se sono fisici, ingegneri e manager mandati da compagnie straniere che sono attive nella regione. Come risultato, il Giappone è un “Paese senza musulmani”.
Non c’è una stima precisa della popolazione musulmana. Secondo la dichiarazione dell’ex presidente dell’Associazione Islamica Giapponese Abu Bakr Morimoto “per dirla francamente, solo un migliaio. Nel senso più ampio, voglio dire, se non escludiamo coloro che sono diventati musulmani per motivi, diciamo, matrimoniali, e non praticano la religione: allora il numero sarebbe di poche migliaia”.
Invece, uno dei leader della comunità Islamica in Giappone, Nur Ad – Din Mori, alla domanda “Che percentuale della popolazione totale del Giappone è musulmana?” ha risposto “Uno su centomila”.
Attualmente la popolazione Giapponese è di 130 milioni e quindi, se le risposte dei due leader Islamici sono corrette, dovrebbero esseri circa 1300 musulmani. Ma anch’essi, che hanno ottenuto i permessi dall’immigrazione e vivono da molti anni nel Paese hanno pochissime chance di diventare cittadini a tutti gli effetti.
Ufficialmente il Giappone vieta di esortare le persone ad adottare la religione dell’Islam, e qualsiasi musulmano che incoraggi ciò è visto come proselite di una cultura straniera indesiderabile. I promotori, per l’appunto, che sono troppo attivi rischiano la deportazione e, qualche volta, dure condanne di carcere.
La lingua arabe è insegnata in pochissimi istituti accademici: se ne può trovare, infatti, soltanto uno, l’Istituto Arabo Islamico a Tokyo. Inoltre l’università internazionale, sempre nella Capitale, non offre corsi di arabo. Importare il Corano in Arabo è praticamente impossibile, ed è permesso solo la versione adattata in Giapponese.
Fino a poco tempo fa, c’erano solo due moschee in Giappone: la Tokyo Jama Masjid e la moschea di Kobe. Ora, il numero totale di siti di preghiera è contato in circa trenta moschee a piano singolo ed un centinaio di stanze d’appartamento stanziati per le preghiere, e la società giapponese si aspetta, appunto, che tali persone preghino nelle loro case: non esiste, infatti, alcuna preghiera collettiva nelle strade o nelle piazze, e chi lo fa può ottenere delle multe molto “salate” o, in quei casi in cui la polizia giapponese ritiene seri, espellere dal Paese i partecipanti.
Dal punto di vista lavorativo, le aziende giapponesi in cerca di lavoratori stranieri fanno espressamente notare che non sono interessati ai musulmani. Non esiste alcuna traccia di Sharia, ed il cibo Halal è estremamente difficile da trovare.
La popolazione, in generale, tende a percepire l’Islam come una “religione strana e pericolosa” che un vero cittadino giapponese dovrebbe evitare, e gli omicidi avvenuti ad inizio anno dei due connazionali Haruna Yukawa and Kenji Goto per mano dell’ISIS non ha certamente migliorato la situazione.
La cosa più interessante, di tutto ciò, e che i giapponesi non si sentono in colpa per un approccio così “discriminatorio” all’Islam, e che non dovrebbero chiedere scusa ad alcuno per il modo negativo in cui percepiscono tale religione. Certamente fanno trattati economici con gli arabi per il gas ed il petrolio, questo sì, e mantengono buone relazioni con gli esportatori medesimi, ma non con l’islam, e neanche con l’immigrazione musulmana. E, cosa strana, i musulmani in Giappone non provocano rivolte, non marchiano i giapponesi come “razzisti”, non bruciano macchine, spaccano finestre, tagliano le teste dei soldati per essere stati in Afghanistan, Iraq o in qualunque altro posto sulla Terra – e non c’è stato un singolo giapponese vittima di un attacco terrorista sul proprio suolo nazionale negli ultimi trent’anni.
Che l’Europa, attanagliata non solo dell’estremismo islamico ma anche dell’immigrazione selvaggia, debba prendere da esempio il modello giapponese per trattare direttamente il problema? Chissà.
Articolo a cura di Cristiano Ruzzi dell’Associazione culturale Zeni

venerdì 15 luglio 2016

Julian Rose e il richiamo alla Grande Rivoluzione!







La vera rivoluzione parte da dentro. Non ci possono essere rivoluzioni esterne, senza che una interna accenda la miccia.
La parola “rivoluzione” deriva da “evoluzione” , un processo di crescente consapevolezza. Quindi la “ri-voluzione” è un ritorno, una rivisitazione, di uno stato di crescente consapevolezza. In questo caso è uno stato dinamico, in quanto associato ad un giro di ruota di 360 gradi.

Non c’è altro modo di cambiare la società, se non attraverso un processo di cambiamento negli individui che la costituiscono. Nemmeno è possibile cambiare la gente dall’esterno. Tuttavia è possibile ispirare un risveglio o un ri-risveglio dell’individuo o degli individui, condividendo energia da risvegliati
 
Questo è il significato fondamentale della parola ‘guru’ o insegnante. Ma è veramente molto raro, trovare un guru che predichi ma anche pratichi una vera consapevolezza crescente. Una consapevolezza olistica. Queste infatti sono vere qualità rivoluzionarie.

Ma la rivoluzione di solito non include messaggi di guru che elevino la coscienza. Puo’ darsi che sia perché molti si fermano al primo stadio e poi vanno oltre a fluttuare nell’etere. Quella fermata va sotto il titolo di “emancipazione spirituale”. Tuttavia l’emancipazione spirituale non è sinonimo di cambiamento olistico: la sola forza in grado di catalizzare la vera rivoluzione.  
 
L’emancipazione spirituale, tuttavia, è un’idea che attrae molti Occidentali, specialmente quelli che essenzialmente cercano di fuggire da qualcosa che li irrita nelle loro vite, dalle loro situazioni imbarazzanti irrisolte, dai loro vari blocchi. Forse perché cio’ pare offrire loro una sorta di liberazione – e persino una salvezza- 

O forse perchè è un modo per fuggire in un mondo di pacifica quiete, dove l’inazione viene ritenuta la sola azione che valga la pena intraprendere. Uno stato che si suppone liberi l’anima tribolata e consenta all’individuo di trovare un nuovo se stesso, all’interno di un “qui ed ora” che tutto include.

Ok, tutto bene fintanto che va. Ma non va lontano. Infatti, ora sto per suggerire qualcosa che qualcuno potrà trovare piuttosto shockante: potrebbe essere una delle ragioni principali per cui una vera rivoluzione non è ancora riuscita a materializzarsi. Per cui ha fallito di avverarsi nonostante simili pratiche siano svolte da migliaia di anni da parte di decine di migliaia di individui.

Molti credono di essere riusciti a raggiungere la “illuminazione” . E ancor piu’ molti milioni adorano i loro supposti maestri illuminati. Nonostante questa presunta “consapevolezza in crescita”, una vera, profonda rivoluzione su scala significativa, non è mai accaduta sulla Terra. 

>>> continua qui:
 http://www.thelivingspirits.net/una-nuova-cultura/richiamo-alla-grande-rivoluzione-non-culturale-e-sociale-ma.html

lunedì 11 luglio 2016

AMATO CONFESSA: Ecco come vi abbiamo portati nell’euro. Siamo alla follia.



Allucinante confessione di Giuliano Amato, deposta come se si trattasse di una marachella qualunque e non della vita di milioni di persone: sapevano, li avevano avvisati, avevano previsto tutto ma andarono avanti lo stesso! Portarono questo paese nell’euro pur consapevoli che difficilmente avrebbe funzionato. Ma non è una lezione di storia, non è il racconto della decadenza del Sacro Romano Impero. E’ qualcosa che sta succedendo adesso, qui. Andrebbe raccontato con ben altro sentimento di contrizione, non con questa nonchalance. Hanno giocato. Hanno perso, ma il debito di morte dobbiamo pagarlo noi. Siamo alla follia! Ecco le sue allucinanti parole.

fonte: http://www.byoblu.com/post/2015/01/07/amato-confessa-ecco-come-vi-abbiamo-portati-nelleuro.aspx

giovedì 7 luglio 2016

Anche gli storici bocciano Giorgio Napolitano: “E’ la vera minaccia della democrazia italiana”


Giorgio Napolitano bocciato anche dagli storici.

Nel nuovo saggio del ricercatore britannico Perry Anderson, recensito sull’ultimo numero della prestigiosa London Review of Books, è scritto senza possibilità di incomprensione che il nostro EX presidente della Repubblica è la vera minaccia della democrazia italiana. Visto in patria come il salvatore, “la roccia su cui fondare la nuova Repubblica”, Napolitano è invece “una vera pericolosa anomalia, un politico che ha costruito tutta la carriera su un principio: stare sempre dalla parte del vincitore”.

Nell saggio, dal titolo The Italian Disaster, Anderson parla appunto del disastro italiano, raccontato con la secchezza degli storici inglesi: una sequenza di fatti, date, pochi commenti e molti argomenti. La recensione, pubblicata su Dagospia, riporta la storia del nostro capo di Stato a cominciare dagli esordi:
da studente aderisce al Gruppo Universitario Fascista,
poi diventa comunista tutto d’un pezzo: nel 1956 plaude l’intervento sovietico in Ungheria,
nel 1964 si felicita per l’espulsione di Solgenitsyn, sostenendo che “solo i folli e i faziosi possono davvero credere allo spettro dello stalinismo”.
Fedele alla linea del più forte, vota sì all’espulsione del Gruppo del Manifesto per i fatti di Cecoslovacchia e negli anni Settanta diventa “il comunista favorito di Kissinger”, perché il nuovo potere da coltivare sono ora gli Stati Uniti.


Anderson sottolinea che “gli Usa e Craxi sono i nuovi fari di Napolitano e dei miglioristi (la corrente era finanziata con i soldi della Fininvest) e nel 1996 il nostro diventa ministro degli Interni (per la prima volta uno di sinistra), garantendo agli avversari che ‘non avrebbe tirato fuori scheletri dall’armadio'”. Ma il meglio Napolitano, secondo lo storico britannico, lo dà da presidente della Repubblica: 

“Nel 2008 firma del lodo Alfano, che ‘garantisce a Berlusconi come primo ministro e a lui stesso come presidente l’immunità giudiziaria’, dichiarato poi incostituzionale e trasformato nel 2010 nel ‘legittimo impedimento’, anch’esso dichiarato incostituzionale nel 2011”.

E poi una gragnuola di fatti: il mancato scioglimento delle Camere nel 2008, l’entrata in guerra contro la Libia del 2011 (scavalcando costituzione, senza voto parlamentare, violando un trattato di non aggressione), le trame con Monti e Passera per sostituire Berlusconi, modo – secondo Anderson – “completamente incostitzionale”. 

Per non parlare della vicenda della ri-elezione al secondo mandato (“a 87 anni, battuto solo da Mugabe, Peres e dal moribondo re saudita”) e delle ultime vicende, con il siluramento del governo Letta. Napolitano, che dovrebbe essere “il guardiano imparziale dell’ordine parlamentare e non interferire con le sue decisione”, scrive lo storico britannico, rompe ogni regola. 

“La corruzione negli affari, nella burocrazia e nella politica tipiche dell’Italia sono adesso aggravate dalla corruzione costituzionale”. E poi il caso Mancino e la richiesta di impeachment contro il presidente da parte di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso, e l’invocazione della totale immunità nella trattativa Stato-mafia, che Anderson definisce “Nixon-style”, termine che evoca scandali come il Watergate. “Ma gli esiti italiani sono stati diversi, come ben sappiamo”, fa notare lo storico.

fonte: http://www.newsitalys.com/2016/04/24/anche-gli-storici-bocciano-giorgio-napolitano-la-vera-minaccia-della-democrazia-italiana/

mercoledì 6 luglio 2016

Maurizio Blondet: Tranquilli, il Brexit è irreversibile




di Maurizio Blondet

Come?  Il popolo vota "leave", e si dimette il premier Cameron; si ritira Boris Johnson e adesso se  ne va anche Nigel Farage. "Da qui se ne vanno tutti", come dice una canzoncina. Un mio lettore mi scrive nel panico:  "Il Brexit sarà una catastrofe; chi guiderà la Gran Bretagna?".   Panico comprensibile in un italiano, che non sa cosa sia una classe dirigente nazionale, un'aristocrazia  capace di garantire la "continuity of government" da cinque secoli in qua.  Di fronte a quello che controlla silenzioso il Regno Unito, qualunque altro "Stato profondo"  è una superficiale imitazione.  Lì,  si può grosso modo identificare coi "Lord" e  con "Buckingham Palace", con lo MI6 sempre gestito da un Pari (mai che ci mettano un plebeo), con il Rito Scozzese legittimista e fedelissimo alla Corte. Di rado questo stato profondo si manifesta. Stavolta s'è manifestato.


Con una colonnina  scritta sul Telegraph da Sir William Hague, barone Hague di Richmond,   con un seggio ereditario alla camera dei Lord, da sempre ministro degli esteri della monarchia. Titolo: "We Conservatives are all Leavers now. We must unite to build a new and better Britain". Traduzione: "Noi Tories siamo tutti per il  Brexit, adesso. Dobbiamo unirci per  costruire una Gran Bretagna  nuova e migliore".

Lo si legga (vedi link a pie' di pagina), per apprezzare il tono sovranamente placato  di questa chiamata all'ordine e all'unità.  "Chiunque sia il prossimo leader conservatore, noi stiamo lasciando l'Unione Europea", assevera il barone di Richmond. Chi manifesta per chiedere un nuovo referendum, chi spera  che si tornerà indietro,  si illude. La decisione è "irreversibile",  martella.  E delinea per sommi capi la strategia di governo  dei prossimi anni.  Occorreranno "due forti posizioni di Segretario di Stato, una per gestire il negoziato con la UE e l'altra per i trattati commerciali con il resto del mondo e fare del regno un campione a tempo pieno di esportazioni". Sdoppiamento del ministero degli esteri, dunque.
Imprese inglesi temono di venire chiuse dal mercato unico europeo?

È un sacrificio che William Hague consiglia di accettare serenamente: "Non c'è modo di rassicurare queste imprese  sull'accesso continuato al mercato unico europeo, dal momento che quasi certamente sarà incompatibile col controllo dell'immigrazione". Ascoltino, tali imprenditori, "la gara nel dibattito conservatore  per sviluppare nuove idee per mantenere la Gran Bretagna alta nella classifica delle grandi nazioni con cui fare affari". Per intanto, propone una tassazione sulle imprese inferiore  al 15%;  anzi "del 12.5% come nella repubblica d'Irlanda", ciò che certamente diminuirà la tentazione delle aziende di trasferire la sede a Francoforte. "Tutti in Gran Bretagna  - conclude Hague -  compresi quelli di noi che hanno votato 'Remain', devono ora fare il salto mentale di accettare ciò che è accaduto e  lavorare a come compensare quel che abbiamo perso con nuovi vantaggi nazionali".
Meyssan ha dunque ragione?

Questo  conferma la tesi lanciata due settimane fa da Thierry Meyssan, e che allora è sembrato troppo campato in aria: che   il Brexit sia una decisione strategica  della "Gentry"  e di "Buckingham Palace", allo   scopo di riposizionare la City come centrale globale dove si negozia lo yuan, la moneta cinese.  Lo Stato profondo si allontanerebbe non solo dalla UE ad egemonia tedesca, ma soprattutto dagli Stati Uniti, che ormai giudica superpotenza  finita, e senza futuro.

"La City di Londra non è direttamente influenzata dal Brexit  - ricorda Meyssan - . Dato il suo status speciale di Stato indipendente sotto l'autorità della Corona, non ha mai fatto parte dell'Unione europea. Certo, non potrà più ospitare le sedi sociali di certe aziende che ripiegheranno verso l'Unione, ma al contrario potrà utilizzare la sovranità di Londra per sviluppare il mercato dello yuan. Già ad aprile, ha ottenuto i privilegi necessari firmando un accordo con la Banca centrale della Cina. Inoltre, dovrebbe sviluppare le sue attività di paradiso fiscale per gli europei".
Una tesi affascinante e  intelligente,  tutta da leggere (si veda link a pie' di pagina).

Forse troppo  intelligente, mi son detto -  anche se Meyssan, che è stato uomo dei servizi francesi per parte di padre, non è mai da prendere sottogamba.  A sostegno  della sua tesi, ci sono alcuni indizi.  La Regina Elisabetta s'è battuta a favore  del Brexit, dalla sua neutralità super partes  con astute fughe di notizie accuratamente gestite da Buckingham Palace per farle giungere ai tabloid popolari,   per far capire alle plebi monarchicissime cosa pensava sua maestà.

La  Hong Kong Shanghai Bank (HKSB, la storica banca imperiale della Guerra dell'Oppio) si è recentemente riposizionata a Hong Kong; l'interscambio  del Regno con la Cina è passato in pochissimo tempo da 20 a 80 miliari di sterline. Soprattutto, nel 2014 Londra ha voluto fortemente entrare  - sorprendendo lo stesso governo cinese -  come "socio fondatore"  nella AIIB, Banca Asiatica di Investimenti e Infrastrutture   creata dal governo di Pechino  per lo sviluppo della zona asiatica di sua egemonia,  infischiandosene dell'altolà di Washington  irritatissima, perché la AIIB  farà concorrenza al Fondo Monetario e alla Banca Mondiale,   gli storici strumenti del potere globale,  finanziario e imperiale,  anglo-americano.

"La City diverrà  la prima  clearing house per lo yuan fuori dell'Asia", annunciò allora il ministro economico, Gerge Osborne, conservatore.

Poi è arrivata la visita di Xi Jin  Pin  alla Regina,  accolto con tutti gli onori, e  con la decisione di farsi finanziare nel Regno Unito  due centrali atomiche di fabbricazione cinese ( il che ha segato le gambe alla europea Areva).  Un cambio di paradigma del potere britannico, con un cambio di "relazione speciale" dagli Usa alla Cina?  Una "relazione speciale"  a cui il Regno Unito porta alla Cina una dote ragguardevole. Come   ricorda Meyssan, Elisabetta II è -  nel Commonwealth - regina anche di Australia e Nuova Zelanda,  delle Isola Salomone e Papua New Guinea -  nella zona pacifica di interesse di Pechino - e per di più delle Bahamas, Belize, Grenadine  e relativi paradisi fiscali, Canada e Giamaica, Saint Lucia e Tuvalu.insomma il Regno Unito,  abbandonato dall'Europa, non resta solo soletto;  torna al Commonwealth,  che ha propaggini importanti nell'area di Pacifico a cui  la Cina ha bisogno di riversare i suoi capitali  in surplus, per farne l'epicentro mondiale del nuovo secolo - che non sarà più americano.

"Il Brexit redistribuisce la politica globale", per Meyssan. Il quale giunge paragonare l'evento al crollo del Muro di Berlino nel 1989, che provocò quel che sapete;   nel  dicembre 1991  si dissolveva l'URSS,  sei mesi dopo il Patto di  Varsavia  finiva, e si scioglieva il Comecon, il "mercato comune" fra paesi comunisti. La UE, dice il francese, farà la fine del Comecon,   di cui non fu nemmeno necessario negoziare lo scioglimento, perché   il paese che lo guidava non esisteva più - e la stessa Urss  veniva smantellata, anzi la stessa Russia ha corso il pericolo di smembramento, a  cui Putin si oppose con la guerra alla Cecenia. 

Spero che Meyssan abbia ragione, e  non scambi i suoi (e nostri) desideri per realtà. Temo che la UE sia intessuta da interessi più forti e  intricati del Comecon; basti dire che da quello tutti speravano solo di sfuggire, mentre qui  - a parte tutte le  classi politiche e le potenti burocrazie il cui destino è legato alla UE -  , persino nei paesi europei più depredati dall'egemonia di Berlino persiste una maggioranza  popolare a favore del "Remain" nella prigione dei popoli chiamata UE: e che in caso di referendum voterebbe per restare.

Un   altro punto in cui Meyssan forse non coglie nel segno: la Brexit   annuncerebbe lo smantellamento della NATO e, con il riavvicinamento del  Regno Unito al gigante cinese, anche i rapporti con  la Russia miglioreranno, e sarà la fine delle provocazioni belliciste che Usa,  Londra e  altri stati europei stanno  attaccando contro Mosca.  Lo Stato Profondo britannico ha da secoli un incubo, e  una mira strategica fondamentale, che si esprime più o meno così: impedire alla Russia di affacciarsi sui "Mari caldi",  siano l'Oceano Indiano, il Pacifico,  persino il Mediterraneo; lo ha fatto costantemente alleandosi nel caso coi più discutibili alleati (come ottomani,   savoiardi e  francesi nella guerra di Crimea),  tentando di occupare l'Afghanistan  per  sottrarlo allo Zar (subendo uno storico disastro imperiale).

È questo stato profondo che ha elaborato la teoria geopolitica  che va  sotto il nome di Sir Halford John Mackinder, e si esprime così: "Chi controlla l'Heartland comanda l'Isola-Mondo: chi controlla l'Isola-Mondo comanda il mondo».   Lo Heartland, questa immane distesa   di terra che  dal Baltico a Vladivostok, è  l'incubo inglese - perché 
irraggiungibile al mare e non controllabile con la flotta imperiale;  la Russia con la Cina controllano lo Heartland; dunque,   sono l'inciampo storico e inamovibile al potere globale britannico.

Londra inoltre - Lord Rotschil
d, precisamente - fornì a Khodorkovski le centinaia di milioni d dollari che bastarono allora  per impadronirsi del cespite petrolifero sovietico; era anche quello un modo geniale di impadronirsi della Heartland e dunque di controllare il pianeta; Putin ha mandato a monte quel progetto. Londra non dimentica. Se davvero  il dislocamento del Regno Unito cambierà i rapporti con Pechino, certo non li cambierà con Mosca. Anzi,   temerei che uno degli scopi del grande "salto di paradigma" che Buckingham Palace  ha operato,  voltando le spalle ai neocon americani, possa essere di staccare la superpotenza cinese dalla Russia. Dopotutto, la Cina - materialista, edonista,   assetata di speculazione finanziaria  e di  tutti gli altri giochi d'azzardo  - è più "occidentale" della Russia. Nel senso in cui  "occidentale" coincide col capitalismo terminale.  


fonte: http://www.maurizioblondet.it/tranquilli-brexit-irreversibile-lo-dice-barone-richmond/

martedì 5 luglio 2016

Jon Rappoport: Brexit, Stato Profondo e la macchina robotica della EU

brexit out 

by Jon Rappoport, 
trad. Cristina Bassi
Dobbiamo partire dal Brexit, che ha raggiunto la vittoria la notte scorsa (articolo del 24 giugno u.s., ndt). La Gran Bretagna lascia la EU. BOOM. Altri paesi europei sono pronti a proporre lo stesso referendum per il voto. E George Soros sta facendo soldi avendo investito in oro all'inizio del mese. Naturalmente. L'avvoltoio non dorme mai.

Parlando del denaro che fa denaro, i “post shock isterici” sui mercati, proprio dopo la proiezione della vittoria del Brexit, sono tutte manipolazioni artificiali e false al fine di provare un punto: vedete che succede quando un paese diserta il Nuovo Ordine Mondiale?
Nel mentre, le persone che ieri avevano veri lavori, li avranno ancora oggi. La vita continua. La Gran Bretagna continuerà a poter fare commercio con gli altri paesi, nonostante l'ammonimento di Obama, sul fatto che dovranno mettersi in coda per fare affari con gli Stati Uniti. Fesserie. Ciance. 

Obama sta fallendo nel suo lavoro come testa di legno dei Globalisti Rockefeller . Se ora non sarà in grado di ottenere la ratifica del Senato sul TPP e TTIP, costui sarà il fallimento del CFR  [ credo sia “Code of Federal Regulations] del decennio. Hillary, che si espose contro il Brexit, ora appare come un clown con un uovo in faccia. 

Dunque ma che cosa sta lasciando la Gran Bretagna andandosene dalla EU?
Se ne sta andando da un robot gigante, una struttura di infiniti numeri di sub-androidi, burocrati che hanno reso orribile la vita in Europa.

Maggior credito, immigrazione illimitata, bufere di regolamentazioni, arcigna correttezza politica. E tutto al servizio di una futura utopia, naturalmente.

Il vero lavoro della Unione Europea, è quello di disumanizzare la gente, per il bene dell’umanità… Questo il modo in cui operano burocrati-robot senza volto.
La EU è un'illusione di autorità, nel senso che pretende di avere il possesso esclusivo della conoscenza che creerà una vita migliore per tutta l’Europa. La EU si è costituita come macchina, una struttura a labirinto, così complessa che “deve avere valore”.

Assomiglia ad un supercomputer. “Abbiamo trilioni di pezzi di dati vitali. Possiamo pianificare il futuro in modo più competente di ogni entità piu’ piccola. Lasciate a noi i dettagli”. In tutti modi la EU è una copia del Profondo Stato Globale, inquietante.

>>> tutto l'articolo qui:
 http://www.thelivingspirits.net/societa-orwelliana/jon-rappoport-brexit-stato-profondo-e-la-macchina-eu.html

lunedì 4 luglio 2016

Il piano segreto di “Super-Stato” UE. Nessun confine tra i membri, nessuna banca centrale di stato, nessuna moneta propria, nuovo esercito UE!



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La maschera è finalmente caduta , il vero motivo del “BREXIT” è un pamplet di 10 pagine sul piano UE di Francia e Germania ora di pubblico dominio, sulla creazione di un “Super-Stato” dell’UE in cui i membri non sarebbero più nazioni indipendenti! A quanto pare, i 20 ministri dell’UE hanno già firmato il piano alle riunioni segrete di Berlino e Parigi, e i paesi che non hanno firmato ,sarà dato un ultimatum alla riunione di Praga nel corso della giornata : Accetti  o esci dall’Unione Europea.  

Questo documento è stato tenuto segreto ai cittadini britannici prima del voto sul BREXIT; apparentemente per nascondergli che avrebbero chiesto loro di rinunciare ad essere Stato!
Un superstato europeo al posto dell’Unione Europea, tale ultimatum sarà presentato ai paesi del Gruppo di Visegrad in una riunione a Praga, secondo il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier. Il “passed 20” e il portale tvp.info hanno descritto il piano del documento di 9 pagine, firmato dai ministri degli esteri a Berlino e Parigi.
Se le disposizioni del documento entreranno in vigore, invece che l’Unione europea  ci sarebbe uno Stato europeo, secondo i giocatori più potenti dell’UE, Francia e Germania.
 

NESSUNA SOVRANITA’
Gli Stati membri in realtà non avrebbero alcun diritto al proprio esercito, ai propri servizi speciali, a un codice penale separato, o a un sistema fiscale separato – comprese le tasse. Gli Stati membri non possono avere una propria valuta, o una banca centrale capace di difendere gli interessi finanziari dello stato-nazione.
Inoltre, gli Stati membri effettivamente perdono il controllo delle loro frontiere, e le procedure per l’ammissione e la ricollocazione dei rifugiati sul proprio territorio. Il progetto prevede anche l’introduzione di un sistema di visto uniforme e la condotta dei termini di politica estera comuni con altri paesi e organizzazioni internazionali.
Il documento limita anche il ruolo della NATO nel continente europeo .
Nel preambolo del testo, Francia e Germania hanno scritto:. “I nostri Paesi condividono un destino comune e un insieme comune di valori che danno luogo a un’unione sempre più stretta tra i nostri cittadini. Lavoreremo quindi per adoperarci per un’unione politica in Europa e invitiamo i prossimi cittadini europei a partecipare a questo sforzo. “Nove pagine del documento non lasciano dubbi in merito alla forma che si intende adottare.

FORZE ARMATE
Nel documento si legge in parte: “La minaccia per la sicurezza di un paese è uguale al rischio di altri, e crediamo che la nostra sicurezza sia una e indivisibile. Noi crediamo che l’Unione europea e l’ordine di sicurezza europea fanno parte dei nostri interessi fondamentali, e li difenderemo in tutte le circostanze.

Francia e Germania condividono una visione comune dell’Europa come unione della sicurezza, basata sulla solidarietà e l’assistenza reciproca tra gli Stati membri, sostenendo la sicurezza comune e la politica di difesa. Garantire la sicurezza dell’Europa, così come la partecipazione nella costruzione della pace e trovano che la stabilità globale sia al centro del progetto europeo.”Germania e Francia propongono l’istituzione del corpo chiamato ” European Security Compact “, si tratta di” tutti gli aspetti della sicurezza e della difesa a livello europeo “e quindi” garantire la sicurezza dei cittadini dell’UE a tutti i livelli “.

 “L’UE dovrebbe essere in grado di progettare e realizzare entrambe le operazioni civili e militari in modo più efficiente, con il supporto di permanenti catene di comando civili-militari. L’Unione dovrebbe poter contare sulla costante scontata forza di reazione rapida ed essere in grado di fornire meccanismi di finanziamento comuni per tali attività. 

 Nel quadro della cooperazione europea, gli Stati membri decidono di istituire una struttura permanente di cooperazione nel campo della difesa, assieme alla possibilità di eseguire operazioni di difesa in modo flessibile. Nelle situazioni in cui è necessario,  i paesi dell’UE devono prendere in considerazione la creazione di forze di mare o acquisire altri tipi di capacità delle risorse appartenenti all’UE. “
 
I SERVIZI SPECIALI (INTELLIGENCE / SPIONAGGIO)

Uno dei primi passi verso la creazione di un sistema di intelligence del nuovo stato , l’idea della Germania e la Francia è “di creare un sistema comune di analisi del nostro contesto strategico e una comprensione comune dei nostri interessi. Francia e Germania propongono che sia l’UE a rivedere regolarmente il suo ambiente strategico, da discutere nel Consiglio affari esteri e nel Consiglio dell’Unione europea. Queste indagini saranno attuate tramite una “struttura indipendente, in grado di valutare la situazione, in base alla storia dell’UE, il centro delle operazioni e delle competenze al di fuori delle Istituzioni europee. “Questa struttura di primo piano porta alla ” analisi strategica di intelligence , approvata a livello europeo. ”

Francia e Germania, inoltre postulano, la nomina di una piattaforma europea per la cooperazione tra intelligence “, nel rispetto delle prerogative della nazione che utilizza gli strumenti esistenti, migliorare lo scambio di dati,  pianificazione  degli stati nello scenario delle minacce da gruppi, nonché la creazione per una  ” capacità di risposta europea” e un ” corpo europeo di protezione civile.”

NESSUNA LEGGE PENALE ESCLUSIVA NAZIONALE
Il Pubblico Ministero europeo e il codice penale nel documento, aumenta i poteri dell’Ufficio del Procuratore Europeo, che agiscono solo in difesa degli interessi finanziari dell’UE. Gli autori ipotizzano un aumento dei suoi poteri nella lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata. Secondo gli autori, ” questo richiederebbe l’armonizzazione dei codici penali tra gli Stati membri “.

NESSUN CONTROLLO SOVRANO DEI PROPRI CONFINI
Se questo piano entra in vigore, le disposizioni proposte del piano nazionale, tedesco-francese dell’UE, i membri perderebbero il loro diritto di gestire la propria politica migratoria: “Non ci dovrebbero essere più risposte nazionali unilaterali alle sfide della migrazione e della crisi (… ) la Germania e la Francia sono convinti che sia giunto il momento di introdurre una vera politica integrata in materia di asilo, rifugiati e migrazioni “.
Per attuare questa politica, si propone di stabilire  ” le prime guardie di frontiera multinazionali e della guardia costiera ” a cui gli stati-nazione delegherebbero il personale a Frontex .

DIVISIONE OBBLIGATORIA DEI RIFUGIATI
Il documento prevede anche sanzioni sulle quote di migrazione forzata per gli Stati membri:. “La situazione in cui l’onere della migrazione è in modo non uniforme a carico di un numero limitato di paesi non è sostenibile. In primo luogo, il Sistema  Dublino deve essere migliorato, fornendo meccanismi permanenti di collegamento e ripartizione dell’onere dei migranti tra gli Stati membri “.

Colloqui tra Francia e Germania sui rifugiati provenienti dall’Africa
Secondo la posizione comune di Francia e Germania, successive ondate migratorie sono condotte dopo un po ‘il tempo a parlare con partner esterni, “la Germania e la Francia hanno già iniziato i colloqui per conto della UE, sulla migrazione ad alto livello, con un numero di paesi africani ed estendono questo dialogo a quello successivo.
Le cause principali della migrazione, come la povertà, l’insicurezza e l’instabilità politica dovrebbero essere di interesse per l’Unione europea. ”

L’Unione Monetaria Europea
Una delle parti più complete del documento sono le questioni relative all’allargamento dell’Unione Monetaria, o la realizzazione di una moneta comune – l’euro. Gli autori scrivono, tra le altre cose: “Tuttavia, dobbiamo ammettere che la crisi dell’euro e le sue conseguenze hanno dimostrato alcune carenze che rendono i cittadini  dubbiosi sulle compatibilità delle singole promesse sulla cartella di valuta,  prima della sua introduzione, e dubitano persino della saggezza di mantenere il progetto euro. Tuttavia, abbiamo intenzione di nuovi procedimenti su tre fronti contemporaneamente: il rafforzamento della coesione economica, migliorare la giustizia sociale e la responsabilità democratica per aumentare la resistenza agli shock, in modo da garantire l’irreversibilità dell’euro.

L’EURO “senza se ”
Gli autori riconoscono anche che i requisiti per l’adesione all’Unione Monetaria e le implicazioni fiscali connesse alla sua realizzazione, sono “più alte di quanto chiunque avrebbe potuto prevedere quando è stato introdotto l’euro.” Pertanto, la Francia e la Germania “devono rispettare i diritti degli altri sul decidere quando introdurre la moneta comune.”
Lo sviluppo dell’Unione Monetaria Europea richiederà – secondo gli autori – l’intensificazione del processo politico, così come la divisione tra lo Stato, per il costo del carico fiscale: “Alla luce degli squilibri esistenti, approfondendo l’UEM non lo farà essere come il Grande Bang, ma è piuttosto il risultato di una evoluzione pragmatica e graduale, tenendo conto dei problemi di crescita economica e dell’occupazione. ”

La parte comune di politica fiscale della nuova Unione Monetaria Europea sarà anche la questione della capacità fiscale dei paesi membri. La mancanza di una politica comune in questo settore è, di secondo  “la pietra angolare mancante dell’Unione Monetaria Europea”, e “a lungo termine, dovrebbe garantire la stabilità macroeconomica nell’area dell’euro, e limitare i trasferimenti unilaterali”, gli autori,  in pratica devono essere intese come una chiamata a creare un sistema fiscale uniforme in tutta la futura Unione Europea, riducendo l’esistente concorrenza fiscale tra i paesi membri.

SuperStation95 ha ottenuto il documento di fonte governativa originale da una fonte in Germania. Il documento, in file PDF, è in lingua tedesca ed è ora disponibile per il download QUI 

AGGIORNA:

Questa vicenda è  confermata dal London Daily Mail e dal  giornale The Express , dodici ore dopo SuperStation95 ha diffuso questa notizia. I nostri lettori l’hanno ottenuta per primi, capito…

fonte: http://www.maurizioblondet.it

domenica 3 luglio 2016

Mebro Globalista James Traub chiede alle elite di insorgere contro le masse ignoranti

 
 
 
MEMBRO DEL GLOBALISTA Council on Foreign Relations (CFR) e Bilderberg, fa appello perchè i mebri delle elite si elevino in protesta contro le masse ignoranti...

"Se mai aveste voluto guardare dentro la testa dei cretini che albergano in certi gruppi come il Council on Foreign Relations (CFR) e Bilderberg...eccovi soddisfatti.

James Traub, che nella sua vita non ha fatto altro se non essere nato nella fortuna dei Bloomingdale, ha appena lanciato un appello alla elite perchè insorga con la non-elite, che lui chiama "masse ignoranti".

Chiama le elite alla sommossa ma non spiega come. Difficile seguire il suo scritto. E' pieno di parole ma senza sostanza vera, esattamente come c'è da aspettarsi da uno che non ha mai dovuto lavorare per conquistarsi qualcosa.
 
Tuttavia dice che "Non si tratta della sinistra verso la destra, ma dei sani di mente contro gli stupidi arrabbiati"

Beh si ha ragione, non si tratta della sinistra o della destra, perchè sono entrambe la stessa cosa, in un posto come gli USA [l'autore dell'articolo conosce poco altri paesi...ndt]. O almeno in questo scegliere-ogni-quattro anni-il male-minore. Trump in realtà sembra piu' a sinistra di Killary e Killary è decisamente un tipo SPA pro guerra piu' di Trump.

Ma Traub invece dice che si tratta "dei sani di mente contro gli stupidi arrabbiati".

Se non siete arrabbiati per questo sistema globalista e tirannico che si sta mettendo insieme molto in fretta intorno a voi, allora non siete sani di mente...oppure amate la sottomissione o come Traub, siete uno degli architetti di questo sistema malvagio"
 
traduzione Cristina Bassi www.thelivingspirits.net
 

sabato 2 luglio 2016

Nigel Farage al Parlamento EU dopo la vittoria del Brexit




Nigel Farage 577737

IL DISCORSO DI FARAGEin sintesi
" 17 anni fa ridavate tutti di me, ora non piu eh? E la ragione è semplice. Voi- come progetto politico- siete in negazione. Negate che la vostra valuta stia fallendo. Siete stati bravissimi ad imporre la povertà nel Mediterraneo. La ragione per cui la Gran Bretagna ha votato come ha votato è a causa del vostro inganno, non avete mai detto la verità ai Britannici o al resto dei Popoli. 

Avete proposto una unità politica e quando nel 2005 la Francia votò contro quella unione politica, respingendone la costituzione, li avete semplicemente ignorati e riproposto il Trattato di Lisbona dalla porta di servizio. 

Quel che han fatto le persone normali, quelle che sono state oppresse ed hanno visto diminuire i loro standards di vita, è respingere le multinazionali, le banche commerciali, la grande politica: hanno invece detto che rivogliono indietro il loro paese.
  Rivogliamo i nostri confini e quelli ittici, vogliamo essere un paese normale che si autogoverna ed è indipendente. Questo è quel che abbiamo fatto e che deve accadere.

Offriamo cosi una maggiore speranza ai democratici nel continente europeo .
Ho fatto la mia predizione stamattina: In Regno Unito non sarà il solo paese a lasciare la EU. 


>>> tutto l'articolo qui:
http://www.thelivingspirits.net/societa-orwelliana/nigel-farage-al-parlamento-eu-dopo-la-vittoria-del-brexit.html

 

venerdì 1 luglio 2016

La Gran Bretagna potrebbe restare nella EU, dato che Londra non ha idea di come andarsene...

US Secretary of State John Kerry © Nicolas Asfouri

La Gran Bretagna potrebbe restare nelle EU in un pevedibile futuro, dato che Downing Street sembra non sappia come negoziare il divorzio: cosi ha detto il Segretario di Stato  USA John Kerry in Colorado all 'Ideas Festival" dell' Aspen, un giorno dopo aver parlato con il Primo Ministro David Cameron. 

La UK dovrà implementare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona per potere abbandonare la EU e potrebbe essere un processo che dura mesi se non anni, prima che sia formalizzata una uscita
Questo implicherebbe una serie di rinegoziazioni di trattati ed altri mal di testa per la Gran Bretagna


“Questo è un divorzio motlo complicato,” ha detto Kerry nell'udienza in Colorado, giorni dopo la dichiarazione  di dimissioni da parte di Cameron. Il PM britannico si sente "impotente" a negoziare l'uscita del paese, cosa per cui ha fatto una campagna contraria. Secondo il Segretario di Stato, questa è una "è una giusta conclusione: uscire e iniziare a negoziare una cosa in cui non credeva e che non sapeva come fare.”’

fonte: https://www.rt.com/news/348875-brexit-may-not-happen/?utm_source=browser&utm_medium=aplication_chrome&utm_campaign=chrome