UN BLOG PER TENERTI SVEGLIO

UN BLOG PER TENERTI SVEGLIO
Notizie dal mondo, soprattutto da fonti internazionali, che il mainstream non riporta.

Translate

Cerca nel blog

Caricamento in corso...

lunedì 27 luglio 2015

Syriza messo al servizio di Tsahal


kagan-pnac-family


Il governo Syriza, il 19 luglio, ha firmato un’alleanza con Israele. Un’alleanza militare, o meglio di sottomissione. La cosiddetta alleanza comprende infatti la clausola di cosiddetto “status of forces”,   la quale “offre immunità legale ad entrambe le forze armate quando l’una si addestra nel paese dell’altra”. 

Un solo altro paese ha firmato con Israele un accordo identico: gli Stati Uniti d’America, l’Impero del Caos attualmente sotto il dominio della famiglia Kagan-Nuland (come ammette Zero Hedge)
http://www.zerohedge.com/news/2015-07-26/meet-kagans-seeking-war-end-world
Siccome è improbabile che la reciprocità venga esercitata, che l’esercito ellenico si addestri in Israele, è evidente il significato di questo trattato: dai creditori è stata pretesa questa estrema prova di servaggio alla Grecia ribelle. Naturalmente, il fatto che la Grecia sia membro della NATO implica che anche noi siamo “alleati” dell’esercito che ogni due anni bombarda un milione e mezzo di civili, la metà dei quali soto i 15 anni, nel territorio strangolato di Gaza. Del resto, le forze aeree israeliane si esercitano quanto vogliono con la NATO in Sardegna; il nostro servaggio non è meno totale. Solo, è alquanto più segreto.

Anche se Matteo Renzi ha quasi svelato tutto nella sua recente visita a Netanyahu: «Israele è il paese delle nostre radici, delle radici di tutto il mondo e anche il paese del nostro futuro».  Sic: “Il paese del nostro futuro” . Aggiungendo che i legami con lo stato ebraico «sono molto forti, in particolare forti in politica estera», e che “la sicurezza di Israele”   gli sta a cuore più di ogni altro problema   nel Mediterraneo, più del caos provocato in Libia, più della Turchia che procede all’eradicazione dei curdi fingendo di bombardare l’USIS in Siria (ISIS, volevo dire), quei curdi che hanno il torto di stare battendo l’ISIS.

Ma torniamo ai poveri greci.
Moshe Yalon, il ministro della guerra, generale di stato maggiore di Tsahal, era molto contento: “Ciò prova l’importanza delle relazioni fra i nostri due paesi”. Il ministro greco della difesa,  il rosso Panos Kammenos,   inghiottendo saliva, ha giustificato la cosa nel quadro della (ve lo immaginate già) “lotta al terrorismo” islamico.
E pensare che solo a gennaio, il Jerusalem Post salutava con preoccupazione l’affermazione di Syriza: “E’ una mala novità per Israele.”. E il Times of Israel: “Alcuni di quelli che stanno salendo a posizioni di governo erano sulla Freedom Flotilla nel 2010”. Allusione alla nave turca che portava aiuti a Gaza e il glorioso Tsahal aggredì in acque internazionali con commandos, ammazzando parecchie persone, da una lista che avevano.

Evidentemente s’è corso ai ripari. Del resto si hanno dovunque amici. Nel 2014 il professor Aristotile Tziampiris   pubblicava “The Emergence of Israeli-Greek cooperation, testo profetico che subito pubblicò una casa editrice ben nota, la tedesca Springer. Del resto Tziampiris è, all’università del Pireo, direttore del Center for International and European Affairs, filiale di una organizzazione dallo stesso nome con sede a Bruxelles, il che chiarisce tutto.
Che tipo di esercitazioni terrà il glorioso Tsahal in Grecia? Perché ne ha bisogno?

Badi Benjelloun, un analista di Dedefensa, passa in rassegna varie ipotesi.   Per esempio un utile completamente dell’accerchiamento dei campi petroliferi del Mediterraneo orientale da cui Israele si aspetta l’autosufficienza energetica, oltreché la salita allo status di paese petrolifero esportatore. E’ questa, si ritiene, una delle motivazioni per cui l’Impero del Caos vuole assolutamente rovesciare Assad, il siriano, con Al Qaeda e Al Nusra (oggi Usis). Ma questi favolosi giacimenti stanno deludendo, tant’è vero che Total ha rinunciato alle prospezioni che s’era fatta affidare dala Compagnia Cipriota degli idrocarburi. Il campo di Tamar, aggiudicatosi dalla israeliana Delek insieme al gruppo texano Noble Energy, non rende; il parlamento ebraico ha intimato a Netanyahu di ritirare la concessione al consorzio…

Altra ipotesi, un controllo militare ravvicinato della Turchia, il fedelissimo alleato NATO un po’ troppo intraprendente: alleato di Israele contro l’Iran ma partner della Russia con il nuovo Southstream (che escluderà l’Ucraina dal ricatto energetico),   complice dell’ISIS   contro la Siria ma non nel modo giusto; la quella di Erdogan che s’è piegata (come la Tunisia) a concedere agli Usa la base di Incirlik per bombardare l’USIS (le forze siriane di Assad) ma ne approfitta   per sradicare i curdi, a cui è stato promesso uno stato proprio ritagliato da tre, Irak, Siria e Turchia; una Turchia che dà un contributo all’Impero del Caos, però fuori della linea. Ed è  in complesso troppo indipendente –e troppo grossa per essere schiacciata e umiliata come una pulce.  Facile pensare alla tradizionale avversaria dell’ottomanismo, Atene, come   prona ad essere istigata su questo versante (allo stesso modo l’Ucraina è stata utilizzata per la sua russofobia).

Infine,   il celebrato know-how israeliano nella repressione interna può essere utile ad un governo greco che dovesse sedare rivolte   in piazza; già nel 2009, il ministro francese dell’Interno utilizzò quella preziosa competenza per stroncare la rivolta delle banlieues. E’ vero che il ministro si chiamava Sarkozy, in esteso Sarkozy De Nagy Bocsa.

Benjelloun offre un tratto di colore: non è la prima volta che un generale israeliano si interessa di un pezzo di terra ellenica. Il pezzo, era allora una isoletta dell’Egeo molto vicina ad Atene, il che ne faceva un ghiotto bersaglio per mire di sviluppo turistico: l’isoletta di Patroclos.
http://en.protothema.gr/owners-sue-state-over-private-isle-close-to-cape-sounion/

Un immobiliarista di nome David Appel si interessò allo sviluppo di Patroclos:   villaggi turistici con casinò.   Per lo scopo, fondò una ditta in cui diede lavoro un giovinotto per 20 mila dollari al mese. Il giovine si chiamava Gilad Sharon, uno dei figli di Ariel Sharon. Il generale copertosi di gloria congli stermini di Gaza, allora era ministro d egli esteri a Tel Aviv.  In Sion si innestò uno scandalo; la miccia fu subito spenta. Sharon padre cadde nel coma cerebrale da cui uscì’ per andare a morte, otto anni dopo. Gilad fu intoccato. Adesso che le necessità della Grecia la predispongono a svendere i suoi patrimoni, non stupirebbe vedere che l’interesse israeliano per Patroclos torna vivo.

fonte: http://www.maurizioblondet.it/syriza-messo-al-servizio-di-tsahal/

venerdì 24 luglio 2015

Israele vuole la guerra con l'Iran

http://www.davidicke.com/wp-content/uploads/2015/03/Untitled-33-587x293.jpg

trad immagine: L'Iran risponde al Male:

"Il regime che occupai suoi vicini, ammazza donne e bambini innocenti, e nega loro i dirtitti fondamentali ... ci fa lezione sui diritti umani". Presidente Hassan Rouhani  - davidicke.com

---------------

REPETITA IUVANT: ISRAELE VUOLE LA GUERRA CON L’IRAN, E L’AVRA’.


PAOLO SENSINI – Israele vuole la guerra a tutti i costi con l’Iran, e l’avrà. E’ solo questione di tempo, ma il countdown è già iniziato. Al Congresso statunitense e sui media la mobilitazione della Lobby è da codice rosso, e nulla resterà intentato per affossare l’accordo (5+1) voluto da Obama. In un intervento davanti ai parlamentari del Likud, Netanyahu ha criticato il Consiglio di sicurezza dell’ONU per aver dato un riconoscimento a “un Paese (l’Iran) che infrange sistematicamente le risoluzioni del Consiglio di sicurezza”. 

Una motivazione che ha dell’incredibile per uno Stato, Israele, che dal 1948 in avanti se ne è sbattuto allegramente di ben 74 Risoluzioni ONU a suo carico e si è costruito, in barba a tutti i trattati vigenti, un arsenae atomico senza dover rendere conto a nessuno. E’ chiaramente una proiezione psicanalitica, ma è noto che gettare le proprie colpe in faccia ai nemici funziona sempre. 

E Israele lo sa bene. Qualsiasi altro Paese, infatti, sarebbe stato costretto a prendere atto di tali Risoluzioni con le buone o con le cattive ma per lo Stato Ebraico, si sà, non valgono mai le stesse regole che valgono per tutti gli altri. L'”opinione pubblica” tende a dimenticare subito la storia, ma quando il circo mediatico inizierà a martellare ossessivamente brandendo un casus belli qualsiasi per muovere guerra all’Iran, forse qualcuno ne serberà memoria. La dinamica è sempre invariabilmente la medesima e anche questa volta, ahimè, ne avremo l’ennesima conferma. Repetita iuvant

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2015/07/20/netanyahuaccordo-vienna-avvicina-guerra_becb4884-3e9e-45e4-919a-8930d134ab6c.html 

fonte: http://www.maurizioblondet.it/repetita-iuvant-israele-vuole-la-guerra-con-liran-e-lavra/

giovedì 23 luglio 2015

Siamo allo schiavismo 2.0...

Paolo Sensini

LO SCHIAVISMO 2.0 DEGLI “IMPRENDITORI DEI BUONI SENTIMENTI”

 

Che altro fare? Dopo aver creato (con guerre criminali come quelle in Libia e Siria) e montato ad arte il problema “immigrazione”, eccoci giunti al suo “naturale” sbocco: il lavoro servile, cioè nessuna compensazione monetaria in cambio della propria attività. Una volta riempito ogni spazio “ricettivo” ed esasperato ben bene la situazione sui territori, in quale altro modo procedere? Ma è ovvio, far lavorare i “migranti” gratis. 

Peccato che queste centinaia di migliaia di persone servano come cavie e testa d’ariete per un esperimento sociale su ampia scala. I buonisti e gli “antirassisti” di professione, che ne siano consapevoli o meno, mostrano così la loro vera natura di utili idioti al servizio dei moderni negrieri. Domani, visto che l’uomo è un animale che si abitua a tutto, sembrerà normale che le amministrazioni e altri “soggetti” impieghino abitualmente personale senza corrispondergli alcuna retribuzione. 


O meglio, in cambio di un po’ di cibo, qualche abito e un giaciglio per la notte. Punto. Del resto tale esito lo si è già propiziato con un’inizativa introdotta dall’articolo 24 della legge n. 164 dell’11 novembre 2014, denominata “Sblocca Italia”, e voluta dal governo Renzi. Per capirci: le amministrazioni comunali sono autorizzate a realizzare un “patto di collaborazione” tra cittadini (che, per esempio, non sono in grado di pagare i tributi) e l’amministrazione comunale che in cambio potrà richiedere agli stessi la pulizia delle strade, interventi di manutenzione, abbellimento di aree verdi, ecc. ecc. 


Ed eccoci arrivati, con gli opportuni aggiornamenti del caso, allo schiavismo 2.0. Il tutto, non c’è bisogno di sottolinearlo, in salsa rigorosamente “democratica”. Ma non finisce certo qui, perché la cosa si allargherà presto a 360° e non coinvolgerà più solo i “poveri profughi”, ma anche tutti quei giovani e meno giovani i-tagliani che al momento si trovano sprovvisti di un lavoro remunerato. 


Vuoi continuare a sopravvivere? Adeguati alla “nuova” situazione, se no crepa! Le porte dell’inferno sono sempre lastricate di buoni sentimenti, e gli “imprenditori della bontà” un tanto al chilo si rivelano essere nient’altro che gli apripista di un mondo mostruoso.


fonte: http://www.maurizioblondet.it/lo-schiavismo-2-0-degli-imprenditori-dei-buoni-sentimenti/

mercoledì 22 luglio 2015

Di Maio, M5S, Tsipras e la volontà popolare













In Grecia aumenterà l'Iva e si farà una riforma delle pensioni peggio della Fornero, si svenderanno altri beni di Stato e il turismo sarà massacrato dall'abolizione del regime agevolato per le isole. Vedo il Pd esultare, Ncd fare salti di gioia, anche i partiti (la cosiddetta sinistra italiana) che erano in piazza ad Atene, adesso gridano vittoria.
Vorrei scandalizzarmi, ma non ci riesco. Mi meraviglierebbe il contrario. 

Quelli che oggi in Italia esultano per l'accordo greco, sono coloro che in passato hanno votato la Fornero, massacrato le imprese e fatto impennare la disoccupazione giovanile.
Io non me la prendo con la Merkel, che ha vinto di nuovo curando gli interessi della Germania a scapito dei cittadini greci. Io ce l'ho con questi politici senza spina dorsale, che non hanno il coraggio di farsi rispettare. 


Festeggiano la disfatta di un intero popolo preso in giro anche dai suoi governanti. Dimostrano di non aver imparato niente da quanto accaduto in Italia negli ultimi anni. Le stesse riforme, da noi hanno prodotto gli esodati, migliaia di suicidi di imprenditori e il picco del 46% di disoccupazione giovanile. 


Io ero ad Atene domenica e lo dico chiaramente: Tsipras ha tradito il referendum e la democrazia. 


Credo in un'Italia ed un'Europa dove al centro delle politiche pubbliche si mettano la persone e non gli affari. E non ci ho perso la speranza. La Grecia era ad un passo dalla sua libertà, dopo il referendum doveva solo tenere duro ai tavoli europei, purtoppo però è mancato l'attaccante per andare a rete.


Noi ci riprenderemo la nostra libertà, vi dimostreremo che un altro modo di fare politica in Europa esiste e passa per l'ascolto della volontà del popolo.


fontehttps://www.facebook.com/luigidimaio?fref=nf

martedì 21 luglio 2015

Psicopatici al comando...

psychopath  


Conflitto/ competizione è la linfa vitale dello psicopatico. Il  contagio psicologico finale può essere sradicato solo attraverso la chiarezza, la comprensione e l’evitare i ciclici processi tra psicopatia/ sociopatia e competizione come dinamica umana.
Dobbiamo scegliere invece una via diversa , sviluppando consapevolmente mutua empatia e una conseguente maturazione del “sistema di pensiero 2” , ovvero della creatività e del pensiero complesso che gradualmente avanzano quando si fa questa scelta.
Gli psicopatici e i loro costrutti (multinazionali, partiti politici) hanno bisogno di essere identificati, evitati e isolati in modo tale da non avere più ulteriori influenze distruttive su luoghi di controllo o dove si operano decisioni importanti.
La competizione genera pochi vincitori e molti perdenti e una gerarchia insidiosa di sfruttamento. Gli organi della società, che sono stati pervertiti al punto da riflettere i modi psicopatici e loro obbiettivi, vanno sradicati insieme alla competizione e va usata invece la nostra intelligenza superiore acquisita, per concentrarci su un beneficio reciproco, che abbia alla basa una vera sinergia con l’ambiente e la  creatività.
Per comprendere pienamente l'effetto dello psicopatico, dobbiamo renderci conto della natura infantile e stupida del suo pensiero e comportamento, e della sua incapacità di un'impresa creativa, cose che lo tengono in uno stato infantile dipendente. 
Costui può solo prendere oppure, vuole che gli si dia cosa vuole e necessita, ecco perché si concentra così tanto sulle sue capacità infantili di manipolare gli altri per soddisfare i suoi bisogni. Costui fa tutto ciò in modo amplificato e sofisticato, grazie ad anni di tentativi ed errori, in cui ha spinto i pulsanti emozionali della gente, usato tattiche emotive di seduzione, il rifiuto e la minaccia in tutte le sue varianti.
Sfortunatamente gli attributi di controllo dello psicopatico, sono di successo in un contesto competitivo come quello politico ed economico, in cui intere popolazioni sono state soppresse nel loro sviluppo, sia intellettualmente che empaticamente, dalla culla alla tomba, applicando la competizione. 

lunedì 20 luglio 2015

Luglio 1943: Gela contro le truppe “anglomafiose”

141[1] 
Gela, 13 lug – Settantadue anni fa nella piazza del Duomo di Gela si respirava aria di morte. Poche ore prima si era consumata nelle strade della cittadina siciliana una battaglia all’ultimo uomo tra le truppe dell’Asse e gli invasori.
La popolazione non rimase a guardare e diede man forte al Regio Esercito e agli alleati tedeschi. È vero la storia ufficiale dice ben altro. Ma, la verità alla fine viene fuori. Sono gli stessi archivi dell’esercito statunitense a confermarci che l’invasione della Sicilia non fu una passeggiata di salute. 

Ma, questo dato non basta. Il tema forte, però, è un altro: la collaborazione di Cosa nostra con gli invasori. Proprio per questo ieri l’Associazione Libera (che si batte contro tutte le mafie) avrebbe dovuto organizzare una bella manifestazione per non dimenticare. Ma, forse ciò che andava rammentato faceva paura a Don Luigi Ciotti, leader della sopracitata organizzazione. Il prelato da strada avrebbe dovuto spiegare ai suoi democraticissimi seguaci che i partigiani in Tricania non portavano il fazzoletto al collo, ma preferivano la coppola in testa e la lupara in mano. Insomma la resistenza al nazifascismo era prerogativa dei padrini. Vediamo perché.

Tra il 9 ed il 10 luglio del 1943, iniziò la campagna delle forze alleate per la liberazione dell’Italia dai nazi-fascisti. L’operazione venne denomimata “Husky” (cane da slitta) e vide sbarcare in Sicilia 160 mila uomini tra britannici, statunitensi e canadesi. Ma qualcuno negli anni studiando l’evento ha fornito particolari assai interessanti. Uno di questi è Michele Pantaleone da Villalba, esperto di storia della mafia. Egli raccolse testimonianze e documenti, confermati dalla “Commissione Parlamentare Antimafia” del 4 febbraio del 1976, dimostrando quello che solo i vecchi nostalgici osavano affermare. Vediamo nel dettaglio questa ricostruzione.

ADVERTISEMENT
La Commissione Parlamentare Antimafia accertò, infatti, che: “Numerosi emissari dell’Esercito Americano, vennero inviati preventivamente in Sicilia, al fine di preparare psicologicamente l’isola allo sbarco e di prendere contatti con gli uomini di cosa nostra. L’avvocato Moses Polakoff, difensore del mafioso americano Mayer Lansky, prese i contatti, non solo con quest’ultimo, ma persino con il siciliano Lucky Luciano (per l’anagrafe Salvatore Lucania) a quel tempo in carcere in America. Luciano mise in contatto in Comando Generale Usa, con il capo della mafia siciliana che era allora Don Calogero Vizzini da Villalba. Vizzini si coordinò con gli altri mafiosi siciliani, tra i quali Giuseppe Genco Russo di Mussomeli, al fine di aiutare gli Americani nello sbarco, tra il 9 ed il 10 luglio 1943”.

A sbarrare la strada aperta dai mafiosi, ci pensarono i fascisti. La piana di Gela fu campo di una durissima battaglia, consumatasi tra i tedeschi dell’Armata “Hermann Goering”, egli italiani dell’Armata “Livorno” contro le Forze Alleate.
Stessa durissima battaglia si combatté sul fiume Simeto, dove la VII Armata, riuscì a bloccare l’avanzata degli Americani verso Catania

Il 17 luglio 1943 gli americani entrarono ad Agrigento, il 22 luglio a Palermo ed il 17 agosto a Messina. Venne quindi insediato il Governo AMGOT, al capo del quale fu designato il Generale Charles Poletti.

Alla ricostruzione dell’accaduto si aggiunge un interessantissimo libro di Andrea Augello “ Uccidi gli italiani. Gela 1943, la battaglia dimenticata”.  Una lettura controcorrente che smentisce lo stereotipo del caloroso welcome dei siciliani agli amici americani.
Augello, infatti, spiega che a Gela si combatté strada per strada.  La propaganda alleata celebrò lo sbarco come “una passeggiata militare, ostacolata solo da qualche coriaceo carro Tigre tedesco, mentre masse d’italiani festanti correvano loro incontro”.  Folle festanti ci furono inizialmente a Palermo e in altre località, con l’attiva partecipazione della Mafia.  Augello spiega bene anche il clima che si respirava in quei giorni.

“Le condizioni di vita dei siciliani erano diventate insostenibili dopo mesi di crudeli bombardamenti. La Sicilia e la punta della Calabria furono letteralmente arate dall’aviazione alleata, che provocò il collasso della vita civile e la carestia già prima dell’invasione.  In Sicilia i caccia alleati inaugurarono quel tiro al bersaglio contro esseri umani, animali e cose che sarebbe durato per tutta la Campagna d’Italia.  Ripetuti furono i mitragliamenti a bassa quota sulle colonne di civili inermi in fuga dalle zone di combattimento.  Furono anche impiegate piastrelle incendiarie al fosforo contro boschi e coltivazioni.  In questo quadro, l’occupazione da parte di un nemico dotato di larghi mezzi e risorse e in cui c’erano anche numerosi soldati siculo – americani, diventava il male minore: significava la fine dei bombardamenti, delle vittime, della fame, del caos e della sporcizia, l’inizio di un ritorno a una vita normale”.

Detto questo, chi avesse dei dubbi sul rapporto tra la mafia e il fascismo può trovare delle risposte. La mafia fu da subito in prima linea sul fronte antifascista. Arrivò prima del Re, di Badoglio, dei partigiani e di De Gasperi. Cosa dovrebbe dire oggi Don Luigi Ciotti a Gela? Nulla infatti preferisce parlare di mafia capitale.

Però, qualcuno ha voluto commemorare quegli eventi. Il 10 luglio 2013, l’ambasciatore statunitense in Italia, David Thorne, celebrò il settantesimo anniversario dell’invasione della Sicilia per ricordare che Gela è stata la prima città europea ad esser “liberata dalla dittatura nazifascista”. Il diplomatico ha dimenticato di dire qualcosa. La Sicilia liberata dalle potenze dell’Asse verrà stretta dai tentacoli dell’Octopus Vulgaris, per gli amici Piovra.

Salvatore Recupero
fonte: http://www.ilprimatonazionale.it/cultura/luglio-1943-gela-contro-le-truppe-anglomafiose-27222/

domenica 19 luglio 2015

Norma in approvazione: chi ha partita iva dovrà spiegare all'Agenzia Entrate, come ha speso i prelievi Bancomat.

http://www.newspedia.it/wp-content/uploads/2015/07/bancomat-multe.jpg 

Non bastava lo Spesometro, sta per essere varato un provvedimento anti-evasione fiscale per cui i titolari di “partita” saranno obbligati a spiegare all’Agenzia delle entrate come hanno speso i soldi prelevati col Bancomat. Multe salate per chi non ricorda o non riuscirà a documentare  
 
di A. Yari Siporso
 
Il grande fratello fiscale allarga il proprio raggio d’azione. Con il provvedimento in approvazione con la delega fiscale, i titolari di partite Iva saranno tenuti a dimostrare, in caso di accertamento, in che modo hanno speso i contanti prelevati agli sportelli automatici degli istituti bancari.
 
Professionisti e lavoratori autonomi dovranno – stando a quanto fatto trapelare dal quotidiano “Il Giornale” e sempre che questa norma dovesse essere approvata – prendere nota delle proprie spese ed essere pronti a giustificarle all’Agenzia delle Entrate, pena una sanzione che potrà variare dal 10 al 50% dell’importo prelevato.
 
Un sistema ideato per combattere l’evasione che rischia di incidere sui consumi e sulle abitudini di molti italiani titolari di partite Iva, i cui acquisti finiranno sotto la lente degli investigatori del Fisco.
 
Questa categoria di contribuenti, al di là dell’eventuale approvazione della norma sui bancomat, è  già alle prese con le preoccupazioni derivanti dal cosiddetto “spesometro”.
 
Se il reddito presentato nell’ultima dichiarazione è più basso delle spese sostenute, tenuto conto dei costi di gestione dei beni di proprietà, potrebbe infatti  arrivare un avviso dall’Agenzia delle Entrate per constatare, e quindi contestare, l’anomalia.
Sono proprio questi i giorni in cui il sistema funziona al più alto regime per individuare incongruenze tra reddito e tenore di vita per l’anno 2011 e permettere, spontaneamente, di sanare eventuali posizioni irregolari.
 
Le informazioni prese in considerazione sui “soggetti passivi Iva” sono quelle emergenti dai dati comunicati all’Agenzia delle Entrate dai loro clienti da cui risulterebbe l’omessa dichiarazione di ricavi e le informazioni riguardanti possibili anomalie, presenti nelle dichiarazioni dei redditi, relative alla corretta indicazione dei compensi certificati dai sostituti d’imposta nei modelli 770.
 
Le comunicazioni di eventuali irregolarità dall’Agenzia delle Entrate arrivano ai contribuenti dotati di Pec tramite posta elettronica certificata o, in alternativa, tramite semplice raccomandata. Dal momento che le informazioni vengono messe a disposizione della Guardia di Finanza è bene che il contribuente a cui vengano notificate anomalie si metta in contatto con l’Agenzia per richiedere ulteriori chiarimenti e, qualora riconosca l’irregolarità, provveda a sanarla spontaneamente ottenendo una riduzione della sanzione.
 

venerdì 17 luglio 2015

Grecia-EU-Schaeuble: i retroscena di 5 mesi di trattativa dalle parole di Varoufakis

Yanis Varoufakis looks despairingly at his computer screen during crisis talks. Photo: Getty 

L’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis concede un’intervista ad Harry Lambert del New Statesman.
Si tratta di un’intervista di grandissimo interesse ed importanza, da leggere almeno nelle sue parti principali, qui tradotte in italiano.
(qui l'intervista integrale: http://goo.gl/k7fDno )


Harry Lambert (HL): Quindi , come si sente ora ?
Yanis Varoufakis (YV): Mi sento in cima al mondo, non devo più vivere secondo un programma febbrile, assolutamente disumano semplicemente incredibile. Ho dormito solo per 2 ore a notte per 5 mesi. Sono anche sollevato dalfatto di non dover più sostenere una pressione incredibile per negoziare da una posizione che era difficile da difendere, anche quando riuscivo ad avere il consenso dell’altra parte, non so se mi spiego


HL: Come è stato? Avete gradito ogni momento della situazione ?
YV: Oh si l’ho apprezzato. Si possono ottenere delle informazioni dall’interno.. ed avere tutte le tue peggiori paure confermate. Puoi avere “I poteri” che ti parlano direttamente, e, come temevi, la situazione è peggio di quanto immaginassi. Quindi è stato divertente sedere sui sedili anteriori.
HL: A cosa vi riferite ?
YV: Alla completa assenza di scrupoli democratici, da parte dei supposti difensori della democrazia europea. D’altro canto anche la chiara comprensione dall’altra parte che siamo nella stessa barca, anche se non verrà mai ammessa.E quindi avere alcuni importanti personaggi che ti guardano negli occhi e ti dicono: ” Stai dicendo il giusto, ma noi comunque ti schiacceremo”.
HL: Avete detto che i creditori vi contestavano perchè “Ho provato a parlare di economia all’Eurogruppo, cosa che non fa nessuno”. Cosa è successo quando lo avete fatto ?
YV: Non è che non sia andata bene, è che proprio vi è stato un netto rifiuto di entrare negli argomenti economici. Di netto. Poni in luce un argomento su cui hai veramente studiato, per far si che sia logicamente coerente, e ti guardano con degli sguardi vuoti. E’ come se tu non abbia parlato, quello che rispondono è indipendente da quello che tu hai detto. Potresti anche aver cantato l’inno svedese,ed avresti la stessa risposta. E questo è incredibile per chi è abituato ad un dibattito accademico. La controparte non risponde mai. Non c’è mai stata una discussione. Non è stato neppure un problema, semplicemente era come se una parte non avesse mai risposto.
HL: Quando siete arrivato, all’inizio di febbraio, c’era già una posizione univoca ?
YV: Beh c’erano persone con cui vi era una simpatia personale, così dietro le quinte su base informale, soprattutto nel FMI (HL: ai livelli più alti? YV: Si, ai livelli più alti, a quelli più alti), ma poi nell’Eurogruppo solo qualche parola gentile e nulla più, tutti a ripararsi dietro la barriera della versione ufficiale. Schaeuble è stato coerente comunque. La sua visione era: “Io non sto discutendo un programma, questo è stato già accettato dal precedente governo e non possiamo permettere che un’elezione cambi tutto. Perchè abbiamo sempre elezioni, siamo in 19, e se cambiamo qualcosa tutte le volte che c’è un’elezione gli accordi fra noi non significano nulla.” A questo punto ho dovuto prendere la parola e dire:” Beh allora dovremmo semplicemente dire di non fare più elezioni nelle nazioni indebitate” e non c’è stata risposta. La sola interpretazione che posso dare è che , per loro, “Si, questa sarebbe una buona idea, ma difficile da realizzare. Quindi o firma sulla linea tratteggiata o sei fuori”.
HL: e la Merkel ?
YV: Dovete capire che io non ho mai avuto nulla a che fare con la Merkel: i ministri delle finanze parlano con i ministri delle finanze, i primi ministri con i cancellieri. Da quello che ho capito lei era molto diversa. Lei cercava di tranquillizzareil primo ministro (Tsipras) – diceva: “Troveremo una soluzione, non ti preoccupare, non lascerò che succeda nulla di terribile, fai semplicemente i tuoi compiti e lavora con le istituzioni, con la troika, . Non ci sarà nessuna chiusura”.
Questo non è stato quello che ho sentito dalla mia controparte, sia dal presidente dell’eurogruppo sia dal dr Schaeuble, Ad un certo punto mi han detto chiaramente : “O mangia questa minestra, o salta dalla finestra”.


HL: Fu così dall’inizio ?
YV Dall’inizio, proprio dall’inizio.
HL : come siamo arrivati all’estate ?
YV : Non avevamo alternative. il governo era stato eletto con il mandato a negoziare. Loro volevano un accordo globale, e quando cercavamo di discutere su di un tema, come l’IVA, loro passavano ad un altro argomento, e così via , senza fine. Noi proponevamo qualcosa e loro lo rifiutavano o passavano ad altro. Abbiamo cercato di interrompere questo processo. la mia visione era questa : siamo una nazione incagliata, ed incagliata da molto tempo, certo, abbiamo bisogno di riforme su questo siamo tutti d’accordo. Dato che il tempo era necessario e dato che durante le trattative la BCE stava schiacciando la nostro liquidità per esercitare pressione su di noi per farci soccombere, la mia proposta alla troika era molto semplice: mettiamoci d’accordo su tre o quattro riforme importanti come l’IVA , ed applichiamole subito. Voi inc ambio rilassate le restrizioni della BCE. Volete un accordo complessivo, andiamo avanti con le trattative, e nel frattempo lasciateci introdurre nuove riforme in parlamento con accordi fra noi e voi.
La loro risposta è stata: “No no no, questo deve essere un accordo. Non faremo nulla se voi introdurrete alcuna legge. Sarà considerato un atto unilaterale ed ostile al processo di contrattazione.” Quindi qualche mese dopo trapelerà ai media che non abbiamo fatto riforme e che stavamo perdendo tempo! E così eravamo fregati, in ogni senso. quindi quando la liquidità è quasi completamente finita ed eravamo in default, o quasi default con lo FMI, loro hanno presentato le loro proposte , che erano quasi impossibili, non accettabili e dannose. Così hanno preso tempo e poi sono usciti con delle proposte che tu fai quando non vuoi un accordo).
HL: Avete provato a lavorare con i governi delle altre nazioni indebitate ?
YV: La risposta è no, e la ragione è molto semplice : subito dall’inizio queste nazioni hanno fatto chiaramente capire che sarebbero stati i nemici più forti del nostro governo, subito all’inizio. E la ragione era che il loro più grande incubo era il nostro successo: se avessimo ottenuto un accordo migliore per la Grecia li avrebbe cancellati politicamente: avrebbero dovuto rispondere ai loro elettori perchè non fossero stati in grado di contrattare come noi.

HL : Qual’è il grande problema con le funzioni generali dell’Eurogruppo?

YV : Per esemplificare: C’è stato un momento in cui il presidente dell’Eurogruppo ha deciso di mettersi contro di noi e ci ha oggettivamente cacciato fuori, facendoci capire che la Grecia era in uscita dall’Eurozona. C’era una convenzione per cui i comunicati dovevano essere all’unanimità, e che il Presidente non potesse semplicemente riunire l’Eurozona ed escludere uno stato membro. E lui ha detto “Oh sono sicuro di poterlo fare”. allora ho chiesto un’opinione legale. . questo ha causato un po’ di baruffa. Per 5-10 minuti il meeting si è fermato, e funzionari e dirigenti parlavano l’uno con l’altro ed al telefono, e infine un funzionario, un esperto legale, si è rivolto a me dicendo “Beh l’eurogruppo non esiste per la legge, non c’è nessun trattato che riguarda questo gruppo”.
Quindi abbiamo un gruppo che non esiste e che ha il maggior potere di determinare le vite degli europei. Non risponde a nessuno, dato che non esiste legalmente: non si tengono minute, ed è riservato. I cittadini non sapranno mai cosa vi si dice, Sono quasi decisioni di vita e di morte, ed i membri non rispondono a nessuno.

HL: E questo gruppo è controllato dagli atteggiamenti tedeschi?
YV: Si completamente e profondamente. Non dagli atteggiamenti: proprio dal ministro delle finanze Tedesco. Ed è come una orchestra ben affiatata di cui lui è il direttore. Tutto avviene in modo accordato. Se ci sono casi in cui non si lavora in accordo, allora lui interviene e rimette tutti in linea.
…..
…..
HL: Avrete pensato ad un Grexit ad un certo punto ….
YV: Certo, assolutamente.
HL .. sono stati fatti dei preparativi?
YV: La risposta è si e no. Avevamo un piccolo gruppo, un “Gabinetto di guerra” nel ministero , di circa cinque persone che stava preparandosi: così abbiamo lavorato sulla teoria, sulla carta, predisponendo tutto quello che si sarebbe dovuto fare (per Grexit) , ma è stata una cosa fatta a livello di 4-5 persone. Una cosa diversa è preparare una nazione per quel fatto. Preparare una nazione (all’uscita) è una decisione esecutiva che deve essere presa, e non è mai stata presa.

HL: ma nelle scorse settimane, c’è stato un momento in cui sentivate che vi ci avvicinavate?

YV: La mia idea era che dovevamo essere ben attenti a non iniziarla. Non volevo che fosse una profezia autorealizzata. Non volevo che fosse come la famosa frase di Nietzche, per cui se tu guardi nell’abisso abbastanza a lungo, l’abisso comincerà a guardare in te. Ma credevo anche che se l’Eurogruppo avesse chiuso le nostre banche, avremmo dovuto dare esecuzione a questo processo.
HL: Bene, quindi c’erano due opzioni, per quel che vedo: una Grexit immediata, o la stampa di IOU e la ripresa il controllo sulla banca di Grecia , quindi potenzialmente o necessariamente precipitando verso grexit.
YV: Certo certo, Non ho mai creduto dovessimo andare diretti verso una nuova valuta. Nella mia idea c’era il fatto che , e l’ho detto al governo, questa era la risposta se avessero osato chiudere le nostre banche, cosa che ritenevo di incredibile potenza aggressiva. ma non di non ritorno. Noi avremmo dovuto emettere i nostri IOU, o per lo meno che avremmo emesso la nostra liquidità denominata in eur.; avremmo dovuto fare un haircut sui titoli del 2012 detenuti dalla BCE o annunciare che lo avremmo fatto; avremmo dovuto riprendere il controllo della banca di Grecia. Questa era il trittico, le tre cose con cui avrei risposto alla chiusura delle nostre banche da parte della BCE.
Io ho avvertito il governo di quello che stava per accadere (che la BCE avrebbe chiuso le nostre banche) per un mese, per portarci ad un accordo umiliate. Quando questo è successo, e molti miei colleghi non pensavano sarebbe successo, la mia raccomandazione, di rispondere “Energicamente”, è stata respinta ai voti.
…….
……..
HL: sarebbe scioccato se Tsipras si dimettesse ?
YV Nulla mi può scioccare in questi giorni, la nostra Eurozona è un posto molto inospitale per la gente decente. Non mi scioccherebbe neanche se restasse ed accettasse anche un pessimo accordo. Perchè posso capire che si senta obbligato verso le persone che lo hanno supportato, che ci hanno supportato, per non far si che il nostro diventi uno stato fallito. Ma io non tradirò il mio punto di vista, che supporto dal 2010, che questo nazione deve smetterla di fingere e dilazionare, che dobbiamo smettere di chiedere nuovi prestiti fingendo che abbiamo risolto i problemi, quando non lo abbiamo fatto, quando abbiamo reso i nostri debiti meno sostenibili a causa di una ulteriore austerità che distrugge la nostra economia e sposta il peso sui poveri, creando una crisi umanitaria. E’ qualcosa che non accetterò e di cui non sarò parte.fonte: http://www.newstatesman.com/world-affairs/2015/07/yanis-varoufakis-full-transcript-our-battle-save-greece
fonte italiana: https://www.facebook.com/zio.taz/posts/10203539938693673
 

giovedì 16 luglio 2015

Dalla conferenza di Roma sui BRICS:"la Banca per lo sviluppo non è un ente di beneficenza,"

Firma dei documenti finali del vertice BRICS ad Ufa
Andrey Klimov: iniziative dei BRICS trovano ampi consensi in Europa occidentaleMarina Tantushyan11.07.2015Nell’ultimo giorno del vertice di Ufa dei paesi BRICS e SCO, a Roma è stata svolta la conferenza “Il nuovo mondo con i BRICS”, promossa dal Movimento 5 Stelle.
Alla conferenza hanno partecipato rappresentanti dei paesi BRICS, nonché numerosi esponenti pubblici ed economisti di Italia, Spagna e Grecia. Si è parlato del nascente sistema finanziario dei BRICS, compresa la nuova Banca per lo sviluppo, e delle prospettive dei paesi dell'Europa meridionale sullo sfondo della crisi finanziaria.
Delle sue impressioni a Sputnik-Italia ha parlato il vice presidente della Commissione Esteri del Consiglio della Federazione della Russia Andrey Klimov, che ha partecipato alla conferenza.
 Oggi ad Ufa sta terminando il vertice BRICS e SCO, contrassegnato da parecchi eventi di notevole importanza geopolitica ed economica. Su questo sfondo, come Lei giudica i risultati della conferenza di Roma?
 Il dialogo mi è parso molto interessante. Quello che mi ha stupito, piacevolmente, è che la sala della conferenza, che può contenere 300 persone, era strapiena. Un altro motivo di soddisfazione è che i colleghi che rappresentavano altri paesi del BRICS (diplomatici del Sudafrica, Brasile e Cina) sono stati solidali con me praticamente su tutti i temi. I partecipanti italiani hanno reagito con entusiasmo: molte delle nostre decisioni sono state accolte con applausi. I rappresentanti italiani hanno rilevato che è necessario sottrarsi al diktat degli Stati Uniti e rinunciare al modello del mondo unipolare, che sono di impedimento in primo luogo per gli stessi abitanti dell'Europa. Secondo i colleghi italiani, quello che occorre sostenere non sono la Russia o gli USA, ma gli interessi propri. Abbiamo discusso i risultati del vertice di Ufa, illustrando non solo i piani dei BRICS e della loro Banca per lo sviluppo, ma anche alcuni progetti concreti. Per esempio, "La Via della Seta". Tutto quello che i BRICS propongono è molto concreto, non è diretto contro nessuno, ma mira al raggiungimento dell'obiettivo più importante — garantire la stabilità dello sviluppo internazionale, che oggi manca a tutti quanti. In questo contesto, le sanzioni, le mene contro di noi, sono assurde e controproducenti. Ciò è un altro risultato della nostra conferenza. Da un lato, abbiamo visto che in Italia scarseggiano le informazioni sulla situazione reale, d'altro lato abbiamo capito che le iniziative dei BRICS trovano ampi consensi in Europa occidentale.
 Nella fase attuale l'Unione Europea non figura sulla lista dei candidati. Come Lei giudica le prospettive della cooperazione tra BRICS e UE, visto che il centro dell'economia internazionale, e forse anche della politica, si sta rapidamnete spostando verso Oriente?
 I BRICS non stanno pensando a rapporti speciali con l'UE. Tuttavia, se vogliamo parlare della Banca per lo sviluppo, creata dai paesi del gruppo, teoricamente ci potrebbe essere una cooperazione, per esempio, con la Banca europea (BERS). Ogni paese dell'ONU, compreso ogni paese UE, in determinate circostanze e con determinate condizioni, può diventare socio della nuova Banca BRICS. Inoltre, insieme ai singoli paesi UE, e forse anche insieme a tutta l'Unione Europea, siamo disposti a partecipare ai programmi di sviluppo in vari continenti, in Asia come in Africa e America latina. Per questo però da parte di Bruxelles ci vuole la buona volontà, ma le notizie positive, al momento, sono poche.
 Da un po' di anni i paesi del Sud europeo, l'Italia e la Spagna, per non parlare poi della Grecia, stanno vivendo dei tempi difficili. Secondo Lei, l'eventuale partecipazione alla Banca per lo sviluppo dei BRICS potrebbe aiutare questi paesi a superare la crisi?
 La partecipazione alla Banca BRICS non può aiutare gli Stati a superare la crisi. Possono essere soci della Banca Stati con posizione solida e buona bilancia dei pagamenti, in grado di investire in vari settori. Un'altra cosa è che la partecipazione ai programmi, finanziati con fondi BRICS, può favorire la creazione dei posti di lavoro e le ordinazioni alle aziende, diciamo, dell'Italia. Un esempio molto semplice. Attraverso le procedure del concorso, specialisti bancari italiani, che hanno la debita qualifica e parlano lingue che sono di lavoro nella nuova Banca, possono essere assunti dalla Banca BRICS. Ripeto però che la Banca per lo sviluppo non è un ente di beneficenza, è basata sui principi dell'efficienza economica, e il suo scopo primario non è quello di aiutare gli Stati a superare le crisi di bilancio, bensì quello di promuovere un reale sviluppo industriale e sociale, in primo luogo dei paesi BRICS, ma anche dei nostri partner tradizionali del cosiddetto "terzo mondo".
 Quali sono i settori di interesse della nuova Banca per lo sviluppo, creata dai BRICS?
—  Abbiamo già selezionato più di 10 progetti che saranno sottoposti alla Banca in autunno di quest'anno. In questo momento è ancora in corso la formazione dell'apparato della nuova istituzione finanziaria: sono stati nominati i dirigenti, tra cui il presidente del Consiglio di vigilanza, il presidente e il vice presidente della Banca. Credo che entro la fine dell'anno sarà possibile iniziare l'analisi dei progetti concreti, per scegliare quelli più interessanti e promettenti, dopo di che, alla fine del primo o all'inizio del secondo trimestre dell'anno prossimo, si potrà cominciare a finanziare i progetti scelti.   

mercoledì 15 luglio 2015

Testimonianza dalla Grecia: soffriremo ma non passerà il piano nazista

Greece sufferng
Quanto segue sono notizie e impressioni riportate da una persona che vive in Grecia da decenni, anche se non nativa, che fino a prima di questo crollo economico, aveva una attività professionale indipendente nel ceto medio . Ovviamente si dirà che non si citano dati e fonti per queste affermazioni, tanto meno e per ovvie ragioni, un nome e cognome di chi le dice. pazienza... Le propongo come voce dalla strada, come una testimonianza di vita reale in loco, in aggiunta alle dotte dissertazioni di opinionisti ed economisti di grido, che affollano la rete e lo schermo tv in questi giorni.
Che ci serva  per riflettere, ma soprattutto per mettere insieme i puntini di questa realtà sempre piu' folle, spietata e psicopatica, in cui tutti siamo immersi. L''esperimento Grecia" ... non basterà  "ai diversamente umani" che tengono in mano il pianeta. Quindi il tipico modus operandi italico, del menefrego e del cinismo o paurosa negazione... sono doppiamente idioti. 
" Quanto a Tsipras non ha tradito il popolo greco....non puoi neanche immaginare le pressioni a cui è stato sottoposto.
Innanzitutto lo hanno minacciato sulla cosa più cara:  sui suoi figli....devi sapere che lui ha continuato a vivere nella stessa casa e zona che non è il massimo, dove viveva prima e senza scorta.
Detto da un insider, non solo lo hanno crocifisso ( lo dice anche la stampa), e poi 17 ore di trattative senza interruzioni più tutto il periodo precedente, lo hanno esaurito di ogni energia. Entrava e usciva dall'ospedale , non so cosa gli facevano per farlo reggere.
Devi sapere cosa hanno fatto a Karamanlis che si è ritirato dalla vita politica perché diceva era stanco : ai tempi in cui  era Primo Ministro lo avevano minacciato, avevano preso i suoi bambini e bruciato mezza Grecia, allora perché si era avvicinato a Putin e aveva concluso un affare sempre sul gasdotto e fu proprio Putin che lo protesse e lo salvò. 
Oggi è successo di peggio e veramente Tsipras è stato un eroe.  La minaccia sui suoi figli è stata fatta prima che si espletasse il referendum

martedì 14 luglio 2015

Politico tedesco: “aprite gli occhi! L’euro è morto”


A picture taken on July 11, 2015 in Athens shows euro coins and banknotes with the map of Europe
 


Oskar Lafontaine, prominente politico tedesco, ex presidente del Partito Social Democratico Tedesco,  ha richiesto l’abbandono della moneta unica europea, in una intervista alla rivista Der Spiegel
 

Secondo lui il maggior errore nel creare un unione con moneta unica è che tale processo non è stato preceduto dalla formazione di una nuova associazione politica
"L’euro è già crollato, non dovremmo farci illusioni “. L’euro “non puo’ funzionare senza un governo economico europeo” e “La disoccupazione imposta dal governo tedesco, non puo’ diventare la base per una unione europea”
 

Dal suo punto di vista la Grecia deve tornare alla Dracma. “E’ assolutamente chiaro che la Grecia non puo’ raggiungere un progresso economico, in queste pessime condizioni della moneta unica” 


fonte:
http://sputniknews.com/europe/20150711/1024502337.html

lunedì 13 luglio 2015

L’Euro si spacca...


L’Euro si spacca. Ecco come farlo (e non faranno)


E’ difficile pensare in queste ore che il “progetto europeo” (ossia eurocratico) e la sua pseudo-moneta, l’euro, possano sopravvivere. Del che – nonostante le difficoltà e i drammi che ci procureranno – non cesseremo di essere grati a Schauble e Merkel. E’ anche il momento di dare a questi due la parte di ragione che hanno; una ragione che incenerisce – finalmente – le vacue illusioni degli “europeisti” dogmatici. 
Precisamente di quelli che, dal Quirinale a Radio Radicale,  per decenni, davanti ad una nuova crisi europoide, ci hanno sgonfiato i marroni sentenziano: “Ci vuole più Europa, non   meno Europa” . Ci vuole il “federalismo”. Trasformare l’euro in una vera moneta, con una fiscalità unitaria europea, eccetera eccetera.
In questi giorni, costoro ci hanno spiegato mille volte che se il Kentuscky entra in crisi, non è che viene cacciato dall’area dollaro;   lo stato federale   mette a contribuzione la California. E’ una unità di trasferimento, l’area dollaro, ciò che l’euro non è.
Benissimo e verissimo. Jacque Sapir evoca in un suo bell’articolo quello che i “federalisti” del “Più Europa” non dicono mai: quanto costerebbe alla Germania aderire a questa unità di trasferimenti – perché inutile dire che sarebbe dalla Germania, in surplus, che dovrebbero partire i flussi verso i paesi in deficit, Spagna, Italia, Portogallo, Grecia.   Il calcolo l’ha fatto lui stesso ( Sapir J., « Le coût du fédéralisme dans la zone Euro », note publiée sur le carnet RussEurope, 10 novembre 2012,http://russeurope.hypotheses.org/453) ed anche se i dati sono del 2012, dicono quel che basta.
“Allora (il finanziamento dei trasferimenti) ammontava a circa 260 miliardi di euro l’anno, per un periodo  di 10 anni, solo per aiutare i quattro paesi del Sud” sopra citati. “Tra l’85 e il 90% sarebbe fornito dalla Germania. Ciò avrebbe significato un prelievo della ricchezza prodotta in Germania sull’8-9% del Pil ogni anno, anzi sul 12 secondo un’altra fonte (Patrick Artus, « La solidarité avec les autres pays de la zone euro est-elle incompatible avec la stratégie fondamentale de l’Allemagne : rester compétitive au niveau mondial ? La réponse est oui », NATIXIS,Flash-Économie, n°508, 17 juillet 2012).
E’ ovvio che un tal salasso distruggerebbe l’economia germanica. Non è solo che Berlino non vuole che l’euro sia una vera moneta   come il dollaro; non può. Non può permetterselo.
Il discorso è chiaro. Se Berlino avesse detto agli altri, con onestà intellettuale, che   questo “federalismo” non se lo può permettere, gli altri governi avrebbero rinunciato all’euro, e amici come prima. Saremmo   ciascuno con la nostra moneta, magari agganciata ad un sistema di cambi semi-fissi.

Un poker dove barano tutti

Questa   onestà è scandalosamente mancata. Da parte tedesca, che per anni ha lasciato credere che aderiva alle speranze di “più Europa”, che un giorno   si sarebbe instaurato il federalismo, con quel che segue; non diceva né sì né no. Ma ancor più disonesti i governi come   la super-indebitata Italia: che   sono entrati in un’euro che non è una vera moneta, con la intenzione inconfessata (ma fin troppo chiara a Berlino) che un giorno l’eucrazia, a forza di regolamenti, fatti compiuti e normative avrebbero realizzato “il federalismo” , e costretto la Germania, in qualche inimmaginabile modo, a coprire la nostra nota-spese.   
Secondo me è a causa questo retro-pensiero furbesco (e da mendicante stupido) che l’Italia, paese fondatore e terza potenza industriale, ha accettato via via sempre più abusi della “costruzione europea”, direttive sempre più cervellotiche, perdite di sovranità sempre più irreparabili cedute alle burocrazie più irresponsabili. Ha sempre detto sì, anche quando la Corte di Karlsruhe, con una famigerata sentenza   per cui la Germania avrebbe accettato solo le direttive europidi che che non contrastavano con la Costituzione germanica, e l’esame se lo arrogava   la Corte medesima: giustissimamente, ma allora la UE cambiò natura. Perché mentre noi dovevano ratificare le direttive europee, la Germania era il solo paese a restare sovrano….Ma che importa? 
Siccome siamo così tanto indebitati, dobbiamo scodinzolare e vedrai che, quando i mercati ci aggrediscono chiedendo interessi enormi per i nostr Bot e Btp, la Germania, Bruxelles, Francoforte “ci aiutano”: Stiamo o no andando verso “più Europa?”. Ci leghiamo mani e piedi al “progetto”; ci facciamo mettere i ceppi a piedi, poi le manette, poi il collo nel cappio. Per fortuna ci hanno lasciata libera la coda, per scodinzolare. Quando hanno voluto loro, ci siamo presi Monti, poi Letta, poi Renzi. Abbiamo accettato le lezioncine, le male parole. Abbiamo accettato le cure di austerità.
Nel frattempo, i nostri politici avevano il loro tornaconto: indebitare il paese a tassi bassi (tedeschi) per le loro clientele e i loro sprechi e furti, rendersi totalmente irresponsabili in economia (“Ci pensa l’Europa”) come in politica estera (“Ci pensa la NATO”), dunque diventare ancor più incompetenti di quanto già fossero.
L’austerità l’hanno accettata scodinzolando (tanto paghiamo noi) perché la Germania e la BCE di Francoforte facevano balenare: sì, d’accordo, un giorno ci sarà l’Unione dei Trasferimenti…ma per prepararla, bisogna che i paesi colpevoli si avvicinino alla “convergenza”, taglino il debito, raggiungano l’avanzo primario.  Non prima.   Fate i compiti a casa, poi si vedrà. 
Dice Sapir: “I governi della zona euro hanno creduto di trovcare la salvezza in una combinazione di cure di austerità i cui effetti recessivi hanno fragilizzato le economie europee, e di una politica relativamente espansiva da parte della Banca Centrale Europea; che se ha permesso di far abbassare i tassi d’interesse, non ha risolto il problema. Come voler curare la polmonite con l’aspirina”.
L’effetto è stato che la divergenza fra Germania e paesi “colpevoli” invece di ridursi, è aumentata; sempre più divaricata, quanto più sono stati applicati programmi di austerità più violenti. Ma il peggio è stato questo: le austerità “esasperano le popolazioni, alzano quelle dei paesi con meno problemi contro quelle dei paesi che soffrono di più.   Altro che essere un fattore di unità e solidarietà! L’euro scatena gli egoismi degli uni e degli altri e fa’ crescre le tensioni politiche in seno all’Unione.   L’euro stesso, per la sua stessa esistenza, è la fonte della crisi”.
Sulla crisi greca, Dijsselbloem (il capo dell’eurogruppo) e Juncker hanno mostrato apertamente “il profondo spirito antidemocratico che domina nelle istituzioni della UE”. Sapir non dimentica Barroso (e Van Rompuy) “Le cui pratiche hanno largamente contribuito alla perdita di credibilità della istituzione”. A cita un sondaggio del novembre 2012, dove s’è scoperto che le persone che non hanno fiducia nell’Unione sono il 42% in Polonia, il 53% in Italia, il 56 in Francia, il 59% in Germania, ed il 72% in Spagna…

Agire subito

Proprio per salvare l’Europa “bisogna ammettere che l’Euro non è sostenibile. e cambiare il quadro attuale, passare al “federalismo” invocato dai veri credenti, è impossibile. Bisogna tirarne le conseguenze e procedere ad uno smontaggio coordinato della zona euro. Riflettiamoci bene: proprio lo smontaggio, se realizzato in modo coordinato, sarà un atto di unità”.
Ma il vero ostacolo, inquietante, è che per molti dirigenti dei paesi della UE “l’euro è un feticcio, un nuovo idolo. Non uno strumento ma una religione, coi suoi grandi sacerdoti e le sue scomuniche”. Sicché ci si sta avviando al Grexit, la scomunica “che è un atto inaudito di violenza” ma peggio, di cui il mondo intero capirà che è solo l’inizio di un processo.   Espulsa la Grecia, gli sguardi si poseranno sul propssimo, e poi sul successivo. La conclusione sarà la fine della zona euro in una gehenna di insulti, litigi e recriminazioni reciproche, di cui le ultime riunioni dell’Eurogruppo sono state un esempio” iniziale.
Allora ricordiamoci anche di ringraziare Barroso. Van Rompuy. Di ringraziare Napolitano e Mario Monti. Di ringraziare Prodi che ci ha portato dentro col trucco; ma anche Berlusconi che non ha eccepito nulla, anzi ha scodinzolato e s’è persino preso il merito. Senza dimenticare di ringraziare quelli che, in anni ormai lontani, hanno voluto il divorzio fra Bankitalia e Tesoro, che era il prodromo del progetto di soffocamento della sovranità monetaria, chiamato euro. Ringraziamo i giudici che misero in galera – con accuse totalmente false – i due capi di Bankitalia perché si opponevano non alla cosa, ma al “come”…Ma che dico? In Inultile elencare.   Nel giorno della liberazione, non basteranno i lampioni per ringraziare tanti benefattori.
fonte: