UN BLOG... PER TENERTI SVEGLIO

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"SE NON CAMBI DIREZIONE, E' PROBABILE TU FINISCA DOVE SEI DIRETTO" Lao Tsu

mercoledì 16 aprile 2014

IL DOLORE STA PRODUCENDO RISULTATI. PAROLA DI ECONOMISTA. ALIAS PIER CARLO PADOAN

Bambini e fame, emergenza umanitaria in Grecia Scritto il 17/3/14  


«Il dolore sta producendo risultati»: fa impressione, proprio ora che è divenuto ministro dell’economia, rileggere quel che Pier Carlo Padoan disse il 29 aprile 2013 al “Wall Street Journal”, quando era vice segretario generale dell’Ocse. Già allora i dati sull’economia reale smentivano una così impudente glorificazione dell’austerità – e addirittura dei patimenti sociali che infliggeva – ma l’ultimo numero di “Lancet”, dedicato alla sanità pubblica in Grecia dopo sei anni di Grande Depressione, va oltre la semplice smentita. Più che correggersi, il ministro farebbe bene a scusarsi di una frase atroce che irresistibilmente ricorda Pangloss, quando imperterrito rassicura Candide mentre Lisbona è inghiottita dal terremoto raccontato da Voltaire: «Queste cose sono il meglio che possa accadere. La caduta dell’uomo e la maledizione entrano necessariamente nel migliore dei mondi possibili».



“Lancet” non è un giornale di parte: è tra le prime cinque riviste mediche mondiali. Il suo giudizio sulla situazione ellenica, pubblicato sabato in un ampio dossier (lo ha ripreso Andrea Tarquini sul sito di “Repubblica”), è funesto: la smisurata contrazione dei redditi e i tagli ai servizi pubblici hanno squassato la salute dei cittadini greci, incrementando il numero di morti specialmente tra i bambini, tra gli anziani, nelle zone rurali. Nella provincia di Acaia, il 70 per cento degli abitanti non ha soldi per comprare le medicine prescritte. Emergency denuncia la catastrofe dal giugno 2012. Numerose le famiglie che vivono senza luce e acqua: perché o mangi, o paghi le bollette. Nel cuore d’Europa e della sua cultura, s’aggira la morte e la chiamano dolore produttivo. «Siamo di fronte a una tragedia della sanità pubblica», constata la rivista, «ma nonostante l’evidenza dei fatti le autorità responsabili insistono nella strategia negazionista». Qualcuno deve spiegare a chi agonizza come sia possibile che il dolore e la morte siano “efficaci”, e salvifiche per questo le riforme strutturali fin qui adottate.

PadoanNé è solo «questione di comunicazione» sbagliata, come sosteneva nell’intervista Padoan: sottolineare gli esiti promettenti del consolidamento fiscale, ammorbidendo magari qualche dettaglio tecnico, non toglie la vittoria al pungiglione della morte. Trasforma solo un’improvvida teoria economica in legge naturale, perfino divina. Moriremo, certo, ma in cambio il Paradiso ci aspetta. Soprattutto ci aspetta se non cadremo nel vizio disinvoltamente rinfacciato agli indebitati-impoveriti: la “fatica delle riforme” (reform fatigue), peccato sempre in agguato quando i governi «sono alle prese con resistenze sociali molto forti». 

Quando siamo ingrati, come Atene, alle iniezioni di liquidità che l’Unione offre a chi fa bancarotta: nel caso greco, due bailout tardivi, legati a pacchetti deflazionistici monitorati dalla trojka. I contribuenti tedeschi hanno già dato troppo, dicono in Germania. Non è vero, i contribuenti non hanno pagato alcunché perché di prestiti si tratta, anche se a tassi agevolati e destinati in primis alle banche.
Difficile dar torto alle “forti resistenze sociali”, se solo guardiamo le cifre fornite su “Lancet” dai ricercatori delle università britanniche di Cambridge, Oxford e Londra. A causa della malnutrizione, della riduzione dei redditi, della disoccupazione, della scarsità di medicine negli ospedali, dell’accesso sempre più arduo ai servizi sanitari (specie per le madri prima del parto) le morti bianche dei lattanti sono aumentate fra il 2008 e il 2010 del 43%. Il numero di bambini nati sottopeso è cresciuto del 19 %, quello dei nati morti del 20. Al tempo stesso muoiono i vecchi, più frequentemente. Fra il 2008 e il 2012, l’incremento è del 12,5 fra gli 80-84 anni e del 24,3 dopo gli 85.
E s’estende l’Aids, perché la distribuzione di siringhe monouso e profilattici è bloccata. Malattie rare o estinte ricompaiono, come la Tbc e la malaria (quest’ultima assente da 40 anni. Mancano soldi per debellare le zanzare infette).
La rivista inglese accusa governi e autorità europee, ed elogia i paesi come Islanda e Finlandia che hanno respinto i diktat del Fondo Monetario o dell’Unione. Dopo la crisi acuta del 2008, Reykjavik disse no alle misure che insidiavano sanità pubblica e servizi sociali, tagliando altre spese scelte col consenso popolare. Non solo: capì che la crisi minacciava la sovranità del popolo, e nel 2010-2011 ridiscusse la propria Costituzione mescolando alla democrazia rappresentativa una vasta sperimentazione di democrazia diretta. Non così in Grecia. L’Unione l’ha usata come cavia: sviluppi islandesi non li avrebbe tollerati. Proprio nel paese dove Europa nacque come mito, assistiamo a un’ecatombe senza pari: una macchia che resterà, se non cambiano radicalmente politiche e filosofie ma solo questo o quel parametro.

Alexander KentikelenisIl popolo sopravvive grazie all’eroismo di Ong e medici volontari (tra cui Médecins du Monde, fin qui attivi tra gli immigrati): i greci che cercano soccorso negli ospedali “di strada” son passati dal 3-4% al 30%. S’aggiungono poi i suicidi, in crescita come in Italia: fra il 2007 e il 2011 l’aumento è del 45%. In principio s’ammazzavano gli uomini. Dal 2011 anche le donne. “Lancet” non è ottimista sugli altri paesi in crisi. La Spagna, cui andrebbe assommata l’Italia, è vicina all’inferno greco. Alexander Kentikelenis, sociologo dell’università di Cambridge che con cinque esperti scrive per la rivista il rapporto più duro, spiega come il negazionismo sia diffuso, e non esiti a screditare le più serie ricerche scientifiche (un po’ come avviene per il clima). L’unica istituzione che si salva è il Centro europeo di prevenzione e controllo delle malattie, operativo dal 2005 a Stoccolma.

Barbara SpinelliLa Grecia prefigura il nostro futuro prossimo, se le politiche del debito non mutano; se scende ancora la spesa per i servizi sociali. Anche in Italia esistono ospedali di volontari, come Emergency. La luce in fondo al tunnel è menzogna impudente. Senza denunciarla, Renzi ha intronizzato ieri la banalità: «L’Europa non dà speranza se fatta solo di virgole e percentuali» – «l’Italia non va a prendere la linea per sapere che fare, ma dà un contributo fondamentale». Nessuno sa quale contributo. Scrive l’economista Emiliano Brancaccio che i nostri governi «interpretano il risanamento come fattore di disciplinamento sociale». Ma forse le cose stanno messe peggio: il risanamento riduce malthusianamente le popolazioni, cominciando da bambini e anziani.

Regna l’oblio storico di quel che è stata l’Europa, del perché s’è unita. Dimentica anche la Germania, che pure vive di memoria. Dopo il ‘14-18 fu trattata come oggi la Grecia: sconfitto, il paese doveva soffrire per redimersi. Solo Keynes insorse, indignato. Nel 1919 scrisse: «Se diamo per scontata la convinzione che la Germania debba esser tenuta in miseria, i suoi figli rimanere nella fame e nell’indigenza [...], se miriamo deliberatamente all’umiliazione dell’Europa centrale, oso farmi profeta, la vendetta non tarderà». La vendetta non tardò a farsi viva, ed è il motivo per cui ben diversa e più saggia fu la risposta nel secondo dopoguerra. Quella via andrebbe ripercorsa e potrebbe sfociare in una Conferenza europea sul debito, che condoni ai paesi in difficoltà parte dei debiti, connetta i rimborsi alla crescita, dia all’Unione poteri politici e risorse per lanciare un New Deal di ripresa collettiva e ecosostenibile. È già accaduto, in una conferenza a Londra che nel 1953 ridusse quasi a zero i debiti di guerra della Germania. I risultati non produssero morte, ma vita. Fecero rinascere la democrazia tedesca. Non c’era spazio, a quei tempi, per i Pangloss che oggi tornano ad affollare le scene.
(Barbara Spinelli, “Gli invisibili d’Europa”, da “La Repubblica” del 26 febbraio 2014, intervento ripreso da “Micromega”).

FONTE: http://www.libreidee.org/2014/03/padoan-il-dolore-utile-che-stermina-i-bambini-greci/

martedì 15 aprile 2014

SONDAGGIO DI THE INDEPENDENT IN UK: 82% SCEGLIE PUTIN COME LEADER PREFERITO



Qualche settimana fa Nigel Farage (fondatore dell'Independent Party UKIP,) si è "scontrato " in un dibattito con il vice-Primo Ministro Nick Clegg, sulla questione ucraina. Farage ha detto che la Russia è stata provocata dall’Europa, che gli eurocrati hanno fatto male a costringere gli ucraini fra Occidente e Russia e che Vladimir Putin è «obbiettivamente» (senza necessariamente prenderne le parti, ha aggiunto) uno stratega politico di prima grandezza. 
Il girono dopo i commmenti dei media ingflesi sono stati poco "inglesi" (per esempio qui Guardian ) e il The Independent, ha pensato di lanciare un sondaggio fra i suoi lettori. 

«Il leader mondiale preferito da Farage è Putin. Lo stesso Putin che sta aiutando Assad in Siria, che s’infischia del diritto internazionale per annettersi la Crimea. Questo, Farage lo trova ammirevole. Diteci: qual è il vostro leader preferito?».

 I risultati del sondaggio: Barak Obama 4%, David Cameron (il capo del Governo) 2%, Angela Merkel 8, Francois Hollande 1%.... e Vladimir Putin, 82%.

 
Il fenomeno, travolgente, pare proprio pan-europeo: in questi giorni il francese Le Figaro si è domandato: «Come mai ci sono tanti commenti favorevoli a Putin sul web?».

Forse che i media non asono piu' in grado di manipolare l’opinione pubblica cosi tanto? Pare anche di scorgere che l'opinione pubblica europea, non conosce piu' la legittimità del Sistema Occidentale. 

si evda anche: Amazing poll at The Independent

lunedì 14 aprile 2014

VICEPRESIDENTE CAMERA, DI MAIO, SMASCHERA LE BALLE SUI TAGLI DI BOLDRINI E RENZI

 
Con un messaggio dalla sua pagina Facebook il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio ha smentito tutte le balle di Matteo Renzi e Laura Boldrini sui tagli alla politica, sostenendo che si tratta soltanto di annunci a fini elettorali. Ecco le sue parole:

RENZI E BOLDRINI: FINO AD ORA IL NULLA.

Il Premier Renzi e la Presidente Boldrini, in una ridicola corrispondenza epistolare a mezzo stampa, in questi giorni stanno discutendo dei costi da tagliare alla Camera e alle amministrazioni pubbliche dello Stato, giocando a chi è più bravo.
Renzi che sostiene si debbano tagliare i maxi-stipendi dei dirigenti della Camera, non ha tagliato ancora un solo euro ai manager pubblici delle aziende partecipate italiane, nonostante ne parli da mesi. E non si è ridotto di un euro il suo stipendio.

La Presidente Boldrini che gli risponde, addirittura si vanta di aver già fatto tagli agli stipendi del personale della Camera (per inciso ha tagliato 2000 euro al mese a una persona che guadagna quasi 500.000 euro all’anno!!). Ovviamente nessun taglio agli stipendi dei parlamentari. 
 
Si vanta anche di essersi tagliata del 30% il suo stipendio. Balle! Si è tagliata del 30% l’indennità aggiuntiva. Quella a cui io è Roberto Fico rinunciamo interamente insieme alle spese di rappresentanza e all’auto blu. Inoltre ci dimezziamo lo stipendio da Deputato.

Siamo ormai al niente che risponde al nulla!

Ormai è un anno che il Movimento 5 Stelle sta chiedendo a questa maggioranza del Partito Democratico e alla Presidente Boldrini, di iniziare davvero tagli drastici alla Camera. Lo abbiamo ribadito con diverse richieste scritte e verbali negli organi competenti, che non sono mai state messe neanche all’ordine del giorno dell’ufficio di Presidenza, almeno avremmo gradito una risposta. Neanche quella.
Abbiamo chiesto le dimissioni dei Questori della Camera per evidenti incapacità nel tagliare gli stipendi dei parlamentari dei loro partiti.


I punti focali sono sempre quattro, da un anno:
- La dismissione di 9 auto blu su 10 del parco macchine della Camera. La Boldrini ci ha fatto sapere che non si può fare, perché c’è bisogno di “decoro istituzionale” (!!). Risposta “indecorosa”, visto che si potrebbe risparmiare un milione di euro all’anno.

- Il dimezzamento immediato degli stipendi dei parlamentari. Inoltre tutti i rimborsi devono essere rendicontati ai cittadini pubblicamente.
50 milioni di euro in meno subito;

- L’assimilazione dello status dei dirigenti camera a quello dei funzionari pubblici, con i tetti di stipendio previsti dalla Legge;
- L’abolizione dei vitalizi dei parlamentari. Ci costano oltre 200 milioni di euro all’anno.
Il Pd è un anno che ci riflette, la Boldrini è un anno che non risponde alle richieste del Movimento 5 Stelle. C’è bisogno di altro per spiegarvi che questi due ci stanno prendendo in giro?


Fingono di avere a cuore i costi della politica solo in campagna elettorale e poi si tengono il malloppo il giorno dopo. Ancora una volta si sta consumando una truffa politica ai danni dei cittadini. Con la complicità di tanti media.

FONTE: http://www.lafucina.it/2014/04/13/di-maio-sbugiarda-renzi-e-la-boldrini/

venerdì 11 aprile 2014

JEROME KERVIEL EX TRADER SOCIETE GENERALE, CONDANNATO A 3 ANNI, CI RICORDA COSA E' IL SISTEMA BANCARIO E IL SUO CINISMO SPECULATIVO

Kerviel
 QUI IL VIDEO DA NON PERDERE


La sua parabola personale da promessa dell’alta finanza a paria pluri inquisito, ma anche il rapporto di forza tra il sistema bancario e quello politico. E i meccanismi interni delle banche che alimentano la speculazione con i derivati, con tanto di previsione della prossima bolla che affliggerà i mercati. Poi l’apprezzamento per il Pontefice, “unico ‘dirigente’ al mondo che è passato dalle parole ai fatti” e il distacco verso i suoi ex responsabili che l’hanno scaricato (“ognuno ha la sua coscienza”). E’ ricca di parole dure pronunciate con toni pacati, la versione di Jerome Kerviel, il trader francese che nel 2008 è stato protagonista di uno dei più importanti scandali finanziari globali, quello che ha visto Société Générale incassare una perdita di 4,9 miliardi di euro per le sue operazioni sui derivati e lui condannato a tre anni di reclusione per falso e uso di falso, introduzione fraudolenta di dati e abuso di fiducia.
LO SANNO TUTTI: NULLA E’ CAMBIATO - “Non cerco certo di immolarmi, ma è molto più facile condannare un solo uomo che rimettere in discussione il sistema. Questo ha impedito di porsi le giuste domande. Se ho avuto una colpa è una colpa etica, ma non penale che giustifichi questa sentenza”, rivendica senza perdere la calma che dice di aver ritrovato grazie a un incontro con il Papa. E al cammino da Roma a Parigi che sta percorrendo in queste settimane lungo le antiche strade dei pellegrini medievali che corona un percorso sulla cui sincerità è ancora presto per esprimersi. Del resto, sostiene, glielo riconoscono anche gli ex colleghi.

Quando gli è capitato di incontrarne alcuni a Parigi, racconta, lo hanno avvicinato per comunicargli stima e sostegno con frasi come “non crediamo alla storia che la banca non sapeva quello tu facevi” o “facevamo la stessa cosa e ancora oggi continuiamo a fare la stessa cosa”. Quindi il grande scandalo degli investimenti folli sui derivati non ha cambiato niente? “Si sono calmati per qualche tempo e poi è ripartito tutto come prima. È nei geni di quelli che fanno questo mestiere, c’era anche nei miei ed è ancora in quelli delle persone che oggi stanno trattando i prodotti finanziari sui mercati”. Una delle prove? “I bonus sono ripartiti come prima e stanno crescendo anche in Europa. Nel vecchio continente hanno detto che è stato messo un tetto. In realtà quello che accade, ad esempio in Francia, è che vengono pagati all’estero”.

LA FINANZA ETICA E QUELLA SPECULATIVA - “La finanza non è necessariamente cattiva”, dice poi ricordando che può essere “a supporto dell’economia per progetti industriali e commerciali” o delle famiglie con l’erogazione dei mutui. D’altro canto, “la speculazione fine a se stessa è inutile, avvantaggia solo una piccola minoranza, mentre può produrre disastri per la maggioranza della popolazione. Per chi fa parte del sistema, però, c’è un solo diktat: “Correre dietro agli obiettivi semplicemente con lo scopo di restare nel sistema”. Perché altrimenti ti licenziano. E gli obiettivi si raggiungono con la speculazione: “Nel 2008 Société Générale aveva realizzato 15 miliardi di risultati su prodotti speculativi”, ricorda citando recenti dichiarazioni dell’esponente politico e magistrato francese Eva Joly.

Ma come come nasce uno “speculatore”? “Sono entrato in SocGen a 23 anni e ho fatto lì tutta la mia carriera. Speculavo ad oltranza tutti i giorni. Contro l’euro, contro la Grecia, sul petrolio, sugli uragani e quindi sulla gente che moriva o restava senza casa, secondo un meccanismo non molto diverso da quanto successo da voi quando c’è stato il terremoto a L’Aquila”, riconosce. “Ero incoraggiato a farlo. La prima posizione importante che ho preso è stata sugli attentati di Londra: ho fatto guadagnare alla banca 500mila euro lordi. Ero short: avevo venduto degli indici di Borsa, dopo gli attentati il mercato è andato a picco. E ho ricomprato più a buon mercato rispetto ai prezzi ai quali avevo venduto. Et voilà: ecco fatto il denaro sul malessere degli altri. La banca ci ha guadagnato e si è congratulata”. Ha ricevuto dei bonus per questo? “All’epoca ero trader junior, non erano previsti dei guadagni extra, ma i miei capi ci hanno guadagnato. Il mio stipendio era sui 3mila euro netti al mese obiettivi inclusi. Molto molto lontano dai milioni cui si può arrivare con questo tipo di mestiere. Ma il denaro non è mai stato il motore di quello che facevo: ero in una bolla con dei capi che mi incoraggiavano. Era il mio mestiere”.

NIENTE EMOZIONI, SOLO SOLDI - La richiesta del resto era molto chiara: “Fare soldi, indipendentemente dal modo in cui si fanno. Non ci sono altri obiettivi. All’inizio del lavoro quando ho visto le immagini degli attentati di Londra mi sono fatto delle domande. Il mio capo è venuto da me e mi ha detto ‘le tue emozioni le lasci fuori dal parterre. Sei qui per fare soldi’. E così a poco a poco ti disumanizzi, diventi un robot ed effettivamente finisci col lasciare le tue emozioni fuori dal lavoro”.

Rimpianti? “Essere stato attore in questo sistema, questo è un grosso rimpianto. Mi sono sbagliato: ero naif perché pensavo di fare qualcosa di utile perché lavoravo per una grande banca francese che era influente nell’industria finanziaria. Avevo l’impressione di fare qualcosa di giusto e ci incoraggiavano. Salvo che, all’epoca non me ne rendevo conto, questo sistema gioca solo a favore di alcuni e distrugge quelli che ci sono attorno: quando si specula su una piccola azienda, quelle che chiamiamo small cap, si vendono le sue azioni facendo abbassare violentemente il loro corso azionario. Dietro ci sono dei lavoratori che pagano il conto, ma per noi è una cosa molto virtuale dal momento che siamo in una sala operativa. C’è uno schermo, non vediamo i dipendenti e non ci rendiamo conto di quello che stiamo facendo”.

Poi il c’è stato il tracollo, la galera, il buio e, infine, quella che lui dipinge come una sorta di conversione con un racconto che ne fa una specie di Innominato manzoniano dei giorni nostri. In ogni caso le sue parole sono tutto tranne che equivoche. “Non so se avrei fatto questo stesso discorso se fossi ancora un trader”, ammette. Per poi rivendicare di aver ricevuto delle offerte da altre banche anche all’estero: “Ho rifiutato perché non mi interessa più, ne sono uscito e ne sono molto felice”, garantisce.

LA RIVOLUZIONE FRANCESCANA IN VATICANO E L’IMMOBILISMO GATTOPARDESCO DELLA POLITICA - Fondamentali in questo passaggio l’incontro con il Papa e la strada. “Da quando ho iniziato il mio cammino non mi sento più a mio agio a far parte di questo mondo e non voglio più entrarci. Da un anno incontro gli studenti per avere con loro degli scambi sui motivi per cui sto facendo questo percorso”. Nel passaggio non è stata secondaria la rivoluzione francescana della finanza in Vaticano. “E’ una delle ragioni per cui gli ho scritto: tutto quello che racconta e denuncia sulla tirannia dei mercati, sulla speculazione e sull’ingiustizia trova eco dentro di me perché sono stato attore e vittima di questo sistema. Mi ha salvato in un momento in cui rischiavo di perdermi. E’ l’unico dirigente, perché è un dirigente, ad essere passato dalle parole ai fatti sui temi finanziari”. Non può dire lo stesso dei suoi ex capi, tra i quali Jean Pierre Mustier, oggi ai vertici della divisione Corporate & investment banking di Unicredit: “Ognuno fa i conti con la sua coscienza”, taglia corto Kerviel pur continuando a sostenere che al suo processo “hanno mentito”.

LE “BOMBE A OROLOGERIA” CHE LA GENTE NON CONOSCE – Chi non sa è sicuramente la gente fuori dal sistema. “Mi ha fatto sorridere nel 2007 la gente che ha scoperto i subprime. A fine anni ’90 lavoravo per un fondo multigestione e alcuni gestori negoziavano questi subprime sui crediti. All’epoca ero in contatto con uno dei trader che li negoziava e mi disse questa frase: ‘non sappiamo cosa stiamo comprando, non sappiamo quanto vale, ma ci possiamo fare su dei soldi’ – spiega – ci sono dei prodotti che sono nelle banche che sfuggono completamente alla comprensione della gente e sono delle bombe a orologeria: i subprime 10 anni dopo hanno creato la crisi che conosciamo e oggi in banca ci sono nuovi prodotti molto complessi che chiamiamo strutturati. Come i derivati climatici fatti sulla temperatura (in pratica delle ‘scommesse’ sull’andamento del clima e della temperetura terrestre, ndr) che non sappiamo che cosa faranno tra 10 anni. Non è un caso isolato. Ce ne sono diversi. Oggi i bilanci delle banche non sono controllati, non sono leggibili, non sono comprensibili per i comuni mortali”.

Così a guidare il gioco dell’economia mondiale, a dispetto delle perdite monstre cumulate a partire dal 2008, sono sempre i signori della finanza. “Dopo il crac di Lehman Brothers (15 settembre 2008, ndr) si è aperta una finestra per i governi: senza gli Stati le banche sarebbero fallite e la politica aveva la possibilità di invertire il rapporto di forza a proprio favore. Non l’ha fatto e oggi è troppo tardi: è ancora la finanza che domina. La ragione è che sono sempre le banche che finanziano i debiti degli Stati. Quindi vista la situazione non si rompono le scatole al banchiere, lo si lascia fare e basta”. Il pericolo maggiore oggi? “Non aver emanato norme che dal 2010 avrebbero dovuto regolare questo sistema e continuare a non farlo”.

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/10/speculazione-il-trader-pentito-kerviel-la-finanza-ci-domina-ancora-politica-ha-perso-occasione/943199/ 

da non perdere anche questa intervista in inglese di Al Jazeera anche a Max Kaiser 

Inside Story - Jerome Kerviel: Villain or victim?

giovedì 10 aprile 2014

IL VIETNAM CONDANNA A MORTE 2 BANCHIERI, NEL PIANO DI PULIZIA RADICALE DEL SETTORE FINANZIARIO...

firing
Il Global Post scrive:

Per fare una pulizia radicale nel suo settore finanziario, il Vietnam ha condannato a morte tre banchieri negli ultimi sei mesi.

Un paio di banchieri sono attualmente nel braccio della morte per aver sottratto circa 25 milioni di dollari dalla banca di stato Vietnam Agribank. Mentre i loro co-cospiratori si sono già presi parecchie decine di anni di carcere.

A marzo, un altro signore, di 57 anni, l'ex Capo Regionale della Vietnam Development Bank, altra banca gestita dal governo, è stato condannato a morte per una truffa da 93 milioni di dollari.

Secondo l'agenzia stampa vietamita Tuoi Tre, molti dei suoi collaboratori collusi sono stati condannati all'ergastolo dopo aver confessato di aver avallato prestiti fasulli per un  regaletto come un anello di diamanti o per una coupé BMW. E la settimana scorsa, in un caso non collegato ai precedenti, sono stati messi sotto accusa degli alti dirigenti della stessa banca per delle presunte dubbie perdite per 47 milioni di dollari imputate a crediti inesigibili.
Aspettiamo un momento : quindi se quelli mettono addirittura una sparachiodi alla nuca di qualcuno che ha rubato una miseria come 25 milioni di dollari, allora che cosa avremmo dovuto fare noi con le banche che hanno "ricevuto" migliaia di miliardi come regalo da contribuenti involontari ?

Ma queste sentenze di morte comunque costituiscono uno scandalo di alto profilo per il Vietnam.
Questo è il punto. I mastini dei Diritti Umani sostengono che questi processi teatrali tenuti in Vietnam sono stati atti politici eclatanti e che avevano un esito predeterminato da offrire al pubblico: una massa di vietnamita stanchi della corruzione di stato. Ma queste condanne suonano anche come forti campanelli d'allarme per tutti quei banchieri-ladri che attualmente continuano a lavorare truffando i clienti.
E' un messaggio per tutti quelli che hanno le mani in pasta con l'avvertimento che gli affari, come sono andati finora, gli stanno ormai sfuggendo di mano” ha detto Adam McCarty, Economista Capo, di base ad Hanoi per la Mekong Economics Consulting.
Il messaggio a chi è dentro il sistema è questo: Le possibilità che vi scopriamo stanno aumentando” ha detto McCarty. “Non contate più sulle vostre protezioni importanti. Perché c'era qualcuno [quelli condannati] che contava su protettori molto importanti, ma comunque non è servito a niente.”

Come la maggior parte delle nazioni che soffoca il dissenso e si  muove con il minimo della trasparenza, il Vietnam è un paese altamente corrotto.
Anche qui, proprio come gli Stati Uniti, i furti avvengono ad un livello tanto alto che solo pochissimi riescono a rendersene conto, escono fuori solo quando se ne devono occupare i giudici.

Secondo uno studio di una Banca Mondiale, metà negli affari stipulati con gli stati comunisti, ci si aspetta che venga fatto un regalo a chi segue la trattativa “per far concludere l'affare.” Transparency International, che pubblica la classifica sul livello della corruzione nel mondo, sostiene che il Vietnam sia più corrotto del Messico ma non quanto la Russia.
Differentemente che in America, dove i giudici non possono emettere una sentenza di morte per crimini dei colletti bianchi, il Vietnam può giustiziare i suoi cittadini per una serie di crimini imprenditoriali.
Amnesty International riferisce che sentenze di morte in Vietnam sono state inflitte a criminali per aver gestito schemi di investimento fraudolenti, denaro falso e perfino prestiti insoluti. Il fatto insolito è che i funzionari delle Nazioni Unite "hanno condannato" le condanne a morte per "crimini economici", ma il Vietnam continua con queste sentenze - come fanno i loro vicini cinesi.
Benché le statistiche sul poco trasparente sistema giuridico del Vietnam siano scarse, un portavoce dello stato ha ammesso che ci sono più di 675 persone nel braccio della morte per crimini più svariati - secondo la Associated Press.
Non è ancora stato stabilito come saranno ammazzati i banchieri. I mezzi di esecuzione tradizionali vietnamiti prevedono che i colpevoli siano legati a un palo di legno, con un limone in bocca e spediti di fronte al plotone di esecuzione. La nazione vorrebbe passare all'iniezione letale. Ma le nazioni europee si rifiutano di esportare i prodotti chimici che si usano nelle esecuzioni (tiopentale sodico) verso gli stati i cui governi praticano la pena capitale.
Ai banchieri disonesti vengono inflitte queste pesanti condanne in un momento in cui il Vietnam sta mettendo in atto delle importanti riforme finanziarie. 
E immaginate un pò ? Funziona! Perché non c'è niente di più deterrente per i criminali, anche per i sociopatici, che dover prendere atto che i loro trilioni di derivati messi a bilancio non servono per qualsiasi cosa. Almeno non servono ad evitare qualche inconveniente, non ancora messo in conto, come una benda sugli occhi e un sigaro.

Poi torniamo alla "democratica e incorrotta" America, dove questa soluzione non sarò mai possibile (non certo per motivi etici), per il semplice motivo che gli stessi banchieri che dovrebbero essere condannati, non sono solo quelli che stampano il denaro che usano tutti - e lo sanno bene i politici - ma sono anche gli stessi che gestiscono in proprio qualsiasi attività. E, dato che gestiscono in proprio qualsiasi attività : Che motivo avrebbero a farsi venire in mente proprio l'unica soluzione che potrebbe far finire la festa?
 

Fonte: http://www.zerohedge.com
TRATTO DA: http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=13204&utm_medium=referral&utm_source=pulsenews

mercoledì 9 aprile 2014

LA LUNA DI SATURNO, ENCEDALUS, NASCONDE UN OCEANO DI ACQUA SALATA CHE POTREBBE SOSTENERE LA VITA

Scientists have confirmed an ocean that could support life lies under the surface of Saturn's tiny moon Enceladus. An illustration its interior is pictured. It is based on data from Cassini, which suggests an ice outer shell and a low density, rocky core with a regional water ocean sandwiched in between
QUI IL VIDEO IN INGLESE 

Sono anni che gli astronomi cercano pianeti che possano sostenere la vita. Ora gli scienziati hanno confermato che un oceano d'acqua che potrebbe sostenere la vita, giace nelle profondità della superficie di ghiaccio della luna di Saturno, Encedalus

L'oceano è sepolto sotto circa 29 - 39km di ghiaccio e potrebbe essere più grande del Lago Superiore, il piu' grande dei Grandi Laghi del Nord America.

>>> qui tutto l'articolo: http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2596240/Its-official-Saturns-moon-DOES-hidden-icy-ocean-support-life-large-Lake-Superior.html#ixzz2y6c6qEwu



martedì 8 aprile 2014

LA SVEZIA E' DIVENTATA UN PAESE TOTALITARIO, GRAZIE ALLE POLITICHE DI IMMIGRAZIONE?


La Svezia un tempo era un Paese bellissimo, ricco e moderno. Ma ora tutto è cambiato.
E' diventata totalitaria come l'Arabia Saudita o l'Iran. Le sue politiche di immigrazione hanno sopraffatto la sua cultura e il tesoro degli Svedesi.

Un rapporto ONU dice che la Svezia diventerà presto  una nazione del terzo mondo.
Molte le restrizioni sulla libertà e la parola.  

Uno dei maggiori quotidinai della Svezia, Expressen, ha usato degli hackers criminali per irrompere in Disqus e prelevare  gli indirizzi email  e le identità dei commentatori online
e rivelare le persone dietro i loro nickname o  user anonimi.


Il giornale ha mandato un reporter e un cameraman a casa di una persona chiedendo cose su cio' che avevano scritto  su diversi websites. Expressen ha poi pubblicato i nomi e le foto di alcuni, cosa che ha portato almeno una persona a perdere il suo lavoro.

>> tutto l'articolo: http://pamelageller.com/2014/04/sharia-sweden-swedish-newspaper-hacks-discus-goes-commenters-homes-cameramen.html/

lunedì 7 aprile 2014

NO ALLA SVOLTA AUTORITARIA SU COSTITUZIONE ITALIANA. APPELLO ZAGREBELSKY

http://www.unica.it/UserFiles/Image/immagini/Icone%20video/zagrebelsky.jpg  
La svolta autoritaria 

Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al presidente del Consiglio poteri padronali. Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti) a guardare. 

La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.

Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. 

Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato. Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone.

Nadia Urbinati, Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, Alessandro Pace, Roberta De Monticelli, Gaetano Azzariti, Elisabetta Rubini, Alberto Vannucci, Simona Peverelli, Salvatore Settis, Costanza Firrao

Grillo e Casaleggio firmano appello Zagrebelsky: “Svolta autoritaria”

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/30/riforme-grillo-e-casaleggio-firmano-appello-zagrebelsky-rodota-svolta-autoritaria/931396/

domenica 6 aprile 2014

GRILLO AI GIORNALISTI A MALAGROTTA: FATE FINTA DI STUPIRVI, POI IN PRIVATO MI DITE CHE HO RAGIONE

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/04/04/blitz-di-grillo-a-malagrotta-riforme-solo-bugie-renzi-e-figlioccio-di-gelli/273203/

Parliamo del vuoto, del nulla. Uno che fa una legge elettorale con uno che non può candidarsi. Qui c’è P2, massoneria. Renzi è il figlio di Gelli“. Così Beppe Grillo arrivando a Malagrotta (Roma), accompagnato da alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle.

Ad attenderlo, una ressa di curiosi e attivisti. Il leader M5S è tornato a definire “immorale” il debito italiano, ribadendo la necessità di andare in Europa a rinegoziare la posizione dell’Italia. Poi, tornando a parlare di politica, ha aggiunto: “Noi stiamo dicendo ‘no’ alle menzogne. Appariamo come quelli che si stanno opponendo alle riforme, ma sono menzogne”  


FONTE:  http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/04/04/blitz-di-grillo-a-malagrotta-riforme-solo-bugie-renzi-e-figlioccio-di-gelli/273203/

sabato 5 aprile 2014

BILDERBERG GROUP 2014: IN DANIMARCA A FINE MAGGIO




L'annuncio è stato fatto oggi (1 aprile) sul sito  ufficiale  dei ‘Bilderberg Meetings’  e dice semplicemente: “il 62° Bilderberg meeting avrà luogo a fine maggio in DAnimarca.”


Non è stata ancora identificata nè la città nè l'hotel sebben il gruppo tenga sempre i suoi incontri in hotel di lusso dentro o vicino a città principali oppure esclusivi resorts turistici


Questo segna il primo ritorno del Bilderberg in Scandinavia, da quando il gruppo si incontro' in Svezia nel 2001 e da quando la prima conferenza fu fatta in Danimarca, nel 1969.

venerdì 4 aprile 2014

BLONDET: ITALIANI, IL PREMIO DARWIN VI ATTENDE


«Italiani, siete seriamente candidati al premio Darwin. Quando una intera nazione è nel vostro stato, si piega a simili governanti, accetta l’euro (lo accettate ancora in maggioranza), stima Draghi il Rettiliano, considera Napolitano un buon vecchio nonno e si aspetta protezione da Washington e aiuti da Berlino, non appende in piazza Loreto i suoi padroni folli, è logico che finisca come i dinosauri». E’ l’invettiva con cui Maurizio Blondet, su “Effedieffe”, conclude il suo grido di allarme sui drammatici sviluppi della crisi con Mosca: Obama ci sta letterarmente trascinando verso una possibile Terza Guerra Mondiale. Lo dimostra la preoccupante escalation politico-diplomatica contro Mosca, con risvolti militari su cui il mainstream tace: con l’Ue, «nuova prigione dei popoli», l’Ucraina ha appena firmato un dossier di assistenza militare in caso di guerra, mentre ci sono anche militari italiani nel team americano che sta sorvolando, ogni settimana, lo spazio aereo russo. E tutti – tranne Berlusconi – applaudono Obama.
«Quelli che decidono a vostro nome sia da Roma, sia soprattutto da Bruxelles, hanno scelto per voi», scrive Blondet, in un post ripreso da “Megachip”. Escludere Mosca dal G8 e accodarsi a Obama, che si permette di minacciare la Russia «in difesa del governicchio ucraino, frutto delle eversioni americane, ovviamente anch’esso non eletto dagli ucraini». Esplicito, l’inquilino della Casa Bianca: «Agiremo in loro difesa qualunque cosa accada: questa è la Nato». Secondo Obama, «ci sono momenti in cui l’azione militare può essere giustificata». Possibile casus belli, dopo l’Ucraina, la “difesa” dei paesi baltici: Lituania, Estonia e Lettonia hanno una popolazione paragonabile a quella di una media provincia italiana, eppure «a Bruxelles contano più di Italia e Spagna», inoltre «fanno i galletti e sfidano Mosca, si armano spendendo il 4% del loro ridicolo bilancio per gli armamenti, perché si sanno coperti dall’America». E Washington, dice Blondet, li addita ad esempio: «Voi europei grossi e molli spendete troppo poco in armi, l’1, il 2% del Pil, scrive il “Wall Street Journal”, dovete armarvi di più, spendere più dalla Lockheed».
Accusa Blondet: «Ebbene: i vostri politici vi hanno impegnato a difendere i baltici. Hanno detto sì ad Obama, senza nemmeno rimproverargli le manovre eversive americane a Kiev, ampiamente provate». In pratica, i nostri politici hanno «firmato di nuovo il patto di difesa reciproca della Nato», struttura «che avremmo dovuto sciogliere già dal ‘90, quando si sciolse il Patto di Varsavia». Sicché ora, «se uno dei galletti baltici fa qualche provocazione, noi dovremo partecipare alla guerra contro la Russia, e intanto subire le conseguenze economiche dell’embargo decretato anche da noi, per ordine di Washington». Pericolosa, aggiunge Blondet, la pratica dei sorvoli dello spazio aereo russo, avviati dopo la conquista di Kiev da parte delle milizie di piazza Maidan. Gli Usa «hanno cominciato a sorvolare coi loro aerei lo spazio russo, obbligando anche noi a fare altrettanto». Lo fanno «in base al trattato internazionale Cieli Aperti, “Open Skies”, firmato a Vienna per aumentare la fiducia reciproca nel campo della minaccia nucleare».
Il trattato obbliga i paesi firmatari ad aprire il loro spazio aereo a regolari ispezioni. «In buona fede, Putin ha firmato questo trattato nel 2001. La Cina invece no, e guardacaso nessuno la minaccia». Da giorni, «il sorvolo è diventato una vera passione per Washington».
Blondet riferisce che il 3 marzo il sorvolo ha visto ispettori francesi a fianco degli americani, mentre l’11 marzo con gli statunitensi «si sono levati ispettori italiani», imitati il 17 marzo da “ispettori” ucraini («non si sa a che titolo») e il 24 marzo di nuovo da ispettori francesi. Un sorvolo a settimana: «Immaginate solo se Putin pretendesse di fare altrettanto nello spazio aereo americano, in questo momento di estrema tensione: tutti i nostri media, all’unisono con i loro padroni americani, strillerebbero: “Provocazione! Aggressione! Espansionismo paleo-sovietico!”». La cosa preoccupante? «E’ quel che ha detto Obama, piombato in Europa a darci ordini. Ha detto di non essere preoccupato dall’aggressione Russa come minaccia per gli Stati Uniti; ha aggiunto però che quello che lo preoccupa è “un fungo atomico sopra Manhattan”. Sapendo che a Manhattan hanno avuto lo stomaco di far saltare quei due grattacieli (l’11 Settembre, e vi siete bevuti la storia ufficiale) per giustificare l’invasione di Afghanistan ed Iraq nonché l’introduzione della tortura nel diritto di guerra statunitense e il non-riconoscimento dei nemici come combattenti legittimi».
Blondet riferisce che, nel frattempo, all’Aia si è svolto uno strano vertice sulla sicurezza nucleare. Secondo il ministro degli esteri canadese, John Baird, «al momento attuale la minaccia di terrorismo nucleare resta una delle più gravi per la sicurezza mondiale». Da qui il rafforzamento del partenariato con Israele – presente Yuval Steinitz, ministro dell’intelligence di Tel Aviv – per aiutare «gli Stati del Medio Oriente e altrove a perseguire i pericolosi criminali che conducono attività nucleari illecite». Chi pensava alla solita trama paranoide sionista contro l’Iran, dice Blondet, ora dovrà ricredersi, di fronte alla sconcertante uscita di Obama, che dice di temere «un fungo atomico sopra Manhattan». Siamo sicuri che l’Ucraina abbia consegnato, a suo tempo, tutte le testate che aveva in custodia dall’Armata Rossa? La stessa Yulia Tymoshenko ha appena dichiarato di voler sterminare, con l’atomica, gli 8-10 milioni di russi che vivono nell’Est dell’Ucraina.
Escalation nucleare? «Se accade, italioti, ci siete in mezzo», scrive Blondet. «Vi hanno messo in mezzo i mascalzoni di Bruxelles, vi ci ha messo quel tizio danese che si chiama Ander Fogh Rasmussen, vi ha messo in mezzo il governo Napolitano – pardon, volevo dire il governo Renzi». E per cosa? «Per salvare “la democrazia” in Ucraina», un paese che vuole “venire in Europa” e intanto – a parte le atomiche della Tymoshenko – ha già proibito la lingua russa e spento le televisioni che trasmettevano in russo. E sui nostri media mainstream, naturalmente, notte fonda: si evita di dire che l’Ucraina ha firmato solo il 2% del trattato di pre-adesione all’Ue, cioè la parte che riguarda «un piano per una politica estera e di sicurezza congiunta», e che dopo le elezioni del 25 maggio si trasformerà in «un insieme di condizioni di riforma militare che equivalgono “ad un accordo con la Nato preliminare all’integrazione”».
Regista dell’operazione, Herman Van Rompuy. «E i nostri politici non hanno eccepito. Anzi, hanno detto: “Sì, escludiamo la Russia dal G8”». Tutti, tranne uno: Berlusconi. «Credo sia avventato e controproducente aver escluso la Russia dal vertice di ieri all’Aia», ha detto il Cavaliere. «Questo contrasta con il lungo lavoro fatto da noi, dal governo italiano: siamo stati noi a trasformare il G7 in G8 a Genova con Putin». Peccato però che Berlusconi non sia più in Parlamento e sia prossimo agli arresti domiciliari, conclude Blondet. Il leader di Forza Italia – l’unico fuori dal coro anti-russo – non ha più alcuna prospettiva di governare in futuro, e dopo tutti i disastri del passato recente – ora appare troppo indebolito per impostare una politica anti-Ue e contraria alle pericolose forzature di Obama. «L’elettorato di centrodestra è nella mani dell’harem, della mignottocrazia, delle concubine». In altre parole, siamo rovinati: se Berlusconi sembra «un decrepito imperatore cinese», tutti gli altri applaudono entusiasti alla guerra che verrà.
Obama«Italiani, siete seriamente candidati al premio Darwin. Quando una intera nazione è nel vostro stato, si piega a simili governanti, accetta l’euro (lo accettate ancora in maggioranza), stima Draghi il Rettiliano, considera Napolitano un buon vecchio nonno e si aspetta protezione da Washington e aiuti da Berlino, non appende in piazza Loreto i suoi padroni folli, è logico che finisca come i dinosauri». 

E’ l’invettiva con cui Maurizio Blondet, su “Effedieffe”, conclude il suo grido di allarme sui drammatici sviluppi della crisi con Mosca: Obama ci sta letterarmente trascinando verso una possibile Terza Guerra Mondiale. Lo dimostra la preoccupante escalation politico-diplomatica contro Mosca, con risvolti militari su cui il mainstream tace: con l’Ue, «nuova prigione dei popoli», l’Ucraina ha appena firmato un dossier di assistenza militare in caso di guerra, mentre ci sono anche militari italiani nel team americano che sta sorvolando, ogni settimana, lo spazio aereo russo. E tutti – tranne Berlusconi – applaudono Obama.

«Quelli che decidono a vostro nome sia da Roma, sia soprattutto da Bruxelles, hanno scelto per voi», scrive Blondet, in un post ripreso da “Megachip”. Escludere Mosca dal G8 e accodarsi a Obama, che si permette di minacciare la Russia «in difesa del governicchio ucraino, frutto delle eversioni americane, ovviamente anch’esso non eletto dagli ucraini». Esplicito, l’inquilino della Casa Bianca: «Agiremo in loro difesa qualunque cosa accada: questa è la Nato». 

Secondo Obama, «ci sono momenti in cui l’azione militare può essere giustificata». Possibile casus belli, dopo l’Ucraina, la “difesa” dei paesi baltici: Lituania, Estonia e Lettonia hanno una popolazione paragonabile a quella di una media provincia italiana, eppure «a Bruxelles contano più di Italia e Spagna», inoltre «fanno i galletti e sfidano Mosca, si armano spendendo il 4% del loro ridicolo bilancio per gli armamenti, perché si sanno coperti dall’America». E Washington, dice Blondet, li addita ad esempio: «Voi europei grossi e molli spendete troppo poco in armi, l’1, il 2% del Pil, scrive il “Wall Street Journal”, dovete armarvi di più, spendere più dalla Lockheed».

Accusa Blondet: «Ebbene: i vostri politici vi hanno impegnato a difendere i baltici. Hanno detto sì ad Obama, senza nemmeno rimproverargli le manovre eversive americane a Kiev, ampiamente provate». In pratica, i nostri politici hanno «firmato di nuovo il patto di difesa reciproca della Nato», struttura «che avremmo dovuto sciogliere già dal ‘90, quando si sciolse il Patto di Varsavia». 

Obama con Barroso e Van Rompuy
Sicché ora, «se uno dei galletti baltici fa qualche provocazione, noi dovremo partecipare alla guerra contro la Russia, e intanto subire le conseguenze economiche dell’embargo decretato anche da noi, per ordine di Washington»

Pericolosa, aggiunge Blondet, la pratica dei sorvoli dello spazio aereo russo, avviati dopo la conquista di Kiev da parte delle milizie di piazza Maidan. Gli Usa «hanno cominciato a sorvolare coi loro aerei lo spazio russo, obbligando anche noi a fare altrettanto». Lo fanno «in base al trattato internazionale Cieli Aperti, “Open Skies”, firmato a Vienna per aumentare la fiducia reciproca nel campo della minaccia nucleare».

Il trattato obbliga i paesi firmatari ad aprire il loro spazio aereo a regolari ispezioni. «In buona fede, Putin ha firmato questo trattato nel 2001. La Cina invece no, e guardacaso nessuno la minaccia». Da giorni, «il sorvolo è diventato una vera passione per Washington». Blondet riferisce che il 3 marzo il sorvolo ha visto ispettori francesi a fianco degli americani, mentre l’11 marzo con gli statunitensi «si sono levati ispettori italiani», imitati il 17 marzo da “ispettori” ucraini («non si sa a che titolo») e il 24 marzo di nuovo da ispettori francesi. 

John BairdUn sorvolo a settimana: «Immaginate solo se Putin pretendesse di fare altrettanto nello spazio aereo americano, in questo momento di estrema tensione: tutti i nostri media, all’unisono con i loro padroni americani, strillerebbero: “Provocazione! Aggressione!  

Espansionismo paleo-sovietico!”». La cosa preoccupante? «E’ quel che ha detto Obama, piombato in Europa a darci ordini. Ha detto di non essere preoccupato dall’aggressione Russa come minaccia per gli Stati Uniti; ha aggiunto però che quello che lo preoccupa è “un fungo atomico sopra Manhattan”. Sapendo che a Manhattan hanno avuto lo stomaco di far saltare quei due grattacieli (l’11 Settembre, e vi siete bevuti la storia ufficiale) per giustificare l’invasione di Afghanistan ed Iraq nonché l’introduzione della tortura nel diritto di guerra statunitense e il non-riconoscimento dei nemici come combattenti legittimi».

Blondet riferisce che, nel frattempo, all’Aia si è svolto uno strano vertice sulla sicurezza nucleare. Secondo il ministro degli esteri canadese, John Baird, «al momento attuale la minaccia di terrorismo nucleare resta una delle più gravi per la sicurezza mondiale». Da qui il rafforzamento del partenariato con Israele – presente Yuval Steinitz, ministro dell’intelligence di Tel Aviv – per aiutare «gli Stati del Medio Oriente e altrove a perseguire i pericolosi criminali che conducono attività nucleari illecite». 

Chi pensava alla solita trama paranoide sionista contro l’Iran, dice Blondet, ora dovrà ricredersi, di fronte alla sconcertante uscita di Obama, che dice di temere «un fungo atomico sopra Manhattan». Siamo sicuri che l’Ucraina abbia consegnato, a suo tempo, tutte le testate che aveva in custodia dall’Armata Rossa? La stessa Yulia Tymoshenko ha appena dichiarato di voler sterminare, con l’atomica, gli 8-10 milioni di russi che vivono nell’Est dell’Ucraina.

Yulia TymoshenkoEscalation nucleare? «Se accade, italioti, ci siete in mezzo», scrive Blondet. «Vi hanno messo in mezzo i mascalzoni di Bruxelles, vi ci ha messo quel tizio danese che si chiama Anders Fogh Rasmussen, vi ha messo in mezzo il governo Napolitano – pardon, volevo dire il governo Renzi». E per cosa? «Per salvare “la democrazia” in Ucraina», un paese che vuole “venire in Europa” e intanto – a parte le atomiche della Tymoshenko – ha già proibito la lingua russa e spento le televisioni che trasmettevano in russo. 

E sui nostri media mainstream, naturalmente, notte fonda: si evita di dire che l’Ucraina ha firmato solo il 2% del trattato di pre-adesione all’Ue, cioè la parte che riguarda «un piano per una politica estera e di sicurezza congiunta», e che dopo le elezioni del 25 maggio si trasformerà in «un insieme di condizioni di riforma militare che equivalgono “ad un accordo con la Nato preliminare all’integrazione”».

Regista dell’operazione, Herman Van Rompuy. «E i nostri politici non hanno eccepito. Anzi, hanno detto: “Sì, escludiamo la Russia dal G8”». Tutti, tranne uno: Berlusconi. «Credo sia avventato e controproducente aver escluso la Russia dal vertice di ieri all’Aia», ha detto il Cavaliere. «Questo contrasta con il lungo lavoro fatto da noi, dal governo italiano: siamo stati noi a trasformare il G7 in G8 a Genova con Putin». Peccato però che Berlusconi non sia più in Parlamento e sia prossimo agli arresti domiciliari, conclude Blondet. Il leader di Forza Italia – l’unico fuori dal coro anti-russo – non ha più alcuna prospettiva di governare in futuro, e dopo tutti i disastri del passato recente – ora appare troppo indebolito per impostare una politica anti-Ue e contraria alle pericolose forzature di Obama. 

«L’elettorato di centrodestra è nella mani dell’harem, della mignottocrazia, delle concubine». In altre parole, siamo rovinati: se Berlusconi sembra «un decrepito imperatore cinese», tutti gli altri applaudono entusiasti alla guerra che verrà.

FONTE: http://ilnuovorinascimentoitaliano.blogspot.it/2013/09/oppt-la-grande-bufala.html

giovedì 3 aprile 2014

CRISI UKRAINA: TRUPPE UK IN ESERCIZI MILITARI NATO NELL'EUROPA DELL'EST. GAZPROM AUMENTA PREZZO GAS ALL'UKRAINA



"Il Regno Unito si prepara  a mandare truppe per prendere parte ai giochi di guerra congiunti della NATO nell'Europa dell'Est, in risposta alle azioni della Russiacontro l'Ukraina" cosi ha detto il Segretario della Difesa. 

Philip Hammond ha detto che la forza aerea britannica, sarà probabilmente in Estonia per aiutare la polizia aerea nell'area del mar baltico, come parte dell'impegno " a maggiore partecipazione negli esercizi negli Stati Baltici" 

Mentre l'Ukraina non è un membro della NATO e quindi come takle non riceve protezione automatica dall'allaenza, gli sttai baltici dell'Estonia,Latvia e Lituania lo sono, ovvero una agressione nei loro confronti è considerata comke un'agressione verso tutta l?europa Occidentale e gli USA.’

>> tutto l'articolo qui: http://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/ukraine-crisis-british-troops-to-mobilise-in-nato-eastern-europe-military-exercises-9225477.html

 

‘L'Ammnistratore Delegato della Gazprom, Alexei Miller martedi ha annunciato che l'azienda aumenterà i prezzi del gas per l' Ukraina, di 100 dollari per 1000 mc e questo dal 1° Aprile . L'Ukraina pagava 268.50 dollari per 1000 mc, prima dell'inizio del mese.
“In linea con l'attuale contratto  sulla fornitura di gas, il prezzo dell'Ukraina nel secondo trimestre  [del 2014] sarà 385.50, dollari”  ha detto Miller.
Gazprom dice che il debito dell'Ukraina per fatture di gas inevase  ammonta a 1.711 miliardi di dollari.’

>> tutto l'articolo qui : http://voiceofrussia.com/news/2014_04_01/Gazprom-hikes-gas-prices-by-100-for-Ukraine-CEO-7488/
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mercoledì 2 aprile 2014

UNA SERIE DI TERREMOTI AL PARCO YELLOWSTONE E AREE CIRCOSTANTI

Series of Earthquakes hit Yellowstone Park

WYOMING (INTELLIHUB) — 

Un  terremoto di magnetudo 4.8 ha colpito la parte nord del Parco Nazionale di Yellowstone, domenica mattina u.s., successivamente una serie di scosse piu' piccole ha colpito la regione. La scorsa settimana c'è stata intensa attività sismica in tutto il mondo, con centinaia di scosse avvertite in California e Cile.
Le stazioni sismografiche della Università di Utah  hanno riportato che il terremoto è avvenuto alle 6:34 a.m. a circa 4 miglia a nord, nord-est del Norris Geyser Basin. L'università riporta che è stato avvertito nelle città di confine del Montana, West Yellowstone e Gardiner, entrambe a circa 20 miglia dall'epicentro.
Da giovedi  ci sono state almeno 25 terremoti registrati nell'area intorno allo Yellowstone National Park. Secondo l'osservatorio di Yellowstone, l'attività sismica è piuttosto abituale in questa area, ma di solito i terremoti, non sono cosi forti

L'osservatorio ha riportato che ogni giorno avvengo da 1 a 20 terremoti , ma sono molto deboli  molto spesso misurano meno di magnetudo 3.
Il terremoto di domenica è stato il piu' potente a colpire il parco dal 1980.

La recente attività sismica ha fatto sorgere preoccupazione sul supervulcano che giace dormente  nel parco.


fonte:http://intellihub.com/4-8-earthquake-hits-yellowstone-park/ 

Vedi anche:
12 Signs That Something Big Is Happening To The Earth’s Crust Under North And South America
Read more at http://investmentwatchblog.com/12-signs-that-something-big-is-happening-to-the-earths-crust-under-north-and-south-america/#W141GuDGEQZAw1tI.99
http://investmentwatchblog.com/12-signs-that-something-big-is-happening-to-the-earths-crust-under-north-and-south-america/
12 Signs That Something Big Is Happening To The Earth’s Crust Under North And South America
Read more at http://investmentwatchblog.com/12-signs-that-something-big-is-happening-to-the-earths-crust-under-north-and-south-america/#W141GuDGEQZAw1tI.99
12 Signs That Something Big Is Happening To The Earth’s Crust Under North And South America
Read more at http://investmentwatchblog.com/12-signs-that-something-big-is-happening-to-the-earths-crust-under-north-and-south-america/#W141GuDGEQZAw1tI.99

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