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martedì 4 luglio 2017

John Pilger: Libertà, la prossima volta. Il liberalismo e la sua propaganda di guerra

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liberalismo e vera democrazia non sono la stessa cosa. Il primo inizio' come culto della elite nel 19° secolo e la vera democrazia non è mai passata di mano.


La quarta parte
(qui la prima e qui la seconda e qui la terza) della lunga traduzione del video di John Pilger, relativo ad una conferenza tenuta a Chigaco qualche anno fa. John Pilger (qui i suoi libri in italiano) è illustre giornalista australiano, fuori dal maintream ed anche regista di successo di documentari storico-politici. In questa conferenza (vedi video), presentava il suo libro: "Freedom, next Time" (qui in italiano). Il video è stato caricato nel 2016, ma si capisce che la chiacchierata è ancora antecedente

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Nel mio tempo di vita ho visto che la maggior parte delle guerre sono state iniziate da Liberal-democratici, piuttosto che da Repubblicani. Ignorare questa realtà è una garanzia che il sistema della propaganda e di quello che produce la guerra. Continueranno.
Abbiamo avuto un ramo dei democratici che hanno governato la Gran Bretagna negli ultimi 10 anni. Blair, apparentemente un liberale, ha portato in guerra la Gran Bretagna ben piu' volte di qualsiasi altro Primo Ministro in era moderna.
Si, il suo compagno attuale [il video è del 2006 probabilmente] è George Bush, ma il suo primo amore è stato Bill Clinton, il presidente piu' violento del 20° secolo . Il successore di Blair, Gordon Brown è anch'esso un devoto di Clinton e Bush.
Di recente  Brown ha detto :

"sono finiti i giorni in cui la Gran Bretagna si deve scusare per il suo Impero. Dovremmo celebrare invece”.
Come Blair, come Clinton, come Bush, Brown crede nella verità liberale, osssia che la battaglia per la storia è stata vinta. Che i milioni che sono morti in carestie imposte deliberatamente, nell'India imperiale, saranno dimenticate. Come lo saranno i milioni morti nell'impero americano. E come per Blair anche il suo successore è sicuro che "il giornalismo professionale" è dalla sua parte.
 
Molti giornalisti, che se ne rendano conto o meno", pagano tributo alla imbellettatura di una ideologia che si considera non -ideologica, che si presenta come il centro naturale, il vero fulcro della vita civile moderna: questa è di fatto l'ideologia piu' potente e pericolosa che abbiamo mai conosciuto perchè è indeterminata. Questo è il liberalismo.

Non nego le virtù del liberalismo, assolutamente no, ne siamo tutti i beneficiari. Ma se neghiamo i suoi pericoli, il suo progetto indeterminato, ed il potere assorbente della sua propaganda, allora neghiamo il nostro diritto alla vera democrazia. 

Liberalismo e vera democrazia non sono la stessa cosa. Il liberalismo inizio' come culto della elite nel 19° secolo e la vera democrazia non è mai passata di mano dalle elite. La si deve sempre conquistare e bisogna combattere.

Un membro storico della coalizione anti-guerra United for Peace and Justice, di recente ha detto: i democratici stanno usando le politiche della realtà. Il suo punto di riferimento storico liberale era il Vietnam. Questa donna disse che il Presidente Johnson inizio' a ritirare le truppe dal Vietnam, dopo che un congresso americano iniziò a votare contro la guerra. Ma non è cio' che è successo.

  John Richard Pilger

Le truppe furono ritirate dal Vietnam in 4 lunghi anni, e in quel tempo gli USA imposero un assedio medievale,
chiamato “sanzioni economiche” che ha ucciso probabilmente un milione di persone inclusa una cifra documentata di 500mila bambini.

Nessuna di queste carneficine è stata riportata dai cosiddetti media maistream.
L'anno scorso uno studio della John Hopkins Public Health, ha trovato che dall'invasione dell'Iraq, 655mila iracheni sono morti come risultato diretto della invasione. Documenti ufficiali indicano che il governo Blair sapeva che questo dato era credibile.

Molti che si ritengono di sinistra sostennero l'attacco di Bush in Afghanistan
. E' stato ignorato anche che la CIA ha sostenuto Osama Bin Laden, che la amministrazione Clinton ha segretamente finanziato i Talebani, nessuno lo sa in USA.

>>> tutto l'articolo qui:
http://www.thelivingspirits.net/chi-controlla-lumanita/john-pilger-liberta-la-prossima-volta-il-liberalismo-e-la-sua-propaganda-di-guerra-per-esempio-il-vietnam.html 

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lunedì 3 luglio 2017

John Pilger: Libertà, la prossima volta. La propaganda di Hollywood sulla guerra e la censura USA

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Il falso modello alla John Wayne mando' a morire in Vietnam migliaia di giovani americani, con eccezioni notevoli: George W Bush e Dick Cheney

La terza parte (qui la prima e qui la seconda) della lunga traduzione del video di John Pilger, relativo ad una conferenza tenuta a Chigaco qualche anno fa. John Pilger (qui i suoi libri in italiano) è illustre giornalista australiano, fuori dal maintream ed anche regista di successo di documentari storico-politici. In questa conferenza (vedi video), presentava il suo libro: "Freedom, next Time" (qui in italiano). Il video è stato caricato nel 2016, ma si capisce che la chiacchierata è ancora antecedente

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I film hollywoodiani che sono seguiti alla guerra del Vietnam , sono stati una estensione del giornalismo della normalizzazione dell'impensabile. Si vero alcuni film sono stati critici sulle tattiche militari, ma tutti cauti nel concentrarsi sulla angoscia degli invasori.
Il primo di questi film ora è considerato il classico, " il Cacciatore": il suo messaggio è stato che l'America aveva sofferto, che l'America era scossa, che i ragazzi americani avevano fatto del loro meglio contro i barbari orientali.

Tutto il messaggio fu funesto perchè "il Cacciatore" fu fatto in modo brillante e altrettanto recitato. Devo ammettere che è il solo film che mi ha fatto urlare forte in un cinema in segno di protesta.
Il film acclamato di Oliver Stone, "Platoon", veniva definito antiguerra e in effetti mostrò stralci di vietnamiti come esseri umani, ma promosse anche soprattutto l'invasore americano come fosse una vittima.

Quando mi sono messo a scrivere questo libro, non avevo intenzione di citare anche questo, "Berretti Verdi" con John Wayne, fino a che giorni fa ho letto che Wayne è stata la star cinematografica piu' influente mai vissuta .

Era il 1968 quando vidi il film Berretti Verdi con John Wayne, in Alabama, perchè ero là ad intervistare un turpe governatore di allora. Ero appena tornato dal Vietnam e non potevo crederci. Non potevo credere quanto assurdo fosse questo film.
Gli ho riso contro sonoramente, nel cinema e non c'è voluto molto perchè l'atmosfera intorno a me si facesse molto fredda.     

L'amico che era con me mi sussurrò: "Andiamocene fuori dalle balle da qui e a gambe levate". Bene, siamo stati rincorsi per tutto il percorso al nostro hotel.  
Ma dubito che i miei inseguitori sapessero che il loro eroe John Wayne aveva mentito così da non dover combattere nella Seconda Guerra Mondiale. Il falso modello alla John Wayne mando' a morire in Vietnam migliaia di giovani americani, con eccezioni notevoli: George W Buch e Dick Cheney.

Lo scorso anno accettando il Premio Nobel per la Letteratura [fatto avvenuto nel 2005, dunque il video dovrebbe essere del 2006, ndt ], il drammaturgo Harold Pinter, fece un discorso epico: chiese perchè la sistematica brutalità, le atrocità diffuse, la violenta soppressione di pensiero indipendente nella Russia di Stalin erano ben note all'Occidente mentre i crimini di stato americani venivano solo registrati in modo superficiale, ancor meno documentati.  

>> tutto l'articolo in italiano qui  

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domenica 2 luglio 2017

John Pilger: Libertà, la prossima volta. La vera verità è sempre sovversiva

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La seconda parte (qui la prima) della lunga traduzione del video di John Pilger, relativo ad una conferenza tenuta a Chigaco qualche anno fa. John Pilger (qui i suoi libri in italiano) è illustre giornalista australiano, fuori dal maintream ed anche regista di successo di documentari storico-politici. In questa conferenza (vedi video), presentava il suo libro: "Freedom, next Time" (qui in italiano). Il video è stato caricato nel 2016, ma si capisce che la chiacchierata è ancora antecedente
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Il 24 agosto dello scorso anno [Il video è stato caricato nel 2016, ma si capisce che la chiacchierata è ancora antecedente], il New York Times, dichiarò questo in un redazionale:
" Se avessi saputo allora cio' che sappiamo adesso, l'invasione dell'Iraq sarebbe stata fermata da una protesta popolare."
Questa incredibile ammissione stava dicendo in effetti che i giornalisti avevano tradito il pubblico, perchè non avevano fatto il loro lavoro ed avevano accettato ed amplificato e fatto eco alla vita di Bush e la sua banda, anzichè metterli a nudo e creare loro problemi.
Quel the il Times non ha detto è che se quel giornale e il resto dei media, avessero rivelato le menzogne almeno 1 milione di persone oggi sarebbe vivo. Questo il credo ora di una serie di esperti giornalisti dell'establishment. Alcuni di loro me ne hanno parlato. Pochissimi lo direbbero in pubblico.

Ironia, ma iniziai a comprendere come la censura funzionava nelle cosiddette società libere, quando relazionavo su società totalitarie.
Negli anni '70, feci segretamente dei filmati in Cecoslovacchia, allora una dittatura stalinista; intervistai membri del gruppo dissidente Carta 77, incluso il romanziere Urbanek, che mi disse:
" Qui nelle dittature siamo piu' fortunati di voi in occidente, per una cosa : non crediamo a nulla di cio' che leggiamo sui giornali e nulla di cio' che guardiamo in tv, perchè sappiamo che è propaganda e menzogna. A differenza di voi in Occidente, abbiamo imparato a guardare oltre la propaganda e leggere tra le righe. A differenza di voi sappiamo che la vera verità, è sempre sovversiva".
Vandana Shiva ha chiamato questo “conoscenza soggiogata”.

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Uno dei piu' vecchi clichè della guerra, è che la verità è la prima vittima. No, non è vero: è il giornalismo la prima vittima.

Alla fine della Guerra nel Vietnam, la rivista "Encounter" pubblicò un articolo di Robert Elegant, un apprezzato corrispondente che aveva seguito la guerra. Per la prima volta nella storia moderna, egli scrisse che il risultato della guerra non era determinato dal campo di battaglia, ma dalla pagina stampata e soprattutto dallo schermo televisivo.
Ritenne i giornalisti responsabili per aver perso la guerra, perchè vi si opponevano nei loro servizi. 
 
Tale visione di Elegant divenne a Washington la saggezza infusa e lo è tutt'ora.

In Iraq il Pentagono inventò il "giornalista incorporato" perchè credeva che fare un servizio critico, avesse fatto perdere la guerra in Vietnam.

Ma è proprio l'opposto ad essere vero: nel mio primo giorno come giovane reporter in Saigon, contattai maggiori giornali e aziende tv. Notai che alcuni di loro avevano lavagnette-memo al muro in cui c'erano terribili foto, soprattutto corpi di vietnamiti massacrati e soldati americani, che tenevano in mano orecchie tranciate e testicoli. 

In un ufficio c'era la fotografia di un uomo torturato e sopra la testa del torturatore c'era un bastone sopra un palloncino ridicolo con le parole:" ti insegnerà a parlare alla stampa”. Nessuna di queste immagini è mai stata pubblicata. E chiesi perchè.

Mi si disse che il pubblico non le avrebbe mai accettate. E che pubblicarle non sarebbe stato oggettivo o imparziale.

All'inizio accettai la logica apparente di tutto questo. Anch'io ero cresciuto con le storie della buona guerra contro la Germania e il Giappone. Quel bagno etico che purifica la rabbia del mondo angloamericano per tutto il male.

Ma tanto piu' tempo passai i Vietnam tanto più mi resi conto che le nostre atrocità non erano isolate, la guerra in sè era un'atrocita'. Questa era la grande vera storia, ma raramente diventava notizia.

Si l'efficacia e le tattiche dei militari venivano messe in discussione da alcuni reporter molto acuti, ma non veniva mai usata la parola "invasione". Piuttosto si usava la parola "coinvolti": L'America era coinvolta in Vietnam".


Aspettando la Libertà - Freedom Next Time  in italiano

La fantasia di un gigante goffo, bloccato in un pantano asiatico, veniva incessantemente ripetuta. Veniva delegato quindi ai whistleblowers (gli spifferatori) una volta rimpatriati, il fatto di dirci poi la verità sovversiva.

Nel giorno del massacro di My Lai, il 16 marzo del 1968, in Vietnam c'erano 649 reporter e nessuno di loro ne parlò.

Sia in Vietnam che in Iraq, politiche e strategie deliberate hanno rasentato il genocidio.

>> tutto l'articolo tradotto qui:
http://www.thelivingspirits.net/chi-controlla-lumanita/john-pilger-liberta-la-prossima-volta-la-vera-verita-e-sempre-sovversiva.html

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sabato 1 luglio 2017

John Pilger: Libertà, la prossima volta. Il governo invisibile e il giornalismo mainstream

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La prima parte della lunga traduzione del video di John Pilger, relativo ad una conferenza tenuta a Chigaco qualche anno fa. John Pilger (qui i suoi libri in italiano) è illustre giornalista australiano, fuori dal maintream ed anche regista di successo di documentari storico-politici. In questa conferenza (vedi video), presentava il suo libro: "Freedom, next Time" (qui in italiano). Il video è stato caricato nel 2016, ma si capisce che la chiacchierata è ancora antecedente
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 "Lo scopo del libro è di essere un antidoto alla propaganda, cosi spesso mascherata da giornalismo. Quindi i miei temi oggi sono di parlare di giornalismo, di guerra al giornalismo, di propaganda e del silenzio e di come quel silenzio puo' essere rotto.
Edward Bernays il cosiddetto padre delle pubbliche relazioni, scriveva di un governo invisibile che è il vero potere che governa il nostro paese. Si riferiva al giornalismo dei media. Era circa 80 anni fa, non molto tempo prima della invenzione del giornalismo delle multinazionali. E' una storia di cui pochi giornalisti parlano o non se ne parla affatto ed inizio' con l'arrivo della pubblicità delle multinazionali . Mentre nuove multinazionali cominciavano a prendere il sopravvento sulla stampa, venne inventato il "giornalismo professionale"


Per attrarre nuove pubblicità delle multinazionali, la nuova stampa doveva apparire rispettabile, porsi come pilastro dell'establishment, oggettiva, imparziale ed equilibrata. Si istituì cosi la prima scuola di giornalismo ed una metodologia di neutralità liberale. Il diritto di libertà di espressione venne associato con i nuovi media e le grandi multinazionali.
Quel che il pubblico ignorava è che per sembrare professionale, un giornalista doveva assicurare che le notizie e le opinioni venissero dominate da fonti ufficiali. E questo non è cambiato.

Guardate in un qualsiasi giorno il New York Times e controllate le fonti delle maggiori storie politiche, sia domestiche che internazionali, e troverete che sono dominate da governi ed altri interessi dell'establishment. Questa è l'essenza del giornalismo professionale.
Non sto alludendo al fatto che il giornalismo indipendente fosse o sia escluso da tutto cio' ma è molto piu' probabile che in questo campo esso sia una onorevole eccezione.

Pensate al ruolo di Judith Miller al New York Times, ai tempi dell'invasione dell'Iraq. Si il suo lavoro divenne uno scandalo ma solo dopo aver avuto un ruolo potente nel promuovere una invasione basata su menzogne. Ma il modo a pappagallo in cui la Miller citò le fonti ufficiali e i particolari interessi non fu molto diverso dal lavoro svolto da molti reporters del famoso Times, come il celebrato WH Lawrence, che contribui' all'insabbiamento dei veri effetti della bomba atomica lanciata su Hiroschima nell'agosto 1945. 

"Nelle macerie di Hiroschima non c'è radioattività", era il titolo del suo articolo ed era falso.


>>> tutto l'articolo  tradotto qui:
http://www.thelivingspirits.net/chi-controlla-lumanita/john-pilger-liberta-la-prossima-volta-il-governo-invisibile-e-il-giornalismo-mainstream.html 

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martedì 27 giugno 2017

L’enclave ortodossa che odia Israele



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Nel cuore di Gerusalemme esistono ebrei che non riconoscono lo stato di Israele, che si rifiutano di servire nell’esercito e che considerano il sionismo una ideologia perversa, supportano attivamente la causa palestinese e si rifiutano di pregare al Muro del Pianto. Sono i Neturei Karta, letteralmente “I Difensori della Città”.

Raramente capita di vederli al di fuori della loro roccaforte: il quartiere ebraico ultra-ortodosso di Mea Shearim. Ufficialmente a nessuno è impedito l’ingresso, ma più mi addentro nel quartiere più i volti si fanno sospettosi, gli sguardi sempre più ostili, qualcuno mi urla qualcosa in Yiddish (gli ebrei anti-sionisti si rifiutano di parlare in Ebraico, lingua che utlizzano soltanto per pregare).

I Neturei Karta rappresentano soltanto una piccola percentuale all’interno della galassia ultra-ortodossa presente in Israele, ma senz’altro sono tra quelli che negli ultimi anni hanno ottenuto maggiore visibilità. Molti di loro collaborano e hanno contatti diretti con esponenti di Hamas e Hezbollah oltre che aver supportato alcune delle teorie negazioniste dell’ex-presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.

A Mea Shearim i soldati dell’esercito israeliano sono il nemico numero uno. Sono palestinesi infatti le uniche bandiere che sventolano appese ai balconi, sulle porte delle case fatiscenti la scritta in inglese “Jews are not Zionists”.

All’interno della variegata società israeliana la comunità ultra-ortodossa inizia a rappresentare un serio problema per lo stato. Essi infatti non svolgono nessuna attività lavorativa e occupano le loro giornate studiando testi religiosi ma ricevono comunque sussidi da uno stato che non riconoscono. Oltre a questo evidente paradosso, che ha scatento contro di loro le ire degli strati più laici della popolazione, il numero degli haredi sta aumentando esponenzialmente. Secondo un recente studio, condotto dal centro israeliano di statistica, la media di figli per donna all’interno della comunità ultra-ortodossa ha raggiunto quota 7.5.

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A Mea Shearim gli Haredi non possiedono computer né televisioni, non conoscono nulla di ciò che accade nel mondo. Quello che sanno lo apprendono tramite i pashkevilim, i grandi manifesti informativi che tappezzano i muri del quartiere. Alcuni di questi, firmati proprio dal movimento Neturei Karta invitano i giovani Haredi a “colpire” (senza specificare come) le donne soldato.

Rav Meir Hirsch, il loro leader ci accoglie in casa con un sorriso nascosto dalla folta barba bianca. Porta un lungo abito nero, un cappello nero e una spilla con la bandiera palestinese appuntata sul petto.

Rabbino Hirsch, chi sono i Neturei Karta?
Il Movimento Neturei Karta è nato ufficialmente nel 1935 ma in realtà l’ideologia antisionista è iniziata già nel 1917 quanto fu siglata la dichiarazione di Balfour. Gli ebrei ortodossi di Gerusalemme si opposero strenuamente alla dichiarazione di Balfour perchè la creazione di uno stato ebraico avrebbe messo in pericolo l’ebraismo ortodosso (e la venuta del messia ndr). Nel 1935, mio nonno Aharon Katzenellenbogen fondò il movimento Neturei Karta. Neturei Karta è una parola in aramaico, significa “difensori della città”. Difendere la città dal sionismo dilagante. Per fare questo non usiamo armi. La nostra è una difesa ideologica.

Con quali modalità portate avanti questa lotta?
Lo facciamo tramite eventi pubblici, conferenze, manifestazioni, e incontri insieme a diversi leader politici nel mondo. Vogliamo che a tutti risulti chiaro ed evidente che il sionismo e l’ebraismo sono due idee opposte e contrarie.

Qual’è la differenza fondamentale tra voi e gli altri ebrei haredi?
In generale tutti gli Haredi sono contrari al sionismo, ma i Neturei Karta pensano che sia indispensabile agire attivamente contro questo male. Questa è la vera grande differenza.

Alcuni Haredim però hanno creato un partito (lo SHAS ndr.) per dare una rappresentanza politica a queste idee. Cosa pensa di questa iniziativa?
Siccome Israele ormai esiste, alcuni Haredim pensano che sia giusto combatterlo dall’interno. Noi siamo totalmente contro ogni forma di collaborazione politica col governo sionista. Non prendiamo soldi e non partecipiamo alle elezioni del parlamento. Non parliamo nella loro lingua, non serviamo sotto il loro esercito. Da parte nostra non facciamo nulla che possa legittimare l’esistenza di uno stato sionista.

Quindi voi non prendete soldi dal governo come invece fanno altri haredi?
Assolutamente no! non prendiamo nulla.

E allora come fate a sopravvivere? Se non lavorate, con quali attività riuscite a mantenervi?
Mandiamo persone a raccogliere fondi nei paesi stranieri. Esistono diverse personalità molto ricche all’estero che ci appoggiano. In questo modo riusciamo a sopravvivere.

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Quali sono i fondamenti teologici del vostro pensiero?
È scritto nel Talmud in Ketubot nel foglio 111: Dio fece giurare al popolo ebraico che durante la diaspora non avrebbero sovvertito l’ordine delle nazioni del mondo. In alcun modo avrebbero creato un nuovo stato. La vera Israele verrà ricostituita soltanto quando arriverà il Messia. Non si può in nessun modo accelerare la sua venuta. Per questo noi siamo contrari al sionismo, è la Torah stessa ad essere contraria. Il sionismo non viene per unire, ma per strappare il popolo ebraico dalle sue radici profonde e trasformarlo in un nuovo popolo diverso da quello originale. Un nuovo popolo che non ha nulla a che fare con le sue radici religiose.

Voi siete acerrimi nemici dell’esercito e contrastate in maniera molto forte la leva obbligatoria. Il governo però ha varato nuove leggi che agevolano l’ingresso degli ultra-ortodossi nelle forze armate. Molti giovani haredi iniziano ad arruolarsi…

Per quanto riguarda l’arruolamento recente di alcuni haredi posso dirti che per noi chiunque si arruola diventa automaticamente un laico. Ti posso assicurare che non vi è alcun Haredi nell’esercito. Non sono Haredi, nemmeno se pregano e digiunano. Anche se porta i Peyot e gli TziTzit (i boccoli laterali e l’abito con le frange, tipici degli ebrei più ortodossi, ndr.), questo non fa di lui un ebreo credente.

Quali sono i vostri rapporti con i movimenti palestinesi? Oggi sembra che tra Fatah e Hamas si sia ormai arrivati allo scontro aperto, voi da che parte vi schierate?

Noi non siamo un ente politico ma un’entità ideologica. Per questo siamo in contatto sia con Hamas che con Fatah, non giudichiamo le loro questioni interne, ci interessa la lotta comune che portiamo avanti contro Israele seppur con diverse modalità. Noi supportiamo attivamente la battaglia dei palestinesi per la liberazione di questa terra. Noi stessi ci sentiamo a tutti gli effetti palestinesi. Riteniamo che il sionismo non abbia alcun diritto di governare su questa terra.
L’idea di due stati per noi non ha nessun senso. Deve esserci una sola Palestina per entrambi i popoli.


Voi ritenete che la Shoah sia stata architettata dai sionisti?
Oggi se provate ad andare allo Yad Vashem vi raccontano che sionisti hanno salvato il popolo ebraico. Mentre invece hanno collaborato per sterminare parte del loro stesso popolo.
Il leader dei sionisti ungheresi quando iniziò l’Olocausto disse: “Solo con il sangue potremo avere un nostro stato. Quanti più ebrei verranno uccisi nella Shoah, tanto più sarà facile ottenere uno stato”. E poi aggiunse “una vacca sul suolo israeliano per noi vale più di 1000 ebrei in Ungheria”.


Queste sono accuse molto forti. Molto simili a quelle espresse dall’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Che cosa risponde a chi vi accusa di negazionismo?
Bisogna innanzitutto dire una cosa: gli iraniani non hanno mai negato che la Shoah sia avvenuta. Noi anni fa organizzammo una conferenza insieme con le autorità iraniane per analizzare l’Olocausto in maniera critica. Sono stati i sionisti a dire che la conferenza aveva il solo scopo di negare l’Olocausto. Questa è l’unica vera arma che i sionisti possono usare contro gli iraniani per metterli in cattiva luce agli occhi del mondo: accusarli di negazionismo. La cosa che fa sorridere è che in Iran oggi abitano più di 30.000 ebrei che hanno un uguaglianza completa nei diritti. Anche più dei musulmani!

Ha subito qualche pressione o minaccia da parte dello stato a causa di queste sue idee estreme?
Sempre! Sono anni che vengo sorvegliato e minacciato. Dopotutto, io e gli altri Neturei Karta siamo in guerra contro lo stato Sionista.

Passando all’attualità. Qual’è l’idea che vi siete fatti della situazione oggi in medio oriente anche rispetto alla Guerra in Siria e al terrorismo?
Sono stati i sionisti a creare il problema dell’odio anti-ebraico nel mondo musulmano. La verità è sono loro il primo gruppo terrorista del medio oriente. Chi conosce un po’ di storia sa che coloro che per primi hanno sviluppato l’idea del terrore sono stati proprio i sionisti.
Durante il mandato britannico hanno messo delle bombe al King David Hotel e compiuto numerosi attentati. E poi parlano degli arabi come fossero terroristi! Loro sono stati i maestri del terrorismo! Hanno insegnato al mondo come si fa il terrorismo! Come quando nel 1948 hanno preso i bambini palestinesi di Deir Yassin e li hanno trucidati nei modi più orrendi.

Ma la situazione oggi è ben diversa dall’epoca del mandato…
Assolutamente no! Oggi la cosa si è solo istituzionalizzata anche grazie al supporto degli Stati Uniti che forniscono ai sionisti le armi più sviluppate e micidiali per continuare a fare terrorismo in tutto il mondo ma in modo diplomatico.

Allora sono tutti terroristi, sia i sionisti che i palestinesi che accoltellano civili e militari qui a Gerusalemme…
Noi condanniamo sempre gli atti di violenza, ma riteniamo che i palestinesi non siano “terroristi”, per noi sono combattenti per la libertà.

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Cosa pensa invece della situazione dei cristiani perseguitati in medio oriente? Crede che anche dietro questo odio ci sia una macchinazione sionista?
Non ho nessun dubbio che si tratti di una invenzione sionista e americana. Per raggiungere i loro obiettivi gli israeliani vogliono mettere gli uni contro gli altri. Vogliono creare una Guerra di religione che non esiste.

Ma nel Corano esistono passaggi in cui è evidente l’odio verso I cristiani e verso gli ebrei…
Questo non è vero! Ho letto il Corano e non esiste nessun versetto in cui si dice questo. Non c’è scritto nulla contro ebrei e cristiani. È previsto che paghino una tassa in quanto “popoli del Libro” ma non c’è scritto da nessuna parte che tutti devono convertirsi all’Islam.

Riesce a prevedere una fine al conflitto tra Israele e Palestina? Secondo lei in quale modo avverrà questo?
Io l’ho anche scritto al segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon. Per prima cosa l’ONU deve inviare qui un contingente internazionale che protegga I diritti del popolo palestinese contro l’occupazione sionista. Ma se si vuole essere razionali non bisogna coprirsi gli occhi e dire che va tuto bene. Bisogna a tutti I costi eliminare il governo sionista e riconsegnare la terra ai suoi legittimi proprietari cioè I palestinesi. Questa è la vera soluzione.

In che modo pensa che si debba eliminare il governo sionista? Non avete detto di essere contro la violenza?
Non serve la violenza! L’ONU deve cancellare la risoluzione con cui ha permesso la creazione dello stato di Israele. È come quando si fa un contratto…se posso fare una firma posso anche cancellarla. Gli ebrei che vivono qui potranno tranquillamente vivere insieme ai palestinesi come prima della creazione dello stato ebraico.

Come può pensare che questo sia possibile?
Certo che è possibile, il problema è che il mondo non guarda o non vuole vedere quello che avviene in Palestina. Il mondo parla, parla e non agisce. Nessuno fa nulla di concreto per risolvere questo problema.

Ultima domanda. Lei non ha mai visto il muro del tempio pur abitando a poche centinaia di metri questo. Quanto desidera andare a pregare nel luogo simbolo del giudaismo?
Moltissimo! Ma per via dell’occupazione non posso farlo. Quando qualcuno prega al muro del Tempio dovrebbe provare gratitudine. Io non posso provare questo sentimento, non posso dire grazie a chi ha occupato il mio paese

fonte: http://www.occhidellaguerra.it/neturei-karta-israele/

sabato 24 giugno 2017

Estulin: la city of london dei rothschild è la centrale del terrorismo

  

Daniel Estulin e’ diventato popolare con i suoi libri sul club Bilderberg, ora ha pubblicato ‘Fuera de Control’, dove sostiene che il jihadismo non e’ una guerra di religione ma un gioco geopolitico guidato dall’elite e dalle potenze occidentali.

I tentacoli dell’impero occidentale sono enormi ed hanno disegnato i confini del Medio Oriente.

Chi ha messo i wahabiti in Arabia Saudita? I britannici. La City of London (dei Rothschild ndr) e’ l’epicentro del terrorismo mondiale.I grandi gruppi terroristici hanno sede a Londra. MI6 non lo sa? (1)

Il suo libro inizia spiegando che la guerra globale al terrorismo e’ una guerra di conquista che rientra nell’ambito di obiettivi strategici ed economici.
La globalizzazione e’ la marcia finale al Nuovo Ordine Mondiale dominato da Wall Street, la City of London ed il complesso militare-industriale.

USA, Regno Unito ed Arabia Saudita, superpotenze dell’elite, sono dietro al terrorismo.

La Francia, dal 2012 e’ il secondo paese del mondo a finanziare il terrorismo.
Nel 2008 negli USA una ‘spia’ Brad Birkenfeld, analista della banca svizzera UBS, la piu’ grande del mondo, ha scoperto 19.000 conti segreti che dispongono di 54.000 milioni di dollari che non appartengono al governo o a milionari, che sono stati utilizzati per finanziare il terrorismo internazionale.

La figura dei conti UBS era Abdallah Aziz amico intimo dell’ex-sindaco di New York Rudolph Giuliani ed uomo di punta di Al-Qaeda e Bin Laden. Nel 2008 ha finanziato la campagna presidenziale di Obama attraverso il presidente dell’UBS America Robert Wolf.

Di fronte a questa realta’ palese sorge spontanea la seguente domanda: perche’ i media non hanno rivelato la verita’? Estulin risponde senza esitazione : “i mass media sono dalla parte dell’elite che cerca di conquistare il mondo e non sono liberi, non lo sono mai stati, perche’ la verita’ non viene alla luce’.

L’UBS svizzera e’ una della banche che finanzia il terrorismo, come HSBC la banca piu’ sporca del mondo che per 200 anni ha lavato i soldi della droga ed e’ la banca della corona britannica.

Perche’ alcuni paesi finanziano il terrorismo? Secondo Estulin ‘vogliono creare guerre infinite che sono devastanti per l’umanita’ ma meravigliose per gli interessi di coloro che vogliono controllare il mondo, perche’ gli effetti collaterali del terrorismo portano alla riduzione dei diritti e delle liberta’.

L’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, non godono di una posizione migliore rispetto a 10 anni fa e lo smantellamento in cui sono stati condotti questi paesi e’ lo stesso che ora vogliono fare in Siria, Iran e Russia.
Quando questo accadra’ con la Russia sarà guerra termonucleare’..

“Il terrorismo non e’ il fine ma il mezzo di controllo delle potenze occidentali e dell’Arabia Saudita”, conclude Estulin. (2)

fonte: http://www.ninconanco.info/estulin-la-city-of-london-dei-rothschild-la-centrale-del-terrorismo/

Fonti :
(1) http://elpuntavui.cat/politica/article/-/925107-lla-city-de-londres-es-lepicentre-del-terrorismer.html
(2)http://www.tercerainformacion.es/spip.php?article95392




martedì 13 giugno 2017

Trump e le armi chimiche. Fosforo bianco su Iraq e Siria





traduzione da: Trump Just Dropped Chemical Weapons in a Major City, 100,000 Civilians Trapped


"Il Presidente TRump sta ora facendo quel che non avremmo mai pensato..: nella sua guerra al terrore ha resuscitato  l'uso delle armi chimiche.
Ripetuti articoli stanno confermando che la coalizione guidata dagli USA ha usato munizioni caricate di fosforo bianco in aree altamente popolate  del'Iraq e della Siria. Migliaia di civili è nopto siano nelle aree dove sono state usate le armi, secondo il Washington Post.

L'uso di tali armi, viola la legge umanitaria internazionale . dato il tipoo di ferite  che puo' causare, quando sono a disposizion altri armi per fare la stessa cosa.
Il fosforo bianco NON è effettivamente messo fuori legge dalla Convenzione di Ginevra, è solo illegale usarlo in aree densamente popolate.

E per queste ragioni:
" quando esplode un proiettile al fosforo bianco, la soistanza chimica ivi contenuta all'interno reagisce coln l'aria, creando una densa nube. Quando questa entra in contatto con la carne, puo' menomare ed uccidere fino a bruciare le ossa"

fonte: http://news.groopspeak.com/trump-just-dropped-chemical-weapons-on-a-major-city-100000-civilians-trapped/ 

vedi anche: http://theduran.com/syrian-troops-move-closer-to-raqqa-as-the-us-drops-chemical-weapons-on-the-city/

lunedì 12 giugno 2017

M. Blondet:_ UN ALTRO RUDERE SI AGGIUNGE A UN PARLAMENTO FATTO SOLO DI SCORIE.

 

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Con la disfatta del 5 Stelle, si aggiunge un’altra maceria ai mozziconi, ruderi e rifiuti solidi di cui è ingombra la politica italiana. Ci avrete fatto caso:  il  parlamento è intasato di questi mozziconi, di questi avanzi mal consumati. Sono scorie di progetti politici falliti, vestigia in rovina di proposte generali  di governo dismesse e rifiutate, relitti  di  proposte di vasto respiro,    che suscitarono un tempo grandi speranze nel pubblico, naufragate: quasi sempre per stupidità e imperizia o disonestà dei suoi leader, talora per i siluri di franchi tiratori  e fuoco amico invidioso.



Quello di Grillo e dei grillini  era un progetto politico: mattoide, fanatico, dogmatico e confuso, ma aveva attratto il 30 per cento degli elettori – perché lo volevano attuato. Ora si aggiunge alle scorie e agli scarti e alle macerie degli altri. Sono così tanti che è impossibile elencarli, senza dimenticarne qualcuno:  Berlusconi rincretinito e animalista, quel che resta del Popolo delle Libertà  che lui ha tradito; Alfano, Casini  sopravvivono   come  maceria affaristico-democristiana;  da qualche parte dev’esserci un mozzicone di Mariotto Segni, che vinse i referendum (il totocalcio)  e poi perse la schedina. Si vedono le vistose macerie di Renzi e del renzismo, molto ingombranti. Resta inamovibile  a intralciare  Mario Monti, sopravvissuto pietrificato    al compito che gli affidarono dall’estero, golpista di  lusso  pietrificato dalla sua nomina a senatore a vita. Il visitatore   riconosce nella  la Meloni,  il residuo storico e spezzone inutilizzabile e romanesco  del neofascismo;   si riconoscono relitti della Margherita, scarti di D’Alema, scorie bersaniane bruciacchiate e annerite,   spezzoni stroncati di Ulivo, monconi archeologici di Prodi; la Boldrini è in sé stessa  il rudere del Niki Vendolismo.  Salvini cerca di ricostruire un progetto  politico che fu devastato e ridotto in macerie dal suo stesso fondatore, esempio preclaro di  ottusità.



La politica italiana somiglia alla Milano bombardata del 1944.  Meglio, somiglia a una zona archeologica  riutilizzata come discarica  di  rifiuti tossici.

Il guaio è che queste macerie di falliti, relitti, spezzoni  sopravvissuti ai rispettivi progetti, ingombrano. Sono pesanti, inamovibili, e restano lì a intralciare il panorama politico, a renderlo illeggibile. Ogni nuovo relitto che vi si aggiunge, rende sempre più improbabile il sorgere  di un nuovo progetto, di una nuova proposta d’interesse generale che l’elettorato (o quel che ne resta) possa riconoscere ed approvare – o rifiutare.

Mozziconi, resti e sopravvissuti zombificati,  hanno questo carattere (non rivelo nulla di nuovo): rinunciato al grande progetto politico da proporre al Paese,  sopravvivono coltivando le loro  minuscole clientele parassitarie.  Berlusconi è inguardabile, ma avendo abbracciato agnellini  strapperà qualche voto. La “dc” residuale di Alfano campa con i finanziamenti pubblici per gli immigrati in Sicilia. Renzi e i renziani non hanno più altro progetto che restare attaccati alla mammella di miliardi nelle pieghe della Presidenza del Consiglio.  La  Meloni ha i voti sicuri della  tifoseria e dei teppisti der Testaccio, che so.

A nessuno di costoro importa  più nulla,  in realtà, della politica intesa nel vero  senso della parola, la proposta al popolo di un progetto complessivo, su cui cercare e trovare le più vaste convergenze.  No, anzi: a loro basta avere  quel 6 per cento che gli assicuri quattro seggi in Parlamento e le mani in pasta nei clientelismi meridionali,  in qualche comune o municipalizzata.   La legge elettorale che voteranno è quella per loro ideale, il proporzionale puro con sbarramento al 4, a 3 per cento:   quella che garantisce loro la sopravvivenza, il business degli immigrati nel proprio collegio e comunque qualche ditata di denaro pubblico locale,  e  l’ingombro continuo e perenne del terreno politico.

Sono quasi sicuro che  anche Beppe Grillo, a parte la rabbia del momento,  sia contento di aver perso voti: la prospettiva di governare davvero,   con quell’elettorato di fanatici e idioti che s’era procurato sul  web, e la coscienza oscura  della sua propria stupidità,  lo ha sempre terrorizzato. Troppa responsabilità, troppa necessità di competenze che non   possiede  nemmeno lontanamente (e lo sa);  la pratica di “selezionare” personale politico dai mattoidi  che si propongono sulla rete,  e che lui non conosce, è  evidentemente un incubo.  Ma  quale 33 per cento! Un confortevole 12  va benissimo, permette di gestire la ditta Casaleggio e Associati confortevolmente, senza assumersi pesi, oneri e rischi di governo, e al riparo dalle critiche e dagli   attacchi dei media. Ora che i grillini non sono più un pericolo, li lasceranno campare.



Occorrerebbe   ripulire  questo parlamento  con getti potenti di acqua e schiuma disinfettante, come le stalle di Augia; non basta  però , macerie impietrite,  scorie e rifiuti solidificati richiederebbero lanciafiamme  e dinamite. Non è il caso di sognare.   Ma  è solo per farvi  notare  che questo popolo è smarrito, istupidito oggi più di ieri, non per caso.

LA FRANCIA HA IL PARTITO UNICO



Proviamo a consolarci: in Francia,  i francesi  hanno votato, ed hanno dato a Macron il Partito Unico: avrà  440 seggi sui 572 dell’Assemblea,  i  partiti storici sono stati svuotati dagli elettori accorsi a sostenere il giovinotto  in massa, il Front National nemmeno riuscirà a costituire un gruppo parlamentare. Sconfitto il populismo! Macron trionfa!, strillano i media. I francesi hanno votato   le riforme lacrime e sangue di Macron-Attali, addirittura con entusiasmo.

Come il “socialismo” serve il “mercato”. Hanno votato questo?



“Passati i 65 anni, l’uomo costa alla società più di quel che produce. Oggi la vecchiaia è sì un mercato, ma non è solvente. In quanto sopcialista, sono contro l’allungamento della vita. L’eutanasia sarà uno degli srumenti essenziali delle società future. La logicca socialista è la libertà, e la libertà fondamentale è il suicidio.
 Ah sì? Guardate meglio: 51,2 francesi su cento non hanno votato. Oltre la metà. Il partito artificiale di Macron, tenuto conto degli astenuti, non ha ottenuto il trionfale 32,9 per cento dichiarato, ma il 12,7.  Però l’astensione non conta. Quindi, col 32% dei voti,    il partito di Macron avrà il 75% dei seggi. Mai si è visto un tale scollamento  tra popolo e politica, una simile mancanza di rappresentatività  e  falsificazione del suffragio. E’  il germe della Révolution? Forse solo di una enorme Jacquerie.

fonte: http://www.maurizioblondet.it/un-altro-rudere-si-aggiunge-un-parlamento-solo-scorie/

sabato 10 giugno 2017

Maurizio Blondet: “Gender” come arma della nuova oppressione libertaria

by Maurizio Blondet


“Nessuno ci obbligherà a tornare  indietro al concetto di “la biologia è destino”, che cerca di confinare e ridurre le donne alle loro caratteristiche fisiche.  

La definizione di genere è già entrata nell’attuale discorso pubblico”, come “differenziata dalla parola sesso”, […] ”l’inclusione della prospettiva di genere in tutti gli aspetti delle attività dell’Onu è un impegno fondamentale approvato già nelle precedenti conferenze e pertanto deve essere rafforzato nella quarta conferenza internazionale  sulle  donne”. 

Così gli organizzatori della Conferenza di Pechino sulla donna  del 1995: un momento cruciale  dell’imposizione del “gender” in Occidente,  ma, come si vede, lungamente preparato da “precedenti conferenze” tutte sotto l’egida dell’Onu.

Il rifiuto del “sesso come destino”  nasce come una istanza di certo femminismo estremo statunitense,  come programma “di liberazione” della donna.  Uno dei meriti del saggio di Elisabetta Frezza Malascuola, è mostrare come il programma “libertario”  venga fin dall’inizio concepito come coercitivo.  A cominciare da Simone De Beauvoir,la compagna di Sartre, capostipite dell’ideologia femminista:
nessuna donna dovrebbe essere consentito di stare a casa a  badare ai figli […] per il semplice fatto che se esistesse una tale opzione sarebbero in  troppe a sceglierlo”.
Così cominciamo a capire come mai  nella Italia povera dei nostri nonni,  le madri avevano il lusso di stare a casa, mentre oggi  nel ricco  Occidente  devono lavorare fuori: non è stata la crisi economica, ma un programma  attuato deliberatamente. Perché, come scrive l’esponente femminista Nanchy Chadorow, “in una famiglia in cui il padre lavora e  la donna sta a casa, il bambino viene condizionato a credere  che i due sessi siano diversi”.
Liberticide festeggiano
Ma già nel 1969 Frederick Jaffe, vicepresidente della International Planned Parenthood Federation (la grande entità promotrice dell’aborto legale, oggi diventata in Usa l’abortoio di massa che rivende le  parti corporee di feti) redige un memorandum – attenzione,  richiestogli dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità  dell’Onu – indica i fini: “Ristrutturare la famiglia, posticipando o evitando il matrimonio; alterare l’immagine della famiglia ideale; educare obbligatoriamente i bambini alla sessualità; incrementare percentualmente l’omosessualità”

Avrete notatola parola “obbligatoriamente”.   Di fatto, è impressionante  con quanta frequenza   tali termini  che invocano  coazione, ricorrano nei testi dell’ideologia del “gender” e delle loro promotrici. Bisogna  fare violenza alle donne e alle famiglie, per liberarle.
Propaganda del regime.
Judith Butler, alta esponente della filosofia lesbica,  sostiene che è necessario “il controllo assoluto sulle famiglie, sull’educazione, sui media e sulle conversazioni private”.   Capito? “Controllo assoluto”. Persino sulle “conversazioni private”: bel programma libertario. Stalin non avrebbe  potuto dir meglio.  Quanto ai media,  le dichiarazioni di intenti dei gruppi femministi avviati a Pechino  intimano agli autori televisivi, di cartoni animati e di testi scolastici  quanto segue: “Non bisogna  mai mostrare le donne come madri a tempo pieno o casalinghe, a meno che non si  raffigurino come vittime di violenze, sociopatiche, o nelle vesti di fanatici religiosi”.

Notate  il tono imperativo: “Non bisogna”. “Mai”. Per contro, secondo Shulamit  Firestone (notissima esponente femminista, fino al giorno in cui si suicidò nel 2012) bisogna promuovere il “pansessualismo senza ostacoli. In cui la perversità polimorfa sostituirà l’etero, l’omo,  la bi-sessualità”:  da cui si vede con quanta naturalezza  il programma  totalitario femminista si colleghi  alle”battaglie omosessuali”,  alle “lotte di liberazione” sodomitiche, LGBT, che stanno chiudendoci nella loro gabbia totalitaria.  Ciò serve, per la Firestone, a annullare “il tabù dell’incesto”.

“Il tabù dell’incesto serve solo  a preservare la famiglia. […]  Una volta eliminato il tabù dell’incesto, non ci sarebbe  niente di male se un bambino avesse rapporti sessuali con la madre”:    naturalmente, bisognerà forzare i bambini, condizionarli ad accettare questa liberazione dal tabù. A  ciò mirano tutti i testi ONU, i programmi UE, le “riforme educative” mondialiste,  e i progetti sovrannazionali che passano sotto la dizione (in neo-lingua orwelliana) di “diritti del bambino” . I “diritti del bambino alla sessualità” erano già invocati fra i  “diritti umani” in una conferenza ONU del Cairo, nel 1994, sulla popolazione.

Abbiamo già visto la direttiva del Planned Parenthood, l’abortoio: “educare obbligatoriamente i bambini alla sessualità”, per convincerli che “gli esseri umani  alla nascita sono psicosessualmente plastici”; così sono escogitate le nuove pedagogie che insegnano ai  maschietti all’asilo a comportarsi da bambine, a  recitare di  “sposare” altri maschietti, gli Standards per l’Educazione Sessuale in Europa, emanati  nel 2010 dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)  raccomandano d’ insegnare ai bambini di 4 anni “il piacere di toccare il proprio corpo”.  Si punta al condizionamento dei bambini come cani di Pavlov. E’ violenza,come dimostrano le innumerevoli  reazioni di bambini di questo tipo: “Mio figlio è tornato  a casa e mi ha detto: il sesso fa schifo; parlandoci ho capito che era rimasto disgustato dalla spiegazione data in aula  del sesso orale”.

Ma è ovvio che un regime totalitario così inaudito da  imporre ogni perversione, patologia e vizio sessuale  come “valore  pubblico”, debba trattare l’innocenza infantile come uno spregevole residuo del passato, da stroncare  corrompendo le piccole anime: nel che mostra la sua natura   metafisicamente satanica .  Il governo quindi  insiste  nel compito educativo di far superare il disgusto ai giovani:  “Per le scuole superiori il MIUR e l’UNAR promuovono la visione di film di amore omosessuale  guidati da  kit didattici”.   Tra i film  ce n’è uno che insegna questo: “nel mondo gay funziona così, cioè prima si scopa e poi ci si conosce”.

Notate l’uso orwelliano delle sigle: MIUR sta  per Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, UNAR è il noto istituto della presidenza del Consiglio il cui compito   è segnalare e denunciare alla nuova psico- polizia, all’OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori) , il corpo di polizia Ps e CC,  i “reati” di omofobia o discriminazione.

Ricordiamo che quando lo Stato si mette ad applicare misure “contro la discriminazione”,   si deve intendere “misure contro la libertà”, di  opinione, di critica, di espressione: scopo repressivo pure e semplice.  Ora,  già il ministro berlusconiano Frattini ratificò nel  2010 la direttiva di repressione  dei Ministri degli Esteri Europei “misure volte a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale e  sull’identità di genere”  che contiene già un invito a legalizzare la pedofilia (finalmente abbiamo capito a cosa serviva  il “ministro”  Frattini). 

La Fornero, del governo golpista-tecnocratico Monti, in qualità di Ministra delle Pari Opportunità, a  Monti dimissionario, varò la “Strategia nazionale per  la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere” [così avete capito a cosa serve il ministero  Pari Opportunità] . Un progetto POLITE (Pari Opportunità  nei Libri di Testo, sic) della Presidenza del Consiglio esige dalla Associazione Italiana Editori “la garanzia che nella realizzazione dei libri di testo e materiali didattici destinati alla scuola vi sia attenzione allo sviluppo dell’identità di genere , come fattore decisivo dell’educazione dei soggetti in via di formazione”
Esperta in totalitarismo.
..Una successione di normative e decreti, spesso atti amministrativi (sottratti dunque alle “garanzie  previste dal sistema giuridico per le fonti di diritto” ) che  dobbiamo per forza accorciare. Arriviamo al ddl Fedeli, 2014,   quando la allora vicepresidente del senato Valeria Fedeli  dà  le istruzioni per la “lotta ai pregiudizi”; il “disegno di legge Fedeli è assorbito in toto dalla legge di riforma della legge chiamata La Buona Scuola”,  scrive la Frezza; e la Fedeli, fanatica  ideologica del “gender”,  è la ministra della Istruzione, senza titolo di studio, ma assolutamente titolata per attuare il programma totalitario di sovversione dei giovani nella scuola. 

Cosa si propone il ddl Fedeli? Lo dice la relazione preliminare:
Eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni ed altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza”.
Ancora il tono imperativo: “Eliminare”. E non solo “stereotipi e pregiudizi”, ma soprattutto “costumi e tradizioni”:  la volontà totalitaria  di sradicare la struttura storica e culturale, i fondamenti della stessa identità  di un popolo. Allo stesso modo, i bolscevichi hanno provato per 70 anni di sradicare la cultura  e le tradizioni russe  a forza di pistolettate alla nuca e di GuLag.  Decisamente i comunisti restano affezionati ai loro sistemi e  progetti di creazione coattiva dell’Uomo Nuovo; pur essendosi messi al servizio del capitale internazionale, restano, si può dire, Fedeli ai vecchi metodi.
Non a caso in alcuni libretti destinati alle scuole, e commissionati dall’UNAR (di Spano, il cappottino arancio) il fatto di professare la religione cattolica “è enunciato in sé come grave sintomo di omofobia, da cui diffidare e a cui porre rimedio”.  Prodromi di una stretta persecutoria che ha già la benedizione di El Papa “Francesco”: il quale nel documento Amoris Laetitia ha inserito un  disprezzo della famiglia (definita “tradizionale” e spesso teatro di  autoritarismo, in piena sintonia con la dittatura sodomita) e un elogio  alle nuove “famiglie”   nate “dall’amore”:  chiarendo che la neo-Chiesa “non  rimane” attaccata “a  uno stereotipo della famiglia ideale bensì”, bensì si rallegra di “ un interpellante mosaico di realtà diverse” (AL, n.57). 

Lo sdoganamento clericale della  perversione totalitaria.


Ma non  cominci il lettore a dire che qui siamo mossi da moralismo e bigottismo cattolico.   La  nostra opposizione  è  morale e  metastorica, ma anzitutto civile e politica; una lotta per la libertà contro l’oppressione. Perché sappiamo, con la Frezza, che il nuovo totalitarismo, con la  “Buona Scuola”  mira a  formare, “ad uso e  consumo dei padroni del vapore, torme di individui incolti e svirilizzati, privi del senso del sacrificio e dell’attitudine al combattimento, disabituati al dissenso e incapaci di affrontare il conflitto, esenti per mandato da ogni velleità speculativa e  identitaria, concentrati sulla soddisfazione delle proprie pulsioni, […]  senza finestre su quel patrimonio di esperienza e di pensiero che  ha sempre legato le generazioni lasciando uno spiraglio aperto sull’uomo e la sua natura spirituale”

fonte: http://www.maurizioblondet.it/gender-arma-della-nuova-oppressione-libertaria/