UN BLOG... PER TENERTI SVEGLIO

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lunedì 28 luglio 2014

QUEL FAMILISMO ITALICO CHE NON MUORE MAI.

scimmie 

di CLAUDIO BOLLENTINI

Alla ennesima notizia del politico di turno andato nei guai perchè si presume abbia favorito un paio di ex collaboratrici nel trovarle occupazione in alcune istituzioni pubbliche, i più, a cominciare dalla stampa, hanno citato il solito fenomeno italico del familismo amorale. Siamo alle solite, l’Italia non cambia mai. Un concetto come sempre ampiamente corroborato dallo spettacolo che di solito ci viene sottoposto in queste situazioni, ossia quel teatrino fatto di colleghi di partito che esprimono solidarietà e appoggio incondizionato, di utili idioti che suonano la grancassa gridando al complotto, di avversari “sconcertati” da tali malsane abitudini. Ma il fenomeno è generalizzato, da destra a sinistra, da nord a sud, nessuno escluso e nessuno esente da tale deleteria contaminazione. Per capire la portata del fenomeno, vi basta fare un giro nei palazzi del potere, statale, regionale o locale che sia, troverete un sacco di facce “note” nei corridoi, nelle anticamere e negli uffici. Tutta gente “nota” appunto per fedeltà e vicinanza al potentato di turno, non certo lì per merito o solo per merito.

Il familismo amorale è un concetto sociologico ormai consolidato nel lessico italiano, introdotto da Edward C. Banfield nel suo libro The Moral Basis of a Backward Society del 1958 (trad. it: Le basi morali di una società arretrata, 1976), scritto in collaborazione con la moglie (italiana) Laura Fasano. Le tesi di Banfield sono sempre state e sono oggetto di controversia e hanno stimolato un notevole dibattito sulla natura del familismo e sul ruolo della cultura nello sviluppo o nell’arretramento sociale ed economico in alcune aree dell’Italia meridionale. Ma purtroppo le cronache dell’ultimo cinquantennio tristemente sottolineano non solo la persistenza di un fenomeno sociale duro a morire, ma anche la sua presenza diffusa in tutto il resto del Paese, da Nord a Sud. La tesi centrale dello studio è una problematica socio-culturale assai nota alle nostre latitudini, ma mai precedentemente studiata a fondo e da Banfield denominata appunto familismo amorale. Ampi strati di società si comportano come se seguissero la seguente regola che cito direttamente dal libro: “massimizza il guadagno materiale, a breve termine, della tua famiglia ristretta; assumi che tutti gli altri facciano lo stesso”.

Le regole del familismo amorale, come si vede, sono in effetti due: la prima indica all’individuo cosa fare; la seconda gli offre un facile modo per interpretare il comportamento altrui e relazionarsi con la società. Sebbene entrambe siano deleterie per il progresso socio-economico a medio o lungo termine, la seconda è particolarmente dannosa, perché inquina i rapporti sociali ed impedisce che si formi un rapporto di collaborazione e fiducia con il governo e le istituzioni locali o nazionali: “… la dichiarazione di una persona o di una istituzione, di essere ispirata dall’interesse per la cosa pubblica, anziché per il proprio, è vista come una frode”; “in una società di familisti amorali sarà opinione comune che chi esercita il potere sia egoista e corrotto… il votante userà il voto … per punire”. Non è in discussione, evidentemente, l’esistenza di funzionari pubblici corrotti e di servizi inefficienti (peraltro ampiamente analizzati da Banfield), ma l’idea che tutti i funzionari siano necessariamente corrotti e tutti i servizi necessariamente inefficienti e meritevoli di punizione; e non di rado gli intervistati da Banfield esprimevano ammirazione per il regime fascista (al potere fino a dieci anni prima dello studio) ritenuto capace di controllare e punire i suoi funzionari.

Dal 1958 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti, ma le tendenze dei comportamenti della società italiana non sembrano granchè cambiati. Il familismo amorale, per certi versi adattato ai tempi, ha sempre tenuto a bagnomaria il paese in una situazione di evidente arretratezza sociale con tanti saluti al merito, alla trasparenza, all’efficienza e all’onestà che restano per tanti solo sogni di un paese moderno o semplicemente normale. Siamo così, ahimè, noi di quà e le caste e castine con relativi servili seguaci asseragliati in una fortezza che sarà pure dorata, ma assomiglia sempre di più ad una Bastiglia.
 

fonte:  http://www.labissa.com/

sabato 26 luglio 2014

MONETA ALTERNATIVA: A ROMA C'E' LO SCEC

http://www.comune.manfredonia.fg.it/files/Image/arcipelago_scec.jpg 
Contrastare la crisi, trovare soluzioni intelligenti ed alternative alla grande distribuzione e rivitalizzare il commercio di vicinato. A Roma, nel quartiere San Lorenzo, da qualche tempo è cominciata una sperimentazione completamente dal basso ed un “po’ folle”: lo SCEC è una moneta complementare che fa bene all’economia e all’identità locale. L’obiettivo non è dichiarare guerra alle distribuzione organizzata, ma arricchire di significato l’esperienza di abitare una città.

La Nave folle
Nella piazza del mercato del quartiere San Lorenzo a Roma c’è la Nave dei folli: è qui che ho conosciuto lo SCEC, lo Sconto ChE Cammina. A capo della Nave, generoso e affascinante banco di verdure e frutti bio, ci sono “due matti. Così si definiscono Francesco Blasi e Francesco Mulas, due professionisti che nel 2009 hanno pensato di imbarcarsi in questo progetto, un po’ folle e molto ambizioso. Perché folle? Il progetto consiste in “un accordo che dà valore a un pezzo di carta – racconta Francesco Blasi – che naturalmente è fiduciario”. L’iniziativa ha preso vita in un momento di piena crisi per il Paese, un periodo molto complesso per far partire una simile idea. I dati Istat registrano infatti una tendenza costante al calo delle vendite durante gli ultimi 6 anni. Secondo un’indagine sui consumi delle famiglie italiane emerge che la maggioranza compra prodotti alimentari presso supermercati e ipermercati. Solo il 5,8% preferisce il mercato. Inoltre, rispetto a qualche anno fa, il 30,4% delle famiglie dichiara di aver ridotto la quantità dei prodotti alimentari acquistati e il 6,5% di aver diminuito sia la quantità che la qualità. Si spende meno e si tendono a preferire gli hard discount.

Nel 2008 è nata l’associazione Arcipelago SCEC, che ha ereditato le numerose esperienze di buoni locali presenti sul territorio italiano: Ecoroma, Scec, Kro, Thyrus e Tau. L’iniziativa, su base volontaria, è ormai presente a livello nazionale con 11 “isole” ed è nata proprio per contrastare il richiamo della grande distribuzione organizzata e per promuovere un modo nuovo, o forse antico, di orientare i consumi al fine di creare benessere per il territorio. L’ambizione del progetto è attivare circuiti di spesa capaci di irrorare l’economia locale, indirizzando i consumatori verso commercianti, produttori e artigiani locali.

Come funziona il buono locale
Gli SCEC si utilizzano insieme all’euro: sono buoni locali che affiancano la moneta ufficiale (qui il video). Come qualsiasi altro buono, uno SCEC dà diritto a ricevere un vantaggio: in questo caso uno sconto. Ogni commerciante che aderisce ad Arcipelago SCEC sceglie la percentuale di sconto, pagabile in SCEC, a sua discrezione – dal 10% fino al 30%. 4 kg di pesche, anziché 6 euro, potrebbero costare 5 euro e 1 SCEC. Queste banconote che “camminano” al fianco dell’Euro, un progetto grafico di Giacomo Faiella, “sono pezzi di carta del valore di mezzo, uno, due, cinque, dieci, venti e cinquanta euro di sconto”. Nel 2010 l'Agenzia delle Entrate ne ha sancito la legittimità fiscale.

Per aderire all’iniziativa ed iniziare a usare i buoni è necessario attivare gratuitamente il proprio conto online SCEC. Oggi a San Lorenzo anche molte persone anziane fanno la spesa con gli SCEC. “È stato un successo e un’emozione vedere gli anziani con questi pezzi di carta in mano”, dice Francesco. Il valore degli SCEC, in realtà, va al di là della mera possibilità di ricevere uno sconto. Uno degli obiettivi fondanti, oltre alla valorizzazione dell’economia locale, è “avvicinare a un contatto diretto con i produttori e far riflettere sul significato dei soldi” spiega Francesco. Suggerire un percorso d’acquisto alternativo alla grande distribuzione organizzata rappresenta un primo passo per contrastare il drenaggio di risorse locali.

Tessuto urbano che cambia
Ma dove sono finiti commercianti, produttori e artigiani locali nelle nostre città? Sono sempre meno e tendono a soffocare in tessuti urbani che, trasformandosi in scenari sempre più standardizzati e globali, tolgono loro ossigeno. Stiamo parlando di esemplari che sono ormai in via d’estinzione, soprattutto nei paesaggi contemporanei delle grandi metropoli. A Roma, secondo i dati del Cna, in una decina di anni è crollato del 37% il numero delle botteghe artigiane, mentre è schizzato ad un +219% quello della ristorazione veloce, pizzerie, paninoteche, etc. Così, mentre si perdono falegnamerie, piccole botteghe e laboratori, la città si riempie di fast food e mega-store.

Le città ridisegnano il proprio volto, omologandolo a quello di tutte le altre. E se è vero che le città e il modo in cui si organizzano influenzano profondamente i nostri consumi e le nostre abitudini, questa transizione dovrebbe interessarci molto da vicino. Ogni città sta diventando uguale ad ogni altra, in quanto contraddistinta e punteggiata dai soliti e ripetuti/ripetibili segni[1]. I layout standardizzati delle grandi catene commerciali spogliano le strade della loro unicità, creando dei cloni urbani. Non saremo forse arrivati a Trude? “Se toccando terra a Trude non avessi letto il nome della città scritto a grandi lettere, avrei creduto d’essere arrivato allo stesso aeroporto da cui ero partito. […] Seguendo le stesse frecce si girava le stesse aiole delle stesse piazze. Le vie del centro mettevano in mostra mercanzie imballaggi insegne che non cambiavano in nulla”[2].

Un progetto per la comunità
La progressiva scomparsa del commercio di vicinato, quale effetto dell’affermarsi di modelli di consumo globalizzanti, sta determinando la perdita di benefici non solo economici, ma anche qualitativi per le comunità[3]. Se da un lato il commercio locale contribuisce a rafforzare una forte identità comunitaria, al contrario le grandi catene seminano omologazione nel tessuto urbano. In molte città italiane artigiani, commercianti, ma anche casalinghe, professionisti e disoccupati di tutte le età e classi di appartenenza utilizzano quotidianamente gli SCEC e cooperano per mantenere in forma economia, identità e comunità locali. Il punto non è dichiarare guerra ai giganti della grande distribuzione, sarebbe più che folle! Ma arricchire di significato l’esperienza di abitare una città. Lo SCEC è in fondo uno strumento che offre anche l’opportunità di rimettere a fuoco il rapporto tra comunità e territorio. Un esercizio complesso, ma imprescindibile che dovremmo abituarci a frequentare per prendere parte ed essere parte di città e comunità più smart.

[1] Ilaria Scarso, La fuoriuscita di attività dal cuore metropolitano, Cittalia – Fondazione Anci Ricerche 2008
[2] Italo Calvino, Le città invisibili, Mondadori, Milano 1993
[3] Ilaria Scarso, La fuoriuscita di attività dal cuore metropolitano, Cittalia – Fondazione Anci Ricerche 2008


venerdì 25 luglio 2014

PROPAGANDA RUSSA




Video quasi certamente creato dall’apparato di propaganda internet di Putin, che è davvero tostissimo (Putin ha cooptato già dieci anni fa blogger e giovanissimi esperti di comunicazione internet, talvolta geniali). Di infografiche così complesse - e costose - se ne vedono poche. Gli ex KGB non sanno solo mentire, ma anche dire la verità per manipolare l’opinione pubblica (Roberto Dal Bosco) www.effedieffe.com

giovedì 24 luglio 2014

RELIGIONE, SUMERI ANUNNAKI...E NIBIRU


ANNUNAKI-RECORDS-061

La religione dei Sumeri – se così possiamo veramente definirla – era ovviamente politeista: molti erano infatti gli ANUNNAKI che gestivano il potere suddiviso nei vari territori.

Gli dèi erano quindi necessariamente divinità locali. Abbiamo già detto che il signore dell’impero era ANU, la cui comparsa si fa risalire al IV millennio a.C. Nel complesso delle divinità la sua era una figura decisamente evanescente, astratta; non era un creatore (in effetti abbiamo visto come il creatore fosse ENKI); non era oggetto di un culto concreto e continuo come gli altri “dèi”. Il suo tempio si trovava nella città di Uruk (Ur o Erek della Bibbia?) e si chiamava EANNA, “Casa del cielo”.

Il potere degli “dèi” e dei re che furono scelti a rappresentarli quando «il comando fu fatto scendere dai cieli sulla terra» derivava direttamente da ANU, per questo a lui si potevano rivolgere esclusivamente i sovrani e non i sudditi. Di qui forse il concetto di lontananza e inaccessibilità divina, maturato nel corso delle elaborazioni teologiche sviluppatesi nei secoli successivi.

ANU dimorava in alto, lontano, su NIBIRU, e secondo i racconti dei Sumeri scese una sola volta, o forse due, sulla Terra, per vedere l’operato dei suoi figli. Di loro abbiamo già detto: ENLIL (signore dell’alto, dell’aria, o delle parti alte) ed ENKI (signore della terra, delle parti basse, e dell’acqua: il creatore dell’uomo).

Una divinità femminile molto importante era INANNA, conosciuta in seguito come Ishtar, Astarte, Iside, Afrodite e Venere nelle varie culture dell’area mediorientale e mediterranea. Questa divinità amava molto viaggiare sulla sua macchina volante, per cui veniva rappresentata con tuta e caschetto da pilota!

Bisogna dire che il concetto di “spazio” era il fondamento di tutto ciò che riguardava il divino: il termine sumerico per indicare la divinità, DINGIR, rimandava infatti al significato di “apparizione celeste” e ne segnava la caratteristica della luminosità, del brillare; questo termine richiamerebbe quindi i signori delle macchine volanti che ovviamente apparivano luminose e scintillanti nei cieli. L’ideogramma che lo rappresentava raffigurava una stella e la sua pronuncia indicava proprio un “essere dell’alto”.

Notiamo subito che si tratta esattamente dello stesso significato del termine biblico ELOHÌM, “i signori dell’alto”: termine che viene normalmente – ma erroneamente! – tradotto al singolare per mantenere il concetto dell’unicità di Dio.

Il Libro che Cambierà per Sempre le Nostre Idee sulla Bibbia - Nuova Edizione Tratto da “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia” di Mauro Biglino, Uno Editori, lo trovi QUI.

 La Bibbia è un Libro di Storia - Cofanetto 3 Libri 

SI VEDA ANCHE MICHAEL TELLINGER QUI

 

mercoledì 23 luglio 2014

PUTIN: IL DISCORSO ALL'OCCIDENTE


put1small

Vladimir Putin ha detto che i poteri occidentali dovrebbero permettere ai paesi del mondo “di vivere a propria discrezione e non sotto la dittatura di qualcuno che perseguita”. Ecco alcune citazioni top del Presidente, durante l’incontro con i diplomatici russi.

‘Il principio di non interferenza deve adattarsi nelle realtà europee’


 ‘Il ricatto è il mezzo sbagliato nelle relazioni internazionali’

“L’Occidente dovrebbe smettere di trasformare il mondo in una caserma globale’

‘Il presidente ucraino è totalmente responsabile della violenza’

‘Non dobbiamo sacrificare i nostri interessi vitali solo per avere il permesso di stare seduti al tavolo, accanto a qualcuno”.

‘Le relazioni Russia-China sono un esempio per gli altri’   

>>> tutto l'articolo qui:http://www.thelivingspirits.net/societa-orwelliana/putin-all-occidente-smettere-di-trasformare-il-mondo-in-una-caserma-globale.html


SI VEDANO ANCHE:

IL MESSAGGIO DI PUTIN AL MONDO

http://cafedehumanite.blogspot.it/2014/06/putin-dallaccordo-con-la-cina-agli.html
http://cafedehumanite.blogspot.it/2014/05/la-russia-adotta-un-proprio-sistema.html
http://cafedehumanite.blogspot.it/2014/05/putin-gli-usa-hanno-sovvenzionato-il.html
http://cafedehumanite.blogspot.it/2014/04/sondaggio-di-independent-in-uk-82.html
 

martedì 22 luglio 2014

LOMBARDO-VENETI CONTRO L'EUROPA ARTIFICIALE

Mitteleuropa dei lombardoveneti contro l’Europa artificiale 

i GIUSEPPE REGUZZONImitteleuropa
Mitteleuropa non significa solo Europa Centrale, significa Centro dell’Europa, perché l’Europa ha una storia, delle radici profonde e un cuore che sono altra cosa da quella costruzione massonico finanziaria che è l’attuale Unione Europea.
Quello di Mitteleuropa è un concetto che, oggi, in Italia è ridotto a categoria artistico-letteraria, in Germania e in Austria è al più accettato come riferimento storiografico, non senza qualche imbarazzo derivante da quella che Hinz ha definito la “psicologia della disfatta”.
Eppure non si tratta di un concetto vuoto. La Mitteleuropa, a noi Lombardi e Veneti, parla di una storia di relazioni, di un’anima e di un’identità in gran parte sommersa ed espropriata dalla storia “artificiale” di uno Stato-Nazione che non è mai riuscito a realizzarsi compiutamente.
A cento anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale è più che mai evidente che le astrazioni di Versailles, i confini disegnati con squadra e compasso, non hanno funzionato. Con i suoi venti milioni di morti, la Grande Guerra è stata la premessa di tutti i regimi totalitari del secolo XX, della seconda guerra mondiale, della spaccatura artificiosa tra Europa occidentale e orientale, della guerra fredda e dei mostri che ancora oggi minacciano la pace e la libertà. L’Europa ha un cuore, che per sessant’anni è stato diviso, ma, ora, le ragioni della geopolitica tornano a farsi sentire, come un fiume carsico che riemerge prepotente.
Come Lombardi e come Veneti vorremmo ripensare il nostro rapporto con l’Europa in riferimento a questo suo cuore antico, non agli artifici di un atlantismo radicale, quello su cui insistono i centri teocon e neocon, che ha ormai fatto il suo tempo. Ormai persino negli Stati Uniti ci si comincia a rendere conto che i deliri neocon sulla lotta al terrorismo globale e sull’esportazione della democrazia (chissà perché le due cose dovrebbero per forza andare insieme?) non hanno prodotto che devastazione, morte e ulteriore fanatismo. Le “primavere arabe”, la Libia, la Siria, l’Iraq, l’Afganistan sono lì a dirlo. L’Ucraina sta conoscendo la “democratizzazione” dei premi nobel per la pace UE e Obama a colpi di bombardamenti a tappeto sulla popolazione civile delle sue regioni orientali (che sono russe, non russofile).
L’Europa delle regioni e dei popoli non è semplicemente l’antitesi dell’UE così come la conosciamo oggi, è, piuttosto, l’ultima possibilità che l’Europa ha per essere se stessa e non ridursi allo stato di colonia.
Non si tratta, peraltro, solo di un progetto o di uno slogan. L’Europa dei popoli e delle regioni è il criterio con cui vogliamo valutare e giudicare quello che accade alle nostre porte. Basta chiedersi chi sono i nostri vicini. Basta passare le Alpi, affacciarsi su di esse, per percepire un’aria diversa, un modo di vivere e di lavorare che sentiamo più nostro di quello dei corridoi e dei palazzi della Roma del Potere. Lo so, si obietterà, che di questi nostri popoli è rimasto poco, ma poco è infinitamente più di nulla e, a volte, dove non arrivano gli ideali, arrivano gli interessi. La questione sociale, il dramma del lavoro che non c’è, l’oppressione fiscale, la decrescita disordinata non potranno avere risposte a livello di stato-nazione per il semplice fatto che il centralismo, di cui esso si nutre, non riesce più a conciliare i diversi interessi delle parti che lo compongono. E, a questo punto, prima ancora che di identità, è e sarà questione di sopravvivenza …

- See more at: http://www.lindipendenzanuova.com/mitteleuropa-lombardoveneto-grande-guerra/#sthash.jpb42Fg2.dpuf
Di GIUSEPPE REGUZZON 
Mitteleuropa non significa solo Europa Centrale, significa Centro dell’Europa, perché l’Europa ha una storia, delle radici profonde e un cuore che sono altra cosa da quella costruzione massonico finanziaria che è l’attuale Unione Europea.

Quello di Mitteleuropa è un concetto che, oggi, in Italia è ridotto a categoria artistico-letteraria, in Germania e in Austria è al più accettato come riferimento storiografico, non senza qualche imbarazzo derivante da quella che Hinz ha definito la “psicologia della disfatta”.

Eppure non si tratta di un concetto vuoto. La Mitteleuropa, a noi Lombardi e Veneti, parla di una storia di relazioni, di un’anima e di un’identità in gran parte sommersa ed espropriata dalla storia “artificiale” di uno Stato-Nazione che non è mai riuscito a realizzarsi compiutamente.
A cento anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale è più che mai evidente che le astrazioni di Versailles, i confini disegnati con squadra e compasso, non hanno funzionato.
Con i suoi venti milioni di morti, la Grande Guerra è stata la premessa di tutti i regimi totalitari del secolo XX, della seconda guerra mondiale, della spaccatura artificiosa tra Europa occidentale e orientale, della guerra fredda e dei mostri che ancora oggi minacciano la pace e la libertà. L’Europa ha un cuore, che per sessant’anni è stato diviso, ma, ora, le ragioni della geopolitica tornano a farsi sentire, come un fiume carsico che riemerge prepotente.

Come Lombardi e come Veneti vorremmo ripensare il nostro rapporto con l’Europa in riferimento a questo suo cuore antico, non agli artifici di un atlantismo radicale, quello su cui insistono i centri teocon e neocon, che ha ormai fatto il suo tempo. Ormai persino negli Stati Uniti ci si comincia a rendere conto che i deliri neocon sulla lotta al terrorismo globale e sull’esportazione della democrazia (chissà perché le due cose dovrebbero per forza andare insieme?) non hanno prodotto che devastazione, morte e ulteriore fanatismo.

Le “primavere arabe”, la Libia, la Siria, l’Iraq, l’Afganistan sono lì a dirlo. L’Ucraina sta conoscendo la “democratizzazione” dei premi nobel per la pace UE e Obama a colpi di bombardamenti a tappeto sulla popolazione civile delle sue regioni orientali (che sono russe, non russofile).

L’Europa delle regioni e dei popoli non è semplicemente l’antitesi dell’UE così come la conosciamo oggi, è, piuttosto, l’ultima possibilità che l’Europa ha per essere se stessa e non ridursi allo stato di colonia.

Non si tratta, peraltro, solo di un progetto o di uno slogan. L’Europa dei popoli e delle regioni è il criterio con cui vogliamo valutare e giudicare quello che accade alle nostre porte. Basta chiedersi chi sono i nostri vicini. Basta passare le Alpi, affacciarsi su di esse, per percepire un’aria diversa, un modo di vivere e di lavorare che sentiamo più nostro di quello dei corridoi e dei palazzi della Roma del Potere. Lo so, si obietterà, che di questi nostri popoli è rimasto poco, ma poco è infinitamente più di nulla e, a volte, dove non arrivano gli ideali, arrivano gli interessi.
 

La questione sociale, il dramma del lavoro che non c’è, l’oppressione fiscale, la decrescita disordinata non potranno avere risposte a livello di stato-nazione per il semplice fatto che il centralismo, di cui esso si nutre, non riesce più a conciliare i diversi interessi delle parti che lo compongono. E, a questo punto, prima ancora che di identità, è e sarà questione di sopravvivenza …

FONTE:  http://www.lindipendenzanuova.com/mitteleuropa-lombardoveneto-grande-guerra/#sthash.jpb42Fg2.dpuf

i GIUSEPPE REGUZZONImitteleuropa
Mitteleuropa non significa solo Europa Centrale, significa Centro dell’Europa, perché l’Europa ha una storia, delle radici profonde e un cuore che sono altra cosa da quella costruzione massonico finanziaria che è l’attuale Unione Europea.
Quello di Mitteleuropa è un concetto che, oggi, in Italia è ridotto a categoria artistico-letteraria, in Germania e in Austria è al più accettato come riferimento storiografico, non senza qualche imbarazzo derivante da quella che Hinz ha definito la “psicologia della disfatta”.
Eppure non si tratta di un concetto vuoto. La Mitteleuropa, a noi Lombardi e Veneti, parla di una storia di relazioni, di un’anima e di un’identità in gran parte sommersa ed espropriata dalla storia “artificiale” di uno Stato-Nazione che non è mai riuscito a realizzarsi compiutamente.
A cento anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale è più che mai evidente che le astrazioni di Versailles, i confini disegnati con squadra e compasso, non hanno funzionato. Con i suoi venti milioni di morti, la Grande Guerra è stata la premessa di tutti i regimi totalitari del secolo XX, della seconda guerra mondiale, della spaccatura artificiosa tra Europa occidentale e orientale, della guerra fredda e dei mostri che ancora oggi minacciano la pace e la libertà. L’Europa ha un cuore, che per sessant’anni è stato diviso, ma, ora, le ragioni della geopolitica tornano a farsi sentire, come un fiume carsico che riemerge prepotente.
Come Lombardi e come Veneti vorremmo ripensare il nostro rapporto con l’Europa in riferimento a questo suo cuore antico, non agli artifici di un atlantismo radicale, quello su cui insistono i centri teocon e neocon, che ha ormai fatto il suo tempo. Ormai persino negli Stati Uniti ci si comincia a rendere conto che i deliri neocon sulla lotta al terrorismo globale e sull’esportazione della democrazia (chissà perché le due cose dovrebbero per forza andare insieme?) non hanno prodotto che devastazione, morte e ulteriore fanatismo. Le “primavere arabe”, la Libia, la Siria, l’Iraq, l’Afganistan sono lì a dirlo. L’Ucraina sta conoscendo la “democratizzazione” dei premi nobel per la pace UE e Obama a colpi di bombardamenti a tappeto sulla popolazione civile delle sue regioni orientali (che sono russe, non russofile).
L’Europa delle regioni e dei popoli non è semplicemente l’antitesi dell’UE così come la conosciamo oggi, è, piuttosto, l’ultima possibilità che l’Europa ha per essere se stessa e non ridursi allo stato di colonia.
Non si tratta, peraltro, solo di un progetto o di uno slogan. L’Europa dei popoli e delle regioni è il criterio con cui vogliamo valutare e giudicare quello che accade alle nostre porte. Basta chiedersi chi sono i nostri vicini. Basta passare le Alpi, affacciarsi su di esse, per percepire un’aria diversa, un modo di vivere e di lavorare che sentiamo più nostro di quello dei corridoi e dei palazzi della Roma del Potere. Lo so, si obietterà, che di questi nostri popoli è rimasto poco, ma poco è infinitamente più di nulla e, a volte, dove non arrivano gli ideali, arrivano gli interessi. La questione sociale, il dramma del lavoro che non c’è, l’oppressione fiscale, la decrescita disordinata non potranno avere risposte a livello di stato-nazione per il semplice fatto che il centralismo, di cui esso si nutre, non riesce più a conciliare i diversi interessi delle parti che lo compongono. E, a questo punto, prima ancora che di identità, è e sarà questione di sopravvivenza …
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lunedì 21 luglio 2014

LA SUPERPOLIZIA EUROPEA: EUROGENDFOR. QUARTIER GENERALE A VICENZA

Polizia militare portoghese nell'Eurogendfor

L’Unione Europea si sta preparando a usare reparti militari antisommossa in tutti gli Stati membri, per reprimere il dissenso contro la grande crisi che sta devastando il continente. A rilanciare l’allarme su Eurogendfor, la nuova “gendarmeria europea” con poteri speciali con base a Vicenza, è il deputato tedesco Andrej Hunko, secondo cui si stanno creando i presupposti legali per dislocare in tutta Europa le unità speciali, e al tempo stesso «la Commissione Europea sta lavorando intensamente sulla creazione di una polizia Ue come di una magistratura Ue». L’utilizzo della “European Gendarmerie Forces” sarebbe legittimato dal ricorso alla “clausola di solidarietà”, anche se in realtà «l’Ue ha già un meccanismo di mutua assistenza in caso di disastro». La novità è che «verrano impiegate forze di polizia con status militare». Portogallo, Spagna, Italia, Francia e Paesi Bassi sono i fondatori della Eurogendfor, che opererà in tutto il continente anche presso le unità di polizia nazionali, la Nato e l’Onu. La “clausola” «segna ulteriormente il passo verso la militarizzazione della politica interna» europea.
La “clausola di solidarietà”, spiega Hunko su “Global Research” in un post ripreso da “Come Don Chisciotte”, impegna gli Stati membri dell’Ue a una nuova forma di assistenza reciproca, qualora avvenga «un disastro o un non ben definito stato di crisi». Un paese potrà invocare la “clausola” se una crisi superasse le sue capacità di risposta. «L’adozione della clausola da parte del Consiglio degli Affari Generali ha avuto luogo in segreto», è la denuncia di Hunko. «Il punto non trovava menzione nell’agenda dell’incontro e neanche la stampa ne era stata informata». La “clausola di solidarietà” «amplifica il ruolo dei due intelligence service stile Ue come unità di crisi, e crea inoltre il presupposto giuridico per la possibilità della Commissione Europea di dispiegare unità speciali di polizia del “Network Atlas”», di cui fa parte il Gsg 9, il corpo di unità d’élite della polizia tedesca, già all’opera nel 2013 con esercitazioni su larga scala, condotte con analoghi reparti di altri paesi europei.
In Italia, pochissime voci fuori dal coro si sono levate sull’ambiguo statuto giuridico di Eurogendfor, che non sarebbe sottoposta ad alcuna restrizione: gli operatori della polizia speciale non risponderebbero alla legge di nessun paese e a nessuna magistratura ordinaria, neppure in caso di danni a cose e persone, fino all’omicidio. Una svolta di questo genere prelude senz’altro a una imminente «militarizzazione della politica interna», dal momento che «personale militare può essere inviato ad un altro Stato membro, su richiesta». Aggiunge Hunko: «Io sono molto preoccupato che questa versione “ad uso domestico” dell’articolo 5 sulla reciproca assistenza: potrebbe essere applicata in situazioni che potrebbero avere un effetto dannoso sulla popolazione, sull’ambiente e sul diritto alla proprietà privata». Per consentire il ricorso all’uso della forza da parte di Eurogendfor piotrebbero bastare manifestazioni, normali scioperi, nonché «serrate politicamente motivate nelle aree dell’energia e dei trasporti». Anziché di una “super-polizia militare” protetta dall’impunità, conclude il parlamentare tedesco, «avremmo bisogno di un meccanismo che andasse a rinforzare le politiche di solidarietà civile all’interno dell’Ue».
L’Unione Europea si sta preparando a usare reparti militari antisommossa in tutti gli Stati membri, per reprimere il dissenso contro la grande crisi che sta devastando il continente.

 A rilanciare l’allarme su Eurogendfor, la nuova “gendarmeria europea” con poteri speciali con base a Vicenza, è il deputato tedesco Andrej Hunko, secondo cui si stanno creando i presupposti legali per dislocare in tutta Europa le unità speciali, e al tempo stesso «la Commissione Europea sta lavorando intensamente sulla creazione di una polizia Ue come di una magistratura Ue». 

L’utilizzo della “European Gendarmerie Forces” sarebbe legittimato dal ricorso alla “clausola di solidarietà”, anche se in realtà «l’Ue ha già un meccanismo di mutua assistenza in caso di disastro». La novità è che «verrano impiegate forze di polizia con status militare». Portogallo, Spagna, Italia, Francia e Paesi Bassi sono i fondatori della Eurogendfor, che opererà in tutto il continente anche presso le unità di polizia nazionali, la Nato e l’Onu. La “clausola” «segna ulteriormente il passo verso la militarizzazione della politica interna» europea.

Andrej HunkoLa “clausola di solidarietà”, spiega Hunko su “Global Research” in un post ripreso da “Come Don Chisciotte”, impegna gli Stati membri dell’Ue a una nuova forma di assistenza reciproca, qualora avvenga «un disastro o un non ben definito stato di crisi»

Un paese potrà invocare la “clausola” se una crisi superasse le sue capacità di risposta. «L’adozione della clausola da parte del Consiglio degli Affari Generali ha avuto luogo in segreto», è la denuncia di Hunko, esponente della sinistra (Linke). «Il punto non trovava menzione nell’agenda dell’incontro e neanche la stampa ne era stata informata». La “clausola di solidarietà” «amplifica il ruolo dei due intelligence service stile Ue come unità di crisi, e crea inoltre il presupposto giuridico per la possibilità della Commissione Europea di dispiegare unità speciali di polizia del “Network Atlas”», di cui fa parte il Gsg 9, il corpo di unità d’élite della polizia tedesca, già all’opera nel 2013 con esercitazioni su larga scala, condotte con analoghi reparti di altri paesi europei.

In Italia, pochissime voci fuori dal coro si sono levate sull’ambiguo statuto giuridico di Eurogendfor, che non sarebbe sottoposta ad alcuna restrizione: gli operatori della polizia speciale non risponderebbero alla legge di nessun paese e a nessuna magistratura ordinaria, neppure in caso di danni a cose e persone, fino all’omicidio. 

Una svolta di questo genere prelude senz’altro a una imminente «militarizzazione della politica interna», dal momento che «personale militare può essere inviato ad un altro Stato membro, su richiesta». 

Aggiunge Hunko: «Io sono molto preoccupato che questa versione “ad uso domestico” dell’articolo 5 sulla reciproca assistenza: potrebbe essere applicata in situazioni che potrebbero avere un effetto dannoso sulla popolazione, sull’ambiente e sul diritto alla proprietà privata». Per consentire il ricorso all’uso della forza da parte di Eurogendfor piotrebbero bastare manifestazioni, normali scioperi, nonché «serrate politicamente motivate nelle aree dell’energia e dei trasporti». Anziché di una “super-polizia militare” protetta dall’impunità, conclude il parlamentare tedesco, «avremmo bisogno di un meccanismo che andasse a rinforzare le politiche di solidarietà civile all’interno dell’Ue».

FONTE:  http://www.libreidee.org/2014/07/eurogendfor-la-super-polizia-ue-contro-chi-sciopera/?utm_source=pulsenews&utm_medium=referral&utm_campaign=feed+%28LIBRE+-+associazione+di+idee%29

domenica 20 luglio 2014

GIUSEPPE FLAVIO: LE SCHIERE CELESTI, DA "GUERRA GIUDAICA"

Il Dio Alieno della Bibbia - Libro 

Si tratta di un evento la cui descrizione richiama in modo stupefacente alcuni dei brani che abbiamo incontrato [ http://www.maurobiglino.it/?p=2877] nella disamina della molteplicità degli Elohìm.

Tra il 66 e il 70 d.C. Roma interviene per sedare le ribellioni scoppiate in Giudea e a Gerusalemme: il conflitto terminerà con la conquista e distruzione della città ad opera dell’esercito romano comandato da Tito.

L’opera citata narra queste vicende e Giuseppe Flavio scrive testualmente (Libro VI, cap. 5,296-299):
(296) Non molti giorni dopo la festa, il ventuno del mese di Artemisio, apparve una visione miracolosa cui si stenterebbe a prestar fede;
(297) e in realtà, io credo che ciò che sto per raccontare potrebbe apparire una favola, se non avesse da una parte il sostegno dei testimoni oculari, dall’altra la conferma delle sventure che seguirono [corsivo dell’autore].
(298) Prima che il sole tramontasse, si videro in cielo su tutta la regione carri da guerra e schiere di armati che sbucavano dalle nuvole e circondavano le città.
(299) Inoltre, alla festa che si chiama la Pentecoste, i sacerdoti che erano entrati di notte nel tempio interno per celebrarvi i soliti riti riferirono di aver prima sentito una  scossa e un colpo, e poi un insieme di voci che dicevano:
«Da questo luogo noi ce ne andiamo».
Non possiamo far altro che chiederci:
• Di chi sta parlando Giuseppe Flavio?
• Perché lui stesso afferma che ciò si è visto era straordinario al punto da essere incredibile? «Per fortuna c’erano dei testimoni», sembra quasi esclamare compiaciuto, e il fenomeno risulta quindi innegabile.
Da chi è composto quell’esercito celeste?
• Chi sono gli individui che dicono di voler lasciare quel luogo?
• Sono le schiere degli Elohìm e dei [malakhìm] che lasciano per sempre il loro governatorato?

Non lo sappiamo con certezza, ma quell’evento non è isolato.

Nei versi 289 e 290 Giuseppe Flavio ricorda che «in un tempo precedente» in cielo si era presentato… un astro a forma di spada e una cometa che durò un anno o come quando […] essendosi il popolo radunato per la festa degli Azzimi […] all’ora nona della notte l’altare e il tempio furono circonfusi da un tale splendore, che sembrava di essere in pieno giorno, e il fenomeno durò per mezz’ora…

Notiamo una precisione temporale quasi cronometrica nel descrivere fenomeni riconducibili a schiere celesti e a non meglio identificate presenze accompagnate da fenomeni stupefacenti.
Forse, al suo tempo, i “vigilanti” di cui parla Daniele erano ancora lì.

Tratto da “Il Dio alieno della Bibbia” di Mauro Biglino, Uno Editori, 

sabato 19 luglio 2014

CONTROLLORE DI VOLO @ AEROPORTO KIEV: ESERCITO UCRAINA HA ABBATTUTO AEREO MALAYSIA


Jul 17, 2014

ETN (Global Travel Industry News) ha ricevuto info da un controllore di traffico aereo a Kiev, sul volo MH17 della Malaysia Airlines .
Questo controllore aereo è di cittadinanza spagnola e lavorava in Ucraina. E' stato messo fuori servizio come controllore di traffico aereo civile insieme ad altri stranieri, subito dopo che il velivolo passeggeri della Malaysia Airlines è stato abbattuto sull'Ucraina Orientale, uccidendo
295 passenggeri el 'equipaggio di bordo


Il controllore del traffico aereo ha avanzato la ipotesi, in una valutazione privata e basandosi su fonti militari in Kiev, che l'esercito ucraino sia stato dietro questo abbattimento. I dati radar sono stati immediatamente confiscati dopo che è stato chiaro che un jet passeggeri era stato abbattuto.

I controllori di traffico aereo militare nella comunicazione interna hanno riconosciuto che l'esercito era coinvolto  e delle chiacchiere militari hanno detto  di non sapere da dove originasse l'ordine di abbattere l'aereo.

Naturalmente è accaduto dopo una serie di errori, dato che lo stesso aereo è stato scortato da due caccia ucraini fino a 3 minuti prima di scomparire dal radar.

Degli screen shots del radar mostrano un inspiegabile cambio di rotta del boeing Malaysiano, cambio che ha portato l'aereo direttamente sulla regione di conflitto dell'Ucraina dell'est


Alcuni tweets ricevuti avanzano l'ipotesi che ci sia stata una insurrezione militare segreta contro l'attuale presidente ucraino sotto la direzione  dell'ex Primo Ministro  Timoshenko.
Secondo le voci, la scatola nera di questo aereo abbattutto è stata presa dai separatisti di
Donetsk. Un portavoce del gruppo dei ribelli  ha detto che questa scatola nera sarebbe stata mandata al Quartier Generale di Mosca dell' Interstate Aviation Committee


Il primo Ministro dell'autoproclamatasi Repubblica Popolare di Donetsk, Andrew Purgin, ha affermato che i dati di volo dell'aereo schiantatosi, saranno trasferiti a Mosca per essere esaminati.
Alcune fonti dicono che la leadership del gruppo ribelle, spera che questo confermi che l'esercito ucraino ha effettivamente abbattutto l'aereo. Questo è stato riportato dalla Interfax-Ukraine, agenzia di informazione .

Dichiarazione di ETN (Global Travel Industry News): l'informazione in questo articolo non è confermata in modo indipendente e si basa su una dichiarazione di un controllore di volo ed altri tweets ricevuti.

fonte: http://www.eturbonews.com/48079/ukraine-air-traffic-controller-suggests-kiev-military-shot-down-

BOEING MALAYSIA ABBATTUTO: FALSE FLAG ? COLORI RUSSI E MALAYSIANI SONO SIMILI




http://beforeitsnews.com/contributor/upload/10690/images/Malay_Boeing_777-320x163.jpg


Un amico in tarda serata mi scrive e mi dice: mai hai letto? Letto cosa? E allora mi invia due interessanti notizie controcorrente, la prima dalla “Voce della Russia”. “Testimoni che osservavano il volo dell’aereo passeggeri malesiano hanno visto una manovra d’attacco di un caccia delle forze aeree ucraine, dopodichè il Boeing si è spezzato in due in aria ed è caduto sul territorio della Repubblica Popolare di Donetsk,” – riporta l’ufficio stampa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk.

Ah sì? Oh… c’è una prova generale di guerra?

Poi, un’altra notizia ancora, da “Rischio calcolato”. E lì cosa leggo? Che è stato abbattuto un aereo della Malaysia Airline. Purtroppo, fanno notare, i colori di bandiera della malaysia sono tragicamente simili alla Bandiera Russa. “Purtroppo i colori della compagnia di Bandiera Malaysiana contengono il Rosso, il Blu e il Bianco, esattamente come la Bandiera Russa. 


E da terra, la fretta può aver giuocato un brutto scherzo a qualche militare diversamente addestrato. Dunque se dovessi scommettere i miei 2 cent, direi che qualche idiota Ucraino ha scambiato Malaysiani per Russi e ha fatto fuoco.

Ovviamente può anche trattarsi di un errore dei combattenti filo russi”.

Ma certo… Ringrazio l’amico e cerco di dormirci su. Poi però la mattina ci ripenso e dico: ostrega! 100 anni fa la prima guerra mondiale è partita quasi per caso…



FONTE: http://www.lindipendenzanuova.com/malaysia-boeing-abbattuto-giallo-putin/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=malaysia-boeing-abbattuto-giallo-putin#sthash.pCWGEHu3.dpuf

Un amico in tarda serata mi scrive e mi dice: mai hai letto? Letto cosa? E allora mi invia due interessanti notizie controcorrente, la prima dalla “Voce della Russia”. “Testimoni che osservavano il volo dell’aereo passeggeri malesiano hanno visto una manovra d’attacco di un caccia delle forze aeree ucraine, dopodichè il Boeing si è spezzato in due in aria ed è caduto sul territorio della Repubblica Popolare di Donetsk,” – riporta l’ufficio stampa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk.
Ah sì? Oh… c’è una prova generale di guerra?
Poi, un’altra notizia ancora, da “Rischio calcolato”. E lì cosa leggo? Che è stato abbattuto un aereo della Malaysia Airline. Purtroppo, fanno notare, i colori di bandiera della malaysia sono tragicamente simili alla Bandiera Russa. “Purtroppo i colori della compagnia di Bandiera Malaysiana contengono il Rosso, il Blu e il Bianco, esattamente come la Bandiera Russa. E da terra, la fretta può aver giuocato un brutto scherzo a qualche militare diversamente addestrato. Dunque se dovessi scommettere i miei 2 cent, direi che qualche idiota Ucraino ha scambiato Malaysiani per Russi e ha fatto fuoco.
Ovviamente può anche trattarsi di un errore dei combattenti filo russi”.
Ma certo… Ringrazio l’amico e cerco di dormirci su. Poi però la mattina ci ripenso e dico: ostrega! 100 anni fa la prima guerra mondiale è partita quasi per caso…
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Un amico in tarda serata mi scrive e mi dice: mai hai letto? Letto cosa? E allora mi invia due interessanti notizie controcorrente, la prima dalla “Voce della Russia”. “Testimoni che osservavano il volo dell’aereo passeggeri malesiano hanno visto una manovra d’attacco di un caccia delle forze aeree ucraine, dopodichè il Boeing si è spezzato in due in aria ed è caduto sul territorio della Repubblica Popolare di Donetsk,” – riporta l’ufficio stampa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk.
Ah sì? Oh… c’è una prova generale di guerra?
Poi, un’altra notizia ancora, da “Rischio calcolato”. E lì cosa leggo? Che è stato abbattuto un aereo della Malaysia Airline. Purtroppo, fanno notare, i colori di bandiera della malaysia sono tragicamente simili alla Bandiera Russa. “Purtroppo i colori della compagnia di Bandiera Malaysiana contengono il Rosso, il Blu e il Bianco, esattamente come la Bandiera Russa. E da terra, la fretta può aver giuocato un brutto scherzo a qualche militare diversamente addestrato. Dunque se dovessi scommettere i miei 2 cent, direi che qualche idiota Ucraino ha scambiato Malaysiani per Russi e ha fatto fuoco.
Ovviamente può anche trattarsi di un errore dei combattenti filo russi”.
Ma certo… Ringrazio l’amico e cerco di dormirci su. Poi però la mattina ci ripenso e dico: ostrega! 100 anni fa la prima guerra mondiale è partita quasi per caso…
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venerdì 18 luglio 2014

FARAGE: PARLAMENTO EUROPEO. COMMENTO SU ELEZIONE A SENSO UNICO DI JUNKER



sulla nomina di Junker. UNICO candidato eleggibile. Farage ricorda che sulle liste elettali su cui hanno votato i cittadini NON era scritta la ovvietà di questa elezione nè il candidato.

"La maggior parte dei cittatidi EU sono euroscettici anche se noi qui non siamo la maggioranza"



giovedì 17 luglio 2014

GAZA: SANGUE PER IL GAS.

http://i.telegraph.co.uk/multimedia/archive/02353/natanyahu_2353337b.jpg 

Alla fine Bibi ha avuto la sua guerra nuova di zecca. L’Operazione Barriera Protettiva, ovvero l’attuale pulizia etnica al rallentatore messa in atto a Gaza dalle Forze d’Attacco, scusate, Forze di Difesa Israeliane, è il sogno erotico del Primo Ministro Bibi Netanyahu.
È necessario un veloce riassunto. Il Segretario di Stato USA John “Megafono” Kerry stava portando avanti un gioco ipocrita chiamato “tavolo di pace” tra Israele e Palestina. Come previsto, ha fallito miseramente. Hamas e il PLO in Palestina si sono uniti a formare un governo di unità tecnocratico. Bibi, come prevedibile, si è infuriato.

Successivamente due Palestinesi – non Hamas – hanno rapito tre coloni adolescenti israeliani mentre facevano autostop di notte vicino ad Hebron. Uno degli autostoppisti in qualche modo è riuscito a chiamare il numero di emergenza della polizia israeliana con il cellulare. I rapitori hanno perso la testa e sparato immediatamente ai ragazzi, sbarazzandosi poi dei corpi.
Tutti gli Israeliani hanno perso la testa. Per tre settimane, decine di migliaia di soldati sono state impiegate per la ricerca. I media si sono scatenati – immolando i Palestinesi in una pira funeraria di stampo razzista.

C’è un diffuso chiacchiericcio nelle strade arabe che dice sia stato un false flag. Le prove, tuttavia, puntano alla forte tribù Qawasmeh nella regione di Hebron – la quale è storicamente conosciuta come antagonista di Hamas e usa attaccare i coloni israeliani. C’è anche la possibilità che i rapitori volessero usare gli autostoppisti come merce di scambio per la restituzione di prigionieri palestinesi.

Bibi e l’intelligence Shin Bet sapevano fin dall’inizio che i ragazzi erano morti – e chi era responsabile, ma Bibi semplicemente non poteva sorvolare sulla possibilità di sfruttare l’accaduto – durante le tre settimane di folle ricerca – come motivazione per perseguire Hamas nella Zona Ovest e a Gaza, un’operazione già pianificata da tempo.
Lo scorso martedì, l’esercito israeliano ha esposto il tutto: “Ci è stato ordinato dagli alti livelli governativi di colpire pesantemente Hamas”, in una perfetta neolingua, l’operazione è stata 
battezzata “guerra giusta”. (Un background dettagliato del conflitto può essere trovato qui).

ISRAELE VUOLE TUTTO
I numeri non rendono giustizia all’orribile massacro. Lunedì, nel nord di Gaza, dopo che Israele ha avvertito i residenti di andarsene per evitare gli attacchi aerei, almeno 167 persone sono state uccise  – la maggior parte delle quali donne, bambini ed anziani civili, da 30 missili israeliani – e più di 1.000 ferite. Duecento case, non installazioni militari, sono andate completamente distrutte e 1.500 sono state gravemente danneggiate.

Paragonare con zero morti in Israele. Un portavoce dell’IDF si è macabramente vantato che Gaza – un campo di concentramento/baraccopoli de facto – stava venendo bombardata ogni 4 minuti e mezzo.
Ogni missile artigianale dei Palestinesi costa meno di 1.000$, mentre un solo Iron Dome israeliano che dovrebbe intercettarli ne costa 100.000 (senza contare i sistemi di lancio e controllo). In aggiunta, da giovedì un’invasione terrestre è definita “imminente”.

Che Bibi la possa fare franca è tutto ciò che le strade arabe – e di tutto il sud del mondo – devono sapere circa il depositario delle navi da guerra e degli aerei statunitensi in Medio Oriente. Una cosa di cui molti non sono a conoscenza è che 14 anni fa sono stati scoperti al largo della costa di Gaza 1.4 trilioni di piedi cubi di gas naturale, del valore di almeno 4 miliardi di dollari.

È facile dimenticare che al tempo dell’ultima invasione israeliana di Gaza – Operazione Piombo Fuso – i giacimenti di gas palestinesi furono confiscati da Israele. Questa “operazione” era già una guerra energetica, come Nafeez Ahmed ha analizzato qui (Trad. italiana).

Bisogna guardare al tutto da fuori – i 122 trilioni di piedi cubi di gas più i potenziali 1.6 miliardi di barili di greggio del bacino del Levante sparsi nelle acque territoriali di Israele, Siria, Libano, Cipro e –  ovviamente – Gaza. Queste acque territoriali sono alacremente contese come quelle del Mar Cinese del Sud. Neanche a dirlo, Tel Aviv le vuole tutte.
Per integrare il quadro, Israele si sta preparando ad affrontare un crescente incubo di sicurezza energetica, come spiegato qui.

Persino Tony Blair, il Fantasma dell’Opera, è coinvolto (Trad.italiana). Come la (fallita) delegazione del Quartetto Mediorientale, Blair se ne è venuto fuori con il brillante piano di “sviluppare” lo sfruttamento dei giacimenti di gas di Gaza attraverso un accordo tra la British Gas e le autorità palestinesi, escludendo totalmente Hamas e la popolazione di Gaza.
Il modo in cui Gaza è mantenuta come un campo di concentramento, soggetto a violenze di massa ininterrotte, è già abbastanza rivoltante. Bisogna aggiungere la componente chiave economica: in tutti i modi possibili a Gaza deve essere impedito di accedere ai giacimenti Marina-1 e Marina-2. Questi verranno inghiottiti da Israele. Da ogni punto di vista, e anche in pratica, Israele controlla tutte le risorse naturali palestinesi – acqua, terra ed energia.
Ecco il “segreto” dell’Operazione Proteggi Sionisti, scusate, Barriera Protettiva: senza schiacciare Hamas, che controlla Gaza, gli Israeliani non potranno trivellare la costa. Per Bibi, così come per il Knesset, la possibilità che i Palestinesi abbiano accesso alla loro ricchezza proveniente dal gas è un confine invalicabile.

L’UE potrebbe essere parte del gioco. Nessuno a Bruxelles lo vuole ammettere, ma è facile ipotizzare una “strategia” circa questo impossessarsi dei giacimenti palestinesi, che aprirebbe le porte in futuro ad una minore dipendenza dell’UE dalla Gazprom e ad un acquisto del gas israeliano (rubato).

La neolingua israeliana è storia vecchia, dopotutto sono maestri nell’ingannare per primi loro stessi. Estendendo ciò che Michael Klare ha brillantemente spiegato, la nuova, ininterrotta e collettiva aggressione a Gaza è soprattutto una guerra energetica che versa sangue in cambio di gas.
Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009).Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.
Fonte: http://www.rt.com/
Link: http://rt.com/op-edge/172524-bibi-punishing-gaza-ethnic-cleansing/
14.07.2014

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l'autore della traduzione FA RANCO


mercoledì 16 luglio 2014

BRIVIDI: RENZI "PARLA INGLESE" A VENEZIA CON KERRY

Renzie


da Vice.com.


Il rapporto tra la politica italiana e l’inglese è sempre stato a dir poco conflittuale. A partire dal “nos only” di Silvio Berlusconi con annessi sfottò di George W. Bush, passando per il leggendario “Plis visit Itali” di Rutelli e il Torino Is Italis Fisst Capital” di Fassino, i politici nostrani hanno collezionato figure memorabili ogni volta che hanno ingaggiato un corpo a corpo con questa lingua.
Con l’avvento di un premier smart come Matteo Renzi si pensava che anche in questo campo si dovesse cambiare verso. Purtroppo, questa certezza è cominciata a vacillare pericolosamente quando il Segretario di Stato USA John Kerry è venuto in Italia lo scorso marzo:
Ma l’exploit con Kerry non è davvero nulla in confronto a quello che è successo ieri a Venezia al Digital Venice, un’iniziativa sulle politiche per il digitale. Di fronte a una platea europea, Matteo Renzi si è imbarcato in un lungo discorso di 28 minuti in inglese, infilando una serie incredibile di “neologismi” e faccine buffe.



1) Campane per tutti (00:00 – 00:15)
Grazie grazie, così tanto per queste opportunità… ramente, veramente interessante anche perché, non perché, veramente preoccupato del tempo e del e del campanello. La tua campana.
2) Fare più bello la globalizzazione (01:15 – 02:15)
Perché io penso in questi momento idee salveranno europa non limitazioni. Il ruolo dell’Europa attorno al mondo, non è un ruolo di… ehm… associazione di limitazioni, è uno spazio di libertà, Europa sarà utile attorno al mondo se fare dislocazione civile, è… eeeeewwww… veramente impegnata a a a fare più bello la globalizzazione. Questo è lo spazio per l’Europa, dell’Europa.
Se parliamo solo di limitazioni e solo di discussioni burocrocratiche, solo di fogli con i i i i i i diversi punti, dai singoli governi, noi perso opportunità e la mia opinione personale è che abbiamo, siamo veramente tipi buoni e tipi fortunati, solo perché abbiamo un’opportunità. Avere un’opportunità oggi non è facile ma questi sono impegni di sfida.
3) Grazie tante signor Rifkin (intorno al minuto 3)
E grazie tante signor Rifkin. Io ricordo il nostro primo incontro a Firenze, ma il mio primo incontro con lei è, nel mio eeeeh, aaaah, heiheiheihei , iiiii lll leggendo i alcuni libri, penso che ha educato una generazione su questi, dos, questi, dos, sfide. E grazie tante per il suo discorso.
4) Venezia può salvare word (05:25 – 05:57)
Venezia non è una città normale, Venezia è una città bella, limpido. Ma è la dimostrazione di una città che potrebbe salvare word [office?]. Per questa ragione, la mia gratitudine personale a organizzatori perché la scelta di Venezia è una provocazione anche per l’Italia. Perché se noi cancellare passato e noi consumiamo futuro, noi perdere noi stessi. E discutere internet tecnologia, chiare approccio ICT a Venezia è una buona provocazione.


5) Pro sessi civili (11 – 12:35)
È possibile cambiare l’Italia se in prossimi mille giorni, noi usiamo tecnologia per cambiare atteggiamento nei problemi tradizionali del nostro paese, per esempio “giustizia civile”. Ora noi cominciamo con un pro sesso nella rete, il pro sesso telematico per giustizia civile hanno due obiettivi: primo di ovolollo, questi il numero di mmmmm, eeeeeehmmm, pro sesso bloccati, cinque milioni pro sesso in Italia, civili pro sesso e dare lo stesso tempo della Francia, Germania, UK, nel nel cronometraggio dei pro sesso, oggi in Italia è mille giorni più o meno, novanta-cinquanta giorni, in Germania è trecento, trecento giorni.
Quindi rosse asce, la riduzione è possibile. Questo è il mio pubblico ufficio per il futuro [un Samsung spento], perché è impossibile abbracciare trenta minuti per stampare un documenti per l’identità di mammà. Se hai un problema di identità, questo è un problema psicologico. In Italia è un problema burocratico. Perché noi dobbiamo aspettare, circa trenta-quaranta minuti per stampare un certificato di identità. È sciocco.
6) Io uomo terribile & civico idea (13:20 – 14:12)
Questo non è un problema di Commissione Europea, questo è un problema di persone italiani. Se presento le riforme come un diktat dell’Europa, io uomo terribile. Se io spiego a persone, se io pago la tasssciazione, io sono un corretto e civile gentleman, esattamente come nel wwwwrrraaaaaa resto del mondo, io presento una civico, civico idea, ideale condiviso con il resto delle persone, ma uso la tecnologia e posso continuare in questa direzione molto a seguire per lavori e per burocrazia, per l’educazione, per il governo più sopra, aperta trasparenza, voi spiegate nella vostra spiegazione su quello, per il calcio, per il calcio.
7) Mia madre piangeva dentro la tv (16:40 – 18:44)
È molto interessante perché Europa è nata esattamente con il mercato comune [in italiano], il mercato unico, se pensi al posto, se se spieghi a persone giovani “ooooooh l’Europa è una creazione perché nel passato alcune visioni, uomini e donne visionari decidono di creare un posto in cui tutti scambia-condividono lo stesso pro papera. Loro pensano che questa è una creazione su Ebay, su Amazon, sulla troia, non dell’Europa.
Perché l’idea di spento Europa, Europa, per la prossima generez, per la prossima-Ohh la, tuooh ovviaamenwwwwkj-alcune compagnie, per la prossima generazione, one. Per la prossima generazione l’Europa non è semplicemente un posto economico, l’Europa è la libertà di movimento, è la stessa mmmm, nella mia esperienza personale l’Europa era mia madre che piangeva dentro la tv, mentre l’hashish, lei sentimento, lei sentiva le mura Berlino distrutte dalle persone, per me, per mia madre l’Europa è esattamente questi momento. Per mio figlio l’Europa è Champions League e normali [serie di facce agonizzanti] vita tutti i giorni.
Se con miei bambini, io parlato di Germania “aaah nel passato c’erano due Germania” miei figli guardano me “Daddy tu sei pazzo”. No nel passato il il il il tempo di cambiamento è assolutamente interessante e incredibili. Ma ora è il momento di un mercato unico digitale e autorità digitale.
8) Un piscio di futuro (19:02 – 19:32)
E questa sarà la nostra rosa purpurea ad ottobre nel cancellare, ogni singolo euro investito in infrastruttura digitale deve casa della scatola, deve fuori dalle limitazioni (lei sembra aver capito), perché se io investo in una struttura digitale, investo nel futuro. Questo non è un costo, questo è un piscio di futuro e è impossibile di uscire da crisi semplicemente con la discussione, semplicemente con documenti.
9) Il più votato attorno l’Europa (22:30 – 23:11)
Ashdaksd Quindi buona discussione tra 5 candidati, nessuno uno, nessuno uno, e quindi il numero, il io sono veramente interessante, perché alcune parti di persona mi hanno detto “Aaaaah tu ss, tu non accetti il risultato di elezioni” quindi sono molto, molto fiero perché il mio partito, io appartengo a un partito che è stato il più eletto partito in Europa. Undici punto due milioni di voti. Il partito democratico in Italia è stato il più votato in Europa. Quindi se pipì discutiamo di democrazia, noi siamo sopra il tavolo, molto impegnati a riguardo.
10) Il buon italiano (24:24 – 25:50)
Meucci è un buon italiano, ma è anche, un a-ah pessimo storia, pessimo storia, perché Meucci è l’arcolaio inventore del mmmm, telefono. Mi dispiace con le persone americane presenti qui, ma anche il congresso degli stati uniti in 2002, 2001, non ricordavo, riconoscere il fondatore, l’inventore telefono è Antonio Meucci. Antonio Meucci è uomo incredibile per un periodo di tempo, lavorava nel teatro, nel più antico teatro d’ Europa: Teatro della Pergola. Lui era un lavoratore, quindi lui inventò il telefono per parlato del nel teatro… un genio… quindi per qualche ragione lui lasciò l’Italia e non poteva usare il copyright lezioni, come si dice brevetto?, licenza ottanta settanta uno, ottanta settanta due, non ricordavo precisamente quindi Graham Bell arriva e nella storia lui fu l’inventore e fondatore del telefono.
Quindi la relazione con Meucci è una buona relazione ma è anche rischio, perché per un uomo d’affari è chiaro, noi dobbiamo avere un buon idea, ma dobbiamo avere anche commerciale e marketing, perché l’idea senza di marketing commerciale ewwww sento eeeeemmmwww struttura, il il il il il il il il ras alt non sono buoni. Ma per il paese questo è anche la rappresentazione di possibilità, pipì non permettiamo a tutti di fare la stessa conclusione di Meucci, se c’è una buona idea, noi lottare assolutamente dobbiamo per questa idea, e amica questa idea. Con la collaborazione di Lara Green.

fonte:
http://acateringveg.wordpress.com/2014/07/11/il-discorso-di-matteo-renzi-cosi-come-lha-capito-un-inglese/ 

PS:
...all'estero camuffarsi...  

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