Translate

venerdì 23 ottobre 2009

THE CRISIS OF DEMOCRACY...


"Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato (prima degli anni '60 nda) ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene". Dal The Crisis of Democracy, scritto da Samuel P. Huntington (foto) , Michel J. Crozier e Joji Watanuki.
Tre intellettuali, docenti universitari e consulenti di governi, rispettivamente americano il primo, francese il secondo e giapponese il terzo e fu consegnato alla Commissione Trilaterale nel 1975. (da: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=151)
"Nel luglio 1973, su iniziativa di David Rockefeller, figura di spicco del capitalismo americano, nasceva la Commissione trilaterale. Cenacolo dell’élite politica ed economica internazionale, questo circolo chiusissimo e sempre attivo formato da alti dirigenti ha suscitato, soprattutto ai suoi inizi, molte controversie ( Le Monde diplomatique ha dedicato molti articoli all’argomento nel corso degli anni ’70).
All’epoca, la Commissione si prefiggeva di diventare un organo privato di concertazione e orientamento della politica internazionale dei paesi della triade (Stati uniti, Europa, Giappone).

L’atto costitutivo spiega: «Basata sull’analisi delle più rilevanti questioni con cui si confrontano l’America e il Giappone, la Commissione si sforza di sviluppare proposte pratiche per un’azione congiunta. I membri della Commissione comprendono più di 200 insigni cittadini impegnati in settori diversi e provenienti dalle tre regioni». ( Il numero dei «distinti cittadini» ammessi alla Commissione è stato in seguito allargato e oggi comprende più di 300 membri. )

La creazione di questa organizzazione opaca in cui a porte chiuse e al riparo da qualsiasi intromissione mediatica si ritrovano fianco a fianco dirigenti di multinazionali, banchieri, uomini politici, esperti di politica internazionale e universitari, coincideva all’epoca con un periodo di incertezza e turbolenza della politica mondiale.
All’interno di questa oligarchia della politica internazionale, le cui riunioni annuale si svolgono in varie città della triade, i temi vengono dibattuti in una discrezione che nessun media sembra più voler disturbare. Essi sono oggetto di rapporti annuali (The Trialogue) e di lavori tematici (Triangle Papers) realizzati da équipes di esperti americani, europei e giapponesi scelti molto accuratamente.
Questi documenti pubblici, regolarmente pubblicati da circa trent’anni, mostrano l’attenzione che la trilaterale rivolge ai problemi globali che trascendono le sovranità nazionali, come la globalizzazione dei mercati, l’ambiente, la finanza internazionale, la liberalizzazione delle economie, la regionalizzazione degli scambi, i rapporti Est- Ovest (all’inizio), il debito dei paesi poveri"(da:http://www.disinformazione.it/trilaterale.htm)
"La direzione dell’economia internazionale sembrava sfuggire alle élite dei paesi ricchi, le forze di sinistra apparivano potenti, soprattutto in Europa, e la crescente interdipendenza delle questioni economiche chiamava le grandi potenze a una cooperazione più stretta. Rapidamente, la Commissione trilaterale si impone come uno dei principali strumenti di questa concertazione, attenta al tempo stesso a proteggere gli interessi delle multinazionali e a «chiarire» attraverso le proprie analisi le decisioni dei dirigenti politici.
Infatti, nel testo si legge che la minaccia alla democrazia americana proveniva "dalla dinamica stessa della democrazia in una società altamente istruita, mobilitata e partecipativa", quella dove erano fioriti i "gruppi giovanili, etnici, e dove quei gruppi stavano assumendo una nuova consapevolezza". Andavano disattivati, resi apatici, immobili, ed è accaduto precisamente questo ovunque, con il boom edonistico degli anni '80 e con l'avvento della Tv commerciale.

E' infatti assolutamente inutile che oggi gli antagonisti di moda in Italia sbraitino contro la Casta, perché non fu la Casta a disabilitare la democrazia, e soprattutto non è sbraitando contro la Casta che si riattivano i cittadini spenti ormai da più di trent'anni dalle strategie di The Crisis of Democracy.
Basta leggere a pagina 161 - del Trattato ndr- la lista di ciò che secondo gli autori ostacola la democrazia:

1) la ricerca dell'eguaglianza e del valore dell'individuo...

2) l'espansione della partecipazione alla politica...

3) la competizione politica essenziale alla democrazia...

4) l'attenzione che il governo dà all'elettorato e alle pressioni dalla società".

Ora, se pensate all'epoca che stiamo vivendo, vi trovate in ordine che :
1) sono stati distrutti l'eguaglianza e il valore dell'individuo attraverso la cultura della Visibilità (leggi Vippismo, sia nel Sistema che nell'Antisistema); infatti oggi, e nonostante ci troviamo nella modernità evoluta, chi non è 'visibile' nel potere o nei media o nello spettacolo/sport è uno zero sociale rispetto ai chi lo è

2) l'apatia partecipativa nella polis è ai massimi livelli, così come nelle fabbriche o nella cultura

3) l'eliminazione dei partiti minori a favore dei grandi schieramenti ha imbavagliato diverse forze politiche ed eliminato del tutto altre
4) la sensazione a livello di cittadinanza è che il governo ignori sempre e cronicamente le istanze reclamate dai cittadini attivi e dai gruppi che non siano lobby di potere.
Ergo, le istruzioni di Huntington, Crozier e Watanuki combaciano in tutto con il presente.
The Crisis of Democracy proclama che la risposta a questi 'mali' democratici doveva essere una sola: il ritorno al governo delle elite.
Huntington, Crozier e Watanuki iniziano ricordando l'esempio illuminante del Presidente americano Truman, che "era stato in grado di governare il Paese grazie all'aiuto di un piccolo numero di avvocati e di banchieri di Wall Street". Infatti, "la democrazia è solo una delle fonti dell'autorità e non è neppure sempre applicabile. In diverse istanze", scrivono gli autori, "chi è più esperto, o più anziano nella gerarchia, o più bravo può mettere da parte la legittimazione democratica nel reclamare per sé l'autorità.
Faccio notare che queste parole scandalose furono nella realtà il fondamento ideologico di ciò che avverrà in Europa 34 anni dopo con la creazione della nuova Europa sancita dal Trattato di Lisbona, che infatti decreta che noi europei verremo tutti governati in futuro da una elite di burocrati super specializzati che nessuno di noi potrà eleggere, avendo appunto messo da parte ogni legittimazione democratica. ..."

0 commenti: