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giovedì 20 gennaio 2011

Ben Ali (Tunisia) andò al potere per merito di Craxi e Andreotti...

"Cosa attende, ora, la Tunisia? L’Italia vi faceva affari ma nessuno si è mai sognato di contestare qualcosa a Ben Ali e signora. Ora tutto il fango è buono. Ma in questi ultimi dieci anni chi ha mai fatto indagini sulla politica repressiva di ogni minoranza attuata dal presidente tunisino?

Eppure il buon Ben Ali, classe 1936 (come Berlusconi, stesso mese di settembre) è stato installato nel suo scranno proprio dagli italiani Bettino Craxi e Giulio Andreotti nel lontanissimo 1987 dopo una deposizione morbida dell’ottantaquattrenne Bourghiba.

L'AZIONE DEL SISMI. Deposizione concepita e attuata dai servizi segreti italiani, il Sismi, agli ordini dell’ammiraglio Fulvio Martini (morto nel 2003). Martini confessò il golpe senza spargimento di sangue (italiani brava gente) nel 1999 e ne scrisse in modo edulcorato in un libro di memorie. Fu chiamato anche il Golpe medico, perché Bourghiba venne deposto per la falsa attestazione medica di una sua presunta grave malattia siglata da sette medici compiacenti. Da quel golpe, di matrice Cuf (Craxi, Forlani, Andreotti) nacque l’attuale regime, senza soluzione di continuità.

Gli interessi energetici dietro l'attivismo italiano in Tunisia

Una piattaforma per l'estrazione del gas nel porto di Tunisi.

Perché l’Italia ha voluto il golpe contro Bourghiba che pure era un eroe dell’indipendenza tunisina dalla Francia coloniale dal lontano 1956? Perché aveva bisogno di rinnovare le proprie credenziali in un’area, il Maghreb, che le dava il gas a buon prezzo. Il gas algerino passava in parte attraverso il territorio tunisino ma nel 1987 le tensioni fra Algeria e Tunisia erano altissime. L’Algeria minacciava di invadere la Tunisia per vecchie vertenze di confine e perché Bourghiba voleva mandare a morte 12 integralisti islamici, accusati di cospirazione e gli islamisti stavano riacquistando potere in Tunisia.

Bourghiba era un presidente laico e questo poteva creare qualche problema. Per salvare il gas algerino e riportare una pace fittizia bisognava deporre Bourghiba. E così fu fatto, nel silenzio dell’Europa, dei suoi giornali, della stessa Francia.

STATO AMICO DEL CRAXISMO. L’Italia indubbiamente ci guadagnò, ma non la Tunisia, che ebbe in dono un ex generale come Ben Ali, durato in carica quasi un quarto di secolo. Da quel golpe nacque la Tunisia amica del craxismo e ospite a eterna riconoscenza del Bettino poi ‘perseguitato’ da Mani Pulite e residente fino alla morte ad Hammamet.

La fuga di Ben Ali ha imbarazzato non poco gli ex craxiani. Il più cinico, e più informato, è stato ancora una volta il vecchio Gianni De Michelis. A chi gli chiedeva se non sapesse, lui che lo conosceva bene, che Ben Ali aveva instaurato una dittatura in Tunisia, rispose: «Non una dittatura, diciamo una democratura». Il neologismo di De Michelis spiega in abbondanza l’ambiguità della politica estera di un Paese del profondo occidente come il nostro. E sancisce la fine, se mai c’è stata, della sua famosa coscienza democratica, ovunque (teoricamente) esportabile. Magari in cambio di ottimo gas del deserto.

fonte: http://www.lettera43.it/economia/6489/la-tunisia-di-de-michelis-e-l-oro-di-leila.htm

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