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mercoledì 29 giugno 2011

L'ISLANDA DICHIARA L'INDIPENDENZA DALLE BANCHE INTERNAZIONALI!

aggiornamento agosto 2011

June 21, 2011 "Netright" -- – L'islanda è libera. E lo resterà fintanto che le persone vorranno restare autonome dal dominio straniero di presunti "maestri" in questo caso i banchieri internazionali.


Il 9 aprile, il popolo d'Islanda, incrollabilmente indipendente, ha sconfitto un referendum che avrebbe finanziato la Gran Bretagna e l'Olanda che avevano coperto i depositi  degli investitori olandesi e inglesi  che avevano perso fondi nella banca Icesave nel 2008.

Al tempo del fallimento della banca, l' Islanda si rifiutò di coprire le perdite. Ma nonostante questo  la Gran Bretagna e l'Olanda avevano richiesto che l'Islanda le ripagasse per il prestito come condizione per essere ammesse nella EU.

In risposta, le genti d'Islanda hanno detto all'EU di andare a quel paese. Il voto fonale è stato del 58.9 percento contro il 39.7 percent. “I contribuenti non dovrebbero essere responsabili di pagare i debiti  di una istituzione privata" ha detto Sigriur Andersen, il portavoce del gruppo di consuelnza che si è opposto al bailout (finanziamento a copertura).

In un simile  referendum nel 2009 sullo stesso tema, sebbene in termini più severi,  il 93,2 percento dell'elettorato si rifiutò di garantire  i depositici di investitori stranieri  che avevano fondi  nella banca islandese.

(...) Quella opposizione al finanziamento-risarcimento portò alla decisione della Islanda di consentire alla banca di fallire nel 2008. I contribuenti non potevano permetterselo. Come fatto notare da Bloomberg News, al tempo in cui la crisi colpi nel 2008, “le banche avevano debiti  pari a 10 volte il PIL della Islanda, di 12 miliardi di $.”

Erano banche private e non abbiamo pompato denaro in queste per tenerle in vita; lo stato non si è sobbarcato la responsabilità del fallimento deleel banche private” ha detto il Presidente Olafur Grimsson alla Bloomberg Television.

Il NO dei votanti è arrivato nonostante le minacce di isolare l'Islanda dalle sovvenzioni di istituzioni finanziarie internazionali . Il debito nazionale dell'Islanda è già stato svalutato dalle agenzie di rating del credito ed ora le stesse agenzie hanno promesso di rifarlo come punizione per aver sfidato la volontà dei banchieri internazionali.

Questo è solo l'ultimo pezzo del lungo sceneggiato, dal 2008, delle istituzioni globali che si rifiutano di assumersi le perdite nella crisi finanziaria. Minacce di una depressione economica globale e pretese di essere "troppo grandi per fallire" sono state pari ad un fucile piantato sulle teste dei governi rappresentativi in USA e EU. L'Islanda è di particolare interesse perchè non ha risarcito le sue banche come l'Irlanda ha fatto o come hanno fatto gli USA.
(...) Infine tali garanzie non sono necessariamente per mantenere una piena occupazione o addirittura un incremento nella economia, sono invece semplicemente designate per consentire a queste istituzioni internazionali di aumentare i loro margini di profitto in tempi buoni e di evitare perdite catastrofiche in tempi cattivi.

La lezione qui è istruttiva e al contempo raggelante. Nel caso in cui gli USA (o similare sovranità in questione) tentassero di ristrutturare il loro debito o obbligassero gli investitori privati a dare un taglio ai loro stupidio giochi d'azzardo, queste istituzioni internazionali hanno promesso in risposta l'equivalente di una guerra economica.

Tuttavia l'alternativa per questi governi rappresentativi, è quella di sacrificare la loro indipendenza (l'avessero mai avuta??ndr) ad un quadro di banchieri sfacciati che non mostrano fedeltà a nessuna nazione.

E' il conflitto che ha già definito l'inizo del 21° sec. La questione è se i popoli liberi sceglieranno di restare tali, come ha fatto l'Islanda, o si sottometteranno. (che dubbio amletico... ndr)

by Bill Wilson
fonte: http://www.informationclearinghouse.info/article28391.htm

traduzione e sintesi Cristina Bassi, http://www.saluteolistica.blogspot.com/

vedi anche:
Iceland Shows Default Doesn’t Lead to a Deep Freeze

IL PORTOGALLO E QUEL MANICOMIO MACRO-ECONOMICO DELLA EU....

6 commenti:

theyogi ha detto...

uno splendido esempio! speriamo non gli mandino un qualche terremoto.....

Anonimo ha detto...

..ma ora in Islanda i cittadini come vivono? Tirano avanti lo stesso? E in che modo?

Poppo ha detto...

Sì, gli islandesi campano ugualmente. Il fallimento di un paio di banche NON è una tragedia nazionale. La pesca continua a rendere discretamente e l'Islanda non diventerà povera per i debiti PRIVATI di qualcuno. Va però detto che li salva la piccola dimensione del paese (circa 300.000 abitanti).

piridado ha detto...

L'indipendenza è una cosa tanto ricercata da tutti, quanto impossibile da trovarsi nell'intero universo. Nulla, è autosufficiente. L'Islanda ha dichiarato l'indipendenza dopo avere restituito i soldi che ha preso, oppure deve ancora restituirli? Mi pare vera la seconda...

amaryllide ha detto...

piridado, proprio non ce la fai a liberarti della logica da schiavo della servitù dei debiti.
I soldi NON LI HA PRESI L'ISLANDA, li hanno presi, e persi, i banchieri. LORO DEVONO PAGARE, non il popolo islandese, che giustamente ha riaffermato questa semplice verità.

Massimiliano ha detto...

Salve a tutti. Ho scoperto il vostro blog da poco e fin da subito mi ha interessato soprattutto per gli argomenti trattati. Meno male che esistete, perché la notizia della vera (e forse unica nel suo genere) liberazione dell'Islanda da parte dei banchieri mondialisti non è stata presa in considerazione da nessun organo di informazione degno di questo nome, ma era lecito attendersi che andasse così, visto che tutti i media sono di proprietà proprio dei banchieri plenipotenziari. Comunque, non bisogna mai abbassare la guardia perché, ahimè, anonimi segugi come il tal piriado sono sempre dietro l'angolo pronti a mostrare la loro infima sottomissione al potente e prepotente di turno. Mi scuso per la lunghezza del commento, ma volevo sinceramente complimentarvi per il vostro lavoro che svolgete. Vi auguro di proseguire sempre in questa maniera e, nel frattempo, godamoci almeno questa buona notizia della liberazione degli Islandesi. Alla prossima.

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