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giovedì 7 luglio 2011

IL DESTINO DELL'EURO IN MANO AI TEDESCHI?

Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph fa notare che se l'unione monetaria europea sopravviverà o crollerà, dipende tanto dalla questione giuridica sollevata martedì davanti alla Corte Costituzionale Tedesca, quanto dal dramma che si svolge in parallelo sulle strade greche.


Se gli otto giudici di Karlsruhe decidono che i 500 miliardi di € del meccanismo di bail-out Europeo violano la legge fondamentale tedesca - o Grundgesetz - in modo significativo, rischiano di abbattere il pilastro centrale che regge l'edificio del debito del Sud Europa.


I giudici hanno da elaborare una grande sfida ai salvataggi greco, irlandese, portoghese. Essa arriva da un gruppo di professori che sostengono che i prestiti greci esautorano il Bundestag, violano la clausola del "no bail-out" del trattato di Lisbona, e portano alla creazione di un'unione di trasferimenti fiscali, in maniera non trasparente, senza le modifiche richieste dal Grundgesetz tedesco, e "colpiscono le basi costituzionali del nostro Stato e della nostra società".

Wolfgang Schäuble, il Ministro delle Finanze tedesco, martedì ha detto alla Corte il che il fallimento greco farebbe partire un contagio epico e innescherebbe un cataclisma finanziario ancora più grande della crisi del credito negli Stati Uniti.

I giudici conoscono i rischi. Essi si adopereranno per trovare una formula che non provochi un collasso bancario, o minacci gli investimenti strategici della Germania nell'Europa del dopoguerra. Ma si piegheranno abbastanza per soddisfare i mercati obbligazionari, quando emetteranno il loro verdetto, probabilmente nel mese di settembre?

Andreas Vosskuhle, Presidente della Corte, ha osservato acidamente che le audizioni non erano sul "futuro dell'Europa o la gestione della crisi del debito". Si tratta di una questione giuridica.

Questo è lo stesso tribunale che nel giugno 2009 ha stordito l'élite UE con la sentenza vulcanica sul Trattato di Lisbona, mettendo in guardia Bruxelles che l'UE è un club di Stati sovrani, non uno stato in sè, che i Parlamenti nazionali sono l'unico forum legittimo di democrazia e che alcuni campi "devono rimanere per sempre sotto il controllo tedesco" - tra cui il bilancio.

La Corte è stata la spina dorsale della democrazia tedesca per 60 anni. E' iper vigilante perché riconosce gli errori dei giudici arrendevoli nel 1930. E' rimasta irritata da Pierre Lellouche, il Ministro Francese per l'Europa, che ha detto con entusiasmo dopo il vertice sulla Grecia dell'anno scorso che i leaders dell'UE avevano effettuato un colpo di stato costituzionale. "De facto, abbiamo cambiato il trattato", ha detto.

Il professor Joachim Starbatty di Tübingen, uno dei contendenti, si aspetta che la corte emetta una sentenza del tipo "Sì, ma", che permetta di andare avanti con i salvataggi concordati, ma imponga una stretta sui salvataggi futuri.

Questo potrebbe avere gravi conseguenze. Ulteriori dubbi su quanto possa andar lontano la Germania nel sostenere il sistema UEM rischiano di accelerare la fuga dei capitali dalla Spagna e dall'Italia. Nessuno dei due paesi è sicuramente fuori dai guai. L'indice PMI composito1 per la Spagna e l'Italia è sceso sotto 50 nel mese di giugno, segnalando una contrazione economica nel terzo trimestre. L'indice della Francia ha visto il più forte calo da quando la serie è iniziata alla fine del 1990. Il divario Nord-Sud dell'UEM si sta allargando.

Come minimo, la Corte dovrebbe insistere sul fatto che il Bundestag ha un diritto di veto sulle operazioni di salvataggio, un dono per i populisti infuriati dal peso del bail-out sui Tedeschi. Un recente sondaggio ha rilevato che il 71% dei tedeschi oggi ha "poca" o "nessuna fiducia" nell'euro.

Per la Grecia, gli eventi hanno già superato il punto di non ritorno. Il paese è spinto sempre più nella rovina economica e politica da un programma di austerità del FMI che fa mancare gli ammortizzatori sociali. Le tipiche cure gemelle del FMI della svalutazione e di un default ordinato sono entrambe bloccate, una dall'adesione all'euro, l'altra dai timori del contagio UE.

Il debito pubblico della Grecia salirà al 161% del PIL entro il prossimo anno, in crescita rispetto al 120% di quando è scoppiata la crisi. La sua economia si contrarrà di un ulteriore 3.8% quest'anno. Il disavanzo resta bloccato nei pressi del 9% del PIL, perché la crisi sta deprimendo le entrate fiscali. La strategia è autodistruttiva.

"C'è qualcuno là fuori che pensa davvero che questa crisi è finita?" ha dichiarato Jacques Cailloux, economista al RBS. "La politica ha fallito completamente. Deve essere rinnovata. C'è bisogno di un Piano Marshall, e il penalizzante tasso di interesse sui prestiti dell'UE deve essere tagliato a zero."

Niente di tutto questo sta accadendo, perché gli stati creditori dell'Europa non hanno affrontato la realtà che salvare l'unione monetaria richiede anni di contributi - non prestiti - da Nord a Sud. Le autorità UE sono invece perse nelle minuzie, discutendo sulle regole collaterali, o sui piani di rollover dei bonds a un tasso effettivo fino al 10%. L'unico scopo è quello di dare tempo alle banche di scaricare le passività - per lo più sui contribuenti europei - e per la Spagna e l'Italia di rinforzare le difese.

I Greci sono sacrificati per una causa più grande. La loro ricompensa è quella di imparare dal capo dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker che la sovranità greca sarà "massicciamente limitata". Un organo supervisionato da funzionari dell'UE sul modello Treuhand della Germania orientale liquiderà il patrimonio nazionale della Grecia per coprire i debiti.

La Sovranità Tedesca è iniziata sul serio.

1) L'indice Pmi è l'acronimo di Purchasing Managers Index. Indice sintetico di variabili quali il livello di produzione, nuove commesse, impiego e prezzi.

FONTE: http://vocidallestero.blogspot.com/2011/07/i-giudici-tedeschi-hanno-in-mano-il.html

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