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| FONTE FOTO: http://www.lasestina.unimi.it/lasestina/posts/cina-contro-la-bolla-immobiliare-36-milioni-di-case-low-cost/ |
Credit Suisse Research Institute ha pubblicato un dossier, poi ripreso dai principali organi di stampa internazionale, che fotografa l'attuale situazione del real estate in Cina: quello che ne esce, di fatto, è un quadro più critico di quanto si potesse immaginare se confrontato con le aspettative che quel mercato aveva lasciato intravedere. L'analista Martin Bernhard non nasconde quelli che definisce "timori di surriscaldamento": a suo avviso, infatti, l'eccesso di liquidità, tassi d'interesse bassi e solide prospettive macroeconomiche hanno avuto come conseguenza diretta un'impennata dei prezzi soprattutto per il settore abitativo. In altre parole sono sempre di meno le famiglie con redditi medio-bassi che possono sognare di avere accesso a una casa in un Paese che, stando così le cose, sarebbe già in grado di soddisfare la richiesta abitativa per i prossimi 20 anni e oltre. E questo è accaduto nonostante i tassi d'interesse bassi abbiano almeno in parte tamponato l'effetto negativo dell'incremento dei prezzi.
E ancora, gli studiosi del settore Wenhan Chen, Jinsong Du e Duo Chen sottolineano come "con un mercato delle proprietà che rimane dubbioso e le misure per restringere il credito ancora in vigore, ci aspettiamo che il cash flow nelle mani delle agenzie immobiliari sia destinato a deteriorarsi ulteriormente". Sempre secondo Credit Suisse il problema in questo momento è soprattutto delle imprese cinesi di costruzioni che non riescono a vedere saldati i loro crediti nei confronti delle aziende immobiliari, che, per usare un eufemismo, hanno rallentato i pagamenti. Morale: le vendite sono in netto calo rispetto ai trimestri precedenti. Al momento si tratta solo di una tendenza che, vista la crisi globale, ci può anche stare in un Paese cresciuto a ritmi vertiginosi e tanto velocemente però il quotidiano Financial news ha parlato della possibilità non troppo remota di un'esplosione della bolla immobiliare cinese. A nulla, infatti, per ora, sono valsi i tentativi del governo centrale di rendere più rigorose le regole sul real estate, tra cui la decisione di non diffondere i prezzi medi delle case.
Altri sforzi il governo cinese li sta compiendo per evitare di cadere nel tranello del monopolio immobiliare: da qui la decisione di introdurre la tassa di proprietà. Certo non a tappeto, ma metterla sulle seconde case a Shanghai e Chongqing è un segnale attraverso il quale si intende anche contenere l'inflazione. La corsa al mattone in Cina ha toccato il suo apice tra il 2009 e il 2010: gli effetti negativi della concessione delle banche cinesi di prestiti per 17.500 miliardi di yuan (2.024 miliardi di euro), la maggior parte dei quali destinati al mercato immobiliare, si cominciano a vedere oggi. I lussuosi appartamenti Versailles residentiel de luxe La grand maison a Wenzhou, ancora incompleti, sono in vendita al prezzo di 11.000 dollari al metro quadrato, cifra doppia rispetto al reddito medio annuale di un residente che dovrebbe lavorare, senza spendere niente, per circa 350 anni prima di potersi permettere un'abitazione di 150 metri quadrati. In compenso a Beijing i prezzi sono lievitati anche del 150%.
Fanno impressione le immagini satellitari che ritraggono edifici mastodontici vuoti in città pressoché deserte. Uno stato di abbandono che alcune stime fissano in 64 milioni di case disabitate a dispetto delle 20 nuove città che ogni anno sorgono nelle sconfinate lande cinesi. Il nuovo distretto di Zhengzhou è la città fantasma più grande della Cina, Kangbashi era pensata per 300.000 abitanti ma se ne registrano solo 30.000, Bayannao'er ha visto la realizzazione di un avveniristico impianto di filtraggio delle acque di scarico con fondi messi a disposizione dalla Banca mondiale e appare per lo più disabitata, Erenhot è vuota per metà e per l'altra metà non è stata costruita.
FONTE: http://it.finance.yahoo.com/notizie/investire-sul-mattone-cinese.html?nc
E ancora, gli studiosi del settore Wenhan Chen, Jinsong Du e Duo Chen sottolineano come "con un mercato delle proprietà che rimane dubbioso e le misure per restringere il credito ancora in vigore, ci aspettiamo che il cash flow nelle mani delle agenzie immobiliari sia destinato a deteriorarsi ulteriormente". Sempre secondo Credit Suisse il problema in questo momento è soprattutto delle imprese cinesi di costruzioni che non riescono a vedere saldati i loro crediti nei confronti delle aziende immobiliari, che, per usare un eufemismo, hanno rallentato i pagamenti. Morale: le vendite sono in netto calo rispetto ai trimestri precedenti. Al momento si tratta solo di una tendenza che, vista la crisi globale, ci può anche stare in un Paese cresciuto a ritmi vertiginosi e tanto velocemente però il quotidiano Financial news ha parlato della possibilità non troppo remota di un'esplosione della bolla immobiliare cinese. A nulla, infatti, per ora, sono valsi i tentativi del governo centrale di rendere più rigorose le regole sul real estate, tra cui la decisione di non diffondere i prezzi medi delle case.
Altri sforzi il governo cinese li sta compiendo per evitare di cadere nel tranello del monopolio immobiliare: da qui la decisione di introdurre la tassa di proprietà. Certo non a tappeto, ma metterla sulle seconde case a Shanghai e Chongqing è un segnale attraverso il quale si intende anche contenere l'inflazione. La corsa al mattone in Cina ha toccato il suo apice tra il 2009 e il 2010: gli effetti negativi della concessione delle banche cinesi di prestiti per 17.500 miliardi di yuan (2.024 miliardi di euro), la maggior parte dei quali destinati al mercato immobiliare, si cominciano a vedere oggi. I lussuosi appartamenti Versailles residentiel de luxe La grand maison a Wenzhou, ancora incompleti, sono in vendita al prezzo di 11.000 dollari al metro quadrato, cifra doppia rispetto al reddito medio annuale di un residente che dovrebbe lavorare, senza spendere niente, per circa 350 anni prima di potersi permettere un'abitazione di 150 metri quadrati. In compenso a Beijing i prezzi sono lievitati anche del 150%.
Fanno impressione le immagini satellitari che ritraggono edifici mastodontici vuoti in città pressoché deserte. Uno stato di abbandono che alcune stime fissano in 64 milioni di case disabitate a dispetto delle 20 nuove città che ogni anno sorgono nelle sconfinate lande cinesi. Il nuovo distretto di Zhengzhou è la città fantasma più grande della Cina, Kangbashi era pensata per 300.000 abitanti ma se ne registrano solo 30.000, Bayannao'er ha visto la realizzazione di un avveniristico impianto di filtraggio delle acque di scarico con fondi messi a disposizione dalla Banca mondiale e appare per lo più disabitata, Erenhot è vuota per metà e per l'altra metà non è stata costruita.
FONTE: http://it.finance.yahoo.com/notizie/investire-sul-mattone-cinese.html?nc


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