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sabato 14 gennaio 2012

L'EURO COME IL TITANIC, MA LE ALTERNATIVE ESISTONO...

(...) Nel mezzo di una profonda recessione ha senso tentare di implementare questo «modello tedesco» in altri Paesi dell’euro, come chiedono Merkel con il plauso di Sarkozy? È veramente una buona politica perseguire il dogma classico del pareggio di bilancio in tutti i Paesi dell’euro prima del 2015 nel tentativo di «salvare l’euro»?

Pareggiare il bilancio potrebbe essere un compito abbastanza facile per la Germania, i Paesi Bassi e l’Austria con disoccupazione in diminuzione; ma cosa fare in quei Paesi la cui posizione competitiva è deteriorata a un livello tale che la disoccupazione è in continua crescita, le entrate fiscali decrescono e la bilancia dei pagamenti è in forte deficit?

Come sappiamo dal sistema di contabilità nazionale, il surplus di un Paese ha sempre il corrispettivo nel deficit di esattamente la stessa grandezza di uno o più Paesi. Quindi, fino a quando la Germania perseguirà la sua politica neo-mercatile di realizzare un enorme surplus nella bilancia dei pagamenti, i Paesi con un corrispondente deficit non avranno alcuna possibilità di rompere il circolo vizioso di crescente indebitamento, alti tassi d’interesse e bassa o assente crescita economica.

Il cambiamento di questa situazione richiede cooperazione tra tutti i Paesi partecipanti, di quelli con surplus in particolare. Fin quando la Germania negherà che la condivisione di questa responsabilità dovrebbe essere parte del piano di «salvare l’euro» è difficile vedere come una catastrofe economica nei prossimi anni possa essere evitata.

In questa situazione esistono alternative al patto finanziario tra Merkel e Sarkozy? Fortunatamente sì, poiché non è troppo tardi per cambiare il corso degli eventi. Molti piani costruttivi sono stati presentati da accademici e politici situati fuori dai centri del potere della sala da ballo. La soluzione preferita è quella cooperazione basata sulla solidarietà europea.

Questo modello richiede che i Paesi con il surplus nella bilancia dei pagamenti dovrebbero aumentare i loro consumi domestici e praticare politiche salariali meno restrittive. Inoltre, i Paesi con surplus dovrebbero condividere una quota del rischio relativo al finanziamento del debito dei Paesi in deficit. Questo processo di comune assunzione del rischio potrebbe essere organizzato mediante l`emissione di Eurobond con una assunzione in comune della garanzia per, ad esempio, il 60% del debito pubblico totale di ogni Paese membro.

Infine, la tanto invocata e necessaria ripresa del processo di crescita potrebbe essere avviata con un «Piano Marshall» europeo dove i Paesi con surplus paghino, ad esempio, il 10% del loro benessere estero ad una Banca di Compensazione Europea (European Clearing Bank) con l`obiettivo preciso di utilizzare questi fondi per progetti rivolti a migliorare il potenziale produttivo dei Paesi in deficit.

Se i capi di Stato, impegnati nel loro valzer, non possono accordarsi su un cambio di corso su queste linee di cooperazione, la sola opzione che resta ai Paesi in deficit è quella di uscire dalla sala da ballo. Ed è consigliabile che lo facciano il più presto possibile per entrare nelle scialuppe di salvataggio fin quando il Titanic ancora si tiene a galla.

I Paesi dell’UME con forte disoccupazione e una posizione competitiva debole non avranno altra scelta per evitare il fallimento: questo perché ulteriori tagli alla spesa pubblica sono autodistruttivi.

Nella situazione qui delineata di Paesi membri che salgono sulle scialuppe di salvataggio si tornerebbe alla situazione pre-UME, con un numero di monete europee corrispondente all`incirca a quella dei Paesi membri dell`UE. Dobbiamo sperare che non sia troppo tardi per ristabilire il vecchio Sistema Monetario Europeo (European Monetary System - EMS) nel quale le reintrodotte monete nazionali (potrebbero chiamarsi euro-italiano, euro-greco, ecc.) (1) potrebbero istituire un sistema di tassi di cambio fissi, ma con una fascia di variazione concordata. Di fatto questo sistema ha funzionato abbastanza bene durante il periodo 1993-1999 (lo SME (II) con margini di variazione del +/- 15 percento) senza alcuna significativa crisi monetaria.

Nel riassumere la situazione attuale una sola opzione appare certa: l’Unione Monetaria Europea non può continuare nel suo corso intrapreso. Se ciò avviene, la temuta collisione sarà inevitabile.

Nel contempo perseguire il modello tedesco non sarebbe una soluzione utile, poiché produrrebbe la prosecuzione di un periodo prolungato di stagnazione senza ridurre in modo significativo l`ammontare del debito. Ci sono buone ragioni per non insistere troppo sulla metafora del parallelo tra il corso dell` «euro» e il destino del «Titanic». Tuttavia è un fatto storicamente accertato che il Titanic si inabissò il 15 aprile 1912, e solo quattro ore dopo la collisione con l’iceberg la nave giaceva sul fondo dell`oceano. Solo un terzo dei passeggeri e dell`equipaggio si salvarono.

Tradotto nelle norme dell`Unione Monetaria Europea questo significherebbe che solo sei Paesi manterranno l’euro (Germania, Belgio, Paesi Bassi e Austria, forse Finlandia e Francia).

Per evitare questa catastrofe imminente dobbiamo sperare che i capi di governo che danzano sulla pista interrompano la musica, vadano dal capitano, gli chiedano di fermare la nave e inizino a negoziare insieme un cambio di corso cooperativo. Questo potrebbe concludersi con una riduzione del numero dei membri della zona-euro, il che non sarebbe una catastrofe se fosse una soluzione concordata. La storia fornisce un numero consistente di esempi che mostrano come la dissoluzione dell`unione monetaria può aver luogo in modo ordinato. Nella situazione attuale i Paesi che abbandonino la zona-euro dovrebbero ricevere un compenso generoso per i danni che questa partecipazione ha prodotto alle loro economie.
Quindi esiste una via di uscita che consentirebbe la ripresa della crescita economica in Europa: questo è possibile abbandonando l’orgoglio politico e il pregiudizio a vantaggio del realismo economico. Ma il tempo è scarso perché l’iceberg è ormai visibile a vista d`occhio.

Bruno Amoroso e Jesper Jespersen, Roskilde University, DK
(
due docenti di economia, di indirizzo neokeynesiano, che insegnano presso una università danese).

FONTE (E TUTTO IL RESTO DELL'ARTICOLO):
http://effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=72542:a-bordo-del-titanic-euro&catid=35:worldwide&Itemid=152

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