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sabato 28 gennaio 2012

MR MONTI E IL SACCHEGGIO DELL'ITALIA

  Dopo la grottesca – e dannosa per la sua immagine (6) – investitura a senatore a vita, da parte di Napolitano (7) Monti, mai eletto, sempre cooptato, creava il governo dell’alta finanza, finalizzato a saccheggiare l’Italia di quel poco che resta: il risparmio degli italiani (tuttora cospicuo) le poche aziende pubbliche rimaste, l’oro, i migliori immobili, probabilmente le opere d’arte (sul modello delle orde napoleoniche; ma soprattutto, per stare a tempi recenti, sul modello delle razzie nei musei iracheni durante la seconda aggressione a Saddam; gli usraeliani sono sempre stati appassionati del settore).

È assurdo che il nostro Paese debba essere distrutto perché non ha la sovranità monetaria, perché  deve pagare interessi usurari su debiti, contratti dai nostri politici, che non hanno prodotto nessun beneficio per la popolazione; una classe politica forse tra le più stupide ed inutili del pianeta, oggi commissariata, ma pur sempre strapagata. La BCE, nemica dell’Europa, presta alle banche, invece che agli Stati, denaro all’1%. Gli Stati devono approvvigionarsi presso le banche al 6/7%. È evidente l’intento punitivo; i soldi, carta fasulla, costoro li fabbricano; quello che vogliono sono le nostre ricchezze, reali, non ancora in loro possesso.

Dell’integerrimo Monti si sa che, rettore della Bocconi, veniva indicato come candidato italiano per la nomina a commissario europeo nel 1994 dal governo Berlusconi I, assieme alla radicale Emma Bonino. Jacques Santer, presidente della Commissione, gli assegnava le deleghe a Mercato Interno, Servizi Finanziari e Integrazione Finanziaria, Fiscalità ed Unione Doganale. Nel 1999 la Commissione Santer si dimetteva in blocco, a causa di uno scandalo legato a cattive pratiche di gestione ed amministrazione da parte di alcuni commissari, ma Mario Monti non era coinvolto…; veniva nello stesso anno reinserito nel suo ruolo da D’alema.

Di una delle star del neogoverno, Corrado Passera, ricordavo un articolo, scritto da Gigi Moncalvo su La Padania del 2003, che raccontava fatti non chiari avvenuti quando Passera dirigeva Poste Italiane. L’articolo su internet non risultava rintracciabile; presso la sede della Padania, da me interpellata, l’argomento è proibito per timore di rappresaglie; un lettore che, bontà sua, aveva una collezione cartacea della Padania me ne forniva una copia.

[Qualche domandina per Passera & Bazoli (pdf) | Replica di Passera (pdf)]

Come mai un Corrado Passera lascia Intesa San Paolo ed uno stipendio di 3,8 milioni di euro annui per un posto di ministro? Che garanzie ha avuto, non sembrando, visto il suo livello rispetto ai nostri miserabili politici, un uomo che si metta in discussione con volgari elezioni?

Ora si pone il problema, per noi animali parlanti, di sopravvivere a questa feroce dittatura, considerando che siamo privi di rappresentanti politici che organizzino la rabbia latente presente in larghi strati della società, e che, probabilmente, almeno nei progetti dei vincitori, non voteremo più.


tratto dall'articolo: http://effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=73503:niente-oro-alla-patria&catid=83:free&Itemid=100021

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