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sabato 25 febbraio 2012

28 FEBBRAIO: ALTRO GETTITO DI PRESTITI DALLA BCE...CHE NON RISOLVERA' LA CRISI DELL'EURO

La Banca centrale europea salva le banche, mentre l’economia di molti Paesi del Vecchio Continente sprofonda in una recessione sempre più grave. In questo modo si deve leggere il prestito di poco meno di 500 miliardi di euro accordato in dicembre dalla Banca centrale europea agli istituti di credito europei. Il prossimo 28 febbraio la Bce si appresta a ripetere l’operazione: accorderà quindi un ammontare illimitato di euro per tre annui al tasso dell’1% a tutte le banche europee che ne faranno richiesta. 

Secondo alcune notizie di stampa, la richiesta del sistema bancario europeo raggiungerà l’astronomica cifra di 1'000 miliardi di euro. Ciò dimostra che le banche europee sono con l’acqua alla gola e che hanno una disperata fame di liquidità. Ma come vengono usati questi soldi, che devono essere considerati veri e propri regali, poiché vengono concessi a tassi di poco superiori allo zero? E inoltre queste enormi iniezioni di liquidità serviranno a rilanciare la crescita nei Paesi europei in difficoltà?

Questi enormi capitali vengono usati dalle banche per sopravvivere. Infatti gli istituti di credito europei (soprattutto di quelli dei Paesi in difficoltà) non riescono più a finanziarsi sul mercato emettendo obbligazioni. Con questo prestito riescono dunque ad approvvigionarsi di liquidità a basso costo senza dover fare ricorso al sempre più ostile mercato interbancario. Non sorprende quindi che la stessa Bce abbia comunicato che un quinto di questi capitali è stato richiesto dalle banche italiane e parecchi miliardi dalle banche spagnole.

Queste banche hanno usato una parte di questi soldi per acquistare o titoli statali dei loro Paesi che consegneranno, come pegno, il prossimo 28 febbraio alla Bce per ottenere nuovi prestiti. In pratica, si tratta di una specie di “carry trade”, in cui le banche si indebitano presso la Bce all’1% per acquistare titoli che hanno rendimenti superiori e che permettono quindi di ottenere un consistente utile senza fare nulla e soprattutto senza allentare la stretta creditizia che strozza l’economia.

Così risulta che nello scorso mese di dicembre le banche spagnole hanno acquistato ben 27 miliardi di euro di titoli pubblici del Governo di Madrid. Non sorprende quindi che i rendimenti dei titoli statali spagnoli siano diminuiti, così come è accaduto per quelli italiani. In realtà, si tratta di una specie di gioco delle tre tavolette oppure, se si vuole, di uno specchietto per le allodole. Infatti la situazione dello Stato italiano oppure di quello spagnolo non è affatto migliorata.

A dimostrazione di ciò, vi è il fatto che continua il processo di balcanizzazione del sistema bancario europeo, poiché ogni banca compra solo i titoli del proprio Paese e le banche dei Paesi forti continuano a vendere i titoli stati dei Paesi europei deboli. Queste operazioni comunque sono destinate a migliorare artificialmente i conti delle banche: l’inglese Barclays stima che la diminuzione dei costi di raccolta dei capitali farà aumentare gli utili delle banche europee del 4%.

Ma le banche europee non avevano solo un problema di liquidità, ossia non avevano solo difficoltà nel raccogliere capitali, ma anche di solvibilità, a tal punto che l’autorità di sorveglianza europea (EBA) ha prescritto una ricapitalizzazione di alcuni istituti che complessivamente raggiunge i 110 miliardi di euro. Le banche stanno restringendo i prestiti a famiglie e imprese, vendendo attività, ecc. per soddisfare i requisiti dell’EBA senza dover andare a chiedere nuovi capitali sul mercato. Tra queste operazioni spicca anche l’uso dei capitali ottenuti in prestito dalla Banca centrale europea per riacquistare sul mercato le proprie obbligazioni che naturalmente sono a prezzi scontati rispetto a quelli di emissione.

Il risultato finale è che la Banca centrale europea si sta sostituendo sempre più ai normali canali di mercato attraverso i quali si finanzia il sistema bancario e, inoltre, in via indiretta (tramite una specie di carry trade) sta acquistando i titoli statali dei Paesi periferici permettendo una riduzione dei tassi di interesse. L’operazione sta funzionando per la maggior parte dei Paesi, ad eccezione di Grecia e Portogallo che sono in una situazione fallimentare. L’inondazione di liquidità, che verrà incrementata ulteriormente il prossimo 28 febbraio, ha pure allentato la pressione sui mercati finanziari, permettendo alle borse di usufruire del migliore mese di gennaio dal 1998.

Ma questi interventi risolvono la crisi dell’euro e aiutano il rilancio delle economie europee periferiche? La risposta è un chiaro no. In Spagna ed in Italia la stretta creditizia operata dalle banche non viene minimamente allentata da queste misure. Inoltre le politiche di austerità continuano a mordere e ad aggravare la recessione. Per questo motivo gli interventi della Banca centrale europea hanno il fiato corto: l’uscita dalla crisi dei Paesi periferici avverrà unicamente quando le loro economie riprenderanno a crescere e quando ridurranno il loro svantaggio competitivo rispetto alla Germania.
Nulla di tutto ciò è all’orizzonte. Quindi nulla di sostanziale è cambiato e le operazioni di Mario Draghi servono solo a salvare le banche e a guadagnare un po’ di tempo.

Ci si deve però interrogare su politiche monetarie che aiutano a suon di miliardi i responsabili della crisi mentre trascurano le sofferenze di milioni di persone che stanno soffrendo a causa della crisi, poiché sono disoccupate o perché non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese.

E soprattutto c’è da interrogarsi sulla fine che faranno i nostri soldi. Questa domanda tormenta molti risparmiatori che temono, da una parte, un azzeramento del valore dei loro investimenti finanziari a causa di un’improvvisa recrudescenza della crisi finanziaria e che, dall’altra, temono che le continue iniezioni di liquidità operate dalle banche centrali risveglino l’inflazione.

E in effetti queste paure hanno fondamento, poiché stiamo vivendo un vero e proprio nuovo esperimento economico, che consiste nello stampare un’enorme quantità di soldi per cercare di superare la più grave crisi di questo dopoguerra del sistema finanziario.

Ma questo tema, ossia la decisione delle principali banche centrali (quelle di Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna, Eurolandia e anche della Svizzera) di stampare grandi quantità di moneta, lo affronteremo in un prossimo blog Nel frattempo attendiamo di capire l’esito dei negoziati tra la troika (FMI, Bce ed Unione Europea) ed il Governo di Atene. Un fallimento di queste trattative renderebbe vani gli sforzi di Mario Draghi e renderebbe nuovamente incandescente la crisi dell’euro. 

Fonte Originale: Ticino News
tratto da: http://effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=75636:lunione-europea-inscena-una-grande-farsa&catid=35:worldwide&Itemid=152

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