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lunedì 12 marzo 2012

IL FILTRAGGIO DELLA COSCIENZA NELLE SCOPERTE SCIENTIFICHE, OVVERO: QUELLO CHE L'ACCADEMIA NON CI RIVELA...


Quando con Richard Thompson ho deciso (è Michael Cremo che parla ndrdi affrontare una analisi approfondita di tutti i riscontri a livello paleontologico ed archeologico relativi all'intero vasto lasso di tempo degli ultimi due miliardi di anni, è emerso che, nonostante l'opinione attualmente dominante, l'apparente presenza umana si manifesta ben al di fuori degli schemi indicati dal Darwinismo.

Di tutto ciò ci siamo occupati, con tutte le fonti e documentazioni relative, nel nostro corposo best-seller internazionale, tradotto in varie lingue, "Forbidden Archaeology: the hidden history of the human race" (Trad. it. parziale: Archeologia proibita: la storia segreta della razza umana, Gruppo Edit. Futura, Milano 1998) e nel successivo volume "Forbidden Archaeology’s impact".

A questo punto ci si chiederà per quale ragione, se i dati da noi raccolti e divulgati mostrano quanto detto, non se ne senta allora parlare. La ragione di ciò è dovuta ad un inevitabile e pressoché naturale processo di "filtraggio della conoscenza" da parte del moderno mondo scientifico, ieri come oggi.
In altri termini, è come se il mondo accademico, da sempre e per definizione istituzionale e conservatore, costituisse un vero e proprio "filtro" per le idee e le scoperte scientifiche nuove.

(…) se un dato non si adatta al "filtro" con tutto il suo contesto di idee fisse, esso verrà allora per forza di cose contrastato, rigettato, dimenticato, ignorato e magari perfino soppresso a bella posta. E non lo vedrete mai menzionato in testi accademici, oggetto di conferenze o dibattiti a livello scientifico e tanto meno inserito nel patrimonio.

In campo archeologico, tale particolare processo di "filtraggio della conoscenza" sta andando avanti in questi termini da almeno 150 anni, come anche solo pochi esempi varranno a dimostrare. Alcuni risalgono all'archeologia di ieri, altri a quella di oggi. Un caso che merita di essere ricordato risale al XIX secolo, e precisamente alla famosa "corsa all'oro" che richiamò in California gente in cerca di fortuna da tutto il mondo. Per estrarre l’oro, i minatori scavavano gallerie nelle pendici delle montagne, penetrando nella viva roccia.

Ma veniamo a Table Mountain, nella regione delle miniere d’oro della California. Qui i cercatori d’oro, scavando a centinaia di metri di profondità, si imbatterono in numerosi scheletri umani antichi non dissimili dai nostri, e non certo in resti di uomini-scimmia. Così pure furono trovati strumenti ed armi di pietra a centinaia, in diverse zone dello stesso sito. Fra di essi un pesto ed un mortaio, non molto diversi da quelli oggi noti. Solo che c’era un problema. Entrambi gli oggetti furono trovati in strati rocciosi corrispondenti alla parte inferiore del periodo geologico chiamato Eocene, proprio di 50 milioni di anni fa.

Un archeologo che accettasse le concezioni vediche non sarebbe affatto sorpreso di rilevare tracce umane in quell’epoca, naturalmente, in quanto si attenderebbe di trovarne ben prima, fino forse a circa 2 miliardi di anni or sono. Ma per un normale archeologo tutto ciò è contraddittorio e inconcepibile, riferendosi ciò ad un’epoca anteriore alla comparsa delle scimmie e dei primi antropoidi.

Le scoperte sopra ricordate nelle miniere d’oro della California furono segnalate al mondo scientifico dal Dr. J. D. Whitney, un geologo statale californiano.Egli scrisse un documentatissimo e corposo volume su tali scoperte, che fu anche pubblicato dall’Università americana di Harvard nel 1880. Ciò nonostante nessuno parla più oggi di quei dati, in conseguenza del processo di "filtraggio della conoscenza" di cui abbiamo accennato.

Lo scienziato responsabile di tale "filtraggio" conoscitivo fu, nel caso specifico, il Dr. William B. Holmes, un influente antropologo della "Smithsonian Institution" di Washington, D.C., che al riguardo dichiarò testualmente, con sorprendente sincerità: "Se il Dr. Whitney avesse compreso la teoria dell’evoluzione umana come è oggi accettata, egli avrebbe esitato ad annunciare le sue conclusioni, a dispetto dell’imponente contesto testimoniale con cui si è confrontato".

In altri termini, se i fatti non si adattano alla teoria dell’evoluzione umana indicata da Darwin, essi vanno messi da parte e la persona che li riferisse o sostenesse va screditata. Esattamente quello che è avvenuto e tuttora avviene.

Ho anche avuto   una mia esperienza personale nel processo di "filtraggio della conoscenza" in rapporto alle scoperte nelle miniere d’oro californiane. Alcuni anni or sono, infatti, operavo come consulente di un programma televisivo sulle "Misteriose Origini dell’Uomo" ("The Mysterious Origins of Man") realizzato dalla NBC, la più popolare rete TV degli USA, e presentato da un testimonial d’eccezione, il famoso attore hollywoodiano Charlton Heston. La maggior parte degli americani considerano le parole di questo attore-presentatore - inamovibile nell’immaginario collettivo del pubblico dal ruolo profetico-sacrale proprio del suo Mosè ne "I Dieci Comandamenti" di Cecil De Mille - allo stesso livello di quelle che potrebbe indirizzarci Dio stesso.

 Durante le riprese del programma, raccomandai ai produttori di recarsi al Museo di Storia Naturale dell’Università della California a Berkeley in quanto in esso si trovavano i manufatti di 50 milioni di anni fa estratti dalle miniere d’oro californiane. Ma i responsabili del Museo rifiutarono di concedere il permesso di filmare tali manufatti. Ciò nonostante, fummo egualmente in grado di utilizzare ed esibire alcune delle vecchie fotografie scattate nel XIX secolo. Si ricordi inoltre che gli scienziati darwinisti americani hanno fatto pressioni di ogni mezzo sulla NBC perché il programma non fosse mandato in onda, fortunatamente senza riuscirci. È significativo che la NBC abbia poi pubblicizzato la trasmissione rivolgendosi agli americani con lo slogan: "Guardate il programma che gli scienziati non vogliono che vediate!".



È stato ossessivamente sostenuto e monotonamente ripetuto dai Darwinisti che tutte le prove fisiche raccolte a tutt’oggi sono assolutamente coerenti con il loro quadro sulle origini dell’Uomo, per il quale esseri simili a noi sono apparsi circa 100.000 anni fa, dopo una graduale evoluzione dalle scimmie antropoidi. Tutto considerato, oggi si deve invece dire che tale affermazione va ritenuta del tutto falsa e fuorviante.

Per incredibile che possa sembrare, esistono infatti molteplici scoperte che suggeriscono inequivocabilmente la presenza di esseri apparentemente simili a noi in periodi cronologici compresi fra i 100.000 e i 2 miliardi di anni fa. Il che non è affatto incoerente con le fonti vediche di cui abbiamo parlato, con buona pace di un Establishment scientifico conservatore e miope timoroso di perdere le certezze sulle quali ha costruito il proprio potere accademico.


Non sarà mai tardi quando gli scienziati della nostra epoca, dominati da un’arroganza antiscientifica, comprenderanno che la Tradizione, probabile eredità di conquiste scientifiche acquisite in un passato senza ricordo, va considerata con maggiore rispetto ed attenzione. "Nihil su sole novi", dicevano giustamente i Latini.


sintesi da : http://www.edicolaweb.net/am_0102a.htm


Le Origini Segrete della Razza Umana
Michael Cremo fornisce informazioni e prove evidenti che noi, esseri umani, non siamo solo materia che vive in un universo fisico. Siamo esseri spirituali dotati di corpo, mente e coscienza e viviamo contemporaneamente in questo universo visibile e in un insieme di dimensioni invisibili.
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