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martedì 6 marzo 2012

PREMIER SPAGNOLO MARIANO RAJOY OSA UN NO ALLA DITTATURA "MERKOSY" DELL'EUROPA...E PARLA DI DECISIONE SOVRANA

Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato a Bruxelles che ha deciso di infischiarsene delle austerità che la UE (alias, la Merkel) vuole imporre alla Spagna.

L’eurocrazia voleva che il governo ispanico abbassasse il limite del deficit al 4,4% del PIL di quest’anno (era stato dell’8,5% l’anno scorso); Rajoy ha fatto sapere che, invece, il suo governo si è posto un limite del 5,8%. «Decisione sovrana», ha detto. Punto e basta.


A questo punto, il «Fiscal Compact» – ossia il trattato con cui 27 Paesi, sotto dettatura germanica, si sono impegnati a inserire l’obbligo di pareggio nella Costituzione e a far controllare i loro conti, preventivamente, dai Commissari – è silurato e (forse) affondato. Almeno per la Spagna.

Al contrario, Monti e i suoi servi – il parlamento da noi pagato, che ormai non ha altro scopo che obbedire ai «tecnici» voluti dai Commissari, dalla Germania e da Goldman Sachs – stanno invece per inserire nella Costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio voluto dalla Merkel; e per giunta, modificano l’articolo della Costituzione in modo da rendere impossibili, da noi, i referendum. Il tutto alla chetichella, e con maggioranza che è appropriato definire «bulgara»: la UE sotto il Meccanismo di Stabilità somiglia sempre più al Patto di Varsavia.

L’economia spagnola è in recessione da tre anni e si contrarrà quest’anno dell’1,7%: il primo ministro Rajoy ritiene che il suo Paese abbia già dato, e non abbia bisogno di ulteriori strette di bilancio che hanno il solo effetto di aggravare la depressione. L’opinione pubblica è tutta con lui, a giudicare dai commenti sui giornali: «Il Paese non è in vena di subire umiliazioni da un Cancelliere che si appropria di tutti i risparmi d’Europa e non ascolta nessuno, come fosse il padrone assoluto dell’Unione».
(Spain's sovereign thunderclap and the end of Merkel's Europe)

Frattanto in Olanda, nel Nord ricco, Geert Wilder, leader del Partito della Libertà (destra populista) ha proposto l’uscita dall’euro: «L’euro non è nell’interesse dell’Olanda. Vogliamo essere padroni in casa nostra, torniamo al fiorino». Wilder ha citato uno studio inglese, secondo cui tenere insieme l’unione monetaria costerà ai nordeuropei 2.400 miliardi di euro, se Italia e Spagna entrano nella situazione di Grecia o Portogallo. Geert ha detto inoltre: prima dell’euro, l’Olanda è cresciuta al ritmo del 3% annuo per tre anni; dopo l’introduzione dell’euro, è all’1,25%, con crescita molto rallentata rispetto a Svezia e Svizzera che si sono tenute la divisa nazionale.

Il partito diWilders, populista e anti-immigrazione, è cresciuto fino a diventare il terzo nel quadro politico dei Paesi Bassi. Non fa parte dell’attuale coalizione di governo, ma il governo olandese in carica essendo di minoranza, ha bisogno dell’appoggio del Partito della Libertà per funzionare. Gli olandesi sono tra i massimi contributori alla UE, e la prospettiva, in questa crisi degli Stati del Sud, è di sganciarsie ancor più nel quadro del Meccanismo di Stabilità. Gioverà ricordare che nel 2005, gli olandesi hanno rigettato a larga maggioranza la Costituzione Europea.
(Dutch Freedom Party pushes euro exit as €2.4 trillion rescue bill looms)


by Maurizio Blondet
fonte: http://effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=76527:rajoy-silura-il-fiscal-compact&catid=83:free&Itemid=100021: 

1 commento:

Anonimo ha detto...

Viva le palle degli spagnoli!!!