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mercoledì 9 maggio 2012

LA CINA ESPELLE GIORNALISTA DI AL JAZEERA: TROPPE RIVELAZIONI SUI TRATTAMENTI DI OPERAI E DONNE INCINTA CINESI, MA NON SOLO...

  Melissa Chan (figlia di un cinese e di un’araba mussulmana, lei stessa mussulmana) è una giornalista, nota per la sua competenza professionale. Lavora da circa 10 anni per l’emittente Al Jazeera, con sede nel Qatar, il più importante e attendibile network giornalistico della comunicazione internazionale in lingua araba. Fino all’altro ieri era la direttora generale dell’ufficio di Al Jazeera a Pechino, con dodici corrispondenti. I suoi servizi hanno fatto il giro di tutte le nazioni arabe e sono stati visti da centinaia di milioni di persone. Ma gli ultimi tre servizi mandati in onda non sono piaciuti al governo cinese. E così, ieri mattina, il governo ha ufficialmente espulso Melissa Chan dalla Cina definendola “professionalmente inattendibile e pericolosa per l’incolumità civile del popolo cinese”. Al Jazeera ha chiuso il suo ufficio e per evitare pericolose rappresaglie ha fatto rientrare in patria tutti i suoi corrispondenti.
Abbiamo perso un’ottima fonte di informazione.
Era dal 1995 che la Cina non attaccava in maniera virulenta la libertà di stampa straniera.
E il fatto è di una gravità assoluta.

Ma di che cosa parlava, Melissa Chan?
Il primo dei tre servizi riguardava lo stato di autentica schiavitù degli operai cinesi, soprattutto le donne, e soprattutto quelle assunte nell’industria elettronica (quelle che costruiscono tablets, telefonini, gadgets di cui noi occidentali siamo bulimici acquirenti) con turni di dieci ore quotidiane, sottoposte a punizioni corporali se si assentano –per motivi igenici- più di dieci minuti dal tavolo di lavoro. Acquistato nel Qatar da una televisione californiana indipendente, è andato in onda prima in Arizona, poi nel Canada e infine in tutti gli Usa, provocando tre manifestazioni organizzate da “occupy wall street” davanti alla sede di Apple a Manhattan, San Francisco e Miami. “Non sponsorizzate la schiavitù” sostenevano i manifestanti, invitando allo sciopero del consumo di prodotti elettronici di Apple, Ibm, HP, Microsoft, Acer, Samsung, Dell.
Il secondo dei tre servizi ha irritato da morire il governo cinese. Melissa Chan ha denunciato l’esistenza delle “black jails” (trad.: carceri nere) luoghi segreti dove vengono portate (dopo essere state sequestrate da una specifica polizia segreta) donne colpevoli di essere rimaste incinte per la seconda volta oppure divenute mamme clandestine con più di un figlio. Le plurimadri vengono sequestrate, portate in luoghi segreti e sotterranei e lì sottoposte a sterilizzazione forzata. Nel caso siano incinte, le fanno abortire, anche quando la gestazione è avanzata, mettendo a rischio la salute della gestante: la morìa è molto alta. Molto spesso, invece, vengono messe dentro gabbie sottoterra in attesa che partoriscano, dopodiché uccidono il neonato e danno appuntamento alla donna, di lì a qualche mese per essere sterilizzata. Nel frattempo, come deterrente, viene confiscato ogni bene materiale della sua famiglia, compresa la casa in cui abitano. Diffuso in rete attraverso you tube è stato cancellato, ma con un po’ di fortuna si trova ancora qualcosa, soprattutto le interviste di Melissa Chan alle segregate, grazie alla collaborazione di alcuni cinesi dissidenti che l’hanno portata nelle black jails.
Ma è stato il terzo servizio quello più esplosivo, perché fondamentale per tutti gli arabi mussulmani che combattono per la loro democrazia, i loro diritti, la loro libertà. E riguarda la sponsorizzazione della Cina ai guerriglieri di Al Qaeda in Africa, lo strumento economico più potente in mano ai cinesi per gestire e organizzare guerre civili nelle singole nazioni, armarli gli uni contro gli altri e poi espoliarli delle loro risorse energetiche, peggio delle cavallette. Al Jazeera sta compiendo un fantastico e davvero meritevole lavoro di informazione presso tutte le popolazioni arabe per spiegare come le grandi multinazionali e potentissime nazioni extra-arabe stiano sfruttando e manipolando l’intensità dei fedeli al Corano per poi lucrarci sopra. Spariti tutti i video che sembra circolino ormai clandestinamente in circuiti alternativi soltanto in lingua araba. La Cina è terrorizzata all’idea che i grandi media occidentali saltino sopra la notizia. E’ per questo motivo che hanno cacciato via la brava e coraggiosa Melissa e tutto il suo staff.

Il FCCC (Foreign Correspondent Club of China) la locale agenzia della stampa estera accreditata ha emesso un comunicato che l’Ordine dei giornalisti della Repubblica Italiana SI E’ RIFIUTATO DI DIFFONDERE UFFICIALMENTE, cosa che sto facendo io, qui, ora.
Siamo inorriditi e sgomenti dinanzi a questo attacco personale contro una nostra collega nota per la serietà del suo eccellente lavoro e competenza professionale. Questo fatto rappresenta una grave minaccia per i giornalisti stranieri operativi nel territorio della Repubblica Popolare della Cina. Si tratta dell’esempio più estremo che Pechino sta usando per censurare e intimidire i reporter esteri. Il FCCC ritiene che debbano essere le agenzie di stampa straniere e non il governo cinese a scegliere quali giornalisti inviare in Cina, in linea con gli standard internazionali e i diritti sanciti e riconosciuti dalla carta dell’Onu”.

In Italia nessun media ha neppure dato la notizia. La Cina è considerata nel nostro paese un paese di cui aver paura: posseggono una quantità molto alta di bpt e sono in grado di dettar legge anche all’interno della Repubblica Italiana in tema di diritti civili.

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