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venerdì 18 maggio 2012

LEONARDO DA VINCI NON ERA OMOSSESSUALE, LA TESI DI UNA RICERCATRICE TEDESCA. MA MICHELANGELO....

Fra le leggende metropolitane più diffuse, una famosissima è quella che vorrebbe Leonardo da Vinci omosessuale, ma i fatti in realtà sono ben diversi, così come dimostrerebbero le ricerche sul suo legame affettivo con Isabella D’Aragona eseguite dalla nota studiosa tedesca Maike Vogt-Lüerssen, confermate da quelle del Centro Studi Glinni di Acerenza, nonché dagli ultimi studi scientifici sulla grafia del genio.

Ma ricordiamo, adesso, da dove trae origine la storia sulla improbabile omosessualità di Leonardo. Firenze 1476: La questione nasce durante l’apprendistato di Leonardo presso la bottega del Verrocchio a Firenze, iniziato nel 1470. Il giovanissimo Leonardo mostra immediatamente il segno del proprio eccezionale talento, in un ambiente con fortissima concorrenza, in cui gli incarichi per gli artisti provenivano in prevalenza dalla Chiesa. Come minare immediatamente l’ascesa dello straordinario Leonardo? Esattamente come oggi, con un’accusa falsa che lo estromettesse da ogni incarico. Ed in un ambiente dove si profilava l’azione del Savonarola, quale migliore accusa se non l’omosessualità?

L’8 aprile 1476 venne così presentata una denuncia, ovviamente anonima, agli Ufficiali di notte e de’ monasteri contro diverse persone, tra le quali Leonardo, per sodomia consumata verso il diciassettenne Jacopo Saltarelli. Verso l’omosessualità, la pena prevista in questi casi era severa (...) prevedeva anche la perdita di ogni commessa da parte della Chiesa. L’accusa venne però immediatamente archiviata, cosa davvero difficile dato il periodo storico ed il presunto reato, poiché evidentemente totalmente infondata. Ciò nonostante, per qualcuno il mero sospetto è ancora oggi una prova inconfutabile, tuttavia la vita successiva di Leonardo smentisce in toto tale eventualità.

Leonardo,
Isabella D’Aragona e la Gioconda
La studiosa tedesca Maike Vogt-Lüerssen è recentemente tornata a proporre la propria ipotesi che identificherebbe in quel volto dal sorriso enigmatico non, secondo la tesi comunemente accettata, Lisa Gherardini, sposa del mercante fiorentino Francesco del Giocondo, bensì Isabella d’Aragona, figlia dell’erede al trono di Napoli Alfonso II e di Ippolita Maria Sforza, colta duchessa di Milano.

Ed Isabella sarebbe stata, come si vedrà, non solo la sposa segreta di Leonardo, ma anche la vera Gioconda ritratta, il che spiegherebbe il motivo per il quale Leonardo abbia gelosamente tenuto con sé il dipinto tutta la sua vita. Isabella d’Aragona divenne la sposa infelice di Galeazzo Maria Sforza, in una sorta di «esilio» a Pavia voluto da Ludovico il Moro, che non si conveniva al suo carattere fiero e al suo status di duchessa della città lombarda.

Secondo la ricercatrice e storica dell’arte, che ha esposto recentemente i risultati dei suoi accurati studi in occasione di una conferenza tenutasi a Palazzo Medici Riccardi, Isabella d’Aragona, dopo la morte del marito, avrebbe addirittura sposato in seconde nozze l’amato Leonardo da Vinci che, ricordiamo, fu tra i principali pittori di corte degli Sforza tra il 1482 e l’alba del 1500. Dal maestro avrebbe avuto cinque figli, due dei quali riposerebbero accanto alle spoglie della madre nella sagrestia del Convento di San Domenico Maggiore a Napoli. Proprio lì, secondo quanto sostiene Maike Vogt-Lüerssen sulla base delle proprie indagini, si troverebbero anche i resti dello stesso Leonardo, in realtà mai sepolto ad Amboise in quella tomba che venne successivamente profanata.

I resti sarebbero stati dispersi tra la chiesa napoletana, la chiesa di San Nicola di Bari e la chiesa di Vaprio d’Adda.

Unica soluzione al mistero, riesumazione ed esami del DNA per smentire o confermare quello che la studiosa ha ricostruito principalmente sulla base di fonti storiche dell’epoca: attraverso le analisi ed il confronto con i figli di Isabella d’Aragona si potrebbe trovare la soluzione all’interrogativo.

La prova principale è costituita oltre che dai chiarissimi riferimenti al casato D’Aragona-Sforza mediante simboli sul vestito della Gioconda, ma soprattutto dalla eccezionale somiglianza tra Isabella d’Aragona e la Gioconda come si evince dal confronto con il volto di Isabella D’Aragona dipinto da Raffaello che la ritrae su di un quadro in esposizione presso il Palazzo Doria di Roma.





La Monna Lisa altro non sarebbe che il diminutivo di L’Isa-bella D’Aragona
(Comparazione grafica a cura del professor Michele Di Pietro, storico, fotografo e ricercatore)



Secondo il centro studi Glinni, Isabella d’Aragona avrebbe poi dato origine alla leggenda della presenza della Gioconda a Lagonegro, in Lucania. La Duchessa, dopo la morte di Galeazzo Sforza, si trasferì nel sud Italia, ed era suo soggiorno frequente il Castello di Monteserico presso Acerenza, ed ancora oggi nei pressi della cittadina lucana esiste una località chiamata «Gioconda» .

Contestualmente è noto che il genio toscano programmò, con il Nobile De Ligny, grande amico della D’Aragona, un viaggio in Lucania proprio nella zona del Principato Citra, quindi dove è sita la città di Lagonegro, dove probabilmente avvenne l’incontro con la duchessa, in alternativa alla suindicata località nei pressi di Acerenza. Da tale episodio deriverebbe quindi la notissima storia della presenza della Gioconda in Lucania.

La grafia di Leonardo


Altre prove derivano dall’analisi della grafia di Leonardo, che rilevano un carattere decisamente maschile senza alcuna traccia di caratteristiche omosessuali. Un Leonardo decisionista, dotato di grande fantasia, di un grande senso estetico, ma senza alcuna traccia di femminilità, a conferma della sua propensione per il gentil sesso. Ciò che è importante è la marcatura grafologica che delinea un forte senso etico e, dato il periodo storico in cui è vissuto il genio, è impensabile che un uomo dotato di retta etica potesse essere un sodomita. Del resto sono notissimi gli scontri che ebbe con Michelangelo, la cui omosessualità è acclarata, mentre è nota la sua grande amicizia con il pittore Raffaello, che di contro notoriamente faceva strage del gentil sesso.

Il Ritratto di Acerenza


Leonardo da Vinci, suscitò in vita tantissime gelosie, anche per il suo aspetto fisico decisamente bello ed affascinate. Nel ritratto di Acerenza, oramai attribuito quale autoritratto, Leonardo appare giovane, biondo, con gli occhi azzurri ed uno sguardo decisamente intelligente ed indagatore, che in nulla assomiglia alla ulteriore fantasia circolante, che lo vedrebbe quale soggetto nascosto della Gioconda, nel quale non vi è traccia di occhi azzurri e capelli biondi. Per chi volesse vedere il vero volto di Leonardo, Il ritratto di Acerenza, detto anche tavola Lucana, sarà in mostra al castello Doria, di Roma-Valmontone a partire dal 20 luglio, fino alla metà di settembre.

La mostra sarà preceduta da una conferenza stampa scientifica che si terrà presso i Musei Capitolini, sala Pietro da Cortona, il 26 giugno, dove saranno svelate le ultime ricerche scientifiche a conferma dell’autografia del ritratto.

P.S.: Nel 2010, circa il «ritratto di Acerenza», Vittorio Sgarbi alzò un vanaglorioso ed inutile polverone e parlò di falso e di mistificazione. Non si fece attendere la risposta netta da Avellino: «Sgarbi parla di un dipinto dell’Ottocento – dice Nicola Barbatelli, scopritore dell’opera – ignorando pretestuosamente gli esiti di accurate indagini scientifiche a sostegno dell’autenticità dell’opera. Non l’ha visto. Ha potuto analizzare solo una foto ed alla fine ha detto: È talmente bella che non può essere di Leonardo. Se questi sono argomenti validi…».

Per gentile concessione del professor Carlo Maria Di Pietro ALLA FONTE DI QUESTO ARTICOLO: http://effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=82581:leonardo-da-vinci-omosessuale&catid=83:free&Itemid=100021

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La vita di Leonardo da Vinci inventore di strumenti fantascientifici e anatomista, esperto di fortificazioni, costruttore di canali e scenografo, maestro d'armi, musico di corte e pittore inimitabile. Con una potenza narrativa tutta russa l'autore ha intrecciato il destino del più grande genio di tutti i tempi con i cinquant'anni a cavallo tra XV e XVI secolo: un periodo storico che segna la fine del Medioevo e dell'Umanesimo e lo sviluppo del Rinascimento. I personaggi che danno vita a queste pagine - Savonarola, Cesare Borgia, Machiavelli, Ludovico il Moro, la splendida e misteriosa Monna Lisa del Giocondo - con i loro intrighi, amori e battaglie coinvolgono il lettore in una atmosfera di mistero, arte, paganesimo e fede cristiana.

Ma chi era davvero Leonardo? Schiacciata da un lato della dispersione disordinata delle sue molteplici attività, dall'altro dalla sbrigativa definizione di "genio", la sua vicenda umana è passata troppo spesso in secondo piano. Serge Bramly ha dedicato più di sei anni a studiare le settemila pagine di manoscritti lasciate da Leonardo per poter, finalmente, fornire quel ritratto che mancava. Seguendo passo passo le sue controverse vicende personali e artistiche in un universo rinascimentale quanto mai sorprendente, nel suo ormai esemplare studio Bramly è riuscito contemporaneamente a oltrepassare il mito e a sottrarsi all'ambiguo fascino del genio, per restituirci l'infinita e ricca complessità dell'uomo.

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