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giovedì 26 luglio 2012

OMBRE SULL'ATTENTATO RECENTE IN BULGARIA. MA PER GLI ISRAELIANI TUTTO CHIARO. ( SIN DA PRIMA?)...


L'attentato del 18 luglio scorso ad un pullman di turisti israeliani a Burgas, Bulgaria, presenta ancora molti punti oscuri, anche perché non c’è stata nessuna rivendicazione. Tuttavia Israele, fin da subito, ha dichiarato al mondo che è stato organizzato dagli Hizbollah libanesi, su mandato dell’Iran. Ci sarebbero prove certe in mano ai servizi segreti israeliani. Ma come sono bravi! E quante assolute certezze hanno! Tutto già dopo pochi minuti dall’attentato. Sarebbe quasi nota anche l’identità dell’attentatore, un cittadino svedese di padre algerino e madre finlandese fanatico dell’Islam, addestrato in Pakistan, e già detenuto a Guantanamo dal 2002 al 2004, poi rilasciato a malincuore dagli americani su pressione delle autorità svedesi. Naturalmente, il tam tam della stampa allineata occidentale ha preso subito per buona questa “verità”, affrettandosi a diffonderla ai quattro angoli del pianeta: tra i primi, vi sono stati tutti i Tg delle reti pubbliche e private della colonia Italia.

Già, è facile far bere quel che si vuole a un popolo TV-dipendente rimbecillito da reality-shows demenziali (fenomeno sociale avvenuto negli USA già negli anni ’50-’60 del secolo scorso). Ma… attenzione! Questa versione israeliana “puzza” lontano un miglio, e adombra una minaccia molto inquietante. Vedremo tra breve qual’è questa minaccia, ma prima cerchiamo di analizzare alcuni punti salienti della vicenda, da “teste pensanti” e non da tele-idioti.

Chiunque abbia un po’ di conoscenza, sia pure a grandi linee, della complessa galassia islamica, sa bene che, sia Hizbollah, sia gli Iraniani, sono sciiti. Gli Sciiti costituiscono uno dei due grandi rami dell’Islam, assieme ai Sunniti, seppur nettamente minoritari rispetto a questi (12%). Sunniti e Sciiti, a loro volta, si suddividono in svariati gruppi e sottogruppi, che in alcuni casi hanno assimilato, sincretisticamente, influenze di dogmi, liturgie e percorsi mistici di altre religioni, come cristianesimo, ebraismo, induismo, zoroastrismo e gnosi. Ciò è avvenuto soprattutto nel ramo sciita dell’Islam, più permeabile, tanto che alcuni di questi gruppi hanno assunto caratteri di sette eterodosse, alcune delle quali sono considerate, dagli appartenenti ai due rami maggiori, ma soprattutto dai Sunniti, addirittura al di fuori dell’Islam . Solo per fare dei brevi esempi, all’interno dello Sciismo abbiamo gli Sciiti duodecimani, di gran lunga i maggioritari, e sono gli Sciiti più noti, maggioranza in Iraq e Iran, fortemente presenti in Libano. Poi ci sono gli Ismailiti, diffusi dalla Siria allo Yemen fino all’India e alla Cina.

Un sottogruppo degli Ismailiti sono i Nizariti, setta che fa capo all’Aga Kahn. In Siria troviamo gli Alawiti, corrente minoritaria al potere, dai tratti eterodossi, di cui fa parte la famiglia Assad. In Turchia orientale è stanziata da secoli la setta degli Alevi, dal carattere sincretista e con forti tratti gnostici: adorano anche Gesù e Maria e consentono l’assunzione di alcool. Sul versante sunnita, che costituisce circa l’88% dei Musulmani nel mondo, dal Marocco all’Indonesia, si diparte il ramo dei Wahhabiti, gruppo fortemente rigido e tradizionalista, motore del riscatto politico e dell’indipendenza della penisola araba dall’impero ottomano. Fa capo alla famiglia reale dei Sa’ud e wahhabita era anche Osama Bin Laden.

Da una radicalizzazione del Wahhabismo nasce il Salafismo, l’ala più estrema dei musulmani, fautrice di un ritorno a una purezza di vita comunitaria che si ebbe solo durante le prime tre generazioni a partire da Maometto, e propugnatrice di una lotta feroce all’Occidente e a tutto ciò che esso rappresenta: consumismo, vizi, alcool, prostituzione. Per i Salafiti, il Cristianesimo si identifica tout-court con l’Occidente, perciò va combattuto ed estirpato dalle terre dei Musulmani. Una menzione particolare, infine, merita il Sufismo, corrente sunnita fortemente intrisa di misticismo, dove il singolo, tramite rigida ascesi, ricerca la contemplazione del divino.

Questo breve excursus, che non vuol essere affatto esaustivo ma solo dare una pallida idea della complessità della materia, ci aiuta a capire come è facile per i media occidentali e filo-israeliani distorcere la realtà e darne alla massa una versione semplificata volta a suscitare solidarietà e pilotarne la simpatia solo verso una parte. I buoni sono sempre gli Occidentali, vessilliferi di diritti umani e portatori-esportatori di democrazia; se poi si tratta di Ebrei questi, oltre che buoni sono anche “giusti” e prediletti da Dio, nostri “fratelli maggiori”, al cui soccorso dobbiamo accorrere in ogni caso. Un peso non irrilevante ha il ruolo di eterne vittime che hanno saputo ben giocare e il senso di colpa, mai riscattabile, che hanno saputo infondere nell’inconscio collettivo dei non ebrei dopo la Shoah.

A conferma di questo stato di soggezione psicologica e di sudditanza dell’Occidente verso la potenza sionista, giungono tempestive le parole del ministro degli esteri Giulio Terzi, subito dopo l’attentato: “L’Italia è e continuerà ad essere in prima linea a difesa del diritto fondamentale alla sicurezza di Israele e dei suoi cittadini”. Belle parole! Chissà se dalle auguste labbra del Marchese Giulio Maria Terzi di Sant’Agata sentiremo mai pronunciare le stesse parole a favore dei Palestinesi. Ma noi, perché dovremmo essere “in prima linea” a difendere Israele, così come siamo in prima linea da dieci anni a togliere le castagne dal fuoco agli Americani in Iraq e in Afghanistan? Ha mai fatto qualcosa Israele per l’Italia e per il resto del mondo? Forse è in grado di rispondere l’on. Fini, l’ex (sedicente)fascista, quello che decise di diventare tale dopo aver visto al cinema Berretti verdi di John Wayne, e che anni dopo è andato in camera caritatis a Gerusalemme con la kippah in capo.

Tornando all’attentato di Burgas, mezz’ora dopo l’attentato il primo ministro Netanyahu afferma, con assoluta certezza, che dietro c’è la mano dell’Iran. Oh bella! Perché mai gli attentatori questa volta dovrebbero essere Sciiti e non Sunniti-salafiti, il nemico più agguerrito e feroce (anche) degli Israeliani?
Partiamo dalla premessa che, alla luce di quanto detto sopra, il governo israeliano, con gli USA e i ministri degli esteri dei vari Paesi della colonia Europa, sanno bene che possono giocare con un nominalismo d’accatto e far credere quello che vogliono alla massa di idioti che questo sistema di potere mondialista ha creato, una moltitudine planetaria sempre più de-culturata e “orwellianamente” soggiogata, virtuosa ormai solo della tastiera del telefonino. “Sunniti… Sciiti…ma che ne so, cosa me ne frega? Sono tutti selvaggi maomettani pronti ad ucciderci anche a casa nostra. Meno male che ci sono gli Americani!” Forgiata una platea di questo tipo, i termini si possono combinare come si vogliono, come in un Lego.

Che ci sia la mano dell’Iran dietro l’attentato di Burgas è possibile, ma non probabile, se non sulla base di fantomatiche informazioni di intelligence israeliana mai rese note. Se poi è vero che l’attentatore è stato detenuto a Guantanamo, dovrebbero ben conoscerlo e sapere perfettamente a quale gruppo terroristico apparteneva. Perché allora non diffondere le prove? Forse perché tali prove, se ci sono, andrebbero in direzione contraria a quella che gli avvenimenti hanno preso negli ultimi mesi.
La certezza con cui Netanyahu attribuisce la paternità dell’attentato a Hizbollah e all’Iran, ci sembra quanto mai sospetta, proprio per il tempismo perfetto e l’opportunità del momento, considerati i venti di guerra forieri di drammatici cambiamenti nel Vicino Oriente. Si tratterebbe di un’estensione – già pianificata – a est, della strategia di destabilizzazione avviata nel 2011 dalle forze euro-atlantiche con la cosiddetta primavera araba. Nell’attuazione di questo piano eversivo, l’Occidente si sta servendo, incredibilmente, proprio di quei gruppi salafiti che fino alla fine dello scorso decennio erano visti come il diavolo in persona.

Ecco allora che in questo momento è meglio non parlare di Salafiti e di Al Qaida (infatti, da qualche mese, i Tg nazionali non usano quasi più queste parole), perché saranno proprio loro a fare il lavoro sporco per scardinare il regime di Assad, ultimo baluardo laico e socialista assediato, in una manovra a tenaglia, da un lato dalle fameliche forze plutocratiche occidentali, ringalluzzite dallo scompiglio portato in Iraq, Libia, Egitto e Tunisia; dall’altra, dagli islamisti teocratici più radicali. Bande di Salafiti che, assieme a bande di criminali comuni, vengono finanziate e armate in Turchia dai servizi segreti americani, con l’appoggio morale del governo italiano vassallo, e il sostegno, non solo morale, delle più pragmatiche Francia e Gran Bretagna.

A questa cordata si sono unite anche le infide monarchie del Golfo Persico alleate degli atlantici: Arabia Saudita, Kuwait e Qatar. Il giuoco non è nuovo: forze oscure giudaico-atlantiche si sono già servite delle orde salafite prima per abbattere Saddam, poi per massacrare Gheddafi. Ora tocca ad Assad. Scopo: cancellare dallo scacchiere mediorientale tutti i regimi d’ispirazione baathista, seminando il caos e scatenando antichi odii tribali. Poi, sarà più facile fare affari con deboli governi pseudo-democratici sorretti dall’Occidente, simulacri di governi chiamati all’improbabile compito di guidare Paesi in realtà alla mercè di clan locali. Ma per l’Occidente mercantilistico questa è la situazione ideale.

L’Iran è un caso a parte. Lì non c’è un regime baathista ma teocratico. Però è un Paese che dà molto fastidio. Gli Usa non hanno mai digerito lo smacco patito nel ’79 con la cacciata dello scià e la nazionalizzazione delle compagnie petrolifere. Israele lo teme per la propria sicurezza. Così, i due storici alleati da anni stanno girando intorno all’osso aspettando il momento buono. Ferma restando l’umana pietas che tutti sentiamo per delle vittime innocenti, questo attentato, che sia opera di Salafiti o di Sciiti, giunge a Israele come cacio sui maccheroni, per stornare la colpa sull’Iran. Ma c’è un altro punto poco chiaro. Se l’attentatore sarebbe di origini algerine per parte di padre (la sua identità non è ancora certa, le autorità svedesi non hanno confermato nulla), bene, nel Maghreb non ci sono Sciiti, se non per una minoranza insignificante. Gli Sciiti, abbiamo visto, sono raggruppati quasi tutti in Medio Oriente, cioè in Asia. In Africa non hanno mai attecchito.

Il 90% di attentati kamikaze sono sempre stati opera di Sunniti in genere, e questo Israeliani e Americani lo sanno bene. Ma è giunto il momento di preparare una campagna mistificante contro gli Sciiti, perché Sciiti significa Iran, e l’Iran è la prossima vittima di questo criminale disegno geo-politico. Un altro dato inquietante a sostegno di questa tesi è la confidenza fatta da fonti governative inglesi al quotidiano Sun of Sunday, secondo la quale l’Inghilterra si preparerebbe ad attaccare l’Iran, con la partecipazione di USA e Israele, tra i 18 e i 24 mesi a partire da marzo 2012 (Vd. RINASCITA n. 67 del 28/3/12, pag.6). Gli ultimi eventi stanno spingendo tutti in questa direzione e nubi oscure si stanno addensando sull’Iran. Le parole di Netanyahu fanno presagire tempesta:

“Tutto porta a credere che sia stato l’Iran. Israele reagirà con forza al terrore iraniano”. Occorre però, uscirne con le mani pulite. Bisogna obnubilare ulteriormente le menti dei cittadini dell’orbe occidentale, quei popoli infiacchiti da decenni di turpe modus vivendi, minati nel tessuto sociale da individualismo, da uno stile di vita vizioso, da una corsa al consumo vista come felicità: tutti regali del pensiero unico americano. Popoli sui quali non si deve lavorare molto per manipolarne i cervelli, già intorpiditi da anni di martellante propaganda mistificatoria sparsa a piene mani dai potentissimi mezzi d’informazione del blocco atlantico. Anche in questo caso. L’attentato in Bulgaria ha una matrice “certa”; forse accertata prima ancora che il fatto accadesse. Gli Israeliani dicono di avere le prove, ma non le palesano mai. Si ammantano sempre di mistero. A noi basti la loro “sacra” parola. In fondo sono gli “angeli del bene”, il “popolo eletto da Dio”. Chissà…che abbiano anche una linea diretta col Padreterno?

CRONOLOGIA ANOMALA

 
La TV romena comunica l’ attentato all’aeroporto di Burgas, in Bulgaria. Almeno 5 morti e diversi feriti. Bomba piazzata su un pulmann di turisti israeliani. Neanche 24 ore dall’attentato a Damasco che ha visto la morte di alti esponenti del governo, compreso il cognato di Assad.
La notizia è già su Wikipedia (ore 18,45) sotto la voce Burgas (attentato ore 15.30); è stata inserita nella storia della città. I morti sono ancora caldi e già il tam tam mediatico ha fatto i suoi martiri. Per inciso: a Burgas ha sede il 49° Expeditionary Corp, a Burgas c’é Sarafovo Air base (US-Air Force), a Burgas c’é Camp Sarafovo (US-Army).
Propongo tre letture:
a) Messaggio: attenzione noi possiamo colpire ovunque (non credo ad attentati di matrice islamica)
b) False flag: creo l’attentato per modificare equilibri non allineati
c) Vittimismo: creo l’attentato per attirare l’attenzione su.... (indovina, indovinello)
Propendo per le soluzioni tipo b) e c) non fosse altro per la sospetta tempestività dell’iscrizione su Wikipedia. Leggo la notizia verso le 18,10 alle 18,45 accedo su Wikipedia per avere notizie su Burgas e già l’articolo era bello e pronto; quindi era stato già inserito.
Troppo breve il decorso del tempo (neanche sul televideo era stata data notizia), per non destare sospetti.
Gianfranco Bilancini
La TV romena comunica l’ attentato all’aeroporto di Burgas, in Bulgaria. Almeno 5 morti e diversi feriti. Bomba piazzata su un pulmann di turisti israeliani. Neanche 24 ore dall’attentato a Damasco che ha visto la morte di alti esponenti del governo, compreso il cognato di Assad.
La notizia è già su Wikipedia (ore 18,45) sotto la voce Burgas (attentato ore 15.30); è stata inserita nella storia della città. I morti sono ancora caldi e già il tam tam mediatico ha fatto i suoi martiri. Per inciso: a Burgas ha sede il 49° Expeditionary Corp, a Burgas c’é Sarafovo Air base (US-Air Force), a Burgas c’é Camp Sarafovo (US-Army).
Propongo tre letture:
a) Messaggio: attenzione noi possiamo colpire ovunque (non credo ad attentati di matrice islamica)
b) False flag: creo l’attentato per modificare equilibri non allineati
c) Vittimismo: creo l’attentato per attirare l’attenzione su.... (indovina, indovinello)
Propendo per le soluzioni tipo b) e c) non fosse altro per la sospetta tempestività dell’iscrizione su Wikipedia. Leggo la notizia verso le 18,10 alle 18,45 accedo su Wikipedia per avere notizie su Burgas e già l’articolo era bello e pronto; quindi era stato già inserito.
Troppo breve il decorso del tempo (neanche sul televideo era stata data notizia), per non destare sospetti.
Gianfranco Bilancini

FONTE: http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=87849:rinascita&catid=38&Itemid=100015 

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