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martedì 2 ottobre 2012

PORTOGALLO: LA PIU' GRANDE MANIFESTAZIONE DI PIAZZA MAI AVVENUTA

Lisbon
LA MANIFESTAZIONE A LISBONA
22 September 2012
Centinaia di migliaia di persone, sabato [21 settembre 2012 ] hanno preso parte alle manifcestazioni organizzate dai social media in 40 città sparse per tutto il Portogallo. Questo lo slogan: «Al diavolo la troika, rivogliamo le nostre vite»
La troika – che include la Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea –l’anno scorso si dichiaro’ concorde nel salvare il Portogallo con un prestito da 78 miliardi di euro, che venne concesso in cambio del fatto che il Governo si impegnasse a portare avanti brutali misure di austerità.

I mezzi di comunicazione di massa hanno riferito che i manifestanti erano piu’ numerosi che mai “nella storia di tutti i tempi  del Portogallo”, superando il numero delle manifestazioni del 1974 quando fu cacciato il fascismo e la protesta della «Generazione che tira avanti», organizzata da Facebook nel marzo del 2011.

Le rappresentanze ufficiali dei sindacati e dei maggiori partiti politici, inclusi il partito comunista (PCP) e blocco di sinistra (BE), sono state visibili soprattutto per la loro assenza...

Secondo il quotidiano spagnolo El Pais, oltre mezzo milione di persone erano presenti a protestare nella capitale Lisbona. Il quotidiano descrive la manifestazione come «una vera marea di pensionati, disoccupati, madri, impiegati statali, famiglie, poliziotti fuori servizio, dipendenti delle poste, dottori, negozianti, giovani coi capelli lunghi, neo-hippies, uomini d’affari, veterani delle lotte contro la dittatura di Salazar e giovani,  usciti dalle proprie case nel pomeriggo di sabato e che hanno cominciato ad urlare che non ne possono più...».

Allo stesso tempo, gli scioperi per i salari e le riforme del lavoro hanno portato al blocco della maggior parte dei porti del Paese e ridotto la produzione delle raffinerie di petrolio.

Striscioni fatti in casa chiedevano le dimissioni della coalizione di destra guidata dal Social Democratico (PSD) Primo Ministro Pedro Passos Coelho. Altri cartelli dicevano: «Basta con il terrorismo economico», «No alla troika, No al governo, No ai partiti politici, Sì alla rivoluzione» e «Non siamo i figli della democrazia, siamo i genitori della prossima rivoluzione».

La causa scatenante le proteste è stato l’annuncio del Governo dei tagli del 2013. I contributi dei lavoratoriper la sicurezza sociale, saliranno dall’11 al 18% del salario; gli stipendi del settore pubblico e le pensioni saranno ulteriormente tagliati e le tasse sul reddito nuovamente alzate. Questo significherà che alla maggior parte dei lavoratori , il prossimo anno, subirà tagli equivalenti ad un mese di stipendio.

Gli operai del Portogallo hanno già sofferto grossi aumenti nelle tasse sul reddito, sui beni e sui servizi (IVA); ci sono già stati tagli nella sanità e nei trasporti. Il governo ha poi reso piu’ facile alle aziende il licenziamento degli operai  ed ha ridotto la possibilità di contrattazione collettiva.

Questa serie infinita di misure di austerità si è aggiunta alla catastrofe economica. L’economia del Portogallo è in contrazione da sette trimestri consecutivi, si prevede scenderà del 3% quest’anno e dell’1% l’anno prossimo. La disoccupazione ufficiale è schizzata al 15%, ed ancor di più fra i giovani. Secondo la Francisco Manuel dos Santos Foundation, il Portogallo è la terza nazione dell’Unione Europea con la maggior diseguaglianza nei redditi delle famiglie.

Disoccupazione crescente e crollo dei consumi interni ha significato un crollo del
ritorno fiscale, molto più del previsto. Risultato: il deficit di bilancio è probabilmente intorno al 6%, ben al di sopra quel 4,5% concordato con la troika quale parte del pacchetto di salvataggio. 
 
I risparmi depositati nelle banche portoghesi sono calati di 22 miliardi di euro – un meno 8% – dall’inizio dell’anno a luglio e il costo del prestito è rimasto astronomicamente alto con il tasso sui titoli di stato decennali ad un insostenibile 8,65%. I tassi sui titoli di Stato a breve sono invece scesi, ma solo grazie alla recente dichiarazione della BCE che afferma di riacquistarli, in assenza di altri compratori.

Di fronte alla recessione senza sosta del Portogallo, la troika ha concordato la scorsa settimana, di rivedere la riduzione del deficit di bilancio portandola al 5% per il 2012 , ed al 4,5% per il 2013, invece del 3%. Vitor Gaspar, Ministro delle Finanze, ha dichiarato ai giornalisti: «Questi cambiamenti adeguano il programma ad una realtà esterna ed interna che sono risultate differenti da quanto originariamente previsto».

Comunque, la troika ha chiarito che la prossima tranche di finanziamenti dipenderà dai tagli che il governo implementerà . L’agenzia di rating Moody’s è fiduciosa: «Poiché l’accordo fra il governo ed i Socialisti  è stato un importante elemento di stabilità dopo la caduta del governo dell’anno scorso e le elezioni anticipate, ci aspettiamo che intensi negoziati che dovranno aver luogo nelle prossime settimane, raggiungano un ampio accordo di bilancio e portino ad evitare un’ulteriore crisi politica».

Questa settimana, i rappresentanti della elite che governa il Portogallo si sono opportunemente  messi in riga, esprimendo disaccordo solo sulla dimensione dell’aumento dei contributi per la sicurezza sociale.

Lunedì le «parti sociali» si sono incontrate con il Presidente Cavaco Silva. João Proença, capo del partito socialista allineato con il sindacato generale dei lavoratori (UGT), che aveva firmato all’inizio di quest’anno le riforme del mercato del lavoro, ha ammonito: «Queste misure, atte ad aggiungere altra tensione sociale nel Paese, ci porteranno più vicini alla situazione della Grecia, e in aggiunta a questo c’è un rischio serio... ripiombare in una grave crisi politica».

Mercoledì, il ministro delle finanze Gaspar è volato a Berlino, per rassicurare il governo tedesco sull’impegno del suo governo nel realizzare l’austerity e sul fatto che le manifestazoni «fossero limitate e mostrassero grande dignità». Nell’occasione, il Ministro tedesco degli Esteri Guido Westerwelle – prima di insistere sul fatto che i tagli debbano proseguire – ha lodato il suo viaggio perché «sappiamo bene quanto la discussione nel suo Paese sia difficile e anche per le molte proteste».
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 (…) José Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea ed ex Primo Ministro del Portogallo, ha messo in guardia che «una rottura o polarizzazione» politica potrebbe «rimettere in discussione il clima di fiducia che il Portogallo è riuscito gradatamente a costruirsi».

Manuela Ferreira Leite, che ha preceduto Coelho alla guida del partito, ha dichiarato di essere contraria ai cambiamenti nella sicurezza sociale, sollevando la possibilità che i rappresentanti parlamentari,  possano votare contro la proposta di bilancio che sarà presentata ad ottobre. Membri della coalizione che ruota attorno al CDS di Coelho lo hanno spinto a fare più tagli di spesa che non ulteriori aumenti delle tasse.

Il maggior partito dell’opposizione (i socialisti), che aveva negoziato con la troika il salvataggio prima di perdere nel 2011 le elezioni – e che sostenuto le misure di austerità – ha anch’esso minacciato di votare contro i tagli di bilancio e di aprire una mozione di censura contro Coelho. I capi del partito socialista hanno chiarito che darebbero il benvenuto ad un Governo tecnico simile a quello imposto in Italia.
 (…) Tuttavia né il PCP né il BE offrono un’alternativa.  I capi del PCP – allineati con il sindacato CGTP – hanno programmato una marcia nazionale a Lisbona, per il 29 settembre, ma si sono rifiutati di organizzare uno sciopero generale per far cadere il Governo. La BE [Blocco di sinistra]ha organicamente legami con il partito socialista ed afferma che « l’unica alternativa costruttiva è tagliare il debito ed un sistema fiscale equo» – parole assolutamente in linea con le mire dell’élite dominante.

by Paul Mitchell

Fonte: 
http://www.wsws.org/articles/2012/sep2012/port-s22.shtml


traduzione Cristina Bassi, www.thelivingspirits.net

 

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