UN BLOG PER TENERTI SVEGLIO

UN BLOG PER TENERTI SVEGLIO
Notizie dal mondo, soprattutto da fonti internazionali, che il mainstream non riporta.

Translate

Cerca nel blog

Caricamento in corso...

lunedì 19 novembre 2012

GRILLO E QUEL MICROSCOPIO ELETTRONICO FATTO SOTTRARRE AL DR MONTANARI


" La stragrande maggioranza degl’italiani ignora, per esempio, che una scoperta fondamentale per la medicina, quella che ha dato il via alla nuova disciplina medica chiamata nanopatologia, si deve a due loro connazionali e, segnatamente, a mia moglie, Antonietta Morena Gatti che ne è di gran lunga la principale artefice, e a me. Nulla di cui vantarsi: sarà stato un caso, ma questi sono i fatti.

Di che cosa si tratta? Semplicemente di esserci accorti e di aver documentato che le polveri sottili ed ultrasottili inorganiche e non biodegradabili - le PM10 per il grande pubblico o le PM2,5 per i “più informati”, anche se ci sarebbe molto da puntualizzare in proposito specie per la frazione più fine di quelle particelle - entrano nel corpo, umano o animale che sia, per esserne sequestrate e combinare ogni sorta di guai, da malattie cardiovascolari come ictus, infarto cardiaco e tromboembolia polmonare a tante forme di cancro fino ad aborti e malformazioni i fetali e non poche malattie neurologiche. Queste per non citare che alcune tra le patologie caratteristiche delle polveri sottili ed ultrasottili, patologie che fino a ieri, e anche oggi per chi non è aggiornato, restano “di origine ignota” o “criptogeniche”, per nascondere dietro una dotta parola di origine greca un semplice quanto onesto “non lo so” evidentemente difficile da pronunciare.

Se, a tutta prima, quella sembrava solo una pura scoperta scientifica e come tale da trattare, la cosa ci si rivelò immediatamente fonte di grane a non finire perché toccava, e, ahimè, continua a toccare oggi più di ieri, interessi che potevano andare da più o meno banali lavori odontoiatrici malfatti su fino ai miliardi che girano nel business dei rifiuti per finire ad armi letali come quelle, ma non solo, all’uranio impoverito. Il filo che lega queste attività apparentemente così lontane tra loro è il fatto condiviso di produrre particelle solide non degradabili di dimensioni piccolissime, non di rado inferiori al micron, cioè al millesimo di millimetro, di esporre uomini ed animali a rischi gravissimi anche per le generazioni che verranno dopo di loro e di alterare, a volte irreversibilmente, l’ambiente.

Per evitare problemi, grazie all’occasione offerta da un cavillo burocratico uscito come da una lotteria, chi poteva farlo tolse dalla disponibilità di mia moglie e mia il microscopio elettronico che ci era indispensabile per continuare le nostre ricerche. Se qualcuno ha voglia di saperne di più sia per quanto riguarda la vicenda iniziale sia a proposito di queste polveri la cui presenza nel mondo di oggi e i cui effetti deleteri diventano sempre più manifesti, può leggersi il mio libro divulgativo Il Girone delle Polveri Sottili (Macroedizioni). Dunque, do per scontata la conoscenza di come tutto ebbe inizio e dell’odissea che ne conseguì o, almeno, della prima parte dell’odissea.

Eravamo agli ultimi giorni di febbraio del 2006 e io parlai a Beppe Grillo del microscopio che, come poi avvenne, stava allora per esserci sottratto.

Grillo lo conoscevo da un anno o poco più perché era stato lui, informato dell’esistenza di mia moglie e mia da Marco Morosini, uno scienziato italiano che io non conoscevo, attivo al Politecnico di Zurigo, a venirmi a cercare. Fin dal primo incontro, avvenuto prima, superficialmente, al Palasport di Modena dove il comico m’invitò al suo spettacolo e il giorno dopo all’Hotel Carlton di Bologna dove pranzammo da soli, Beppe si mostrò molto interessato alle nostre ricerche e, per questo, m’invitò a parlarne a qualche suo spettacolo, uno dei quali, precisamente a Forlì, anche in compagnia di Dario Fo. 

A questo proposito, giusto marginalmente, sottolineo l’inattendibilità e l’arroganza di Wikipedia che, alla voce che mio malgrado mi riguarda, tra le tante imprecisioni ed omissioni, sostiene che forse io contattai Grillo in occasione della sottrazione del microscopio. L’imprecisione è evidente e l’arroganza sta nel rifiutarsi di correggere questo e gli altri errori e manchevolezze contenuti alla voce Stefano Montanari, voce che ho chiesto più volte, purtroppo invano, di cancellare.

Insomma, un anno dopo aver fatto reciproca conoscenza, in occasione di una nostra visita in municipio a Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, racconto a Grillo del fattaccio, un fattaccio che avrebbe impedito a mia moglie e a me di lavorare, e lui mi dice che noi il microscopio non lo perderemo: lui stesso darà inizio ad una raccolta popolare di fondi e in breve raccatteremo i 378.000 Euro necessari per comprarci un altro apparecchio. Detto, fatto: la sera stessa, allo spettacolo di Modena cui io partecipo, Grillo lancia l’iniziativa e, tolte tutte le spese, dona alla causa quel che resta dell’incasso della serata: 36.000 Euro. In conclusione, fa due ore di lavoro gratis e dà il buon esempio.


Qualche ora prima, in mattinata, all’uscita dal palazzo del Comune, io avevo commesso l’errore della vita, quello che sarà il seme di tutti i guai che ci sono cascati addosso da allora in poi. Per evitare di dare adito a pettegolezzi e malignità (che poi ci saranno lo stesso), parlando a Reggio Emilia con un giornalista locale di piccolo cabotaggio di cui avevo da tempo una conoscenza superficiale, tale Matteo Incerti, io avevo avanzato l’idea che i denari non arrivassero a me ma ad una onlus o ad una fondazione alla quale sarebbe stata anche intestata la proprietà dell’apparecchio. Quale onlus o fondazione? Io non ne conosco nessuna.
(..) per una serie di eventi curiosamente concatenati, di ritorno da Reggio, a pranzo in un ristorante a pochi passi dal mio laboratorio,mentre io esprimo questa mia intenzione a Grillo, sono presenti due persone: il giornalista di piccolo cabotaggio di Reggio Emilia apparentemente autoinvitatosi e tale Marina Bortolani, a me perfettamente ignota, invitata a sua volta da chi pareva essersi invitato da sé. Sentita la mia proposta, questa tale che pareva appendere della cosa in quel momento c’informa di essere la presidentessa di una onlus chiamata Carlo Bortolani e di essere disposta a fare da collettore per i quattrini intestandosi l’apparecchio. Una combinazione davvero inaspettata! Il giornalista, di cui allora ingenuamente mi fidavo, si dice entusiasta e Grillo bada alle sue tagliatelle e dice che non ha obiezioni. Anzi, la Bortolani, a lui apparentemente sconosciuta, va benissimo. Così io, con grande candore, casco in quello che sarà poi il cuore del tranello.

Dando il via alla raccolta, Grillo pretende la mia partecipazione ai suoi spettacoli dove io, per una decina di minuti o poco più, raccontando delle nanopatologie, costituisco una sorta di attrazione scientifica. Lui si copre di gloria: ha scoperto un grande scienziato imbavagliato da un sistema bieco e, grazie a lui e al denaro che lui sottolinea aggiungendoci molto del suo di aver donato (per esempio, tra le altre “imprecisioni”, dice di aver affittato apposta il Palasport modenese), quello scienziato potrà continuare una ricerca fondamentale per il mondo. Inutile descrivere l’entusiasmo dei tifosi. Per dovere di rigore storico sia detto che per quelle partecipazioni io mi muovevo a mie spese, il che costituiva un elemento di tranquillità per Beppe, persona molto avveduta nella gestione del proprio denaro.

Il blog del comico apre subito una pagina intitolata “La Ricerca Imbavagliata” (http://www.beppegrillo.it/2006/03/la_ricerca_imba/index.html) nella quale si racconta delle angherie subite da mia moglie e da me e si dice che occorrono circa 350.000 Euro (in realtà 378.000) per comprarci un altro microscopio. Per comprendere quanto è accaduto in seguito va chiarito qui che mai fu dichiarata una destinazione diversa per quei quattrini: ogni centesimo era per i dottori Gatti e Montanari, vale a dire per mia moglie e per me, e basta, e così i donatori erano stati convinti che fosse. La lettura di quanto riportato nel blog di Grillo e in quello della Onlus Bortolani (http://www.bortolanionlus.it/2006/05/24/dalle-torri-gemelle-a-beppe-grillo-la-carlo-bortolani-onlus-centro-d%E2%80%99azione-per-gara-di-solidarieta-nazionale/) sono chiarissimi ed inequivocabili in proposito e invito chiunque a controllare, così come invito a controllare ogni punto della vicenda. Deve essere inteso che i controlli si dovranno fare sulla base di documenti, e il perché si capirà continuando a leggere.

Intanto io percorrevo l’Italia in lungo e in largo, il tutto senza chiedere nemmeno il rimborso delle spese, e lo facevo non tanto per gli spettacoli e gli eventi di Grillo, che furono tutto sommato poche decine, ma per tenere delle conferenze divulgative sulle nanopatologie e raccattare altri soldi, (...)
Comunque, soldi ne raccolsi parecchi e ogni soldino veniva dovutamente consegnato alla onlus Carlo Bortolani che aveva aperto subito un conto dedicato presso la Banca Etica.

Dopo qualche mese mia moglie, certo meno ingenua di me, cominciò a nutrire qualche sospetto su certi atteggiamenti di chi ci circondava nell’impresa e si diede a chiedere con una certa insistenza alla signora Marina Bortolani, avvocatessa e presidentessa della onlus, di mostrare i conti. Perché la Bortolani ci aveva detto di aver aperto un conto senza interessi quando erano in gioco cifre per nulla trascurabili che qualche soldo d’interessi avrebbero potuto rendere? Quanto era effettivamente arrivato? C’erano stati dei prelievi, cosa, peraltro, non prevista? Nessuna certezza da parte nostra di qualcosa di scorretto, ma dubbi tanti. Insomma, noi non riuscivamo a spiegarci perché, se era tutto onesto, noi, i massimi interessati, dovevamo essere tenuti all’oscuro dei movimenti bancari. Vero è che, di tanto in tanto, la Bortolani comunicava delle cifre e anche degli elenchi di donazioni, ma era del tutto impossibile controllarne la veridicità.

(...) Siamo così ai primi di marzo del 2007 – dopo che io avevo avuto la certezza che una donazione di 50.000 Euro era arrivata da parte di un privato, una ditta lombarda chiamata LA220 (ora incorporata dalla Green Network SpA), a seguito di un mio incalzare piuttosto assiduo la signora Bortolani dichiarò raggranellata la cifra sufficiente per pagare l’apparecchio. Questo al di là di quanto fosse pervenuto effettivamente, cosa che resta tuttora avvolta nel mistero e che, stante l’atteggiamento della signora Bortolani che continua anche oggi a nascondere cocciutamente i dati, non può che destare
inquietudine.


Insomma, il microscopio che il costruttore ci aveva già consegnato in anticipo sul pagamento fidandosi della mia garanzia personale (Marina Bortolani, che sarebbe diventata la proprietaria, rifiutò di prestare anche la sua) venne finalmente saldato e noi tirammo un sospiro di sollievo pensando di esserci finalmente liberati delle minacce d’imbavagliamento che avevano fin lì messo a repentaglio il proseguimento delle nostre ricerche.

Marina Bortolani provvide ad aprire un conto presso Unipol per trasferirvi da Banca Etica in toto o in parte il malloppo. Il tutto, come sempre, senza fornire motivazioni né particolari di una manovra difficile da giustificare.  Se per Grillo quella raccolta fondi era stata una piccola benedizione con lui che assumeva le vesti dell’eroe senza macchia e senza paura e io che facevo l’attrazione non solo a titolo gratuito ma a spese mie, ora che la cosa era finita io non servivo più. Anzi, dopo un po’ diventai decisamente fastidioso e il perché è presto detto.

Nel febbraio 2008, in vista delle elezioni, nacque un piccolo schieramento politico chiamato Per il Bene Comune. Doveva trattarsi, nelle intenzioni dichiarate dal fondatore senatore Fernando Rossi, di qualcosa di avulso dalle logiche decrepite di destra e sinistra e basato principalmente sulla volontà di salvaguardia dell’ambiente e su temi di giustizia. Io fui scelto, anzi, fui cooptato come candidato alla Camera dei Deputati (...) e la mia “discesa in campo” non piacque a Grillo. Non gli piacque perché Gianroberto Casaleggio, il cervello pensante, l’uomo che di Grillo tiene i fili, aveva in embrione, anzi, in gestione avanzata, le oggi famose Cinque Stelle, il movimento politico dei grillini, e io minacciavo di pescare nello stesso specchio d’acqua.

Chi non conosce il ragionier Giuseppe Grillo, cioè il Beppe Grillo lontano dai riflettori, forse fatica a crederlo, ma le due figure sono non poco diverse tra loro. Anzi, non di rado sono in netta contraddizione, dove, per riesumare la Fattoria degli Animali di Orwell, nella visione del mondo del ragioniere tutti sono uguali ma lui lo è di più. Grillo, che non possiede il coraggio di parlare in modo chiaro e diretto quando è a tu per tu con qualcuno, non mi disse mai nulla della sua contrarietà alla mia scelta politica. Anzi, di fatto, da quando si era chiusa quella sorta di collaborazione non ci eravamo più sentiti e lui aveva evitato di telefonarmi per discutere quello che per lui era evidentemente un problema. Fu mia moglie, per motivi del tutto personali, che un giorno lo chiamò per sentirsi non tanto dire quanto borbottare che lui non gradiva il mio schierarmi, mancato gradimento che non seppe giustificare, il che si allinea alla perfezione con un personaggio che per esprimersi ha bisogno di un copione o, almeno, di un canovaccio.

(...) Per non mettere a repentaglio l’agio con cui tanti quattrini erano e sono tuttora convogliati in certe tasche bisognava evitare che la gente si svegliasse e, dunque, noi eravamo non solo una seccatura ma un pericolo a tutti gli effetti. Che cosa si poteva fare, allora, per tacitarci? La cosa più semplice era quella di tornare al vecchio modello: toglierci il microscopio elettronico senza il quale noi siamo ciechi, il che ora, alla luce dei fatti che si sono susseguiti, appare come un copione scritto in partenza. E così si fece. Il paradosso, che paradosso è solo per chi ignora i retroscena, fu che a metterci la faccia fu proprio Grillo, vale a dire colui che aveva iniziato l’azione perché noi quel microscopio lo avessimo.

(...) dopo mesi di battaglia l’Università di Urbino, infischiandosi delle lettere di tanti donatori indignati e perfino di una del sottosegretario del Ministero della Difesa (cui il rettore, mostrando tutta la sua irridente arroganza, non si prese nemmeno la briga di rispondere), si portò via l’apparecchio. Era il 22 gennaio 2010.

Da allora si sono susseguiti i proclami di chi aveva beneficiato della sottrazione del tipo “a Urbino faremo ricerche epocali, la più importante delle quali sugli armadilli.” Non sto scherzando: sugli armadilli. Il professor Stefano Papa, preside della facoltà di Scienze di Urbino e “custode” dell’apparecchio, si produsse perfino in un filmato prontamente pubblicato nel blog di Grillo (http://www.beppegrillo.it/2010/07/un_microscopio_al_servizio_dellambiente/index.html).

(...) il confronto al quale tengo di più, pubblico o privato che sia, è quello con Grillo. Non per la stima che potrei avere nei suoi riguardi e che è nulla, ma per il volano alla menzogna che il comico costituisce. Però il personaggio, così leonino quando strepita davanti ai suoi grillini, diventa un coniglietto terrorizzato allorché debba affrontare una persona, me in questo caso. Quando lo andai ad incontrare senza annunciarmi nel febbraio 2011 al termine del suo spettacolo di Modena, lui, attorniato da un po’ di tifosi e perfino da guardie del corpo, una delle quali mi afferrò abbracciandomi da dietro come se io fossi qualcuno che stesse attentando all’incolumità del suo cliente, balbettò un impaurito “io non c’entro!” e si diede ad una fuga goffa lasciando sul terreno ogni parvenza di dignità. Certo, lui non c’entra o, per essere più precisi, forse nessuno gli ha raccontato che cosa ha combinato prestandosi all’impresa.

IL RESTO DEL TRISTE COPIONE, CHE INVITO A LEGGERE TUTTO ANCHE SE LUNGO,  QUI: http://www.stefanomontanari.net/sito/images/pdf/grillo_microscopio.pdf, la fonte da cui è stato preso questo estratto


si veda anche:
DR. S. MONTANARI: 21 VACCINI CONTAMINATI DA POLVERI INORGANICHE



  

Nessun commento: