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sabato 15 dicembre 2012

SPREAD, TRILIONI E PERDITA DI NEURONI....

L’altro giorno [ottobre 2012] si parlava dell’Esm (il Meccanismo europeo di stabilità) il Fondo, che secondo le news anestetizzanti, avrebbe la cosiddetta “potenza di fuoco” da 500 miliardi per fare bomba libera tutti… Se per caso ancora ci credete,  che magari avete ascoltato distrattamente qualche dibattito soporiferottimista in tv, vi consiglio di ridare un’occhiata all’articolo.[1] Nel frattempo, quello che più mi colpisce è il fatto che i numeri stiano praticamente perdendo di significato.

Le centinaia di milioni non fanno più notizia; i miliardi sono ormai noccioline, un taglio al debito pubblico da 50 miliardi l’anno per 20 anni di fila è una cosa fattibile (e soprattutto risolutiva); poi c’è il trilione, un numero che fino a qualche anno fa non avevo mai visto, a parte nei fumetti di zio Paperone.



Direi quindi che stiamo dando i numeri, e che lo spread fra la realtà vera e quella delle fatine & unicorni si sta allargando via via che aumentano gli zeri e diminuiscono i neuroni. Così, per fare un attimo il punto della situazione citerò un libro a caso, la cui lettura mi sentirei di consigliare.

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Siamo Fritti:

Quando i numeri sono troppo grandi diventano incomprensibili e il senso concreto ci sfugge. Sono meccanismi convenienti, specialmente quando è importante che la gente non abbia ben chiaro di cosa stiamo parlando. Così ad esempio uno legge sui giornali che i governi sono all’opera per ridurre le spese di qualche miliardo e magari pensa che il debito pubblico sia un problema in via di soluzione.

Proviamo a fare un calcolo: quanto ci vuole per fare un milione di euro (o di marchi, di dollari, di lire, scegliete voi)? Se metto da parte 500 euro alla settimana per 40 anni avrò ottenuto un milione. Facile, no? Proviamo con un miliardo: in questo caso ci vogliono 500.000 euro a settimana per 40 anni.

E ora introduciamo il numero che sempre più spesso viene usato dai governi di carta: il trilione, che sono mille miliardi. In questo caso abbiamo bisogno di 500.000.000 (cinquecento milioni) di euro alla settimana e in 40 anni avremo un trilione. Ora, il debito pubblico italiano ammonta a 2 trilioni di euro, cioè 500 milioni per 80 anni, o un miliardo a settimana per 40 anni. Qualcuno mi vuole dire che tagliando qualche miliardo di spese abbiamo intaccato il problema?

Quando solo di interessi sul debito si pagano 100 miliardi l’anno? Questo solo per chiarire che siamo fritti, così se la smettiamo di far finta di nulla o di perderci in dibattiti inutili magari limitiamo i danni. Magari possiamo concentrarci e utilizzare il poco tempo che ci rimane per cercare di proteggerci e perdere il meno possibile.

Come diceva un economista (che anche loro a volte dicono qualcosa di sensato; Dornbusch in questo caso):

“Le crisi ci mettono molto più tempo ad arrivare di quanto tu pensassi, ma quando arrivano sono molto più veloci di quanto immaginavi”…

Non dico tutto questo per sminuire gli sforzi fatti per ridurre i deficit, tagliare le spese ecc., ma semplicemente per uscire da quest’illusione che ci culla. La realtà è che i numeri sono talmente astronomici che il significato ci sfugge. Bisogna tornare coi piedi sulla Terra.

Torniamo un attimo indietro: il debito pubblico italico ammonta oggi a circa due trilioni, cioè 2.000 miliardi di euro e costa 100 miliardi l’anno di soli interessi.

Quest’anno, con i tagli drastici ai costi, agli sprechi della politica, ecc., ciò che la stampa definisce “un segnale forte per i mercati”, il governo stima un risparmio di circa 500 milioni. Un inizio incoraggiante, senza dubbio; solo che con un contributo del genere ci vogliono 200 anni solo per pagare gli interessi di un singolo anno di debito pubblico.

Però abbiamo le manovre economiche, quelle belle strizzate che servono a rimetterci “sui binari giusti”. Una tipica manovra “lacrime e sangue” vale circa 20 miliardi, fra tagli a destra e manca e maggiori entrate. Quindi, solo per pagare gli interessi annui sul debito (100 miliardi) ci vorrebbero 5 manovre all’anno. Una bella manovra lacrime e sangue ogni due mesi e mezzo: a Natale, Carnevale, settimana bianca, Pasqua e Ferragosto.

Dopo un anno così, avremmo certamente ripagato un po’ di interessi, ma temo che sarebbero aumentate altre voci di spesa: gas lacrimogeni, mezzi blindati, scudi anti sommossa… E poi ci rimarrebbero sempre 2.000 miliardi di debito sul groppone. Per eliminare quello ci vorrebbero in teoria 100 manovre. Una all’anno per un secolo; cinque all’anno per vent’anni; una al mese per due anni (luglio e agosto esclusi)… Fate voi.

Tanto è ininfluente: dopo un po’ saremmo tornati al baratto. Altro che lire. Ho detto “in teoria”, perché la realtà è che i numeri non tornerebbero comunque. Ci sono gli interessi che continuano a lievitare. Vi sfugge? Ecco un esempio.

Facciamo che il primo anno del Piano Risparmioso Patriottico si parte con 2.000 miliardi di debito e 100 miliardi di interessi, da cui detrarre 20 miliardi risparmiati grazie alla manovra. Totale debito pubblico a fine anno: 2.080 (2.000+100-20). Ipotizzando un tasso medio del 5%, abbiamo un interesse di 104 miliardi (il 5% di 2.080; notare che, nonostante la manovra, gli interessi sono già maggiori di quelli dell’anno prima), dal quale detrarrò i 20 risparmiati.

Totale debito alla fine del secondo anno: 2164 (2.080+104-20) su cui applicheremo il 5%, per avere nel terzo anno interessi da pagare pari a 108,2 miliardi (il 5% di 2164). Cioè sempre di più. Potete continuare da soli se volete. Tecnicamente si chiama “interesse composto”, e non se ne esce: nonostante i tagli, e nonostante si tenga fermo lo stock di debito (cioè facciamo finta – così per ridere - che lo Stato non contragga mai nuovi debiti), il totale del debito pubblico aumenta…

In Europa la spesa futura per le pensioni è attualmente stimata intorno ai 30 trilioni di euro. Trentamila miliardi.[2] Ecco, se uno legge una notizia del genere, anche se cerca di immaginarsi gli zeri, magari non capisce bene, si stressa un po’ e passa subito alle notizie di sport. Allora mettiamola così: se uno avesse speso 1 milione di euro al giorno, da quando Romolo e Remo fondarono Roma, cioè circa 2.700 anni fa… sì, ecco, con 1 milione al giorno per 2.700 anni si fa 1 trilione. Quindi, 30 trilioni sono semplicemente 30 milioni al giorno per 2.700 anni: non ci sono e non ci saranno mai.

Beh, no, forse li stamperanno. Pensate forse che una riforma basterà? I governi hanno fatto promesse basate su calcoli e proiezioni statistiche. Non le potranno mantenere. È semplice. Ogni tanto sparacchiano una nuova proiezione statistica inutile, tipo “Si stima che entro il 2640 il costo delle pensioni sarà ridotto…”, così, tanto per tenerci buoni.

Dico “inutile” nel senso che dopo un po’ la modificano. Come fanno gli analisti finanziari quando danno le loro previsioni sull’andamento degli indici di borsa: una volta assodato che erano sballate, le modificano. Ma la realtà è semplice: i soldi non bastano. Cosa succederà: chiederanno maggiori tasse? Maggiori tagli? Maggiori rischi negli investimenti? Pagheranno le pensioni con i titoli di stato?

Si proporrà la campagna “Adotta un pensionato a distanza”? Oppure magari una bella fiammata iperinflattiva libera tutti? Lo spiegava Milton Friedman:

L'inflazione è l'unica forma di tassazione che si possa imporre senza bisogno di leggi.
In effetti sarebbe comodo. Pensate, niente tagli, politicamente scomodi: la pensione resta a 1.000 euro. Con i quali però a un certo punto ci si comprano al massimo due gottini di vino al bar e un Gratta&Vinci. Dopo tutta quella coda alle Poste non è il massimo.

Nel frattempo però l’inflazione ufficiale (quella su cui viene calcolata la rivalutazione delle pensioni) rimane opportunamente
 stabile in base a indici statistici e panieri adeguati…”


by G.Colza,  www.bassafinanza.com

 

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