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mercoledì 11 dicembre 2013

MATTEO SALVINI, NEO SEGRETARIO DELLA LEGA: IL CARTELLO CRIMINALE DI ROMA-BRUXELLES


MATTEO SALVINI posto in pericolo Consiglio comunale lo censura

D – Quali saranno le sue chiavi di rilancio della Lega Nord quale Segretario Federale?
Disobbedienza e indipendenza sono le mie parole d’ordine. Disobbedienza contro il cartello criminale “Roma-Bruxelles” che ci sta massacrando giorno dopo giorno. L’Indipendenza da entrambi è l’unica via di salvezza.
D – Come collocherebbe la Lega Nord all’interno del quadro partitico Italiano: in corsa solitaria o ancora all’interno dello schiaramento di CentroDestra?
La Lega Nord è oltre la destra e la sinistra, concetti ormai privi di senso. Noi facciamo innanzitutto una battaglia di sovranità, le divisioni ideologiche possono avere senso solo quando saremo di nuovo padroni del nostro destino. Oggi, con i vincoli dello Stato e dell’Unione Europea la nostra democrazia è svuotata di ogni capacità di agire. 
Noi con il centrodestra ragioniamo bene a livello locale, siamo in coalizione nelle tre regioni del Nord e in centinaia di comuni, al contrario di quanto accade a Roma dove ha appoggiato i governi collaborazionisti di Monti e Letta che  ci hanno ridotto a questo sfacelo. Sono loro gli schizofrenici, noi abbiam le idee chiarissime.
D – Partiamo dalla Lega: punto fondamentale dell’elezione di Maroni a presidente della regione Lombardia era la creazione della “macroregione del Nord” con Veneto e Piemonte, col trattenimento del 75% delle tasse in loco. Non si vedono grossi progressi: cosa faranno i presidenti delle 3 regioni per mantenere l’impegno?
 La Regione Lombardia in soli 5 mesi di governo, messe al bando le polemiche, si è concetrata esclusivamente sul “fare”: 1 miliardo di euro messo a disposizione per imprenditori ed artigiani che vantano crediti verso la Pubblica Amministrazione, altri 50 milioni sono stati messi a garanzia della cassa integrazione in deroga,  10 per il trasporto scolastico degli alunni disabili, 2 per i genitori separati, senza dimenticare l’impegno per gli esodati, i frontalieri, lo start-up d’impresa. L’obiettivo finale è trattenere almeno il 75% delle tasse sul territorio per riuscire a consegnare al livello locale (comunale-provinciale-regionale) quella sovranità politica ed economica che dà un senso reale al mandato democratico. È chiaro che per raggiungerlo occorrerà coordinare la disobbedienza innanzitutto fiscale delle tre principali regioni del Nord. A questo stiamo lavorando.
 D – Recenti sondaggi indicano una quota di popolazione favorevole all’indipendenza del 47% in Lombardia, e tra il 48% ed il 56% in Veneto. Perché, visti i numeri, non puntate in modo aperto sull’indipendentismo, senza alleanze a Roma, al pari dei partiti fiamminghi e catalani?
È esattamente quello che stiamo facendo in Veneto, dove nessuna propaganda ha potuto annacquare mille anni di Serenissima Repubblica, come stanno dimostrando gli oltre 130 comuni che hanno approvato la richiesta di referendum per l’indipendenza da Roma. Certo, in democrazia contano i numeri e le idee. In passato abbiamo provato a caricare i forti numeri di Berlusconi con le nostre forti idee. Per mille ragioni non ha funzionato, ma abbiamo girato pagina da tempo: dal Novembre 2011 siamo all’opposizione, prima contro Monti e ora contro Letta. Gli unici a votare contro il massacro delle pensioni, contro la modifica dell’art.18, contro l’IMU, la TARES; gli unici a denunciare il sistematico saccheggio del nostro patrimonio economico da parte dello Stato ladro. Indipendenza da Roma e da Bruxelles, prima che sia troppo tardi.
 D - Su Scenarieconomici.it sosteniamo la necessità di uscire presto dall’Euro e di ridurre significativamente la Spesa pubblica e simultaneamente la tassazione e ridare fiato agli Investimenti, ed abbiamo elaborato proposte dettagliate a riguardo. Crede che programmi di questo tipo siano realmente proponibili ed applicabili in Italia?
Si, dopo una rivoluzione si. Bisogna capovolgere la scala delle priorità politiche e riportare al centro l’economia reale, quella che produce, innova, dà lavoro e stimola il mercato interno. Una democrazia vera non può basarsi su un sistema fatto solo di uffici pubblici e grandi aziende multinazionali. È la piccola media impresa, quella dove proprietario e dipendente lavorano fianco a fianco, la base su cui abbiamo costruito la nostra fortuna economica, sociale e quella sana indignazione politica che ha reso possibile il risveglio identitario del Nord. Da qui dobbiamo ripartire, perché la libertà di pensiero senza  lavoro e senza giustizia sociale è solo la libertà di morire di fame.
D - Secondo lei il debito pubblico italiano va onorato così come è oppure va ripudiato e quindi ristrutturato? E’ possibile ripagare il Debito Pubblico rimanendo nell’Euro? E che ne pensa delle Privatizzazioni che il governo sta mettendo a punto al fine di ridurre il Debito Pubblico?
Nella crisi che sta attraversando l’Europa il debito pubblico non c’entra assolutamente niente. Claudio Borghi Aquilini e Alberto Bagnai, economisti con la schiena dritta, fanno ben notare il paradosso per cui i primi paesi ad essere saltati sono stati proprio quelli a basso debito pubblico: Irlanda, Portogallo, Spagna.
Per quanto riguarda l’Italia,  quando i cambi sono stati fissati, nel ‘97,  il debito pubblico era al 120%. Nel 2012, l’anno del governo Monti che doveva salvarci dal disastro, il nostro debito pubblico era ancora al 120%. Invariato.
La locomotiva Germania invece nel 1997 aveva un debito fissato al 50%, mentre nel 2012 è diventato dell’ 82%. Raddoppiato. Se loro prosperano, mentre noi agonizziamo, è difficile sostenere che la ragione sia da individuare nel debito pubblico.
Quanto alle privatizzazioni, stiamo assistendo pezzo per pezzo al pignoramento dell’Italia per mano  del curatore fallimentare nominato dai poteri finanziari: il signor Enrico Letta.
D - Lei sa perfettamente che l’Italia ha perso dal 1995 ad oggi, rispetto alla media Europea, il 18% del PIL ed oltre il 30% della produzione Industriale, e che la tendenza al declino, anche nel contesto europeo, e’ in fase di accelerazione. E’ evidente che vi siano problemi strutturali in Italia, nonché che l’economia non s’e’ adattata ad un sistema economico a cambi fissi. Sull’Euro lei sembra avere una posizione molto pragmatica, per non dispiacere agli Imprenditori: non pensa che invece un Leader dovrebbe prendere chiara posizione a riguardo? 
 Non stiamo parlando di “possibilità” di uscire dall’Euro, ma di “necessità” di uscire dall’Euro. Domani mattina sarebbe già tardi. L’Euro  sta soffocando la nostra economia, fa chiudere le fabbriche,  ci rende incapaci di esportare, mentre permette l’invasione del nostro mercato interno da parte di auto tedesche, vestiti cinesi, mirtilli dall’Uruguay e così via.
Qualsiasi paccottiglia, purché dall’estero, mentre per noi si delinea un futuro da schiavi, consumatori e disoccupati. Proprio le statistiche citate nella domanda mi hanno convinto a prendere sull’Euro una posizione che, secondo qualcuno, è addirittura fin troppo chiara.
D – Lei e’ europarlamentare e conosce bene ambienti e meccanismi Europei. Le sue posizioni sulla moneta unica sono ormai note. Ritiene, in tutta onesta’, che una rinuncia all’Euro da parte di uno o piu’ paesi sarebbe accettata dal sistema, oppure incontrerebbe resistenze incredibili al punto di poter impedire che questo scenario si compia? Tra i suoi colleghi lo scenario di uscita dall’Euro e’ trattato seriamente oppure si tratta davvero di una costruzione irreversibile?
Le resistenze saranno incredibili da parte del mondo della finanza che ha a libro paga molti burocrati e politici; fortunatamente non tutti, tanto che lo scenario di un uscita dall’euro prende sempre più corpo nel dibattito politico ed economico.
Certamente ci vuole uno strappo,  ma l’alternativa è la rovina della nostra società.
Io non so come andrà a finire, però osservo che i capitoli dei libri di Storia che iniziano parlando di crisi economiche, coalizioni di Stati, scontri di piazze, divario tra ricchi e poveri, mostrano, nelle pagine successive, che le cose non vanno mai a finire bene.
D – Alle prossime elezioni europee dovrebbero dilagare le Destre euro-scettiche: FN in Francia, UKIP nel Regno Unito, etc. Perché in Italia nessuno occupa tale spazio elettorale in modo chiaro?
«L’Europa politica non ci sarà mai. Non c’è un collante che la unisce, i Parlamenti nazionali conteranno sempre meno e la legge finanziaria sarà un fax che parte da Bruxelles. La rigidità della moneta costringerà molte imprese a chiudere e aumenterà la disoccupazione . L’Europa sarà dei tedeschi, dei francesi e di qualche finanziere». Così Umberto Bossi al congresso federale della Lega Nord. Correva l’anno 1998. La profezia si è avverata, ora dobbiamo coglierne le conseguenze.  Noi ci siamo.
D – Dopo le prossime elezioni Europee entrerete anche voi nel gruppo anti-Euro con Le Pen e Wilders?
Stiamo lavorando per una coalizione europea che alle elezioni di maggio dia la spallata finale a questa Unione (Europea) Sovietica delle cravatte blu.
Abbiamo invitato al nostro congresso del 15 Dicembre a Torino non solo Marine Le Pen e Geert Wilders, ma anche i movimenti indipendentisti catalani, baschi, bretoni, scozzesi, irlandesi.  
Se sapremo “fare lega” con tutte queste forze che come noi intendono lottare per sovranità, indipendenza, futuro e speranza, alla fine vinceremo.
D – Parliamo di Immigrazione: nonostante la legge Bossi-Fini sono entrati in Italia circa 4 milioni di immigrati in 12 anni: cosa propone lei a riguardo? E come intende, se intende, affrontare la questione in Europa?
Quello che il Governo sta facendo sull’immigrazione clandestina è pura follia. Incoraggiare gli arrivi con la propaganda buonista è profondamente  ingiusto e discriminatorio verso gli italiani che si vedono costantemente superare sia in tutte le graduatorie per l’accesso alle case popolari e agli altri servizi sociali, sia nell’accesso al lavoro dove la massiccia presenza di extracomunitari ha tragicamente abbassato lo stipendio e le tutele.
All’ombra dei salotti chic della sinistra e delle direttive comunitarie “porte aperte”, fioriscono la criminalità, lo sfruttamento, il traffico degli esseri umani e montano le tensioni, sempre più evidenti soprattutto nelle periferie delle nostre città, ormai trasformate in ghetti.
La soluzione è quella dei respingimenti e dei rimpatri che, come ha dimostrato Maroni da Ministro dell’Interno, si possono e si devono fare. In secondo luogo occorre non abolire, ma rafforzare la legge Bossi che ha il merito di legare il rilascio del permesso di soggiorno al possesso di un contratto di lavoro.
In Europa invece, bisogna rifare tutto da capo. Bruxelles dei problemi nazionali se ne frega, tanto che non solo l’Euro va rottamato, ma anche i trattati come Schengen. E lo stesso vale per il  protocollo Dublino che trasforma tutti gli immigrati in potenziali rifugiati politici.
D – La ringraziamo per l’Intervista. Può mandare un messaggio di speranza ai nostri lettori?
Lascio volentieri la parola a Oriana Fallaci che nel  libro “Un uomo” dedicato al patriota greco Alekos Panagulis scrisse:  “Lottate, ragionate col vostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà, la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere.”
FONTE: http://scenarieconomici.it/esclusiva-intervista-a-matteo-salvini/                   

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