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martedì 29 aprile 2014

IN TEMA DI SANTIFICAZIONE DI PAPI... LE RIFLESSIONI DI BLONDET SU PIO XII, PAPA PACELLI



Estratti dell'articolo apparso il 25 OTTOBRE 2008 su Effedieffe.com ad opera di Maurizio Blondet
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(...)  Papa Pacelli fu l’ultimo Pontefice nella tradizione di Pio IX, di San Pio X. Nel senso che condivideva con i suoi predecessori una visione tragica del mondo moderno: come essi, lo sapeva votato alla perdizione, radicalmente in via di allontanamento  dalla salvezza, nel deliberato rifiuto di Cristo.

Pio XII, tanto per dire, fu il Pontefice che volle il «Russicum», un gruppo di gesuiti che dovevano imparare il russo come loro lingua madre, per essere poi infiltrati in Unione Sovietica a diffondere il Vangelo e a consacrare il Corpo e il Sangue in quel regno satanico del terrore. Scelse gesuiti, perchè così li aveva voluti il loro fondatore, hidalgo e armigero: soldati missionari, votati alla morte. Ciascuno di loro lo sapeva, che andava a morte certa, e aveva accettato per ardente amore delle anime perdute.

La visione del mondo da cui nacque il Concilio, e che animava i padri conciliari, era l’esatto contrario di questa. Costoro vedevano il mondo come avviato a realizzare il Vangelo, persino senza saperlo, anonimamente. Persino il comunismo sovietico per loro covava l’abbraccio al «vero» cristianesimo, perchè proclamava la «giustizia sociale»; che poi facesse il contrario, massacrando milioni di cittadini russi, non scuoteva questa fede ottimista.

Questi conciliaristi vedevano il bene nella società del benessere, di stampo protestante-anglosassone, appunto perchè il benessere si diffondeva in una atmosfera generale pacifista, e  «pace e bene» non è forse un valore cristiano?

Vedevano il bene nell’avanzata dialettica verso il «progresso»; vedevano un bene financo nella  psicanalisi (che allora egemonizzava la cultura corrente, e ovviamente influenzava i cardinali), se non altro perchè diceva «la verità» sul corpo e sul sesso, dopo tanti secoli di «repressione», e demitizzava l’uomo.

Ecco, soprattutto, il mondo moderno era bene perchè «de-mitizzava»: diventava cristiano per forza propria, dialetticamente, senza bisogno di miti e rituali; obbediva all’«ama il prossimo tuo» senza  bisogno della Messa, del latino, del gregoriano, tutti residui di un cristianesimo magico e dunque inutilizzabile nel modo secolare e disincantato. Da cui bastava che la Chiesa si liberasse per essere di nuovo accetta al «mondo», perchè il mondo la abbracciasse.

Non sfuggirà che questa visione ottimista del progresso umano confluisce, e s’identifica, con la visione del mondo propria della Massoneria. A cui infatti molti padri conciliari, a quanto si disse, appartenevano. Certamente in buona fede, per molti di loro anche la Massoneria è un bene, in quanto prevede e promuove «il progresso umano», l’avanzata degli uomini verso la propria liberazione, verso una sempre migliore intelligenza del divino, razionalista, liberata da ogni «mito».

(...) Quel che importa è ciò che dice il sacerdote nella predica, ciò che canta la «assemblea dei fedeli», tutta fatta di cristiani adulti che non hanno bisogno di sacro, di invisibile e di miracoli, perchè già avanzano, con il progresso sociale, verso il «vero» cristianesimo.

Il Concilio, al centro, ha voluto l’altare: l’altare-mensa, dove il prete si affaccenda mentre rivolge la faccia ai fedeli.

(...) Nessun pensiero che, con ciò, il sacerdote veniva separato dai fedeli, acquistando un rilievo superbo; prima, nella Chiesa fino a Pio XII, il prete che consacrava dandoci le spalle era - nel suo privilegio dell’ordine - intimamente, umilmente, «uno di noi». Uno che saliva con noi.

E’ naturale che il capo-cordata guardi verso l’ascesa, e non si sono mai visti maestri di roccia che volgono la faccia ai turisti che guidano in montagna; chi li segue vede la loro schiena - proprio come nella Messa pre-conciliare, ma non si sente umiliato. Il maestro sta guardando avanti, perchè esamina passo per passo la strada verso la cima dove ci vuole portare.

Oggi, c’è una strana inversione. In cui il mettersi del sacerdote «sullo stesso piano» è insieme orizzontale, e non immune da presunzione. Ma questo, i «conciliari» non lo colgono.

Pio XII era, anche nel suo stile e tenuta, il contrario. Era l’aristocratico asceta, consapevole custode in sè di tutta la nobiltà accumulata dalla Chiesa in millenni di prove e martirio, che - quando le bombe cadono su Roma - corre al popolo, alza le braccia a croce sul popolo fedele.

Che durante la guerra rinuncia al caffè, e beve il surrogato come tutti i popoli in guerra: vicino a loro senza mescolamenti e senza confusione. Sempre rivestito della dignità che non era - e lo sapeva - dovuta alla sua persona, ma alla sua funzione, in cui - ieratico - si cancellava.

Dicono che fosse autoritario, monocratico, solitario. Si può ben immaginare che di questa lega fossero i sussurri dei prelati «progressisti», stufi  e insofferenti del suo lungo Pontificato.

«Ecumenismo», «collegialità», «aggiornamento» erano le loro parole d’ordine - nella lingua di legno clericale che avremmo dovuto imparare a conoscere - ed erano tutte contro Pio XII. Troppo verticale e verticista.

Forse era vero, specie negli ultimi anni; lo circondavano i sussurri dell’alto-clericalismo «adulto», di cui diffidava. Si trovava solo.

Alcuni - Roncalli, Montini - li aveva dovuti punire perchè avevano tradito la sua fiducia; non già opponendosi con aperta lealtà alle sue direttive e visione del mondo, ma dietro le sue spalle, approfittando delle cariche ricevute, fingendo obbedienza e invece, promuovendo modernisti e cristiani adulti alla Dossetti, alla Prodi, trafficando con la DC «progressista».

Il cardinal Roncalli  e monsignor Montini furono poi fatti Papi da due conclavi. Secondo me, furono fatti Papi «proprio per questo», perchè erano entrambi notori anti-Pio XII. Si voleva far avanzare con loro la visione del mondo ottimista, il «progresso» demitizzato, il mondo come cristiano-anonimo, in attesa dell’abbraccio.

Nikita Roncalli, Papa Giovanni - un Papa «buono», finalmente - derise i «profeti di sventura» che da Fatima descrivevano il mondo come in mano a Satana. Lui vedeva «segni dei tempi» radiosi, e con lui tanti.

Giovanni XXIII volle il Concilio innovatore: aggiornamento, ecumenismo, collegialità. Il trionfo di colpi di mano accuratamente preparati dietro le quinte, in un clima di sotterfugi da eunuchi del sultano.

Il cardinal Siri, presidente della CEI, annotò nel suo diario «le occhiate, gli ammicchi, i segni d’intesa» che gli indicavano una congiura dei «progressisti» in corso, e di come isolarono i «tradizionalisti» (1).

Facciamola corta: fu, credo, il primo Concilio della storia in cui si ascoltarono non il popolo fedele, ma la nota lobby.

Fu il concilio a cui parteciparono l’Anti-Defamation League, il B’nai B’rith (la Massoneria riservata agli ebrei), la Massoneria in generale. Dove circolava, incontrava il Papa e dava direttive Jules Isaac, membro di punta del B’nai Brith; e dove Isaac scrisse di fatto i documenti conciliari su Giuda, con il sostegno occulto dei Tisserant, dei Decourtray (of B’nai B’rith), dei Bea, degli altri «figli della luce» che stavano in Vaticano (2).

Per questo il ministro israeliano Herzog si sente in diritto di intromettersi, di dichiarare «inaccettabile la beatificazione di Pio XII».

Quello è stato il «loro» Concilio, ci si sono intromessi eccome, vi hanno circolato liberamente come non ha mai potuto fare nessun cristiano fedele, vi hanno imposto, con Jules Isaac, la cancellazione del concetto di «deicidio» applicato agli ebrei.

Jules Isaac era riuscito, con i suoi occulti appoggi, anche a presentarsi in visita privata a Pio XII, nel 1949. Gli aveva consegnato il suo testo, un diktat in 18 punti, dal titolo arrogante di «Riparazione dell’insegnamento cristiano riguardo a Israele».

Il documento - che Giovanni XXIII accolse dalle mani del massone nel 1960 - finì probabilmente in un cassetto. E’ questo il vero «silenzio di Pio XII» di cui questa gente, che non dimentica mai e non perdona nulla, accusa quel Santo Padre.

Quando il ministro Herzog dice che non solo Pio XII non denunciò il nazismo, ma «fece di peggio», è probabilmente a quello che allude.

Nel rapporto fra l’autorità pontificale e i fedeli qualcosa si ruppe, temo, per esempre. Non a caso la «legittimità» dei Papi post-conciliari tende ad essere una funzione della loro «popolarità», delle piazze che affollano, dell’audience.

E nemmeno è un caso che per i Papi post-conciliari, quelli che hanno partecipato al Concilio (anche Giovanni Paolo II), si avvia la causa di beatificazione fin dagli ultimi respiri: tutti santi, e santi subito, a fissare la loro «popolarità» confermante la loro «legittimità», che la Chiesa stessa sente pericolante.

Queste beatificazioni automatiche mettono un disagio, a cui non manca una punta di ridicolo: la santificazione sembra diventata una sorta di «fringe benefit» della categoria, un po’ simile all’auto di lusso di cui i dirigenti, nel mondo laico, hanno diritto automaticamente per la loro carica.

Il giovane monsignor Ratzinger ha partecipato al Concilio, addirittura con entusiasmo e ingenuità, da monsignorino teologo e «tipico universitario tedesco» come ha ricordato lui stesso.

Ecco come lui stesso rievocava quel clima: 

(...)  «Ristabilire una relazione con il mondo ebraico era per noi realmente una priorità,  fin dall’inizio. Era già cominciata una nuova lettura dell’Antico Testamento (...). La priorità era ristabilire, quindi, una nuova relazione col popolo ebreo: da una parte, volevamo esprimere la nostra amicizia, ma anche il nostro pentimento per i fatti negativi di duemila anni di storia, e dall’altra parte, senza offendere gli ebrei, anche esprimere la nostra identità».

(...) Ed è ancora quella: ora che il Papa Ratzinger passa da «conservatore», ma una cosa è essere conservatori, e un’altra, tradizionalisti.

Maurizio Blondet
tutto l'articolo qui:
http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=292874:i-veri-avversari-di-pio-xii&catid=83:free&Itemid=100021

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1) Rimando a Enrico Maria Redaelli, «Il mistero della sinagoga bendata»,  Effedieffe, pagina 202, e in generale per la storia del Concilio. Redaelli è un esperto che vi ha dedicato la vita, le mie sono solo impressioni giornalistiche, di semplice fedele.
2) Qui, è bene leggere Emmanuel Ratier, «Misteri e segreti del B’nai B’rith», Centro Librario Sodalitium.



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