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martedì 13 maggio 2014

PORTOGALLO FUORI DALLA CRISI? MA QUESTI I FOLLI PREZZI PER LA POPOLAZIONE

PORTOGALLO FUORI DALLA CRISI A CARO PREZZO
Portogallo presto fuori dal piano di salvataggio Ue. L'annuncio è stato dato dal primo ministro Pedro Passos Coelho, pronto a rinunciare ai prestiti del Fondo salva Stati e del Fondo monetario internazionale - 78 miliardi di euro in tutto - e a camminare sulle proprie gambe, anche se piuttosto fragili.


PIL IN CALO DI SEI PUNTI Negli ultimi tre anni il Prodotto interno lordo (Pil) è calato di sei punti percentuali, mentre i sindacati portoghesi, poco usi alla protesta, sono scesi in piazza a ripetizione. Per centrare gli obiettivi di bilancio richiesti, il governo portoghese ha varato misure durissime: prelievo sulle pensioni, aumento dell'orario di lavoro alla stessa paga, privatizzazioni di società in utile, oltre che una profonda revisione della tassazione e un piano di sostegno per l'export.
Il risultato è che l'indebitamento delle famiglie è al 130%. Il rosso nelle casse dello Stato è passato dal 94% del Pil del 2010 al 126,7% del 2014. Mentre la disoccupazione è destinata a rimanere al di sopra del 15%: se il 17 maggio i tecnici dell'Ue dovessero approvare il programma portoghese, il governo lusitano dovrà proseguire nel risanamento sotto la supervisione di Fmi, Commissione e Bce. E finirà di ripagare il proprio debito all'organizzazione di Christine Lagarde nel 2024 e a Bruxelles nel 2042.

LE PRIVATIZZAZIONI Il programma di 36 pagine sottoscritto dal governo portoghese con la Commissione europea prevedeva la privatizzazione delle principali imprese pubbliche, per un totale di circa 11 miliardi di euro.
 Negli ultimi tre anni Lisbona ha venduto il servizio postale nazionale (Ctt) e la società nazionale di trasporto merci. Poi ha messo sul mercato quote della maggiori società energetiche nazionali: ha dismesso l'11% della Ren, la rete nazionale dell'energia elettrica che controlla anche l'infrastruttura del gas e impianti di rigassificazione, aprendo le porte ai cinesi, entrati nel capitale della società con la China State Grid. E ha ceduto alla China Three Gorges Corporation il 21,35% della Energia de Portugal (Edp) tra i maggiori gruppi produttori di energia elettrica in Europa nonché quarto produttore di energia eolica al mondo.
Mentre l'80% della principale compagnia assicurativa del Paese, la Caixa Seguros, è passato sotto il controllo della cinese Fosun international limited.
Dal 2011 si parla della vendita della Tap, una delle poche compagnie aeree ancora in utile, e della privatizzazione della società nazionale dei servizi idrici, entrambe rimandate per la delicatezza del dossier.
Ma alla ricerca di denaro facile, a febbraio il governo ha tentato di vendere anche la collezione di 85 quadri di Joan Mirò, acquisita tramite il salvataggio del Banco Portugues de Negocios. Nel 2014 è il turno della Empresa Geral do Fomento, gruppo specializzato nel biogas. E potrebbero essere messe sul mercato anche quote della Galp, azienda di ricerca ed estrazione petrolifera, e un canale della televisione pubblica.

PRESSIONE FISCALE RECORD Secondo l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), il Portogallo è arrivato al record del 47% della pressione fiscale. Attualmente l'Iva è al 23%. Ma l'ultima manovra di marzo prevede un ulteriore rialzo al 23,35% nel 2015. Mentre anche le regioni autonome sono state obbligate a portare l'imposta al 20%.

PRELIEVO SULLE PENSIONI I portoghesi hanno sopportato - e sopportano ancora - un prelievo del 3,5% sulle pensioni fino ai 1.350 euro. Il contributo straordinario di solidarietà, come è stata chiamata la tassa, ha riempito le piazze. Dal 2015 è previsto un contributo tra il 2 e il 3,5% sulle pensioni sopra i 1.000 euro. Nel 2012 il governo ha tagliato la deducibilità delle spese ad aziende e contribuenti, eliminando lo sconto sulle rate dei mutui a famiglie e imprenditori. 
Infine, sono stati tassati tutti i trasferimenti sociali e sono state eliminate alcune aliquote in modo da rivedere la tassazione al rialzo. Un'operazione che ha portato nelle casse dello Stato ben 2 miliardi di euro.  Nel mirino è finita anche la PA: nel 2012, il Portogallo ha tagliato dell'1% le spese dell'amministrazione centrale e del 2% i costi delle amministrazioni locali. E la sanità: Lisbona ha fissato risparmi di circa 1 miliardo all'anno, di cui 100 milioni tagliati agli ospedali. Il piano iniziale prevedeva l'istituzione di un sistema di ranking delle strutture sanitarie pubbliche, A. Anche le scuole del resto sono finite sotto la ghigliottina governativa con 1,5 miliardi di trasferimenti in meno e la soppressione di 300 scuole elementari.
Secondo i sindacati degli insegnanti, tra il 2006 e il 2012, 23 mila professori sono andati in pensione e solo 396 sono stati rimpiazzati. Le statistiche dicono che negli anni della crisi il salario reale dei professori è calato del 7,5%. 


FONTE: http://www.cadoinpiedi.it/2014/05/11/portogallo_fuori_dalla_crisi_a_caro_prezzo.html?utm_medium=referral&utm_source=pulsenews

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