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martedì 1 luglio 2014

CONFLITTO USA-RUSSIA: SEMPRE PIU' SIMILI AL 1914?

putin rieletto 

Un po’ di storia non guasta, soprattutto in un momento in cui i media di regime stanno avvallando, davanti alle masse dormienti, spinte pericolosamente belliciste. I confini dell’UE grondano sangue: Ucraina, Siria, Libia … per citare tre casi in cui l’UE è intervenuta direttamente, manu militari, per stabilire il nuovo ordine mondiale. E anche l’indifferenza o la leggerezza con cui si tratta la tragedia di Gaza ha molto a che fare con questa situazione. Il blocco UE/USA ci sta indicando nella Russia il nemico per eccellenza. Le nuove sanzioni, imposte ieri da un consiglio non eletto da nessuno, vanno contro gli interessi del lavoro e dell’economia europea e dimostrano l’irrazionalità di una situazione che è sempre più simile a quella del 1914. Certo, degli indipendentisti dovrebbero percepire un qualche sussulto quando si trovano a leggere che la motivazione delle sanzioni alla Russia è il sostegno che essa avrebbe dato ai separatisti filorussi dell’Ucraina (sono Russi, non filorussi, non stanchiamoci di ripeterlo). Se non bastasse, però, richiamiamo alla memoria, sempre corta quando è in atto un bombardamento mediatico quale quello cui siamo sottoposti da mesi, un “trattato”, vale a dire un insieme di regole e norme concordate tra stati sovrani che si impegnano a rispettarlo. Si tratta del cosiddetto “due più quattro”, in tedesco “Zwei-plus-Vier-Vertrag”. Sulla rete, compresa wikipedia, c’è molto su di esso, ma occorre far la fatica di leggere, cosa oggi poco di moda. Si tratta del trattato internazionale tra le quattro potenze vincitrici della seconda guerra mondiale in Europa (USA, GB, Francia e Russia) che consentì la riunificazione della Germania e fu firmato a Mosca il 12 settembre 1990, entrando, poi, in vigore il 15 marzo 1991.

Il trattato non si limitava a porre le basi giuridiche della nuova Germania, ma regolava una serie di questioni riguardanti l’Europa orientale. Come sempre, quando si tratta di accordi di quella portata, erano previste norme esplicite e norme interpretative, non meno importanti delle prime. In modo particolare, il trattato escludeva, implicitamente, l’estensione della NATO ai territori dell’Europa orientale. La Russia sostiene, a tutt’oggi, che l’allargamento della NATO ai paesi dell’Europa orientale è stata una violazione del diritto internazionale. Hans Dietrich Genscher, allora ministro degli esteri tedesco, firmatario del Trattato, a conclusione delle trattative dichiarò apertamente che l’impegno a non allargare la NATO era da considerarsi generale, salvo cambiare opinione, qualche anno dopo, nel momento in cui la Federazione Russa era più debole. Gorbatschov, ultimo premier dell’URSS, a sua volta, specificò chiaramente che, poiché al momento della sottoscrizione del Trattato, il Patto di Varsavia esisteva ancora e la sua sussistenza non ne veniva messa in discussione, si doveva e poteva presupporre che quell’atto non consentisse l’allargamento della NATO, semplicemente perché impensabile, sia sul piano giuridico che su quello politico. Di fatto, la Russia acconsentiva ai rivolgimenti in atto in Europa centrale e orientale, a patto che quei territori fossero in qualche modo militarmente neutralizzati e non ostili.
Sappiamo, invece, come è andata, con le postazioni missilistiche NATO ai confini orientali della Polonia, e come sta andando, con la candidatura dell’Ucraina alla NATO.

Nel frattempo la NATO ha definitivamente abbandonato la sua natura difensiva, con guerre palesemente offensive come quelle condotte in Iraq, Afghanistan e Kossovo. Lo zampino della NATO è sin troppo evidente anche in Ucraina. Per questo è lecita la domanda: qual è la parte guerrafondaia? Chi, in Italia, si sta sistematicamente dimenticando che «l’Italia ripudia la guerra come mezzo di soluzione … delle controversie internazionali»? Dove ci stanno trascinando? Non è che, come nel 1914/15 qualcuno stia pensando di risolvere una crisi economico-finanziaria con una bella “operazione maltusiana”, come si usava dire allora, vale a dire con la macellazione di qualche milione di poveri cittadini?
Le sanzioni contro la Russia sono una doppia violazione del diritto internazionale: anzitutto del principio di autodeterminazione dei popoli, che l’UE sta sistematicamente violando, poi di un Trattato internazionale e dell’impegno a rispettarne le clausole.
Le sanzioni prese  a Bruxelles non possono entrare in vigore senza l’approvazione di ogni singolo governo europeo. Il Sì dell’Italia non mancherà di certo, e senza voto del Parlamento, come nel 1915 con il Patto di Londra che ci trascinò in quella che Benedetto XV chiamò, a ragione, l’inutile strage. Intanto la classe politica italiota, Lega inclusa, balla sul ponte della nave che affonda, e, come la pecora di Nietzsche «non conosce che l’erba che bruca e l’acqua che beve, incapace di far memoria del passato e proiettarsi nel futuro». Dio abbia pietà di noi.
 

FONTE: http://www.lindipendenzanuova.com/sanzioni-contro-russia-violazione-trattati/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=sanzioni-contro-russia-violazione-trattati
Un po’ di storia non guasta, soprattutto in un momento in cui i media di regime stanno avvallando, davanti alle masse dormienti, spinte pericolosamente belliciste. I confini dell’UE grondano sangue: Ucraina, Siria, Libia … per citare tre casi in cui l’UE è intervenuta direttamente, manu militari, per stabilire il nuovo ordine mondiale. E anche l’indifferenza o la leggerezza con cui si tratta la tragedia di Gaza ha molto a che fare con questa situazione. Il blocco UE/USA ci sta indicando nella Russia il nemico per eccellenza. Le nuove sanzioni, imposte ieri da un consiglio non eletto da nessuno, vanno contro gli interessi del lavoro e dell’economia europea e dimostrano l’irrazionalità di una situazione che è sempre più simile a quella del 1914. Certo, degli indipendentisti dovrebbero percepire un qualche sussulto quando si trovano a leggere che la motivazione delle sanzioni alla Russia è il sostegno che essa avrebbe dato ai separatisti filorussi dell’Ucraina (sono Russi, non filorussi, non stanchiamoci di ripeterlo). Se non bastasse, però, richiamiamo alla memoria, sempre corta quando è in atto un bombardamento mediatico quale quello cui siamo sottoposti da mesi, un “trattato”, vale a dire un insieme di regole e norme concordate tra stati sovrani che si impegnano a rispettarlo. Si tratta del cosiddetto “due più quattro”, in tedesco “Zwei-plus-Vier-Vertrag”. Sulla rete, compresa wikipedia, c’è molto su di esso, ma occorre far la fatica di leggere, cosa oggi poco di moda. Si tratta del trattato internazionale tra le quattro potenze vincitrici della seconda guerra mondiale in Europa (USA, GB, Francia e Russia) che consentì la riunificazione della Germania e fu firmato a Mosca il 12 settembre 1990, entrando, poi, in vigore il 15 marzo 1991.
Il trattato non si limitava a porre le basi giuridiche della nuova Germania, ma regolava una serie di questioni riguardanti l’Europa orientale. Come sempre, quando si tratta di accordi di quella portata, erano previste norme esplicite e norme interpretative, non meno importanti delle prime. In modo particolare, il trattato escludeva, implicitamente, l’estensione della NATO ai territori dell’Europa orientale. La Russia sostiene, a tutt’oggi, che l’allargamento della NATO ai paesi dell’Europa orientale è stata una violazione del diritto internazionale. Hans Dietrich Genscher, allora ministro degli esteri tedesco, firmatario del Trattato, a conclusione delle trattative dichiarò apertamente che l’impegno a non allargare la NATO era da considerarsi generale, salvo cambiare opinione, qualche anno dopo, nel momento in cui la Federazione Russa era più debole. Gorbatschov, ultimo premier dell’URSS, a sua volta, specificò chiaramente che, poiché al momento della sottoscrizione del Trattato, il Patto di Varsavia esisteva ancora e la sua sussistenza non ne veniva messa in discussione, si doveva e poteva presupporre che quell’atto non consentisse l’allargamento della NATO, semplicemente perché impensabile, sia sul piano giuridico che su quello politico. Di fatto, la Russia acconsentiva ai rivolgimenti in atto in Europa centrale e orientale, a patto che quei territori fossero in qualche modo militarmente neutralizzati e non ostili.
Sappiamo, invece, come è andata, con le postazioni missilistiche NATO ai confini orientali della Polonia, e come sta andando, con la candidatura dell’Ucraina alla NATO.
Nel frattempo la NATO ha definitivamente abbandonato la sua natura difensiva, con guerre palesemente offensive come quelle condotte in Iraq, Afghanistan e Kossovo. Lo zampino della NATO è sin troppo evidente anche in Ucraina. Per questo è lecita la domanda: qual è la parte guerrafondaia? Chi, in Italia, si sta sistematicamente dimenticando che «l’Italia ripudia la guerra come mezzo di soluzione … delle controversie internazionali»? Dove ci stanno trascinando? Non è che, come nel 1914/15 qualcuno stia pensando di risolvere una crisi economico-finanziaria con una bella “operazione maltusiana”, come si usava dire allora, vale a dire con la macellazione di qualche milione di poveri cittadini?
Le sanzioni contro la Russia sono una doppia violazione del diritto internazionale: anzitutto del principio di autodeterminazione dei popoli, che l’UE sta sistematicamente violando, poi di un Trattato internazionale e dell’impegno a rispettarne le clausole.
Le sanzioni prese  a Bruxelles non possono entrare in vigore senza l’approvazione di ogni singolo governo europeo. Il Sì dell’Italia non mancherà di certo, e senza voto del Parlamento, come nel 1915 con il Patto di Londra che ci trascinò in quella che Benedetto XV chiamò, a ragione, l’inutile strage. Intanto la classe politica italiota, Lega inclusa, balla sul ponte della nave che affonda, e, come la pecora di Nietzsche «non conosce che l’erba che bruca e l’acqua che beve, incapace di far memoria del passato e proiettarsi nel futuro». Dio abbia pietà di noi.
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