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martedì 8 luglio 2014

LONDON REVIEW OF BOOKS: NAPOLITANO CONDANNATO SENZA APPELLO



la London Review of Books condanna Napolitano senza appello: "un pericolo per la democrazia"

L’avviso di sfratto dei poteri forti a Giorgio Napolitano arriva da Londra, regno dell’alta finanza europea, per mezzo della prestigiosa rivista London Review of Books.

Gli storici e i ricercatori inglesi, accademici di statura internazionale, che compongono il board della rivista hanno ospitato e recensito il nuovo saggio di Perry Anderson, storico di fama mondiale, la cui conclusione è inequivocabile: “Giorgio Napolitano è la vera minaccia per la democrazia italiana”.
 
Altro che il salvatore della patria, altro che “roccia su cui fondare la Terza Repubblica”, come scrivono i pennivendoli di fiducia. Secondo Anderson, “Napolitano è una vera pericolosa anomalia, un politico che ha costruito tutta la carriera su un principio: stare sempre dalla parte del vincitore".
Il saggio, intitolato “The Italian Disaster”, racconta – con stile british, asciutto e senza fronzoli – la vera storia di Re Giorgio. A cominciare da un fatto incontrovertibile, che pochi conoscono e che potrebbe scatenare un putiferio: da studente Napolitano ha aderito al GUF, il Gruppo Universitario Fascista. Lo ha frequentato il tempo necessario per capire che l’aria stava cambiando e bisognava prendere le contromisure: salto della quaglia et voilà, Napolitano diventa comunista sfegatato, plaudendo all’intervento sovietico in Ungheria e asserendo che "solo i folli e i faziosi possono davvero credere allo spettro dello stalinismo".

Negli anni Settanta diventa “"il comunista favorito di Kissinger",
visto che il nuovo potere da coltivare sono ora gli Stati Uniti.

Ma il meglio, anzi il peggio di sé, Napolitano - secondo la ricostruzione dello storico britannico - lo offre proprio da presidente della Repubblica: "Nel 2008 firma il lodo Alfano, che 'garantisce a Berlusconi come primo ministro e a lui stesso come presidente l'immunità giudiziaria'. Il lodo verrà dichiarato poi incostituzionale e trasformato nel 2010 nel 'legittimo impedimento', anch'esso dichiarato incostituzionale nel 2011".
 
E poi una sequenza inarrivabile per dispotismo, autocrazia e violazioni di norme elementari: dal mancato scioglimento delle Camere nel 2008, all'entrata in guerra contro la Libia del 2011 (scavalcando la costituzione, senza un voto parlamentare e violando un trattato di non aggressione), passando per le trame con Monti e Passera per sostituire Berlusconi.
Per non parlare, poi, della vicenda della ri-elezione al secondo mandato ("a 87 anni, battuto solo da Mugabe, Peres e dal moribondo re saudita") e del siluramento del “nipotino” Letta da presidente del Consiglio, sostituito dal “nipotino” Renzi, senza passare per le urne. Secondo quanto scrive Anderson, “Napolitano, che dovrebbe essere il guardiano imparziale dell'ordine parlamentare e non interferire con le sue decisioni, rompe ogni regola”.

"La corruzione negli affari, nella burocrazia e nella politica tipiche dell'Italia sono adesso aggravate dalla corruzione costituzionale".

E per finire . Anderson rievoca il caso Mancino e la richiesta di impeachment contro Napolitano da parte di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso. La risposta del nostro presidente è stata l'invocazione della totale immunità nella trattativa Stato-mafia.

E lo storico britannico parla di "Nixon-style", termine che evoca scandali come il Watergate. "Ma gli esiti italiani sono stati diversi, come ben sappiamo", fa notare Anderson.
Adieu, Re Giorgio. Rien va plus.

FONTE: 

1 commento:

Rino Sanna ha detto...

da cittadino italiano, sottoscrivo purtroppo la sintesi della London Review.
L'arte di arrangiarsi ha incorniciato da sempre quel tipo di perversione che accompagna molti personaggi nati o formati in quel contesto.Se poi questo sia il risultato delle vicende storiche di quel territorio, o se le vicende di quel territorio diano viceversa per risultato certi interpreti molto scadenti dell'umano genere, è come sempre una desolant4e via di fuga per chi si rifiuta di esercitare il diritto di riflessione critica. Oltre a tutto è legittimo affermare che l'onestà intellettuale non è da elencare tra le leggi di Mendel.