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giovedì 24 luglio 2014

RELIGIONE, SUMERI ANUNNAKI...E NIBIRU


ANNUNAKI-RECORDS-061

La religione dei Sumeri – se così possiamo veramente definirla – era ovviamente politeista: molti erano infatti gli ANUNNAKI che gestivano il potere suddiviso nei vari territori.

Gli dèi erano quindi necessariamente divinità locali. Abbiamo già detto che il signore dell’impero era ANU, la cui comparsa si fa risalire al IV millennio a.C. Nel complesso delle divinità la sua era una figura decisamente evanescente, astratta; non era un creatore (in effetti abbiamo visto come il creatore fosse ENKI); non era oggetto di un culto concreto e continuo come gli altri “dèi”. Il suo tempio si trovava nella città di Uruk (Ur o Erek della Bibbia?) e si chiamava EANNA, “Casa del cielo”.

Il potere degli “dèi” e dei re che furono scelti a rappresentarli quando «il comando fu fatto scendere dai cieli sulla terra» derivava direttamente da ANU, per questo a lui si potevano rivolgere esclusivamente i sovrani e non i sudditi. Di qui forse il concetto di lontananza e inaccessibilità divina, maturato nel corso delle elaborazioni teologiche sviluppatesi nei secoli successivi.

ANU dimorava in alto, lontano, su NIBIRU, e secondo i racconti dei Sumeri scese una sola volta, o forse due, sulla Terra, per vedere l’operato dei suoi figli. Di loro abbiamo già detto: ENLIL (signore dell’alto, dell’aria, o delle parti alte) ed ENKI (signore della terra, delle parti basse, e dell’acqua: il creatore dell’uomo).

Una divinità femminile molto importante era INANNA, conosciuta in seguito come Ishtar, Astarte, Iside, Afrodite e Venere nelle varie culture dell’area mediorientale e mediterranea. Questa divinità amava molto viaggiare sulla sua macchina volante, per cui veniva rappresentata con tuta e caschetto da pilota!

Bisogna dire che il concetto di “spazio” era il fondamento di tutto ciò che riguardava il divino: il termine sumerico per indicare la divinità, DINGIR, rimandava infatti al significato di “apparizione celeste” e ne segnava la caratteristica della luminosità, del brillare; questo termine richiamerebbe quindi i signori delle macchine volanti che ovviamente apparivano luminose e scintillanti nei cieli. L’ideogramma che lo rappresentava raffigurava una stella e la sua pronuncia indicava proprio un “essere dell’alto”.

Notiamo subito che si tratta esattamente dello stesso significato del termine biblico ELOHÌM, “i signori dell’alto”: termine che viene normalmente – ma erroneamente! – tradotto al singolare per mantenere il concetto dell’unicità di Dio.

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