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venerdì 31 ottobre 2014

LOMBARDIA: REPUBBLICA CALABRA INDIPENDENTE

expo italia 

Ormai solo girando tra le bancarelle del mercato di Appiano Gentile senti parlare comasco. Sono le pensionate che si aggirano tra i banchi di frutta e verdura a due passi da Guanzate, base strategica e logistica della ‘ndrangheta in Lombardia. Per il resto… il tumore delle cosche ha colonizzato imprese, negozi, spaccio, appalti, edilizia, pompe di benzina, rivendite di frutta tutto un euro al chilo, a 12 chilometri dal confine svizzero del Bizzarone.

L’ultimo colpo lo hanno dato i carabinieri dei Ros, ma è come tirar fuori il mare con un cucchiaino. La ‘ndrangheta investe in attività legali, pulite. Manda i propri figli a studiare in America. Apre e investe in imprese pulite o ripulite. Subentra a chi chiude. Agisce in Borsa. Non la fermi più. La politica non le fa da spalla, le è coprimaria. Socia.

E adesso vediamo la cronaca ridondante, che di queste cose però non parla.  Ci sono quattro esponenti della clan Galati, espressione lombarda della cosca Mancuso, tra le 13 persone arrestate martedì dai carabinieri dei Ros nell’operazione contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia. Il boss della cosca lombarda è Antonio Galati, 62 anni, originario di Mileto (Vibo Valentia) e residente a Cabiate (Como). Appunto….

Nell’ordinanza di custodia cautelare figurano poi i nomi di Fortunato Galati, 36 anni, originario di Vibo Valentia, già detenuto per omicidio; Giuseppe Galati, 43 anni, originario di Castellana Sicula (Pa), già in carcere per traffico di stupefacenti; Giuseppe Galatu, 35 anni, originario di Vibo Valentia, residente a Cabiate (CO), imprenditore attivo nel settore dei compro-oro, figlio del boss Antonio.

Giuseppe Galati gestiva società titolari di subappalti Teem. Il clan Galati si era infatti  infiltrato nei lavori della Tangenziale Est Esterna di Milano,  in vista dell’Expo 2015. In particolare e’ Giuseppe Galati a gestire due società di costruzioni titolari di diversi subappalti in alcuni cantieri della ‘Tangenziale Est Esterna di Milano.


Non se ne era accorto nessuno prima?
Un ruolo che Galati ha rivestito nonostante si trovi in carcere in seguito a un condanna per traffico di droga. Stupefacente, ma non troppo in un Paese in cui Equitalia rincorre i poveracci mentre lo Stato fa affari con le cosche. 

Ora nei suoi confronti è stata emessa una nuova ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad associazione mafiosa, importazione e detenzione abusiva di armi da fuoco. Ma a chi gli ha concesso di entrare negli appalti, che farà lo Stato? Ci saranno nomi e cognomi dei “pali” istituzionali?

Intanto tra le 13 persone arrestate dai carabinieri nelle province di Milano, Como, Monza – Brianza, Vibo Valentia e Reggio Calabria, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, nell’ambito dell’indagine “Quadrifoglio’, c’è anche Luigi Calogero Addisi, ex assessore comunale di Rho eletto nelle file del Pd è imparentato con alcuni espone eri si vertice della cosca Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia).


 E’ accusato di riciclaggio e abuso d’ufficio con l’aggravante di aver favorito l’associazione mafiosa. Avrebbe riciclato denaro per l’acquisto di un terreno nella zona di Rho per poi votare a favore in Consiglio comunale della destinazione d’uso che ne avrebbe aumentato il valore. 

Ma il punto è sempre un altro. La facilità con cui la  ‘ndrangheta ha occupato il suolo lombardo, la facilità con cui i beni confiscati non vengono venduti dallo Stato o dalle società che li hanno in gestione. Si confiscano milioni di beni che poi restano lì, mummificati.

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