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lunedì 17 novembre 2014

PATTO DI STABILITA': AL NORD SI DEVE CREPARE SOTTO IL FANGO?

alluvione2Al Nord si deve crepare sotto il fango per difendere il Patto di stabilità?

di BRUNO DETASSIS

Non una parola di umana compassione. Da Renzi solo una sberla alle regioni perché in 20 anni hanno fatto poco e male. Ma il patto di stabilità non è in discussione, come la Bibbia, come Dio. Come Renzi. Solo il presidente della Camera, dopo che i morti crescono, ha espresso solidarietà. Era ora.

Siamo nel semestre, inutile e inconcludente, dell’Italia in Europa e davanti alla strage del fango, alla necessità di spendere per ripristinare e recuperare l’ambiente, per metterlo in sicurezza, il premier non fa una piega davanti all’ipotesi di sforamento del patto di stabilità per regioni e comuni che devono fare i ragionieri davanti alle vittime e ai funerali.

I territori non sono stati mai così distanti da Roma, anzi, il contrario: per il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, “per salvare vite umane” alle Regioni deve essere concesso di stornare i costi sostenuti per l’emergenza dai vincoli imposti dal Patto di Stabilità. Dall’Australia, Renzi replica dicendo che sull’emergenza maltempo ci sono “20 anni di politica regionale da rottamare”. E quindi? Quindi arrangiatevi.

Sbloccate questo patto della morte
E Claudio Burlando dalla Liguria fa sapere: “Regione devastata, danni per un miliardo di euro. Purtroppo di questo miliardo sarà possibile recuperare soltanto una quota minima. La Regione può fare poco, può passare da 50 a 60, 65 milioni, il sistema degli enti locali arriverà a un centinaio di milioni, poi però interviene il Patto di Stabilità”. L’assessore ligure al Bilancio, Pippo Rossetti, si appella addirittura all’Ue “ai sensi dell’art 122 del trattato dell’Unione” che prevede “qualora uno Stato membro sia minacciato da gravi difficoltà per calamità naturali o circostanze eccezionali”, possa spendere quello che è congelato. E, aggiunge correttamente che “dovrebbe richiederlo Renzi nel corso del semestre di presidenza italiano, per realizzare, al di fuori dei vincoli di bilancio dello Stato, cioè il deficit sotto il 3%, un piano straordinario nazionale di difesa del suolo che potrebbe valere 100 miliardi”.

Grillo: tra un po’ Genova va in mare
Grillo non perde giustamente tempo: “Tra un po’ Genova scivolerà in mare e nessuno avrà alcuna responsabilità. La colpa sarà della pioggia. La manutenzione ordinaria non genera maxi tangenti, al contrario delle Grandi Opere come il Mose o la Tav, non convengono ai partiti”.
E ancora: “Ma in che Paese vivono Renzie e Alfano? In quello delle fate? Hanno una bomba sotto il culo e morti di pioggia sulla coscienza e fanno solo comizi. In Australia fa caldo (…), intanto qui si muore affogati per strada. Ma, come nel film Il Corvo: ‘Non può piovere per sempre'”.


I fondi mai spesi
Renzi replica attraverso un suo uomo. Erasmo D’Angelis, capo della missione #italiasicura voluta da Renzi contro il dissesto idrogeologico, in un’intervista su Repubblica ribadisce la necessità e la volontà di Palazzo Chigi di mettere a punto un concreto piano di prevenzione per il Paese. “La cosa che più ci ha colpito sono i 2,3 miliardi per mille opere urgenti contro il dissesto e mai spesi. Li abbiamo trovati spulciando gli ultimi 15 anni di bilanci statali e regionali. Una vergogna. Dopo 22mila frane e alluvioni con 4.200 morti dal 1966, dopo aver pagato 3,5 miliardi di danni ogni anno, dopo oltre un miliardo di danni e 12 morti solo negli ultimi 70 giorni, abbiamo detto niente più lacrime di coccodrillo della politica con piani e impegni mai finanziati e rispettati. Abbiamo iniziato a spalare il fango dello Stato“, e adesso, “per la prima volta nella storia recente del nostro Paese si fa sul serio: pensiamo di aprire o riaprire circa settemila cantieri per opere come casse di espansione o canali scolmatori”.
 Chi vivrà, vedrà.

FONTE: http://www.lindipendenzanuova.com/patto-stabilita-blocca-lavori-emergenza-alluvione/

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