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venerdì 21 novembre 2014

PERCHE' HO SMESSO DI FARE L'AVVOCATO


di Paolo Franceschetti

Perché preferisco insegnare il diritto teorico, ovverosia un’utopia, piuttosto che praticarlo.

Perché per secoli la giustizia ha sempre condannato povera gente, contadini, schiavi, poveri, e mai i ricchi, i nobili, i potenti. E oggi non è diverso. A essere condannati sono ragazzi tossicodipendenti, contadini, spazzini, casalinghe, senzatetto, malati di mente, al massimo qualche studente. Mai politici, magistrati, architetti, avvocati, notai, agenti dei servizi segreti, poliziotti, carabinieri. Quelli, al massimo, si “suicidano”.

Perché mi hanno sempre offerto di più per non difendere alcuni clienti che per difenderli, ove normalmente non si ricava nulla.

Perché la stragrande maggioranza degli avvocati e dei magistrati il diritto non lo conosce. E in fondo fa bene, perché il diritto non viene mai applicato veramente.

Perché la difesa dei deboli non è mai stata possibile nei secoli scorsi, e non si poteva pensare che dopo millenni di soprusi il cambiamento di un sistema legislativo potesse comportare anche un cambiamento di mentalità.

Perché non ci sarà mai una vera giustizia finché non verrà applicato quell’articolo del codice deontologico secondo cui l’avvocato ha il dovere di dire la verità e di collaborare col giudice per la ricerca della verità, ma questo presuppone:
- che i magistrati cerchino la verità e non il proprio interesse, cosa allo stadio attuale dell’evoluzione umana impossibile;
- che gli avvocati non colludano col cliente che delinque ...


Perché nessuno vuole che la giustizia funzioni veramente, e quindi ogni riforma non fa che peggiorare il sistema già traballante, in quanto tra le tante falle del sistema, si insinuano e camminano spediti i corrotti, i criminali, i favoriti.

Perché nelle cause più importanti ho sempre vinto dove avevo torto e perso dove avevo ragione.

Perché in Italia (ma anche all’estero) non c’è mai stato un vero processo per strage, o per un delitto grave, in cui si sia saputa la verità.

Perché le leggi sono fatte da chi commette i crimini più innominabili, e quindi sono già pensate in anticipo per mandare assolti i colpevoli.

Perché volevo fare l’avvocato per difendere i più deboli, ma poi ho scoperto che spesso il debole non vuole comunque essere difeso veramente e che la vittima spesso collude senza saperlo con il suo persecutore.

Perché molti avvocati sono molto più criminali dei criminali che difendono, e i giudici sono molto più criminali dei criminali che condannano.

Perché la situazione, oggi, non è diversa da quella descritta da Khalil Gibran un secolo fa; ma del resto è la stessa situazione che esisteva millenni fa.

Perché finché ogni giurista troverà normale che sia punito l’omicidio ma si possa andare in guerra a fare milioni morti, che sia punito il furto ma si possano depredare i cittadini di milioni di euro, nessun sistema giuridico potrà mai essere chiamato “giustizia”.

Perché se non cambia la società è inutile cambiare il diritto.



Da: Il profeta, di Khalil Gibran


A voi piace emanare leggi, ma più ancora vi piace trasgredirle.
Come fanciulli che ostinatamente innalzano per gioco castelli di sabbia in riva al mare 
per poi distruggerle con una risata.
Ma intanto che innalzate queste torri, il mare trascina altra sabbia sulla riva.
E quando le distruggete il mare ride di voi.
In verità, il mare ride sempre all’innocente.

Cosa pensare di coloro i quali la vita non è un mare, e le leggi dell’uomo 
non sono che torri di sabbia, bensì la vita è una roccia, e la legge lo scalpello 
con il quale inciderla a propria somiglianza?
E che dire dello storpio che odia i danzatori?
O del bue che ama il suo giogo e giudica l’alce e il cervo della foresta smarriti e vagabondi?
E della vecchia serpe che non squama più
e stima gli altri nudi e vergognosi?
E chi va al banchetto nuziale di buon’ora
e torna sazio e stanco definendo ogni banchetto
una profanazione e i convitati trasgressori della legge?

Che dirò di loro se non che si stagliano nella luce,
ma con la schiena rivolta al sole?
Essi vedono soltanto la loro ombra, e le ombre sono la loro legge.
E che cos’è il sole per loro se non un seminatore di ombre?

Riconoscere le leggi non è forse chinarsi
e tracciare la propria ombra sulla terra?
Ma voi che camminati rivolti al sole,
quali immagini tracciate sulla terra potranno mai trattenervi?

E voi che andate con il vento, quale banderuola dirigerà la vostra corsa?
Quale legge dell’uomo vi potrà legare se spezzerete il vostro giogo,
ma non sulla soglia di una prigione umana?
Quali leggi temere, se danzando
non inciamparete nelle catene dell’uomo?

E chi vi porterà in giudizio se,
spogliandovi dei vostri indumenti,
non li lascerete sulla strada di alcun altro uomo?
Popolo di Orfalese, potrai mai soffocare il suono del tamburo e spezzare le corde della lira, ma chi comanderà all’allodola di non cantare?


E anche questo vi dirò, benché le mie parole potranno esservi di peso:
L'assassinato non è irresponsabile della propria uccisione,
E il derubato non è privo di colpa nel furto che ha subito.
Né il giusto è incolpevole degli atti del malvagio,
Né chi ha le mani bianche è netto nelle azioni del criminale.
Sì, il colpevole è spesso vittima dell'offeso.
E anche più spesso il condannato porta il fardello per l'innocente irreprensibile.
Voi non potete separare il giusto dall'ingiusto e il cattivo dal buono;
Perché essi stanno insieme davanti al sole, come se il filo nero e il filo bianco 
fossero insieme intessuti.
E quando si rompe il filo nero, il tessitore rivedrà tutta la tela, 
e dovrà esaminare anche il telaio.

Se uno di voi volesse giudicare una moglie infedele,
Metta sulla bilancia anche il cuore del marito, e misuri la sua anima col metro.
E chi volesse frustare l'offensore scruti lo spirito dell'offeso.
E se qualcuno di voi, in nome della giustizia, volesse abbattere la scure sopra il tronco malato, osservi le radici;

E in verità, troverà le radici del bene e del male, le infeconde e le fertili, 
tutte intrecciate nel cuore silenzioso della terra.

E voi giudici che volete esser giusti.
Quale sentenza emanate contro chi è onesto nella carne ma è ladro nello spirito?
Che punizione date a chi uccide nella carne, ma è egli stesso ucciso nello spirito?

E come processate colui che con gli atti inganna e opprime,
Eppure è afflitto e oltraggiato?
E come punirete coloro il cui rimorso è già più grande che il loro misfatto?
Non è forse il rimorso la giustizia amministrata proprio da quella legge che servireste contenti?
Tuttavia non potete imporre il rimorso all'innocente né toglierlo dal cuore del colpevole.
Non chiamato esso chiama nella notte, affinché gli uomini si sveglino e scrutino se stessi.

E voi che volete capire la giustizia, come potrete farlo
se non studiando ogni fatto nella pienezza della luce?

Solo allora saprete che l'eretto e il caduto sono un unico uomo
che vive nel crepuscolo fra la notte del suo io pigmeo e l'alba del suo io divino,
E che la pietra angolare del tempio non è più elevata della pietra più bassa delle sue fondamenta.

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