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venerdì 28 novembre 2014

REFERENDUM SVIZZERO SULL'ORO: IL SUO VERO SIGNIFICATO...



 http://i.telegraph.co.uk/multimedia/archive/01662/gold_1662214b.jpg

IL VERO SIGNIFICATO DEL REFERENDUM SVIZZERO SULL’ORO
DI PAUL CRAIG ROBERTS



Fra pochi giorni il popolo svizzero andrà alle urne per decidere se la Banca Centrale Svizzera dovrà detenere il 20% delle sue riserve sotto forma di lingotti d'oro.

I sondaggi mostrano che  questo requisito è sostenuto dai meno abbienti, e contrastato dagli svizzeri ricchi che investono in azioni. I risultati di questo sondaggio offrono una nuova visione su quale sia la vera ragione alla base del Quantitative Easing della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea.



Esaminiamo, in primo luogo, le ragioni alla base dei risultati di questo sondaggio fondato sulle classi sociali. Un punto di vista diffuso in Svizzera, vuole che un franco appoggiato sull’oro possa essere più prezioso e che, conseguentemente, un franco più prezioso possa aumentare il potere d'acquisto dei salariati, riducendo così il costo della vita. 


Per i ricchi proprietari di azioni, invece, un franco forte ridurrebbe le esportazioni svizzere. Le minori esportazioni, quindi, farebbero diminuire il prezzo delle azioni e conseguentemente la loro ricchezza.


Quello che avrà luogo fra pochi giorni, quindi, sarà chiaramente un voto sulle quote di reddito tra ricchi e poveri. L'establishment svizzero, esattamente come quello di Washington, è un oppositore del franco basato sull’oro.


Alcuni anni fa il governo svizzero, dopo aver sperimentato una forte crescita del valore del franco in seguito all’afflusso di dollari ed euro in cerca di sicurezza, ha deciso di espandere l'offerta di moneta, allineandola con le entrate in valuta estera, per fermare l'ascesa della sua valuta. 


La liquidità fornita dalla Banca Centrale attraverso la creazione di nuova liquidità, ha fermato l'ascesa del franco e ha sostenuto le esportazioni ed i prezzi delle azioni. Visto che il voto a favore di un franco basato sull’oro non è nell'interesse delle élites, non è chiaro se il voto sarà onesto oppure no.


Che cosa ci dice, tutto questo, sulla politica del Quantitative Easing portata avanti dalla Federal Reserve (un eufemismo per definire la stampa di un’enorme quantità di nuovi dollari)?

La ragione ufficiale alla base del QE è la keynesiana Curva di Phillips, che sostiene di come la crescita economica richieda una lieve inflazione, sull’ordine del 2-3%. Questa falsa teoria è stata messa a morte dalla politica supply-side [1] dell'Amministrazione Reagan, ma il travisamento di questa politica effettuato dall’establishment l’ha mantenuta in vita.

La pretesa che la politica della Fed, basata sulla confutata teoria della Curva di Phillips [2], sia diretta ad aiutare l'economia globale, è un altro esempio dell'inganno perpretato dalle autorità statunitensi. 


Il vero scopo del QE è quello di indirizzare la ricchezza ed il reddito verso l’1% (della popolazione più ricca), fornendo quella liquidità che poi si riversa nei prezzi degli assets finanziari, come le azioni e le obbligazioni.


Fin dalla recessione statunitense del 2008, coloro che contestano la “spiegazione” che la Fed ha fornito per il QE (supporto all'economia degli Stati Uniti) sottolineano che il vero motivo sia, in realtà, quello di sostenere il deficit federale (con dei bassi tassi d’interesse) ed i bilanci delle travagliate banche americane (puntellando i prezzi dei derivati finanziari presenti nei loro bilanci, collegati ai titoli del deficit federale).


Si tratta di obbiettivi importanti, ma lo scopo principale resta senz’altro quello di rendere i ricchi sempre più ricchi. E’ questo il motivo per cui abbiamo un mercato azionario in cui gli alti valori non si basano sui fondamentali, ma sull’infusione di liquidità da parte della Federal Reserve. 


Visto che la politica economica degli Stati Uniti è interamente nelle mani dei ricchi, non sorprende che questi la usino per arricchirsi a scapito di tutti gli altri. La politica monetaria della Fed, oltre che far arricchire i già ricchi (facendo crescere i prezzi delle azioni e delle obbligazioni), ha anche derubato i pensionati delle centinaia di miliardi di dollari (forse delle migliaia di miliardi) costituite dagli interessi sui loro risparmi.


Come chiarito da Nomi Prins e Pam Martens, il QE non è finito. La Fed sta facendo un “rolling over” [3] sui suoi interessi e sui suoi principali pagamenti per un importo pari a 4.500 miliardi di dollari, attraverso l’acquisto di obbligazioni. Anche le banche ne stanno acquistando per un corrispettivo di 2.600 miliardi di dollari, pagati in contanti per conto della stessa Fed, in luogo degli acquisti fatti direttamente tramite il QE.


Secondo le ultime notizie Mario Draghi, Governatore della Banca Centrale Europea, stamperà tutti i soldi che sono necessari per sostenere i prezzi degli assets finanziari. Draghi, esattamente come la Federal Reserve, maschera la politica di “arricchimento dei ricchi” nei termini della “Curva di Phillips”, ovvero di guidare l’inflazione verso l'alto per sostenere la crescita economica. Il vero scopo, naturalmente, è quello di far rialzare i prezzi delle azioni.

Esattamente come la Fed, la BCE “pretende”[credo sia piu' corretto dire "finge", questo il significato del verbo inglese pretend, ndr ] che il denaro stampato fluisca nell'economia. Ma la situazione delle banche è cattiva, ed il volume dei potenziali mutuatari è piuttosto basso. Il denaro creato dalle Banche Centrali, quindi, fluisce negli assets finanziari di carta, incrementandone i prezzi. 


La politica monetaria del mondo occidentale, pertanto, è diretta a sostenere la “ricchezza dei ricchi”, e a peggiorare la disuguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza.

I ricchi sono lontani dall’aver terminato i loro saccheggi. In cambio delle donazioni alle loro campagne elettorali, i governanti stanno girando i fondi-pensione statali verso quelli di tipo privato, caratterizzati dalle alte quote d’iscrizione e dall’alto rischio, che lavorano per massimizzare gli incassi derivati dalle loro parcelle, piuttosto che proteggere le uova nel nido dei pensionati.


In tutto il mondo occidentale la politica economica viene concepita a beneficio del solo 1% (della popolazione), e a scapito di tutti gli altri. L'avidità e la stupidità dei ricchi stanno creando le condizioni ideali per una violenta rivoluzione. Karl Marx potrebbe ancora trionfare.

Paul Craig Roberts è stato Assistente del “Segretario al Tesoro” degli Stati Uniti sotto l’Amministrazione Reagan. Co-fondatore della cosiddetta Reaganomics ed ex editorialista di Business Week, è stato docente di Economia Politica presso l'Università di Georgetown per una dozzina di anni (occupando la cattedra che fu di William E. Simon). Autore di diversi libri, tra i quali "The Supply-Side Revolution" (tradotto e pubblicato anche in Cina nel 2013) e "How America Was Lost" (2014). 

La sua home-page ufficiale è: http://www.paulcraigroberts.org/.



24.11.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCO



Note a cura del Traduttore

[1] E’ una scuola di pensiero economico sorta all’inizio degli anni ‘80 negli USA. Scolasticamente, sostiene l’esigenza di stimolare l’iniziativa privata per giungere a un’efficiente allocazione delle risorse. La  visione di un’economia più flessibile, perché fondata sull’offerta privata, ha influenzato fortemente la politica economica del Presidente R. Reagan negli anni 1981-82 (Riduzione della crescita del debito pubblico - Riduzione delle tasse sul lavoro e sui redditi di capitale - Riduzione della regolamentazione dell'attività economica - Controllo dell'offerta monetaria e riduzione dell'inflazione). Gli economisti di questa scuola sostengono che il raggiungimento di questi obbiettivi consente sia una rapida crescita economica che una riduzione dell’inflazione, grazie all’aumento del tasso di crescita della produzione. Anche se i risultati della supply-side reaganiana non furono così positivi, la rapida ripresa economica che si verificò negli anni 1983-84 offrì  una qualche ragione ai suoi sostenitori, anche se la “ripresa”, in realtà, fu dovuta al forte aumento del deficit federale, che questa “scuola” paradossalmente voleva combattere.

[2] Scolasticamente, in macroeconomia la curva di Phillips rappresenta la relazione inversa che esiste tra il tasso d’inflazione e il tasso di disoccupazione.  Essa afferma che un aumento della disoccupazione è correlato a un relativo decremento del saggio dei prezzi. Fu contestata perché non in grado di spiegare la “stagflazione” degli anni ’70. Nuove teorie, come quella sulle “aspettative razionali” (NAIRU, ovvero “non-accelerating inflation rate of unemployment”), sono nate per cercare di spiegare la stagflazione. In particolare la NAIRU, detta anche teoria del livello naturale di disoccupazione, distingue tra Curve di Phillips di breve o di lungo periodo. Chi vuole saperne di più, può consultare convenientemente:  http://it.wikipedia.org/wiki/Curva_di_Phillips.

[3] Scolasticamente, in finanza il roll-over è un’operazione attraverso la quale si chiude una posizione su un contratto-future vicino alla sua scadenza, per aprirne una corrispondente su un contratto-future con scadenza successiva. Il concetto è comunque molto ampio, per saperne di più si può consultare il sito: http://it.mimi.hu/economia/rollover.html

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