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venerdì 5 dicembre 2014

LA NATO MANDA CARRI ARMATI NELL'EST EUROPA. 150 PREVISTI PER IL 2015

A che servono all’Europa Orientale i carri armati americani? 

Il Pentagono intende dislocare nel 2015 in Europa circa 150 carri armati, anche nei Paesi baltici, in Polonia, Romania e Bulgaria. Gli USA lo spiegano con le esigenze delle manovre militari e con la necessità di garantire la sicurezza dei partner della NATO.



Già nei prossimi mesi nell’Europa Centrale e nell’Europa Orientale deve arrivare una rilevante quantità di carri armati. Stando al generale Ben Hodges, comandante delle truppe terrestri degli USA i Europa, nel 2015 in Europa saranno piazzati circa 150 mezzi brindati. Il generale ha detto che circa 50 veicoli vi sono già stati trasferiti, mentre ancora 100 carri armati М1 Abrams e veicoli da combattimento della fanteria Bradley vi arriveranno tra breve.

La geografia concreta della dislocazione dei mezzi bellici non viene precisata, ma gli appetiti del Pentagono sono smisurati. Oltre alla Germania, carri armati possono essere schierati lungo l’arco che va dal Mar Baltico al Mar Nero, ossia nei Paesi baltici, in Polonia, Romania e Bulgaria. 

L’operazione per il loro trasferimento sarà realizzata nell’ambito delle esercitazioni “Risolutezza atlantica” (Atlantic Resolve) che dureranno per tutto l’anno 2015. Ma la malizia degli americani consiste nel fatto che dopo la conclusione delle manovre i militari della NATO ritorneranno nei posti della loro permanente dislocazione, mentre i carri armati rimarranno. Ben Hodges ha già calcolato che ciò costerà di meno rispetto al trasporto dei mezzi corazzati americani indietro attraverso l’Atlantico.

Agli americani ciò costerà infatti di meno se faranno ricadere sugli europei i costi relativi alla lunga manutenzione dei carri armati. Saranno contenti anche i generali dell’Alleanza nordatlantica che hanno avuto la possibilità di parlare nuovamente della propria insostituibilità e di rispolverare i vecchi piani di scheramento delle forze della NATO nel caso di una guerra in Europa. Ne trarranno vantaggi anche i dirigenti politici dell’alleanza. La nuova Concezione strategica della NATO per il periodo fino al 2029, adottata nel 2010, formula il compito principale dell’Alleanza in generale conformemente al Trattato nordatlatico del 1949: “difesa collettiva in caso di aggressione esterna”. 

Ma, a quanto risulta, ai leader della NATO è troppo noioso aspettare un attacco dall’esterno e così hanno deciso di usare la crisi in Ucraina per rafforzare la componente militare nell’attività dell’alleanza. Non sono turbati nemmeno dal fatto che la crisi ucrina non può essere annoverata tra le minacce esterne per la NATO, visto che nessuno intende attaccare dall’Ucraina l’Ungheria, Slovacchia o Polonia.

I leader militari degli USA e della NATO negano energicamente l’esistenza di un legame tra lo schieramento di 150 carri armati americani e l’aspirazione a giocare la “carta ucraina” antirussa. La portavoce del Pentagono, Alayne Conway, parla soltanto della ricerca del miglior modo di sostenere l’operazione “Risolutezza atlantica”, e tra i tipi dei mezzi dislocati vengono menzionati persino camion.

I camion sono davvero mezzi pacifici se non vi vengono trasportati proiettli per carri armati. Ma a partire dall’inizio della crisi ucraina l’Alleanza nordatlantica ha rafforzato sensibilmente la propria presenza in Polonia e nei Paesi baltici trasferendovi caccia supplementari e prendendo di fatto sotto il proprio controllo la base delle fozre aeree in Estonia. Gli europei obbediscono tacitamente al partner maggiore americano, come nel caso delle sanzioni antirusse imposte da Washington a Bruxelles. In seguito a queste sanzioni la sola Italia rischia di perdere entro la fine del 2014 quasi 4 miliardi di euro.

Esiste tuttavia un fattore di non poco conto che rende nervosi gli USA e la NATO e li costringe a tentare di “chiamare sotto le armi” gli europei. Si tratta del rafforzamento della cooperazione politica e militare tra Russia e Cina che rappresenta per l’Occidente una sfida molto seria, ha detto a “La Voce della Russia” Konstantin Sivkov, vicepresidente dell’Accademia russa dei problemi geopolitici:
Nell’ambito dell’alleanza russo-cinese le alte tecnologie russe nella sfera dell’aviazione, della flotta, delle armi missilistiche ed anche le risorse russe saranno moltiplicate per la laboriosità cinese, per la constistenza numerica della popolazione, per la perseveranza e l’espansione demografica cinese. È una forza tremenda. L’Occidente è, naturalmente, molto preoccupato dallo sviluppo dei rapporti russo-cinesi.

L’isteria militare fomentata dall’Occidente non solo mina tutto quanto di positivo è stato accumulato negli ultimi decenni nella sua cooperazione con la Russia, ma può avere conseguenze fatali per tutto il mondo. Ed infatti, mentre i generali americani sospendono la cooperazione con Mosca e puntanto i cannoni dei carri armati nell’Europa Orientale contro le mitiche divisioni russe, i terroristi reali si preparano ad autentici attacchi. 

La minaccia più pericolosa è il terrorismo nucleare, la lotta contro il quale deve unire la NATO e la Russia, l’Ovest e l’Est, ha detto a “La Voce della Russia” il generale Vladimir Dvorkin, esperto militare dell’Istituto dell’economia mondiale e delle relazioni internazionali presso l’Accademia delle scienze della Russia:
L’odierno terrorismo nucleare è un fenomeno molto pericoloso e poliedrico. La minaccia più terribile è l’esplosione di un dispositivo nucleare fatto a casa. Ciò potrebbe produrre l’effetto uguale a quello delle esplosioni delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki che portarono via centinaia di migliaia di vite umane. 

La storia ha l’abitudine di ripetersi. Gli anni ’50 del secolo scorso passarono in Occidente con accompagnamento dei discorsi sull’imminente grande battaglia dei carri armati a Berlino. L’URSS e gli USA si trovarono sull’orlo di una guerra atomica, dopo di che firmarono una serie di trattati per il disarmo nucleare. In varie parti del modo scoppiavano propri conflitti regionali nei quali venivano per forza coinvolte Mosca e Washington. Sembrava che la crescente minaccia del terrorismo internazionale avesse reso non solo possibile ma anche indispensabile la cooperazione militare e politica della Russia e della NATO. Ma, a quanto risulta, adesso nelle capitali occidentali hanno di nuovo deciso di guardare alla Russia attraverso il mirino del carro armato ignorando le reali sfide e minacce globali, anziché quelle inventate.

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