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mercoledì 28 gennaio 2015

Luci e Ombre...sulla vittoria greca

crisi greciaPapandreou saltò per il referendum antiEuro. Tsipras che poteri ha dietro per resistere?




di GIOVANNI POLLI

E così, Alexis Tsipras ha giurato. Il trionfatore atteso delle elezioni greche, leader “della sinistra radicale”, il presunto “terrore dei mercati”, l’euroeversivo se non descamisado almeno scravattato, è al lavoro per varare un esecutivo che mantenga le promesse di rinegoziare il debito e di ricacciare la troika Ue-Bce e Fmi fuori dalla terra che vide nascere il concetto stesso di Democrazia. Con la lettera maiuscola.

C’erano ancora gli exit poll in corso, la sera delle elezioni in Grecia, e l’ingegnere civile la cui estetica ha da tempo commosso i salotti chic de noantri, dato ormai per trionfatore, incalzava: “Oggi il popolo greco ha fatto storia. La troika è finita, abbiamo mostrato la strada del cambiamento all’Europa. Il voto contro l’austerità è stato forte e chiaro”.


Poche ore prima del voto, gli italici saltatori sul carro del vincitore annunciato, sul Messaggero gli facevano fare una figura quantomeno azzardata: “Io, come Renzi, voglio cambiare verso all’Europa” titolava il quotidiano romano, attribuendogli una frase ed un’intervista ripresa poco dopo anche dalla Stampa di Torino. Letta al contrario, sarebbe stata tutta un (non) programma: “Voglio cambiare verso all’Europa come Renzi”, sarebbe suonata. Ovvero: sono qui per raccogliere le vostre speranze e regalarle in un cesto agli eurocrati che le useranno contro di voi.


Un dubbio sulla sua politica
Un dubbio che soltanto la politica reale condotta da Tsipras quando governerà effettivamente la Grecia potrà confermare o smentire. A suo carico, l’aver escluso di voler mettere in discussione l’euro, ma solo il debito. Un po’ come voler escludere di curare una grave malattia, concentrandosi invece sul sintomo. Il punto cruciale è quindi chiarire se si tratti di una strategia per non apparire davvero troppo eversivo oppure una manfrina già vista, già sentita, utile per ingannare un bel po’ di persone non scontentando però le alte sfere dove comunque tutto si confonde e tutto si decide.


La stampa e l’establishment tedeschi, se di manfrina si tratta, ci hanno messo del loro per stare comunque al gioco. “Euroterrore”, titolava il tabloid Bild, che ha poi parlato di “una sciagura per l’euro”, mentre era già di ben più di un anno fa la definizione appioppata a Tsipras di “Nemico pubblico numero uno” da parte dello Spiegel. E se la cancelliera Angela Merkel ha detto quel che ci si sarebbe aspettati, vale a dire “mi auguro che rispetti i patti”, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha messo le mani avanti, con un avvertimento che già suona minaccioso: il nuovo governo non dovrà fare “promesse che la Grecia non può permettersi”. In caso contrario, appare evidente, rubinetti degli aiuti chiusi.


Il piano per 4 anni?
Da parte del neopremier ellenico le dichiarazioni verso la Ue sono sempre state caute, anche dopo il risultato: «Troveremo con l’Europa una nuova soluzione per far uscire la Grecia dal circolo vizioso dell’austerità e per far tornare a crescere l’Europa. La Grecia presenterà ora nuove proposte, un nuovo piano radicale per i prossimi 4 anni».


Né aiuta a comprendere quanto possa accadere in Grecia l’inevitabile propaganda piddina al seguito. Profetico, almeno per una volta, Pippo Civati della minoranza interna, che alla convention di Sel aveva pronosticato: “se vince Tsipras, Renzi si scriverà Rentsi, con il ts”. Se Rentsi, pardon Renzi, per ora tace, la posizione del partito è però proprio questa, ed è affidata al vicesegretario Debora Serracchiani. La quale non ha trovato di meglio che riprendere l’imbarazzante presunta affinità di scopi con il premier italico: «Siamo convinti che Tsipras saprà sfruttare al meglio il risultato elettorale raggiunto, per il bene della Grecia e per consolidare in Europa il percorso per la crescita cui ha lavorato il governo Renzi in questi mesi».


Ma non è come Renzi, almeno speriamo
Non ha scherzato nemmeno il sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega agli Affari europei Sandro Gozi: «In Italia credo che nessuno incarni la volontà di cambiamento come fa Tsipras in Grecia. Anzi, uno c’è: si chiama Matteo Renzi». Fosse davvero così, non ci sarebbe scampo: il destino dei greci sarebbe scritto e nulla cambierebbe, se non in peggio.

A scompaginare qualunque teorema astratto sulla vera natura di Tsipras e del suo movimento Syriza è però giunto l’accordo a sorpresa con un altro movimento euroscettico greco, i “Greci indipendenti” che con i loro tredici seggi al Parlamento offrono al nuovo esecutivo una maggioranza assoluta praticamente blindata


Piccolo particolare non da poco: i “Greci indipendenti” sono euroscettici “di destra”, nati da una costola del conservatore Nuova Democrazia. Forse è proprio questo il particolare più interessante, e più straniante per chi ancora ragiona in modo ideologico. Se Tsipras facesse davvero sul serio, non certo come i suoi autoproclamati emuli d’Italia, dai salottieri chic Vendola a Barbara Spinelli o i neofiti piddini “che ci provano”, avrebbe con questa mossa inaugurato quella sorta di larghe intese euroscettiche postideologiche che potrebbero rappresentare l’unica vera novità, esportabile in prospettiva anche nel resto d’Europa.

La novità: unione ipotetica dei cittadini a loro tutela
Mentre dalle nostre parti e non solo (si pensi in Francia) si tenta ancora di spacciare per vivente la vecchia ed ormai farlocca dialettica destra-sinistra, la vera novità di Tsipras sarebbe proprio l’unione ipotetica – la cui efficacia, si ripete a costo di essere noiosi è tutta da vagliare – dei “cittadini” a tutela dei loro interessi contro i banchieri e gli oligarchi, i cui interessi sono oggi molto ben rappresentati dai partiti storici, Pd su tutti, o post-storici, come Forza Italia, affini o derivati.


Occhio a storia Papademos
E non è un caso se la galassia euroscettica o eurocontraria di tutte le tendenze, da Marine Le Pen a Nigel Farage e financo a Matteo Salvini, che ha parlato di “un bello schiaffone all’Unione Sovietica Europea dell’euro, della disoccupazione e delle banche”, ha esultato ed applaudito per il voto di Atene.
Resta il grande interrogativo, alla luce del ricordo del “golpe” Papademos, il banchiere già Goldman-Sachs che, nel 2011, al pari del collega Monti in Italia con Berlusconi, spodestò in modo ancora troppo poco chiaro il governo Papandreou dopo che quest’ultimo aveva già deciso di sottoporre a referendum il memorandum Ue sull’austerità.


Ora Tsipras promette di restituire davvero il memorandum a Bruxelles. Se fosse davvero intenzionato a farlo, come evitare un nuovo “pronunciamento” della troika? Oppure, in cambio della permanenza al potere, potrebbe anche avvenire la sua auto-trasformazione in qualcosa davvero di simile all’italico teatrante e sostanzialmente deleterio Renzi. A meno che non si reciti un copione già tutto scritto, solo pochi giorni di pazienza e le prime risposte inizieranno ad arrivare.

fonte: http://www.lindipendenzanuova.com/papandreou-salto-per-il-referendum-antieuro-tsipras-che-poteri-ha-dietro-per-resistere/

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