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martedì 13 gennaio 2015

USA e UK, hanno pianificato la confisca dei depositi bancari?



EU distruzione small 

La confisca dei depositi dei clienti delle banche di Cipro, a quanto pare, non è stata la disperata mossa una-tantum di alcuni funzionari della “troika” europea, che cercavano di salvaguardare i loro bilanci.
Un documento congiunto della FDIC (US Federal Deposit Insurance Corporation) e della Banca d'Inghilterra, datato 10 Dicembre 2012, dimostra che questi piani sono stati discussi a lungo, ed hanno avuto origine nel “Finance Stability Board” del G20 che si è tenuto a Basilea, Svizzera, il cui risultato sarà quello di fornire alle banche un chiaro titolo [di possesso] sui fondi dei correntisti.La Nuova Zelanda ha promulgato una direttiva del tutto simile [ne ho parlato in un mio precedente articolo], la qual cosa prova che la confisca dei depositi non è una misura d’emergenza solo per quei paesi dell’Eurozona che sono in difficoltà. 

Il New Zealand‘s Voxy ha così scritto:

"Il Governo sta spingendo per una soluzione in stile Cipro, nel caso fallisca una qualche banca in Nuova Zelanda, con i piccoli risparmiatori che perderanno una parte dei loro risparmi per finanziare i grandi salvataggi bancari … ".
"La OBR (Open Bank Resolution) (1) è l’opzione favorita dal Ministro delle Finanze Inglese, nel caso dovesse esserci un grande fallimento bancario. Se una banca fallisce tutti i correntisti, secondo le direttive dell’OBR, vedranno i loro risparmi ridursi nel corso della notte, in favore del fondo di salvataggio della banca".

POSSONO FARLO ?
Anche se pochi correntisti se ne rendono conto, la banca possiede legalmente i soldi del generico depositante, non appena questi vengono depositati.
I nostri soldi diventano di proprietà della banca, e noi diventiamo creditori chirografari in possesso di “pagherò” o di “promesse di pagamento”.
Ma, fino ad ora, le banche sono state obbligate a restituire il denaro sotto forma di soldi contanti, a semplice richiesta. In base al piano FDIC-BoE, i nostri “pagherò” saranno convertiti in "azioni della banca".
In conclusione, la banca otterrà il denaro, e noi otterremo le azioni della banca. Con po' di fortuna potremmo essere in grado di rivendere il titolo a qualcun altro ma … quando e, soprattutto, a quale prezzo?
La maggior parte delle persone apre un Conto Corrente per poter avere una cifra “pronta cassa” per pagare le bollette, non per speculare in borsa!

Il documento FDIC-BoE di 15 pagine, si chiama ““Resolving Globally Active, Systemically Important, Financial Institutions.”.
Si comincia con lo spiegare che la crisi bancaria del 2008 ha chiarito che il coinvolgimento dei contribuenti nel salvataggio [delle istituzioni finanziarie] è necessario per mantenere la "stabilità finanziaria".
In questo modo si sta evidentemente anticipando che il prossimo collasso finanziario sarà su una scala più grande di quanto sia il contribuente che il Congresso [USA] siano disposti ad ammettere.

Gli autori affermano:
"Un percorso efficace per restituire ben funzionanti al settore privato le banche della lista G-SIFI (2), è quello di scambiare [o di convertire in azioni] una sufficiente quantità di “debito non garantito” con i soldi dei creditori originali della società fallita [i correntisti]. Negli Stati Uniti il nuovo patrimonio diventerebbe il capitale di una o più entità operative di nuova formazione. Nel Regno Unito si potrebbe convenientemente utilizzare lo stesso approccio, ed il nuovo patrimonio potrebbe essere utilizzato per ricapitalizzare le stesse Società Finanziarie che stanno fallendo, così lo strato più elevato dei creditori diventerebbe proprietario dell’Istituto salvato. In questo modo, ed in ogni paese, i correntisti verrebbero caricati del rischio di essere soci di un Istituto Finanziario".
Negli Stati Uniti nessuna eccezione è prevista per i "depositi assicurati", ossia quelli al di sotto  dei 250.000 USD, che pensavamo fossero protetti dall’assicurazione FDIC. Tutto ciò può difficilmente essere considerato una svista, dal momento che è la FDIC stessa che ha emesso la direttiva.
La FDIC è una “compagnia di assicurazioni” finanziata dai premi pagati dalle banche private. La direttiva è chiamata "resolution process", e viene altrove definita come “un piano che si sarebbe attivato nell’eventualità del fallimento di un assicuratore …..".
La semplice menzione "deposito assicurato", seppur connessa con la legislazione vigente nel Regno Unito, non lo è con la direttiva FDIC-BoE, che continua a ritenerla insufficiente, il che vuol dire che ha bisogno di essere modificata o sovrascritta.
UN RISCHIO IMMINENTE
Se i nostri “pagherò” [i nostri depositi] vengono convertiti in azioni delle stesse banche, essi non saranno più soggetti alla tutela assicurativa, ma saranno "a rischio", ovvero soggetti ad esser spazzati via, proprio come è capitato agli azionisti della Lehman Brothers nel 2008.
Che questo terribile scenario possa materializzarsi, è stato sottolineato da Yves Smith in un suo post intitolato "When You Weren’t Looking, Democrat Bank Stooges Launch Bills to Permit Bailouts, Deregulate Derivatives”.

La Smith afferma: 
"Negli Stati Uniti i correntisti si trovano in una posizione peggiore rispetto a quelli di Cipro, quanto meno se sono correntisti delle grandi banche che giocano nel “casinò dei derivati”. I regolatori chiudono un occhio sui modi con cui le banche usano i fondi dei loro correntisti per finanziare le esposizioni nei derivati. Ed i correntisti, cosa ancor più grave, non sono dei creditori senior [privilegiati, ndt], a differenza dei loro confratelli ciprioti. Vi ricordate della Lehman? Quando quella banca d'investimento fallì, i creditori non garantiti [ricordate! I correntisti sono creditori chirografari] hanno ottenuto solo 8 centesimi per ogni Dollaro che avevano depositato [8%, ndt]. La ragione più importante è che le controparti, nel caso dei contratti in derivati, ​​richiedono delle garanzie per le loro esposizioni, nel senso che diventano dei creditori privilegiati [a differenza dei correntisti, ndt]. La riforma del 2005 ha trasformato i derivati in crediti di tipo senior [privilegiati], per togliere questa assicurazione ai correntisti”.
Ci si potrebbe chiedere perché, nei derivati, la concessione di un collaterale [ovvero di una garanzia in una certa percentuale del totale] dia alla controparte lo status di “creditore garantito", mentre invece il depositante, che mette 100 centesimi sul Dollaro [ovvero garantisce il 100%], non debba esserlo.
Spostandoci di nuovo sulla Smith, ella scrive:
"Lehman controllava due piccole banche le quali, per quanto ne so, non facevano attività retail. Ma, come i lettori ricorderanno, Bank of America spostò la maggior parte dei suoi derivati ​​dalla Merrill Lynch alle due banche di cui sopra, alla fine del 2011".

Conseguentemente, quei depositi sono ora soggetti ad esser spazzati via, se dovesse esserci una grave perdita nei derivati. Se tutto ciò dovesse accadere, quanto grave potrebbe essere questa faccenda? 
La Smith cita Bloomberg: "… la holding company della Bank Of America … deteneva quasi 75.000 miliardi di Dollari in derivati, ​​a fine Giugno …".
Cifra equiparabile con l’entità dei depositi in derivati della “JPMorgan deposit-taking” [1 bis], di proprietà della JP Morgan Chase Bank NA, che ne possiede per 79.000 miliardi – dati dell’OCC (Office of the Comptroller of the Currency - U.S. Department of Treasury).
La bellezza di 75.000 e di 79.000 miliardi di Dollari in contratti-derivati! Queste due mega-banche, da sole, detengono derivati ​​per un controvalore più grande dell'intero PIL mondiale [che è di oltre 70.000 miliardi di Dollari].

Il "notional value" (3) dei derivati ​​non è la stessa cosa del denaro a rischio, ma un cross-post tratto dal sito:della Smith sostiene che:
“Si può stimare che, nel 2010, c’erano 12.000 miliardi di Dollari investiti su derivati a rischio … 12.000 miliardi Dollari costituiscono una somma molto vicina al PIL degli Stati Uniti”.

La Smith continua:  
"… Ricordatevi dell'effetto della revisione della legge fallimentare (2005): le controparti dei contratti in derivati ​​sono in prima linea, ovvero si accaparrano per prime gli assets dati in garanzia, e lasciano a tutti gli altri le briciole … Lehman è fallita nel corso di un fine settimana, dopo che la JP Morgan si era accaparrata tutti i collaterali [gli assets dati a garanzia, ndt]".

"Ma la situazione è persino peggiore. Durante la crisi delle “Savings & Loans” [assimilabili alle nostre Casse di Risparmio, ndt], la FDIC non aveva abbastanza “depositi a garanzia” per le liquidazioni da effettuare nell’ambito della “Resolution Trust Corporation” (4). Dovette ottenere dei finanziamenti supplementari da parte del Congresso. Questa mossa apre la strada ad un altro salasso dei contribuenti, in stile TARP (4 bis), questa volta per salvare i correntisti".

Forse, ma il Congresso è già stato bruciato una volta, ed è restio ad esserlo una seconda volta. La sezione n. 716 del “Dodd-Frank Act” vieta espressamente il sostegno pubblico alle attività speculative in derivati.

E l’Eurozona, dopo aver istituito il “Meccanismo Europeo di Stabilità” [il MES, che impegna i paesi aderenti a salvare le banche fallite], sembra averci apparentemente ripensato.

Il 25 Marzo 2013, infatti, il Ministro delle Finanze Olandese Jeroen Dijsselbloem, che ha giocato un ruolo di primo piano nell’imponente piano di confisca dei depositi delle banche cipriote, ha detto ai giornalisti che questo sarebbe stato il modello da attuare anche per altri eventuali salvataggi bancari, e che "l'obiettivo è che l'MES non debba mai essere utilizzato".

Questo spiega la necessità della risoluzione FDIC-BoE. Se dovesse passare, la FDIC non avrà più bisogno di proteggere i fondi dei depositanti, ma potrà semplicemente confiscarli.

PEGGIO DI UNA TASSA
La confisca FDIC dei depositi per poter ricapitalizzare le banche è una faccenda molto diversa da una semplice tassa sui contribuenti, imposta per finanziare le spese del Governo. Il debito dello Stato, in effetti, è il debito del suo popolo, dal momento che è il Governo che fornisce i servizi alle persone.
Ma quando le banche vanno in difficoltà con i derivati, queste non stanno servendo i correntisti, che non hanno come obbiettivo la riduzione dei loro profitti. Prendere i fondi dei depositanti è semplicemente un furto.
Quello che si deve fare è aumentare i premi di assicurazione FDIC, e far sì che le banche li paghino se vogliono mantenere i loro correntisti. Ma i premi sono già elevati e la FDIC, come le altre agenzie di regolamentazione governative,  è soggetta alla “regulatory capture”. (5). 

Il “Deposit Insurance” è fallito, e così anche il sistema bancario privato, che dipendeva da quest’assicurazione per garantire fiducia al lavoro delle banche.
L’haircut (6) sui depositi di Cipro è stato chiamato "imposta patrimoniale", e descritto dai commentatori come un qualcosa di "meritato", perché gran parte del denaro depositato nei conti ciprioti apparteneva ad oligarchi stranieri, ad evasori fiscali e a riciclatori di denaro sporco.
 
Ma se questo modello dovesse essere applicato negli Stati Uniti, si trasformerebbe in una tassa sui poveri e sulla classe media! Gli americani ricchi non tengono la maggior parte del loro denaro nei conti bancari. Lo investono in borsa, nel settore immobiliare, negli strumenti derivati ​​over-the-counter (7), in oro ed in argento, e così via. Potete quindi considerarvi al sicuro, se avete investito il vostro denaro in oro ed in argento? Parrebbe di no – se li conservate in una cassetta di sicurezza in banca. 

La Homeland Security (8) ha riferito che le banche hanno il potere di sequestrare il contenuto delle cassette di sicurezza senza un mandato, se la questione è di "sicurezza nazionale"….ed una grave crisi bancaria senza dubbio lo sarà.

L’ALTERNATIVA SVEDESE: NAZIONALIZZARE LE BANCHE

Una possibile alternativa è stata considerata [e respinta] dal Presidente Obama, nel 2009: la nazionalizzazione delle mega-banche che falliscono. In un articolo del Febbraio 2009, dal titolo "I depositi bancari non assicurati sono in pericolo?", Felix Salmon aveva discusso la questione con Christopher Wood (uno stratega residente in Asia):

"E’ sorprendente che Obama non riesca a capire il fascino politico della nazionalizzazione …. Nonostante la battuta d'arresto, la nazionalizzazione delle banche arriverà, prima o poi, perché la realtà della situazione lo richiederà. Il risultato sarà che gli azionisti saranno spazzati via, e gli obbligazionisti saranno costretti ad effettuare uno scambio debito/azioni, e speriamo che non debbano esserlo anche i correntisti".
Sul fatto che i correntisti avrebbero potuto essere costretti a diventare azionisti, Salmon aveva commentato:
"Vale la pena ricordare che i correntisti, presso qualsiasi banca, sono dei creditori non garantiti. Essi costituiscono, ma di gran lunga, il più grande gruppo esistente di creditori chirografari".
Il presidente Obama ha riconosciuto che la nazionalizzazione delle banche aveva ben funzionato in Svezia, mentre il cammino intrapreso dalla Fed non aveva funzionato in Giappone [il cosiddetto "decennio perduto"].
Ma Obama ha optato per un approccio di tipo giapponese perché, secondo Ed Harrison,, "gli americani non tollereranno le nazionalizzazioni".

Ma questo accadeva alcuni anni fa. Quando gli americani si renderanno conto che l'alternativa è rappresentata dal loro denaro trasformato in uno stock di azioni bancarie dalla dubbia vendibilità, spingere le mega-banche fallite verso il settore pubblico potrebbe cominciare ad avere decisamente più fascino.

 by Ellen Brown

Fonte originale: http://www.nationofchange.org/it-can-happen-here-confiscation-scheme-planned-us-and-uk-depositors-1364735979
31.12.2ì013
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da FRANCO

Tratto da: http://vocidallastrada.blogspot.it

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