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giovedì 30 aprile 2015

Ma quale democrazia, quale mai repubblica: questa è una res privata di gabellieri dei grandi usurai.

Il bar sotto casa mia esibisce ben quattro (sì, quattro) quotidiani, il che significa che bevendo il caffé c'è sempre modo di aggiornarsi sulle cattive notizie della sedicente Repubblica democratica (magari lo fosse) e sul resto del mondo.
Ma quale democrazia, quale mai repubblica...questa è una res privata di gabellieri dei grandi usurai. 

Dimostrazione alla mano: stamane uno giornali riferisce che il governo ha comperato tot miliardi di derivati finanziari.
 

L'ingenuo si aspetta che il governo usi i soldi per amministrare i servizi dei cittadini, invece gioca in borsa, ma, quel che peggio, pure ci perde, esito che va sottolineato con evidenza: se qualcuno vuole prendersela con la "spesa pubblica" lo faccia contro questi investimenti fraudolenti, invece che contro i poveri impiegati statali, che sono stipendiati per lavorare, e poi vengono a spendere lo stipendio nei negozi privati per fare la spesa, circostanza che a molti privatissimi arrabbiati forse sfugge (la spesa dello stato è la ricchezza dei popoli, se lo stato spende per pagare i cittadini).

Ebbene, è evidente che tutti i giochi finanziari (i derivati sono sostanzialmente delle scommesse) sono costruiti in modo che il banco vinca: come al casinò.
Ma allora se il banco vince e il cliente perde, perché il governo compera queste scommesse ?
Perché è facilissimo costruire prodotti finanziari che rendono a breve termine e invece perdono dopo, non subito, facendo prima guadagnare il governo acquirente a breve termine, e poi, a lungo termine, la banca, quando il governo acquirente non ci sarà più.

Anzi, è perfino possibile costruire prodotti di cui si stabilirà a piacere quando smetteranno di rendere e cominceranno a perdere, il che diventa pure uno strumento politico di parte: "Io rimango al governo e tu non mi fai cadere, perché se tu mi sostituissi ti troveresti subito precipitare i conti in rosso".

Il governo di turno non sa quanto tempo starà in carica, per cui gli interessa guadagnare subito, e poi lasciare che il peso dei successivi passivi si scarichi sui governi successivi, tanto il politico spende soldi non suoi, quindi è nelle condizioni di disinteressarsi degli effetti a lungo termine delle sue iniziative, quel che conta è sopravvivere a breve, condizione temporanea utilizzata frattanto per impiegare il potere a scopo di arricchimento privato

Chi avesse dubbi, rifletta: in passato l'Italia (cioè i cittadini) ha pagato a Morgan Stanley ben 5,6 miliardi di euro per un vecchio contratto derivato ormai avariato (cioè entrato in fase di perdita), però in modo doppiamente fraudolento: tramite una clausola che fissava una penale 50 volte superiore all'importo del contratto (mentre le penali debbono essere una frazione del valore contrattuale, non un multiplo), e anche in situazione di palese conflitto di interesse (che NON è una prerogativa esclusivista di Berlusconi, perdio!), poiché dipendente dalle valutazioni sui titoli di stato delle agenzie di rating, i cui grandi azionisti però sono gli stessi grandi azionisti delle grandi banche come Morgan Stanley, Goldman Sachs & grandi bande ladri associate.


Quindi gli ingegneri finanziari di Morgan scrivono una scommessa sullo stato italiano, la vendono allo stato italiano, poi incaricano gli agenti di rating di declassare lo stato italiano a tempo debito, così dopo che il governo acquirente ha guadagnato alcuni soldini iniziali successivamente Morgan vince soldi e ci cittadini italiani li perdono, visto che il governo seguente li fa pagare a loro tramite le imposizioni fiscali.
Un raffinato metodo per rubare gratis alle spalle di tutti noi.
 

Infatti, c'è un processo in corso a Trani, al riguardo della vicenda derivati Morgan, anche se i mass media fanno finta di non saperlo, e, del resto, i processi contro i politici fraudolenti sembra che non siano pochi, anche nell'era Pd.
E i politici, da bravi mascalzoni, si difendono con devastante energia.

Alessandro Di Battista fa notare che la foga compulsiva con cui il governo antidemocratico dell'antidemocratico Pd vuole il Senato nominato invece che elettivo, assieme ad altre delicatezze distruttive anticostituzionali, è ben motivato, da parte sua. Infatti se in Senato si spediscono, invece che gli eletti dai cittadini, i consiglieri regionali passibili di indagini arresto e processo succede che la magistratura si deve fermare se non c'è l'autorizzazione del Senato medesimo.

Il che comporta che quando hai riempito il Senato di ladri nominandoceli questi negheranno sempre le autorizzazioni a procedere mettendosi in salvo uno con l'altro.
C'è però anche una buona notizia, e infatti di questa i mass media di regime non parlano, tutti zitti e acqua in bocca.

Viene dall'Islanda, il paese che anni fa ha rifiutato il debito privato bancario scaricato sullo stato e i cittadini, cacciando via i politici di due legislature (una di centrodestra ed una di centrosinistra), vincendo un referendum popolare per rifiutare che le perdite bancarie si scaricassero sul popolo, ed inviando i banchieri a spiegarsi in tribunale, invece che insediarli al governo, come si usa in Italia.

 
Ebbene, ora il governo islandese ha deciso di vietare alle banche di emettere valori (cioè moneta e derivati): potranno solo gestire i depositi,  mentre la emissione di valori sarà esclusivamente pubblica (cioè sotto il controllo di tutti), non più in mano privata (cioè sotto il controllo di alcuni). I nuovi Islandesi emuli Andrew Jackson, dunque, il presidente degli Stati Uniti che sconfisse i banchieri privati, restituendo alla collettività il monopolio di sovranità monetaria.

"E che differenza fa?", chiede a volte l'ingenuo.
Fa la differenza che la direzione politica dello stato dipende dal voto di ogni cittadino, mentre quella di una banca dal voto degli azionisti, ovvero di chi ha i soldi, e gli altri zitti, "Perché io sono io e voi non contate un cazzo!", come esemplificava il Marchese del Grillo, il quale si faceva gli affari e gli interessi propri, naturalmente, al pari dei banchieri.

Allora, la domanda é: gli italiani preferiscono comportarsi come gli Islandesi o come i servi del Marchese del Grillo ?

Cosa decidono di fare, che vogliono ?
Al popolo, debitamente informato dei fatti, la risposta.
 

Visto che in ultima analisi è pur sempre il popolo il soggetto che decide di sopportare i propri politici e tenerseli (con tutte le conseguenze del caso) oppure di cacciarli via, riprendendosi la propria sovranità ed esercitandola.

by Vincenzo Zamboni 

>>> fonte:  https://www.facebook.com/notes/vincenzo-zamboni/come-si-governa-truffando-i-cittadini-in-borsa-ma-gli-islandesi-non-ci-stanno/10153151408780751?notif_t=note_tag

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