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giovedì 23 luglio 2015

Siamo allo schiavismo 2.0...

Paolo Sensini

LO SCHIAVISMO 2.0 DEGLI “IMPRENDITORI DEI BUONI SENTIMENTI”

 

Che altro fare? Dopo aver creato (con guerre criminali come quelle in Libia e Siria) e montato ad arte il problema “immigrazione”, eccoci giunti al suo “naturale” sbocco: il lavoro servile, cioè nessuna compensazione monetaria in cambio della propria attività. Una volta riempito ogni spazio “ricettivo” ed esasperato ben bene la situazione sui territori, in quale altro modo procedere? Ma è ovvio, far lavorare i “migranti” gratis. 

Peccato che queste centinaia di migliaia di persone servano come cavie e testa d’ariete per un esperimento sociale su ampia scala. I buonisti e gli “antirassisti” di professione, che ne siano consapevoli o meno, mostrano così la loro vera natura di utili idioti al servizio dei moderni negrieri. Domani, visto che l’uomo è un animale che si abitua a tutto, sembrerà normale che le amministrazioni e altri “soggetti” impieghino abitualmente personale senza corrispondergli alcuna retribuzione. 


O meglio, in cambio di un po’ di cibo, qualche abito e un giaciglio per la notte. Punto. Del resto tale esito lo si è già propiziato con un’inizativa introdotta dall’articolo 24 della legge n. 164 dell’11 novembre 2014, denominata “Sblocca Italia”, e voluta dal governo Renzi. Per capirci: le amministrazioni comunali sono autorizzate a realizzare un “patto di collaborazione” tra cittadini (che, per esempio, non sono in grado di pagare i tributi) e l’amministrazione comunale che in cambio potrà richiedere agli stessi la pulizia delle strade, interventi di manutenzione, abbellimento di aree verdi, ecc. ecc. 


Ed eccoci arrivati, con gli opportuni aggiornamenti del caso, allo schiavismo 2.0. Il tutto, non c’è bisogno di sottolinearlo, in salsa rigorosamente “democratica”. Ma non finisce certo qui, perché la cosa si allargherà presto a 360° e non coinvolgerà più solo i “poveri profughi”, ma anche tutti quei giovani e meno giovani i-tagliani che al momento si trovano sprovvisti di un lavoro remunerato. 


Vuoi continuare a sopravvivere? Adeguati alla “nuova” situazione, se no crepa! Le porte dell’inferno sono sempre lastricate di buoni sentimenti, e gli “imprenditori della bontà” un tanto al chilo si rivelano essere nient’altro che gli apripista di un mondo mostruoso.


fonte: http://www.maurizioblondet.it/lo-schiavismo-2-0-degli-imprenditori-dei-buoni-sentimenti/

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