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lunedì 27 luglio 2015

Syriza messo al servizio di Tsahal


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Il governo Syriza, il 19 luglio, ha firmato un’alleanza con Israele. Un’alleanza militare, o meglio di sottomissione. La cosiddetta alleanza comprende infatti la clausola di cosiddetto “status of forces”,   la quale “offre immunità legale ad entrambe le forze armate quando l’una si addestra nel paese dell’altra”. 

Un solo altro paese ha firmato con Israele un accordo identico: gli Stati Uniti d’America, l’Impero del Caos attualmente sotto il dominio della famiglia Kagan-Nuland (come ammette Zero Hedge)
http://www.zerohedge.com/news/2015-07-26/meet-kagans-seeking-war-end-world
Siccome è improbabile che la reciprocità venga esercitata, che l’esercito ellenico si addestri in Israele, è evidente il significato di questo trattato: dai creditori è stata pretesa questa estrema prova di servaggio alla Grecia ribelle. Naturalmente, il fatto che la Grecia sia membro della NATO implica che anche noi siamo “alleati” dell’esercito che ogni due anni bombarda un milione e mezzo di civili, la metà dei quali soto i 15 anni, nel territorio strangolato di Gaza. Del resto, le forze aeree israeliane si esercitano quanto vogliono con la NATO in Sardegna; il nostro servaggio non è meno totale. Solo, è alquanto più segreto.

Anche se Matteo Renzi ha quasi svelato tutto nella sua recente visita a Netanyahu: «Israele è il paese delle nostre radici, delle radici di tutto il mondo e anche il paese del nostro futuro».  Sic: “Il paese del nostro futuro” . Aggiungendo che i legami con lo stato ebraico «sono molto forti, in particolare forti in politica estera», e che “la sicurezza di Israele”   gli sta a cuore più di ogni altro problema   nel Mediterraneo, più del caos provocato in Libia, più della Turchia che procede all’eradicazione dei curdi fingendo di bombardare l’USIS in Siria (ISIS, volevo dire), quei curdi che hanno il torto di stare battendo l’ISIS.

Ma torniamo ai poveri greci.
Moshe Yalon, il ministro della guerra, generale di stato maggiore di Tsahal, era molto contento: “Ciò prova l’importanza delle relazioni fra i nostri due paesi”. Il ministro greco della difesa,  il rosso Panos Kammenos,   inghiottendo saliva, ha giustificato la cosa nel quadro della (ve lo immaginate già) “lotta al terrorismo” islamico.
E pensare che solo a gennaio, il Jerusalem Post salutava con preoccupazione l’affermazione di Syriza: “E’ una mala novità per Israele.”. E il Times of Israel: “Alcuni di quelli che stanno salendo a posizioni di governo erano sulla Freedom Flotilla nel 2010”. Allusione alla nave turca che portava aiuti a Gaza e il glorioso Tsahal aggredì in acque internazionali con commandos, ammazzando parecchie persone, da una lista che avevano.

Evidentemente s’è corso ai ripari. Del resto si hanno dovunque amici. Nel 2014 il professor Aristotile Tziampiris   pubblicava “The Emergence of Israeli-Greek cooperation, testo profetico che subito pubblicò una casa editrice ben nota, la tedesca Springer. Del resto Tziampiris è, all’università del Pireo, direttore del Center for International and European Affairs, filiale di una organizzazione dallo stesso nome con sede a Bruxelles, il che chiarisce tutto.
Che tipo di esercitazioni terrà il glorioso Tsahal in Grecia? Perché ne ha bisogno?

Badi Benjelloun, un analista di Dedefensa, passa in rassegna varie ipotesi.   Per esempio un utile completamente dell’accerchiamento dei campi petroliferi del Mediterraneo orientale da cui Israele si aspetta l’autosufficienza energetica, oltreché la salita allo status di paese petrolifero esportatore. E’ questa, si ritiene, una delle motivazioni per cui l’Impero del Caos vuole assolutamente rovesciare Assad, il siriano, con Al Qaeda e Al Nusra (oggi Usis). Ma questi favolosi giacimenti stanno deludendo, tant’è vero che Total ha rinunciato alle prospezioni che s’era fatta affidare dala Compagnia Cipriota degli idrocarburi. Il campo di Tamar, aggiudicatosi dalla israeliana Delek insieme al gruppo texano Noble Energy, non rende; il parlamento ebraico ha intimato a Netanyahu di ritirare la concessione al consorzio…

Altra ipotesi, un controllo militare ravvicinato della Turchia, il fedelissimo alleato NATO un po’ troppo intraprendente: alleato di Israele contro l’Iran ma partner della Russia con il nuovo Southstream (che escluderà l’Ucraina dal ricatto energetico),   complice dell’ISIS   contro la Siria ma non nel modo giusto; la quella di Erdogan che s’è piegata (come la Tunisia) a concedere agli Usa la base di Incirlik per bombardare l’USIS (le forze siriane di Assad) ma ne approfitta   per sradicare i curdi, a cui è stato promesso uno stato proprio ritagliato da tre, Irak, Siria e Turchia; una Turchia che dà un contributo all’Impero del Caos, però fuori della linea. Ed è  in complesso troppo indipendente –e troppo grossa per essere schiacciata e umiliata come una pulce.  Facile pensare alla tradizionale avversaria dell’ottomanismo, Atene, come   prona ad essere istigata su questo versante (allo stesso modo l’Ucraina è stata utilizzata per la sua russofobia).

Infine,   il celebrato know-how israeliano nella repressione interna può essere utile ad un governo greco che dovesse sedare rivolte   in piazza; già nel 2009, il ministro francese dell’Interno utilizzò quella preziosa competenza per stroncare la rivolta delle banlieues. E’ vero che il ministro si chiamava Sarkozy, in esteso Sarkozy De Nagy Bocsa.

Benjelloun offre un tratto di colore: non è la prima volta che un generale israeliano si interessa di un pezzo di terra ellenica. Il pezzo, era allora una isoletta dell’Egeo molto vicina ad Atene, il che ne faceva un ghiotto bersaglio per mire di sviluppo turistico: l’isoletta di Patroclos.
http://en.protothema.gr/owners-sue-state-over-private-isle-close-to-cape-sounion/

Un immobiliarista di nome David Appel si interessò allo sviluppo di Patroclos:   villaggi turistici con casinò.   Per lo scopo, fondò una ditta in cui diede lavoro un giovinotto per 20 mila dollari al mese. Il giovine si chiamava Gilad Sharon, uno dei figli di Ariel Sharon. Il generale copertosi di gloria congli stermini di Gaza, allora era ministro d egli esteri a Tel Aviv.  In Sion si innestò uno scandalo; la miccia fu subito spenta. Sharon padre cadde nel coma cerebrale da cui uscì’ per andare a morte, otto anni dopo. Gilad fu intoccato. Adesso che le necessità della Grecia la predispongono a svendere i suoi patrimoni, non stupirebbe vedere che l’interesse israeliano per Patroclos torna vivo.

fonte: http://www.maurizioblondet.it/syriza-messo-al-servizio-di-tsahal/

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