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domenica 30 agosto 2015

La seconda grande crisi: il sistema vince sempre, mostrando la sua potenza nell' autodistruzione.

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Quanti milioni di disoccupati in più ci produrrà questa seconda crisi sei anni dopo l’inizio della prima, mai risanata? Come ha ben detto Libération, qualche giorno fa, dopo il 2008 bisognava come minimo separare le banche di deposito dalle banche d’investimento, regolamentare la finanza. Invece “si spostate le sdraio sul ponte del Titanic”. E chi poteva far cambiare la rotta? Gli stati sono divenuti ostaggi di 28 banche sistemiche – che sono riuscite nel capolavoro di scaricare i loro fallimenti privati e debiti marci in debito pubblico, accollato a noi contribuenti. Che ci siamo sorbiti, e ci stiamo sorbendo, la recessione-deflazione -depressione da loro prodotta, mentre loro (per bocca dei loro banchieri centrali di servizio) ci davano le lezioni, ci frustavano: spendete troppo in welfare! Abbassatevi i salari! Non vedete quanto è cresciuto il vostro debito pubblico? Fate le riforme. Ancor ieri dalle latèbre della BCE di Draghi veniva la voce cavernosa che, per superare questa nuova crisi, bisogna fare le riforme, ossia rendersi più competitivi, perché il capitale deve avere di più, il lavoro di meno.
La stessa zuppa da sei anni. Adesso il Titanic è entrato di nuovo in collisione contro lo stesso iceberg – e stavolta, il materasso delle finanze pubbliche, che hanno fatto funzionare a loro vantaggio nel 2008, è sgonfio e vuoto. Sgonfie e vuote le famiglie,d ove già si mantengono dei figli o dei coniugi disoccupati. Andiamo al nuovo collasso mondiale senza scudi né riserve. E con una classe politica di parassiti disonesti che non hanno alcuna idea di come governare una crisi epocale numero 2: si sono sempre affidati ai tecnocrati, agli ideologici della globalizzazione, a agli eurocrati, banchieri, centrali e speculativi; la casta amministrativa strapagata ha perso ogni residua competenza. Si limiterà, secondo gli ordini ricevuti da Francoforte, Bruxelles e Wall Street, a azzerarci la previdenza, a stringerci i ferri alle caviglie, a depredarci delle ultime sostanze con la torchia fiscale.
Una comica stupidità mondiale accoglie questa nuova (prevedibilissima) depressione, quasi ci sarebbe da ridere. Nel 1929, dattilografe e fattorini americani si indebitarono per giocare nella borsa che saliva e saliva. In una tragicomica, colossale replica della stessa idiozia, 90 milioni di cinesi non hanno giocato soldi loro, ma hanno preso a prestito da banchette usurarie nate come funghi (talvolta banchi dei pegni) per giocare nella loro Borsa. In Occidente, qualcuno s’è persino stupito che “ci coinvolge al crisi della Cina, adesso?”. Eh sì, si chiama globalizzazione, ragazzi: non ci sono compartimenti stagni, tutte le economie sono aperte da tutti i lati a tutti i contraccolpi, dovreste averlo imparato…invece no. Le banche mondiali, e gli ideologhi del capitalismo hanno obbligato a smantellare tutti gli “ostacoli” ossia i muri tagliafuoco – e il fuoco adesso si espande e divampa.
Ma in fondo, i 90 milioni di cinesi non sono stai i soli a credere. Anche qui da noi si è negato che la Cina era in reale stagnazione. Che in Cina il 44 % del Pil è rappresentato da “investimenti” – investimenti soprattutto in case catorcio vuote, visto che tale “investimento” così colossale genera una crescita non più del 7, ma più probabilmente del 5%.
Occhi ansiosi si sono rivolti alla BCE. In attesa di una parola salvifica. Cosa farà Draghi? Farà “qualunque cosa serva”? Draghi tace (è furbo. Lo sappiamo). Ha parlato il vice-presidente della BCE, Vitor Constancio, che ha voluto tranquillizzare con una frase tipo: la Borsa cinese non può far tanto danno, perché è sconnessa dall’economia reale.
Da cui nasce un enigma: è così cretino di natura, o il panico lo fa’ sragionare?
La Borsa cinese è sconnessa dall’economia reale? Magari hanno un’altra sensazione Brasile, Australia, Canada, Thailandia, Sudafrica, Sudamerica, insomma tutta la galassia di economie emergenti il cui benessere crescente dipende (va) dalle materie prime che hanno venduto alle industrie cinesi; e che i banchieri hanno indebitato, offrendo loro crediti illimitati, fino al collo – “tanto crescete”, nessun problema a servire il debito. E adesso devono pagare i mucchi di debiti in valuta estera che hanno contratto senza pensieri in questi anni di boom , senza gli introiti dell’export ai cinesi. Oppure chiedetelo al Giappone, anch’esso dedito all’export, o alla Germania, export-dipendente,s e non soffrono del rallentamento – anzi dell’arresto del Titanic cinese contro l’iceberg. Ma peggio che il collasso economico è – se possibile parlare di peggio – la distruzione che sta seminando fra i BRICS, che sono i suoi alleati politici, quelli dalla cui coesione dipendeva il disegno formare un blocco in grado, per dimensioni, di essere alternativo all’egemonia dell’Impero del Caos. Adesso, Sudafrica India, Russia e Brasile sono in grado di mantenere una coesione politica, quando gli interessi li oppongono così spietatamente?
Il sistema finanziario occidentale? Vediamo. Federal Reserve e BCE, Banca del Giappone, eccetera, lo forniscono dal 2008 ininterrottamente, di triliardi e triliardi di euro e dollari a tasso praticamente zero; con questi triliardi, andavano a indebitare i paesi emergenti che crescevano (perché diventati dipendenti dalla compra cinese delle loro materie prime); adesso, il sistema finanziario occidentale è “dipendente” – nel senso di tossicodipendente – dal credito gratuito o quasi che otteneva. Se la Fed propone vagamente di alzare i tassi un giorno o l’altro, Wall Street crolla, la giostra si paralizza; allora bisogna promettere che no, non si aumenteranno i tassi, e la giostra riprende – sempre più cigolante, è vero. Adesso però se i tassi bisogna abbassarli – il solito trucco per dare fiato alla pompe à phynance, come si fa? Nessuno sa più bene come fare.
Certe menzogne si sgonfiano con la mega-bolla. Per esempio, quella che gli Usa “sono in ripersa”, al contrario dell’Europa.
“I mercati si stanno rendendo conto che non c’è alcuna ripresa economica”, ha detto l’economista Philippe Herlin a Sputnik News..”i paesi emergenti erano la sola speranza che restava (ah sì? Ndr) ed han cominciato a cadere come tessere del domino. Le cifre economiche date dai governi non sono realistiche. Con al mondializzazione, siamo tutti nello stess paniere”.
Già, chi l’avrebbe mai detto? “Se un paese come la Cina rallenta, ci sono ripercussioni”. Ma non senza bruciare il grano d’incenso ald ogma: “Non è certo trincerandosi dietro le frontiere che si risolvono i problemi”.
No, cosa andate a pensare. Certi governi, come quello tedesco negli anni ’30, ebbero successo nazionalizzando le banche fallite, cacciando a calci nel sedere i rpivati; altri proposero di retrocedere allo stato, sottraendolo alle banche private, il potere di creare denaro dal nulla. Il Terzo Reich visse una sua prosperità in “vaso chiuso”, mentre attorno tutto il mondo gelava nella Grande Depressione, con l’emissione degli Effetti MeFo e l’espansione del baratto nel commercio mondiale. Non a caso, tutto ciò è stato archiviato come Male Assoluto.
Ora c’è la libertà di commercio, si spostamento dei lavoratori, di immigrare e di delocalizzare il capitale è sempre più efficiente, ossia paga sempre meno il lavoro – e presto non ne avrà bisogno.
Quini, cari milioni di nuovi disoccupati, di nuovi pensionati senza pensione, di nuovi tartassati – preoccupatevi pure. Ma loro, non si preoccupano.
Anzi stanno vedendo il lato buono della crisi. “Petrolio basso?vantaggio globale”, dice un titolo
del Sole 24 Ore. “La Cina stra affrontando la transizione da un’economia di export a una volta ai cosumi interni…una buona notizia”, ha detto Ennio Doris, il banchiere tutto attorno a voi.
E Goldman Sachs (l’azienda di Draghi) comunica: “Il collasso dei prezzi delle commodities è stato mal interpretato: lo prendono come un segno del rallentamento economico, invece è dovuto all’aumentata disponibilità”. Sic. Non invento niente. Se il petrolio è basso, non è perché nessuno lo vuole più, ma perché è abbondante.
Anche negli anni Trenta, quando la gente moriva di fame e i disoccupati erano il 30% degli americani attivi, si buttava il grano e il latte in mare: non mancavano i soldi per comprarlo, era che se ne produceva troppo. Non si parlava di perdita di potere d’acquisto – si parlava di sovrapproduzione. Basta intendersi sulle parole. Siate certi, disoccupati, che per Goldman >Sachs va’ tutto bene. Il migliore dei mondi possibili. Al massimo, si spostano ancora le sdraio sul ponte del Titanic – in cui siete voi, non lorsignori. Loro hanno l’aereo.
“L’invincibilità ineluttabile del Sistema risiede nel fatto che nessuno scappa alla catastrofe che genera da se stesso”, ha scritto Dedefensa: Il Sistema vince sempre, e mostra la sua superpotenza precisamente nell’autodistruzione.

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