E’ alto meno di un metro e settanta, pesa 77 chili. Nel 1991 era uno sconosciuto colonnello del KGB con un buono stato di servizio nella Germania Est. Il suo Paese, la Russia, è solo nono nella graduatoria mondiale per numero di abitanti, e decimo per valore nominale della ricchezza prodotta. Negli ultimi due anni il complesso militare – politico ed industriale imperniato sulla NATO non ha lasciato nulla di intentato per cancellare la Russia il suo Presidente. Eppure oggi Vladimir Vladimirovich Putin raccoglie consenso, attenzione, simpatia da una platea enormemente più ampia di quella del suo Paese. Il suo patriottismo pragmatico e non nazionalista, il suo messaggio culturale identitario, tollerante ed ecumenico sono diventati la bandiera di tutti coloro che intendono opporsi all’unilateralismo a stelle e strisce con una approccio che non si esaurisca al rifiuto del modello americano, ma che intenda proporre un sistema alternativo di gestione dei problemi globali.

Oggi questo piccolo uomo d’acciaio parla alle Nazioni Unite, in un momento in cui le sue accorte manovre hanno portato alla luce le contraddizioni e i limiti della “linea” dettata dagli Stati Uniti in Europa e soprattutto in Medio Oriente. La Russia denuncia l’illegittimità dell’intervento occidentale in Siria, e propone la costituzione di un’ampia coalizione che si opponga al Califfato sulla base del diritto internazionale, quindi con il consenso dei governi legittimi dei Paesi in cui le operazioni militari dovranno svolgersi: Siria ed Iraq. Di fronte a questa proposta, sostenuta da una presenza militare significativa, l’occidente balbetta, incerto se adottare un approccio negoziale e se continuare nella propria, folle, corsa solitaria. La giornata di oggi ed il discorso che il piccolo uomo di San Pietroburgo sta per tenere al mondo si preannunciano come cruciali. Saker Italia ve ne darà un aggiornamento in diretta.

15.32 Parla il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon: “cinque Paesi hanno la chiave della soluzione del problema siriano: Russia, USA, Arabia Saudita, Iran e Turchia. Fino a che queste parti non raggiungeranno un compromesso, è inutile aspettare cambiamenti sul terreno.”.

15.44 Ban Ki Moon condanna i leader che rimangono al potere oltre i limiti costituzionali accampando a pretesto stati di eccezione.

15.52 Sta parlando Mogens Lykketoft, il Presidente Danese dell’Assemblea. Afferma che viviamo in tempi paradossali, in cui “una larga parte dell’umanità conduce una vita dignitosa, mentre le follie della guerra e dell’autodistruzione affliggono in Medio Oriente e parte dell’Africa”.

15.56 Mogens Lykketoft annuncia che ciascun leader avrà 15 minuti. La parola va a Dilma Rousseff, Presidente del Brasile.

16.04 Dilma Roussef sostiene che è necessario un allargamento del Consiglio di Sicurezza, sia nel numero dei membri permanenti che in quello dei membri temporanei. La proposta sotto intende la richiesta di un seggio per il Brasile. Il Brasile, sostiene la Presidente, è una “terra di rifugiati” che ha offerto asilo a rifugiati europei, arabi ed orientali: è “assurdo” ostacolare il libero movimento delle persone. L’emergenza in medio oriente richiede maggiore solidarietà a popoli e nazioni.

16.12 Dilma Roussef vanta i successi del Brasile nel combattere la deforestazione. Il processo dovrebbe arrestarsi ed invertirsi entro la data (non vicinissima) del 2030.

16.19 Parla Barack Obama: le Nazioni Unite sono riuscite ad evitare la Terza Guerra mondiale, nonostante gli ultimi 70 anni abbiano comunque visto tremendi conflitti.

16.22 “Non importa quanto siamo forti militarmente, quanto sia forte la nostra economia; capiamo che gli Stati Uniti non possono risolvere da soli i problemi del mondo. In Iraq gli Stati Uniti hanno imparato la dura lezione che anche centinaia di migliaia di coraggiosi soldati, miliardi di dollari, non possono produrre stabilità in una terra straniera.”

16.32 Obama sostiene che l’accordo sul nucleare iraniano, che ha coinvolto molte potenze, “inclusa la Russia” per due anni, è un esempio di come dovrebbe funzionare la comunità internazionale.

16.34 Gli Stati Uniti, dice Obama, non vogliono ritornare alla Guerra fredda, anche se la Russia, annettendo la Crimea, persegue un processo di restaurazione della grandezza nazionale. Le azioni della Russia in Ucraina hanno solo spinto gli Ucraini verso l’occidente. “Non vogliamo isolare la Russia. Vogliamo una Russia forte impegnata a cooperare con noi.”

 16.47 “Da nessuna parte il nostro impegno per l’ordine internazionale è messo a dura prova come in Siria. Quando un dittatore massacra decine di migliaia di persone del suo popolo non è più un affare interno.” Dice che la situazione “preoccupa tutti noi”. A nessuno conviene essere accomodanti verso un “culto apocalittico come l’IS”. I bombardamenti sono necessari ma non costituiscono una soluzione. Gli Stati Uniti sono pronti a collaborare con chiunque “inclusi Russia ed Iran” per risolvere il conflitto. In ogni caso il ritorno ad una situazione prebellica è escluso. E’ necessario organizzare la transizione da Assad ad un nuovo leader e, nello stesso tempo, contrastare l’ideologia dell’IS, che equipara l’islam al terrore.

 15.56 I regimi temuti dai loro popoli sono destinati a cadere. Obama critica i leader che emendano la costituzione per conservare la propria posizione di potere ed osserva: “Nessuno dura per sempre”. Il riferimento è un attacco personale a Vladimir Putin.

16.01 Fine del discorso di Obama con una petizione ideologica: ci sono valori universali. La gente comune è fondamentalmente buona, apprezza la fede, la famiglia e il duro lavoro. Questi valori sono alla base del progetto delle Nazioni Unite da 70 anni.

Discorso di Obama: un momento di distrazione per John Kerry.

Discorso di Obama: un momento di distrazione per John Kerry.
 17.05 Prende la parola il Presidente Polacco Andrzej Duda.

17.25 L’intervento del Presidente Polacco è in pratica una narrazione monocorde antirussa. La Polonia utilizza questa tribuna di cui dispone per parlare al mondo per replicare alla ricostruzione storica proposta in una recente intervista dall’ambasciatore russo a Varsavia (l’ambasciatore aveva detto che negli anni 20 e 30 la Polonia aveva ripetutamente rifiutato di creare un patto difensivo con l’URSS contro la Germania Nazista). Duda critica anche le nazioni che “utilizzano troppo” il diritto di veto nel consiglio di Sicurezza.


La star del giorno è sulla scala mobile del Palazzo dell’ONU

17.25 Concluso l’intervento del Presidente Polacco Duda, che ha addirittura ringraziato i giornalisti ed i blogger che collaborano a prevenire le “distorsioni della storia”.

Sta parlando il premier Cinese Xi Jinping.
17.35 Xi dice che la configurazione politica del mondo sta “accelerando” verso un modello multipolare: si tratta di una “tendenza irresistibile”. E’ necessario un approccio di reciproco vantaggio alle questioni internazionali, con un approccio egalitario fra Paesi, grandi o piccoli che siano: “la legge della giungla non è un modo appropriato per trattare le relazioni internazionali.”

17.50 La Cina è impegnata nello sviluppo pacifico, e non cerca “egemonia, espansione o sfere di influenza: ” La Cina vuole assistere lo sviluppo di altri Paesi e mira a preservare “l’ordine internazionale ed il sistema sotteso agli scopi e principi delle Nazioni Unite”.  “La stabilità” aggiunge Xi “non può essere costruita sull’instabilità altrui”.

17.53 Si chiude l’intervento cinese: un intervento che ben racchiude i tratti salienti della politica estera cinese: alte ambizioni, basso profilo.

17.57 La parola a Re Abdullah di Giordania.

18.02 La Komsomolskaja Pravda parla della giornata di oggi come “una Pasqua ed un Natale assieme”: Putin guarderà negli occhi quelli che per più di un anno hanno orchestrato una intensa campagna di guerra mediatica contro la Russia e potrà dirgli tutto quello che pensa. Ed è garantito che dovranno ascoltarlo. Solo questo sarebbe molto. Ma dopo il suo discorso alle Nazioni Unite Putin avrà un altro incontro con Obama. In altre parole il capo del mondo occidentale dopo due anni di gelo artico dovrà di nuovo parlare direttamente con il suo principale, forse unico, antagonista ideologico. Obama non è il favorito nel duello.”

18.05 Putin inizia a parlare.

18.07 Settanta anni fa i Paesi  che sconfissero i Nazisti si trovarono per stabilire i principi chiave dell’ordine internazionale. Si sono incontrati a Yalta. [località della Crimea.]

18.14 Ci sono sempre state differenze nelle Nazioni Unite nei loro 70 anni di storia, dice Putin. La sua missione non è mai stata l’unanimità, ma sempre il raggiungimento dei compromessi. Ma dopo la guerra fredda un “solo centro dominio è emerso nel mondo” (ovvio riferimento agli Stati Uniti) “hanno deciso che non riconoscono l’autorità delle Nazioni Unite.”
La Russia è pronta a lavorare con i suoi interlocutori sulla base del consenso, ma considera i tentativi di minare l’autorità delle Nazioni Unite “estremamente pericolosi”. Se riuscissero si andrebbe verso un mondo dominato da autorità autoreferenziali piuttosto che da un lavoro collettivo. Stati veramente sovrani sarebbero sostituiti da protettorati e territori controllati dall’esterno.


Il Presidente Russo appare Grave, Deciso, Concentrato.

18.16 Le “cosiddette rivoluzioni democratiche” hanno portato violenza, povertà, e disastri sociali. A nessuno interessano i diritti umani. Si tratta solo di politiche basate su “eccezionalismo e impunità”. Lo Stato Islamico è nato dopo l’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003. Ed ora che si è espanso ad altre regioni “la situazione è più che pericolosa”.

18.19 E’ stato un “grave errore” non cooperare con il Governo Siriano contro l’IS.

18.20 Dobbiamo riconoscere che nessuno, a parte Assad e il suo esercito sta davvero combattendo l’IS in Siria.” Lo stato corrente degli affari nel mondo non può essere tollerato più oltre. Ci deve essere un grande coalizione contro il terrorismo simile a quella formata contro Hitler durante la seconda guerra mondiale.

18.25 Ci deve essere coordinazione fra le forze che combattono lo Stato Islamico sulla base dei principi delle Nazioni Unite. Se questo si realizzerà non serviranno altri campi profughi. Assistiamo ad una “grande e tragica migrazione di popoli”. E’ una dura lezione per tutti, inclusa l’Europa. La soluzione è ripristinare l’autorità dello Stato in Siria. Non ci sono alternative.

18.29 L’espansionismo ad est della NATO ha provocato la crisi in Ucraina: si è trattato di un “colpo di Stato militare” orchestrato dall’esterno, che ha prodotto una guerra civile.

18.31 Le sanzioni sono una mera dimostrazione di “crescente autoreferenzialità economica”.
18.32 Fine del discorso di Putin.

Abbiamo ascoltato un Obama che non scioglie il nodo in cui si è avviluppato nell’ultimo mese, ribadendo che si vuole collaborare con la Russia, ma chiamando Assad “tiranno” e sottolineando che non ci si può collaborare. Dall’altra parte Putin ha presentato veramente a Obama il conto di tutti gli errori degli ultimi anni, senza un centesimo di sconto. Le posizioni sembrano molto lontane, e Putin non pare disponibile a fare quel mezzo passo che salverebbe la faccia al suo interlocutore.