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mercoledì 30 settembre 2015

Sicilia: preparativi di nuova guerra. "Mlitari made in USA” hanno operano senza trovare alcun ostacolo"

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In Sicilia preparativi di nuova guerra

di Salvo Barbagallo

Che qualcosa di “grosso” si stia preparando in Sicilia lo pensiamo da tempo, anche se questo “qualcosa” di “grosso” ancora non si comprende, e anche se “qualcosa” si incomincia a delineare.

Da tempo denunciamo su questo giornale la forte presenza “stabile” di militari stranieri con le anomale basi (altrettanto “stabili”) statunitensi note e sconosciute (fra le principali quelle di Sigonella, Niscemi, Augusta) sparse un po’ ovunque nel territorio siciliano. Una presenza militare che potrebbe (anzi, dovrebbe) essere definita “occupazione” vista nell’ottica temporale, dal momento che si protrae da oltre cinquant’anni. 

Nessun governo della Regione ha mai preso posizione in merito, semmai qualche presidente (Raffaele Lombardo) ha favorito ulteriori installazioni dando concessioni per costruzioni di pericolosi impianti satellitari (caso MUOS) in aree protette. La collettività non ha voce in capitolo, sono rimaste inascoltate le proteste dei contadini che hanno reclamato per esercitazioni terrestri non preannunciate che hanno messo a rischio il bestiame. In Sicilia i militari stranieri (sempre “made in USA”) hanno operato senza trovare alcun ostacolo. 

Ora nella collettività incomincia a serpeggiare qualche malumore, come a Trapani il cui aeroporto è diventato il punto focale per la “Trident Juncture 2015” la più grande esercitazione Nato nel Mediterraneo dalla fine della guerra fredda, che prende il via oggi, che si snoderà sino a metà novembre, e che vede impiegati circa 6mila (3mila dei quali giunti in Europa direttamente dagli Stati Uniti), 200 tra cacciabombardieri, aerei-spia e grandi velivoli e una sessantina di unità navali di superficie e sottomarini. In realtà gli aerei si sono visti nei cieli siciliani già da giorni, in formazione o singolarmente. L’aeroporto di Trapani-Birgi viene inoltre utilizzato da un’azienda privata per sperimentare nuovi droni.  

“L’esercitazione simula uno scenario adattato alle nuove minacce, come la cyber war e la guerra asimmetrica. L’esercitazione è finalizzata all’addestramento e alla verifica delle capacità dei suoi assetti nell’ambito di una forza ad elevata prontezza d’impiego e tecnologicamente avanzata composta anche da unità terrestri, navali e delle forze speciali da utilizzare rapidamente ovunque sia necessario”, hanno spiegato i vertici dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana.

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Un’esercitazione di grande portata che segue, a meno di una settimana, quella tenutasi sempre nella stessa area, la “Dynamic Manta”, iniziata il 12 Settembre scorso, e anche quella definita “la più grande esercitazione NATO del 2015” dedicata alla guerra sottomarina. A quella esercitazione hanno preso parte unità sottomarine di Francia, Grecia, Italia, Spagna, Turchia, Inghilterra e Stati Uniti, rispondenti al Comando Sommergibili Nato (COMSUBNATO), e 5 unità navali di superficie di Francia, Germania, Italia, Turchia ed Inghilterra, dipendenti dal Comando del 2° Standing Nato Maritime Group (SNMG-2), che – comunicavano i vertici militari – si sono dati appuntamento in Mediterraneo per addestrarsi alla guerra anti-sommergibile (ASW) e alla guerra contro unità di superficie. Ora è la volta della “Trident Juncture”.

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Alessandro Mauceri scriveva su “La Voce di New York” il 7 luglio scorso:Un’esercitazione militare Nato con migliaia di mezzi e uomini in Sicilia. I siciliani sono stati informati? La domanda è legittima. Forse Renzi è stato informato nel suo ultimo viaggio a New York? E il presidente della Regione, Rosario Crocetta, sa qualcosa? Dalla Nato tutto tace. Si sa solo che, a settembre, 5 mila militari e centinaia di mezzi verranno impiegati in Sicilia nell’operazione Trident Juncture. Da sempre la Sicilia è terra di conquista o base di appoggio per azioni militari non italiane. La Sicilia è da secoli un luogo in cui “giocare alla guerra”. Un gioco al quale, però, i siciliani non  sono mai invitati a partecipare. Nelle scorse settimane si sono susseguiti una serie di eventi che, presi singolarmente, forse potrebbero non essere significativi, ma che, se visti tutti insieme sia temporalmente che geograficamente, assumono un significato ben diverso. Vediamoli.

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Prima è stata la volta della decisione della Commissione europea di intervenire militarmente in alcuni Paesi del Nord Africa per ridurre il flusso di migranti attraverso il Mediterraneo. Un documento ufficiale segretato, ma diffuso da Wikileaks e che non è mai stato smentito da nessuno (cosa che in certi casi equivale ad una conferma).
Poi, solo una settimana fa, alcuni osservatori attenti hanno fatto notare che alcuni aerei partiti da una base Nato europea carichi di bombe e diretti verso il Nord Africa, sono rientrati alla base scarichi. Dove possano essere stati scagliati i missili aria-terra non è stato reso noto ufficialmente e a chi ha posto domande non è stata fornita alcuna risposta.

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Nei giorni scorsi si è venuto a sapere anche che l’esercitazione delle forze armate della Nato denominata Trident Juncture 2015, che avrebbe dovuto svolgersi presso la base aerea militare di Decimomannu in Sardegna, è stata spostata in Sicilia: si svolgerà tra qualche mese nella base di Trapani Birgi. Si tratta della più grande esercitazione internazionale della Nato che avrà luogo quest’anno, una esercitazione che vedrà coinvolti 5000 militari e oltre 80 velivoli più diversi altri mezzi. Un’ ‘esercitazione internazionale’ che vedrà coinvolti mezzi e personale provenienti da molti Paesi della Nato. Un ‘evento’ che, di solito, richiede mesi per essere organizzato. Per questo molti osservatori si sono chiesti se non ci fosse da preoccuparsi.

Stranamente a rispondere non è stata la Nato (l’organizzazione dipende dalla sede di Napoli ed è comandata da un generale americano), ma l’Aeronautica militare italiana, che ha giustificato il cambio di programma attribuendo la scelta a “esigenze organizzative”. Niente che vedere quindi, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali, con la crisi internazionale che riguarda alcuni Paesi del Nord Africa. Ci si è limitati a dire che questa ‘esercitazione’ “è finalizzata all’addestramento e alla verifica delle capacità dei suoi assetti nell’ambito di una forza ad elevata prontezza d’impiego e tecnologicamente avanzata composta anche da unità terrestri, navali e delle forze speciali da utilizzare rapidamente ovunque sia necessario”. Nessuna risposta ufficiale dalla Nato. 

Così come non hanno avuto niente da dire né il governo nazionale di Matteo Renzi (sebbene ci sarebbe da scommettere che, di una simile decisione, si sia parlato anche durante l’ultimo viaggio del “nuovo che avanza” a New York), né il governo regionale di Rosario Crocetta. Tanto più che l’ ‘esercitazione’ dovrebbe svolgersi in un periodo di alta affluenza turistica per la Sicilia: il suo inizio è previsto, infatti, per il 28 settembre, quando in Sicilia è ancora piena estate e il flusso di turisti è notevole. Senza contare che la sede di Birgi è al tempo stesso sede militare e aeroporto civile e sede di alcune compagnie aeree nazionali. Eppure nessuno ha detto niente quando a Roma e a New York (sempre che non c’entri anche Bruxelles) si è deciso di realizzare la più grande ‘esercitazione’ militare da molti anni a questa parte.   

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Forse proprio il silenzio dovrebbe preoccupare di più. Lo stesso silenzio che fino ad ora ha nascosto dietro un muro di pietra i movimenti nel mar Mediterraneo di numerosi sottomarini nucleari. Una presenza denunciata lo scorso anno anche da Gianni Lannes: tra le coste dell’Europa e quelle dell’Africa si aggirano regolarmente almeno sei o sette sottomarini nucleari, quelli che il giornalista ha definito “una mezza dozzina e passa di centrali nucleari di vecchia generazione (modello Three Mile Island o Chernobyl)”. Sottomarini che, di tanto in tanto, approdano nei porti della Penisola e che certo non servono a ridurre il flusso dei migranti”.

Certo, Trapani-Birgi: basti ricordare il ruolo che ha avuto durante la guerra in Libia nel 2011, quando la Nato ha lanciato proprio da Trapani quasi il 14 per cento dei raid aerei contro gli obiettivi del Paese di Gheddafi.
E’ il caso di pensare che in Sicilia si stia preparando una nuova guerra?

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