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giovedì 29 ottobre 2015

La Svezia è un ricettacolo per assassini di massa














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    Le autorità sono ben consapevoli che quest'anno in Svezia sono arrivati molti criminali di  guerra e la Commissione d'inchiesta della polizia sui crimini di guerra è stata rafforzata.
  • I "profughi" hanno saccheggiato il vagone ristorante di un treno e hanno minacciato il personale. Gli impiegati delle ferrovie avevano assicurato che tutti "i profughi provenienti dalla Siria" non sarebbero stati fatti scendere dal treno se non avessero avuto il biglietto. Ciò ha indotto migliaia di persone a dichiarare di essere siriane per viaggiare gratuitamente.
  • La polizia ha accumulato circa 17.000 pratiche di espulsione. Nonostante la richiesta del governo di inasprire i controlli sulle persone che dopo aver ricevuto notifica di espulsione continuano a soggiornare illegalmente in Svezia. Sono 54.000 le persone che si sono rifiutate di lasciare il paese dopo che dal 2011 gli è stato negato il diritto di asilo.
  • Per Gudmundson del quotidiano Svenska Dagbladet ha chiesto il rimpatrio in Svezia dei combattenti dell'Isis: "Chi è responsabile della sicurezza? Chiunque può fingere di essere un disertore".
Il 3 settembre, un 37enne con gravi precedenti penali è stato ucciso a bordo di un'autovettura, nel quartiere di Hässelby Gård, a Stoccolma. I suoi due bambini, sul sedile posteriore, sono rimasti illesi. Un testimone ha detto alla polizia che i piccoli gridavano: "Aiuto, aiuto, hanno ucciso il mio papà!". Un giovane di 23 anni, sospettato dell'omicidio, è in stato di arresto, ma respinge fermamente le accuse. Ad Hässelby Gård, ora crescono sempre più le preoccupazioni per la sicurezza, visto che il quartiere a giugno già era stato teatro di un altro fatto di sangue in cui sono rimaste ferite due ragazze che stavano attraversando la piazza del borgo al momento della sparatoria.
Il 4 settembre, è stata riportata la notizia che il 17enne cantante di nasheed (inno di lode) di Lund, che la scorsa primavera era fuggito per unirsi allo Stato islamico, è ritornato in Svezia. Il giovane a quanto pare è stato aiutato dalla coordinatrice nazionale della lotta contro gli estremisti violenti, Mona Sahlin, che ha lavorato a stretto contatto con la famiglia del ragazzo. Una volta giunto in Siria, Mustafa si era adattato alla vita in loco. Un video postato su Facebook il 10 maggio, lo ritrae con un kalashnikov sulla spalla e mentre canta un nasheed dedicato all'Isis. Egli ha anche esortato altri a seguire il suo esempio: "Voglio solo dire che vorrei che tutti voi poteste essere qui con me. È perfetto e meraviglioso come mi aspettavo".
Ora, però, Mustafa, canta una melodia diversa. Dopo essere tornato a casa, ha scritto su Facebook che non appoggerà più le azioni dell'Isis. "Le loro convinzioni sono estremiste (...) e ridicolizzano i nobili ulama (gli studiosi). (...) Tra le varie cose, non sono favorevole all'Isis a causa del comportamento dei suoi miliziani nei confronti dei musulmani e dei non musulmani innocenti".

Ma non tutti sono entusiasti della conversione del 17enne. Il giornalista Per Gudmundson del quotidiano Svenska Dagbladet si chiede se sia davvero compito della coordinatrice nazionale della lotta contro gli estremisti violenti occuparsi del rimpatrio in Svezia dei combattenti dell'Isis: "Chi è responsabile della sicurezza? Chiunque può fingere di essere un disertore". Gudmundson ha rilevato che il ragazzo è ancora un fondamentalista e che il suo problema con lo Stato islamico sembra essere dovuto principalmente al fatto che il gruppo ha causato sconvolgimenti in seno alla comunità musulmana e ha usato la violenza contro altri musulmani.

Il 9 settembre, il giornale locale Gefle Dagblad ha continuato la sua inchiesta giornalistica sui musulmani estremisti presenti nella città di Gävle e ha scoperto che Ali Al-Ganas, a capo del gruppo dawah (gruppo missionario) della moschea di Gävle, spera di poter aver un giorno un passaporto rilasciato dallo Stato islamico e di recarsi nel Califfato. In una precedente occasione, Al-Ganas ha celebrato due uomini morti mentre combattevano a fianco dei jihadisti dell'Isis, un episodio questo che ha indotto la moschea a sconfessarlo pubblicamente e a dire di non avere nulla a che fare con lui. Ma l'uomo è ora responsabile dell'attività missionaria della moschea per lo Swedish United Dawa Center (SUDC).

Il giorno dopo, il Gefle Dagblad ha rivelato che l'imam di Gävle, Abo Raad, è il leader dell'islamismo militante in Svezia. Già nel 2005, quando due svedesi furono condannati per aver finanziato azioni terroristiche nel nord dell'Iraq, Abo Raad fu menzionato nella sentenza del tribunale. Testimoni hanno detto che Raad invitava i visitatori della moschea a dare soldi alle famiglie degli attentatori suicide. La sentenza stabilì che:

"L'imam pregava per coloro che stavano per farsi saltare in aria in un attacco contro l'esercito americano. C'era un tappetino da preghiera dove i visitatori della moschea potevano mettere il denaro, che secondo l'imam sarebbe andato agli attentatori suicidi e ai bambini orfani".
Il giorno in cui è stato pubblicato l'articolo su Abo Raad, il giornale ha ricevuto un allarme bomba. Una giovane donna ha telefonato alla polizia chiedendo che Gefle Dagblad rimuovesse dal suo sito web tutti gli articoli sulla moschea, in particolare quelli riguardanti l'imam. Ma nessun bomba è stata rinvenuta e la moschea di Gävle ha rapidamente denunciato la minaccia.

Il 10 settembre, dopo aver esaminato il dossier sull'omicida dell'Ikea, l'Ufficio immigrazione ha dichiarato che l'uomo non aveva mostrato alcun segno di instabilità mentale prima di commettere il duplice omicidio. Il cittadino eritreo sapeva da tempo di non poter più soggiornare in Svezia, poiché aveva già ottenuto un permesso di soggiorno permanente in Italia e si era presentato a un appuntamento all'Ufficio immigrazione un'ora prima del grave fatto di sangue. "Ha lasciato i locali senza mostrare alcun tipo di atteggiamento aggressivo", ha detto Kicki Kjämpe, dirigente dell'Ufficio immigrazione di Västerås.

La messa in stato di accusa è stata rinviata al 16 ottobre, in attesa dei risultati della perizia psichiatrica.

Il 14 settembre, una donna sulla ventina è stata investita da un'autovettura fuori da una scuola al centro di Malmö. La donna ha riportato gravi ferite e anche un'emorragia cerebrale. Il conducente dell'auto è un profugo siriano di 20 anni con diversi precedenti penali. Prima dell'incidente, il giovane aveva guidato avanti e indietro ad alta velocità sulle piste ciclabili vicino alla scuola. Subito dopo l'incidente il ragazzo si è dileguato ma è stato successivamente arrestato dalla polizia ed ora è sotto custodia. La polizia non ha detto se esistono collegamenti tra l'indiziato e la vittima. Il siriano si trova in Svezia da due anni e mezzo, ma è già stato condannato quattro volte per reati come: furto, guida senza patente e violazione della legislazione riguardo alle armi da taglio.


Il 16 settembre, è iniziato a Stoccolma il processo a un uomo di 60 anni del Ruanda, accusato di genocidio per aver ucciso migliaia di persone nel suo paese di origine. Il processo si svolge in Svezia poiché l'uomo vive da molti nel paese scandinavo è ora è cittadino svedese. Il procuratore distrettuale e gli inquirenti si sono recati più volte in Rwanda a sentire i testimoni. L'uomo, il cui nome non è stato rivelato dalle autorità svedesi, è già stato condannato in contumacia, in Ruanda.


Nell'atto di accusa sono indicate cinque scene del crimine, tra esse un edificio comunale a Muyira, dove sono state massacrate centinaia di persone, e la montagna di Nyamure, dove ne sono state uccise migliaia quando il gruppo etnico degli Hutu cercava di sradicare la minoranza Tutsi. All'epoca del genocidio, il 60enne era un leader locale.


"Egli ordinò loro di uccidere e lui stesso uccise, come tutti gli altri", ha detto un testimone, un uomo che prese parte al massacro e si trova in carcere.

Il teste ha dichiarato che circa 2000 uomini, donne e bambini pensavano di essere al sicuro nell'edificio comunale. Dopo tre giorni trascorsi senza cibo né acqua, gli assassini si presentarono guidati dal 60enne imputato. "Gli fu detto: 'Entrate e mettetevi al lavoro.'"
"Al lavoro", significava uccidere i Tutsi. Quando gli assassini erano stanchi venivano rimpiazzati da un nuovo gruppo. Per evitare di uccidersi a vicenda per errore, essi portavano un fiore sui loro abiti. Nelle conversazioni intercettate, si può sentire il 60enne chiamare i Tutsi "scarafaggi".

È la seconda volta che un cittadino del Ruanda subisce un processo per genocidio in Svezia. Nel 2013, un altro uomo è stato condannato all'ergastolo per genocidio. Nonostante questi due uomini vivano liberi da molti anni nel paese, il procuratore capo Tora Holst ha detto che le autorità ora precisano che "la Svezia non è un ricettacolo per presunti criminali di guerra e perpetratori di genocidi".


Il 16 settembre, è iniziato il processo (a destra nella foto) a un immigrato ruandese in Svezia. L'uomo è accusato di genocidio, per aver massacrato migliaia di persone nel suo paese di origine. Egli è la seconda persona a essere processata in Svezia negli ultimi tre anni con l'accusa di sterminio durante il genocidio ruandese .

Tuttavia, le autorità sono ben consapevoli che quest'anno in Svezia sono arrivati molti criminali di guerra. Il numero delle segnalazioni è aumentato e la Commissione d'inchiesta della polizia sui crimini di guerra è stata rafforzata, così come sono state incrementate le risorse dell'Ufficio immigrazione e del procuratore distrettuale.


Il 16 settembre, tre dei cosiddetti minori stranieri non accompagnati hanno presumibilmente stuprato un ragazzino del villaggio di Hammarlöv, nell'estremo sud della Svezia. Gli indiziati, che affermano di avere tra i 15 e i 18 anni, erano alloggiati nel centro profughi di Maglarp Transit. Uno proviene dall'Iran, gli altri due dall'Afghanistan. Tutti e tre si trovano in custodia preventiva perché sospettati di stupro aggravato di un bambino (il che significa che la vittima ha meno di 15 anni) e di intralcio alla giustizia, avendo minacciato il ragazzino di rappresaglie se avesse denunciato la violenza subita. La polizia è reticente in merito all'episodio e i principali media non hanno detto nulla circa il fatto che gli indiziati sono "profughi".


Il 18 settembre, dipendenti delle ferrovie dello Stato svedesi (SJ) ) hanno fatto sapere come i "profughi" hanno saccheggiato il vagone ristorante di un treno e minacciato il personale. Sul treno c'erano circa 200 migranti non registrati che erano in viaggio da Malmö a Haparanda, nel nord della Svezia. Gli impiegati delle ferrovie che hanno parlato con il magazine online Fria Tider hanno raccontato come i migranti si siano comportati con aggressività e come l'atmosfera fosse diventata così minacciosa che lo staff aveva dovuto chiudersi dentro uno scompartimento. Dopo l'episodio, le ferrovie dello Stato svedesi hanno ordinato ai dipendenti di non parlare con nessuno del comportamento dei migranti.


Questo è stato solo l'ultimo di una lunga serie di incidenti a bordo dei treni svedesi. I dipendenti delle ferrovie hanno assicurato che tutti "i profughi provenienti dalla Siria" non sarebbero stati fatti scendere dal treno se non avessero avuto il biglietto. Ciò ha indotto migliaia di persone a dichiarare di essere siriane per viaggiare gratuitamente.


Il 21 settembre, è trapelata una mail interna inviata ai dipendenti che lavorano sui treni che collegano Stoccolma a Luleå e che portava l'attenzione sulla gravità della situazione. La mail diceva che le SJ hanno assunto guardie di sicurezza che aiutino i dipendenti a mantenere l'ordine sui treni; che a bordo non si venderanno più alcolici, i biglietti saranno controllati prima che i passeggeri lascino la piattaforma e che volantini in arabo e persiano su cui campeggia il divieto di fumo saranno consegnati ai passeggeri. Le SJ hanno anche scritto ai dipendenti: "Sappiamo che su di voi grava un compito pesante. Ora abbiamo deciso di fissare un limite al numero di vagoni che trasportano migranti e guardie di sicurezza, e questo limite è di quattro".


Il 21 settembre, dopo che un funzionario locale di Karlskrona ha concesso – di sua iniziativa – una licenza edilizia per la costruzione di un minareto da cui chiamare alla preghiera i fedeli ogni venerdì attraverso gli altoparlanti, i membri locali del Partito dei democratici svedesi hanno ormeggiato nel porto una zattera con su scritto: "Nessuna chiamata alla preghiera a Karlskrona!" I socialdemocratici che governano la città hanno dichiarato che la protesta è una provocazione e hanno detto che Karlskrona dovrebbe essere una "città accogliente". I democratici svedesi vogliono che siano gli abitanti della città a decidere se voler ascoltare o meno ogni venerdì la chiamata alla preghiera.


Il 24 settembre, un 25enne eritreo è stato arrestato per omicidio. Due giorni prima dell'arresto, l'uomo aveva ucciso una 20enne con cui aveva una relazione di qualche tipo, di cui la polizia non ha voluto fornire ulteriori informazioni. Secondo alcune fonti, la donna era una parente. L'indiziato era arrivato in Svezia passando dall'Etiopia nel febbraio 2015. Nell'appartamento in cui è avvenuto il delitto, la polizia ha trovato una bambina di tre anni, figlia della vittima. I familiari avevano iniziato a preoccuparsi poiché la donna non rispondeva al telefono. La bambina potrebbe essere rimasta sola con il cadavere della madre per più di 24 ore e molto probabilmente è stata testimone del delitto. L'indiziato si trova in carcere in attesa di giudizio e ha ammesso di aver ucciso la donna, ma ha detto che non aveva alcuna intenzione di ucciderla.


Il 28 settembre, la polizia ha rivelato di aver accumulalo circa 17.000 pratiche di espulsione. Nonostante la recente richiesta del governo di inasprire i controlli sulle persone che dopo aver ricevuto notifica di espulsione continuano a soggiornare illegalmente in Svezia, sono sempre più quelli che decidono di rimanere a vivere illegalmente nel paese. La polizia dice che non può dare priorità a questi casi "nel bel mezzo di una crisi dei rifugiati in corso".


Nessuno sa esattamente quanti siano gli immigrati illegali presenti in Svezia, ma sono 54.000 le persone che si sono rifiutate di lasciare il paese dopo che dal 2011 gli è stato negato il diritto di asilo. La polizia ha un compito pressoché impossibile di tenerle sotto controllo, perché non è autorizzata a controllare le carte d'identità della gente sulla base dell'appartenenza etnica, del colore della pelle o della religione.


Il 28 settembre, si è saputo che l'Ufficio immigrazione intende affittare un vecchio poligono di tiro di proprietà dell'esercito svedese a Rinkaby, nei pressi della città meridionale di Kristianstad, per creare un enorme campo profughi in grado di ospitare 10.000 rifugiati. Nel corso degli ultimi anni, in loco sono stati organizzati enormi campi scout. Nel 2011, il World Scout Jamboree, con 40.000 scout provenienti da tutto il mondo, si è svolto nel campo di Rinkaby. Dapprincipio, l'Ufficio immigrazione ha negato che il campo potesse constare di tende, ma in seguito il premier Stefan Löfven ha lasciato intendere che la tendopoli potrebbe diventare una realtà se il flusso di profughi non accenna a diminuire. Il piccolo villaggio di Rinkaby conta 800 anime.


Il 30 settembre, il quotidiano Svenska Dagbladet ha riportato la notizia che a causa della carenza di alloggi in Svezia e con 2000 nuovi richiedenti asilo al giorno, i proprietari di immobili realizzeranno enormi profitti. Aleris, uno dei maggiori fornitori di alloggi per i cosiddetti minori stranieri non accompagnati chiede al governo 60.000 corone (7200 dollari) al mese – più caro di una casa di riposo con tanto di personale 24 ore su 24 – per un appartamento che normalmente viene affittato a 5000 corone (circa 600 dollari).

Ingrid Carlqvist è una famosa giornalista che vive e lavora in Svezia ed è Distinguished Fellow presso il Gatestone Institute.
fonte: http://it.gatestoneinstitute.org/6763/svezia-assassini-massa#.Vi461qN19CM.facebook

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ab caos ordo e chi vuol intendere intenda