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martedì 1 dicembre 2015

Intervista a Milano al politologi russo Alexander Dugin, vicino al Cremlino...





"Vi spiego perché Putin non è un prodotto del liberalismo"




In un'intervista esclusiva per ilGiornale.it il politologo russo Alexander Dugin vicino al Cremlino ha spiegato le sue tesi filosofiche con un occhio di riguardo all'attualità

- Lun, 30/11/2015

Invitato a Milano da Gianluca Savoini, presidente dell’Associazione Culturale Lombardia-Russia nonché portavoce di Matteo Salvini agli Affari Esteri, Dugin ha partecipato in qualità di relatore al corso dell’Accademia di Formazione Politica della Lega Lombarda che si è tenuto sabato 28 novembre ad Assago. Lo abbiamo intervistato in esclusiva per ilGiornale.it a margine dell’incontro.

Professor Dugin, può spiegarci brevemente che cos’è “la Quarta Teorica Politica” teorizzata nei suoi libri?

La Quarta Teoria Politica si pone al di là delle tre grandi ideologie novecentesche: il Marxismo (inclusi Comunismo e Socialismo, ndr), il Fascismo (incluso il Nazionalsocialismo, ndr) e il Liberalismo. Il 1945 è una data cruciale per capire l’evoluzione della storia delle idee e della politica. È in quegli anni che il liberalismo, una nuova forma di totalitarismo al parti degli altri, sconfigge le altre due. Il neo-comunismo (l’attuale sinistra europea) e il neo-fascismo partoriti alla fine della Seconda Guerra Mondiale e che ancora oggi sono esistenti in forma marginale non sono altro che dei simulacri, o meglio dei prodotto stessi del sistema liberale. Il liberalismo è diventato a partire dagli anni Novanta un’imposizione, non a caso Francis Fukuyama pubblicò un libro intitolato “La Fine della Storia e l’ultimo uomo”, che in nome della libertà sta distruggendo ogni forma comunitaria: l’uomo viene liberato dalla famiglia, dallo stato, dalle tradizioni, dalla sua identità sessuale e persino dalla sua umanità. 

La Quarta Teoria dunque propone di superare questa triade per gettare le basi di una nuova visione del mondo che sia multipolare, pre-moderna e post-moderna allo stesso tempo. La nostra è una sintesi hegeliana dell’antitesi moderna. Ecco perché è anche importante recuperare il pensiero di Martin Heidegger.

Vladimir Putin come si colloca in relazione alla “Quarta Teoria Politica”?

Putin non è un neo-comunista, tantomeno un neo-nazionalista, inoltre è un nemico del totalitarismo liberale. Non possiamo dire con certezza che il presidente russo applichi letteralmente la Quarta Teorica Politica, però c’è da dire che tutte le sue decisioni sul piano della politica internazionale ed interna, vanno sicuramente in quella direzione. Gli Stati Uniti infatti sono spaventati di questo e lo combattono indirettamente su più fronti. Ad ogni modo in questo momento storico il suo decisionismo e la sua visione del mondo sono utili per chi vuole avvicinarsi a questa tesi che io propongo.

Oltre alla Russia quali altri Paesi hanno queste che lei chiama "virtù"?

Sicuramente la Libia di Gheddafi che ora non c'è più. Oggi l'Ungheria di Viktor Orban e l'Iran khomeinista.

E invece l’Isis (o Daesh) possiamo dire che fa parte del sistema liberale descritto prima?

È evidente che il fondamentalismo islamico è stato manipolato fin dall’inizio dagli americani. Inizialmente è stato lo strumento per combattere i sovietici, poi è stato il pretesto e il nemico perfetto per le battaglie degli Stati Uniti in Medio Oriente, così dalla guerra in Afghanistan in poi. Credo che l’Isis non sia una realtà omogenea, all’interno ci sono diverse correnti, e una di queste è legata a doppio filo con gli Stati Uniti, ci sono documenti che lo dimostrano, ad esempio quelli diffusi da Edward Snowden. La politica estera americana tradizionalmente governa attraverso il caos e l’Isis rientra in questa strategia.

C’è posto per l’Islam nella “Quarta Teoria Politica”?

Assolutamente sì, ma che sia quello sufi e tradizionale, non quello politico, wahabita, pro-saudita e atlantista.

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/vi-spiego-perch-putin-non-prodotto-liberalismo-parola-alexan-1199789.html

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