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giovedì 3 dicembre 2015

La Svezia sprofonda nell'anarchia

 
 
Nella foto a sinistra, i resti carbonizzati di un centro di accoglienza per richiedenti asilo a Munkedal, in Svezia, dopo l'incendio del mese scorso. Nella foto a destra, il risultato di disordini in un quartiere di Stoccolma, nel dicembre 2014.
 



C'era una volta un sicuro Stato sociale chiamato Svezia, dove la gente chiudeva raram ente a chiave le porte.
 Ora, questo paese è uno Stato "guardiano notturno" dove ogni uomo è lasciato solo. Se il ministro della Giustizia Morgan Johansson incoraggia a violare la legge, così facendo apre le porte all'anarchia. Gli svedesi hanno tutti i motivi per essere preoccupati, con l'arrivo di 190.000 migranti incompetenti e disoccupati previsto per quest'anno – pari al 2 per cento della popolazione attuale della Svezia. È come se negli Stati Uniti nell'arco di un anno fossero arrivati 6,4 milioni di migranti squattrinati che non parlano inglese, o 1,3 milioni, in Gran Bretagna.

E gli svedesi si stanno preparando: le richieste di porto d'armi sono in aumento; sempre più svedesi diventano soci dei poligoni di tiro e creano gruppi di vigilanza. Dopo un leggero calo nel 2014, quest'anno le nuove licenze di porto d'armi sono notevolmente aumentate. Secondo le statistiche della polizia, nel paese ci sono 1.901.325 armi, detenute legalmente da 567.733 persone. A questo si aggiunge un numero imprecisato di armi illegali. 

Per ottenere un porto d'armi in Svezia, occorre avere almeno 18 anni; essere rispettosi della legge; comportarsi bene, avere una licenza di caccia o essere membro di un poligono di tiro autorizzato. Nel 2014, 11.000 persone hanno ottenuto una licenza di caccia: il 10 per cento in più rispetto all'anno precedente. E 1 su 5 era una donna.
"In questo momento c'è anche una forte domanda di sistemi d'allarme", dice un impiegato di una società di sicurezza in un'intervista a Gatestone.
"Ciò è in gran parte dovuto alla turbolenza presente nel paese." La gente ha perso fiducia nello Stato, egli ha aggiunto. "La polizia non interviene più. I camionisti dicono che quando vedono un ladro rubare il carburante dai loro automezzi lo rincorrono con una mazza da baseball. È inutile chiamare la polizia, ma se si colpisce il ladro, almeno si riesce a impedirgli di rubare altro gasolio. Molti proprietari di abitazioni affermano la stessa cosa: dormono con una mazza da baseball sotto il letto. Ma questo è rischioso: la polizia può dire che c'è stata premeditazione nell'uso della forza, e questo potrebbe ritorcersi contro di voi."
L'uomo, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha anche parlato dell'esistenza di numerosi gruppi su Facebook, in cui la gente di diversi villaggi parla apertamente di come intende proteggersi: "A volte, si ha totalmente paura quando si legge ciò che scrivono. Dovete però capire che gli svedesi sono davvero spaventati quando nel loro villaggio viene aperto un centro di accoglienza per richiedenti asilo. Essi possono vedere cosa è successo in altri luoghi".

Un blog, che elenca le conseguenze per la popolazione locale dell'apertura di un centro di accoglienza per richiedenti asilo, è giustamente chiamato Asylkaos ("Caos dell'asilo"). C'è una lista di aziende che il lettore è esortato a boicottare; il blog sostiene che queste aziende favoriscono la trasformazione della Svezia in una società multiculturale e pertanto sono considerate "ostili agli svedesi".

In un'altra azienda che si occupa di sicurezza, un impiegato ha detto che ogni volta che l'Ufficio immigrazione acquista o affitta una nuova struttura alloggiativa la sua società è inondata di telefonate. "Il giorno dopo," egli ha spiegato "metà del villaggio chiede di acquistare sistemi di allarme."

Ronny Fredriksson, portavoce della società Securitas che si occupa di sicurezza, ha detto che la richiesta di installare nelle case sistemi d'allarme è esplosa circa sei anni fa, quando molte locali stazioni di polizia sono state chiuse e il personale trasferito nelle città principali. Quando accade questo, egli ha asserito, nel giro di poche ore "Sempre più persone ricorrono all'utilizzo delle nostre guardie di sicurezza. I centri commerciali e i negozi della città decidono tutti insieme di assumere delle guardie di sicurezza. Siamo un po' come 'i poliziotti del posto' di un tempo".

Anche se la Securitas sta facendo grossi affari per l'aumentata richiesta degli allarmi di sicurezza per uso domestico e delle guardie di sicurezza, Fredriksson dice che l'azienda è anche preoccupata per l'effetto sulla società:
"Il problema è che anche noi abbiamo bisogno della polizia. Quando le nostre guardie acciuffano un ladro o fermano una persona violenta, noi chiamiamo la polizia, ma spesso i tempi di attesa sono molto lunghi. A volte, le persone trattenute diventano violente e facinorose. Talvolta, la polizia ci dice di lasciare andare la persona che abbiamo fermato, se abbiamo preso le generalità, perché non ci sono auto di pattuglia nei dintorni".
Gli svedesi hanno sentito il bisogno di proteggersi – e a ragione – ancor prima del massiccio afflusso di migranti dell'autunno 2015. La criminalità è esplosa da quando il parlamento decise nel 1975 che la Svezia avrebbe dovuto essere un paese multiculturale e non svedese. Il crimine violento è aumentato di oltre il 30 per cento e gli stupri sono aumentati di un incredibile 1472 per cento.

I politici però ignorano del tutto la paura della gente. Non se ne parla mai. Invece, le persone che esprimono la loro preoccupazione riguardo al tipo di paese che è diventato la Svezia sono tacciate di xenofobia e razzismo. Molto probabilmente, è questo il motivo per cui sempre più persone prendono la situazione in mano e proteggono se stesse e le loro famiglie per quanto possibile.

Allo stesso tempo, alcune persone non si accontentano di questo. Qualcuno cerca di fermare l'immigrazione di massa in Svezia. Quasi ogni giorno giunge notizia di incendi scoppiati nei centri di accoglienza per richiedenti asilo. Finora, per miracolo, nessuno è rimasto ferito.

Questi incendi non vengono appiccati solo da svedesi. Il 13 ottobre, una donna di 36 anni di Skellefteå è stata condannata con l'accusa di aver dato fuoco al centro di accoglienza in cui era ospitata. La donna ha detto di aver acceso una candela e di essersi addormentata. Eppure le prove scientifiche hanno dimostrato che nella stanza era stato versato un fluido combustibile e il tribunale ha rilevato che al di là di ogni ragionevole dubbio la donna aveva appiccato l'incendio.
Il numero di episodi violenti nelle strutture messe a disposizione dall'Ufficio immigrazione svedese è ormai esorbitante. Nel 2013, secondo Dispatch International, almeno ogni giorno si è registrato un fatto del genere. Dai dati acquisiti dal Gatestone Institute e riguardanti gli episodi avvenuti dal 1° gennaio 2014 al 29 ottobre 2015, risulta che il numero è salito a 2177 casi di minacce, violenza e rissa – in media, tre al giorno.
Ma a quanto pare il governo svedese preferisce non parlarne. In un'intervista al Dagens Nyheter che ha destato l'attenzione internazionale, il ministro degli Esteri Margot Wallström ha ammesso che la Svezia si dirige verso un crollo sistemico:
"La maggior parte della gente sembra pensare di non poter mantenere un sistema dove ogni anno potrebbero arrivare 190.000 persone. A lungo andare, il nostro sistema crollerà. Questa accoglienza non ottiene un sostegno popolare. Vogliamo dare alla gente che arriva qui una degna accoglienza".
Come sono soliti fare i giornalisti svedesi, questa dichiarazione è stata posta alla fine dell'articolo. Il titolo del pezzo faceva riferimento al fatto che il partito politico contrario all'immigrazione, quello dei Democratici svedesi (Sverigedemokraterna), fosse responsabile degli incendi scoppiati nei centri di accoglienza per richiedenti asilo. Ma i media stranieri, come The Daily Mail e Russia Today, hanno raccolto il monito della Wallström riguardo a un crollo sistemico del paese e l'hanno pubblicato come la notizia urgente che realmente è.
Ciononostante, nella Svezia ufficiale, l'imminente crollo è ignorato. Piuttosto, i giornalisti focalizzano esclusivamente l'attenzione sugli attacchi lanciati da presunti "razzisti" svedesi contro i centri di accoglienza per rifugiati. Per evitare nuovi incendi, l'Ufficio immigrazione, il 28 ottobre, ha deciso che d'ora in poi gli indirizzi di tutte le strutture di accoglienza per migranti sarebbe stati segreti. E che le scarse risorse della polizia sarebbero state potenziate per proteggere i richiedenti asilo. Elicotteri della polizia pattuglieranno i centri di accoglienza. Ma considerando che sono disponibili solo cinque elicotteri e che la superficie totale della Svezia è di 407.340 kmq (157.274 miglia quadrate), questa misura è davvero inutile.
Il 27 ottobre, nel corso dell'annuale sessione del Consiglio Nordico a Reykjavik, in Islanda, al premier svedese Stefan Löfven sono state poste alcune domande sulla situazione della Svezia. Di recente, Löfven aveva detto che "dovremmo avere la possibilità di trasferire i richiedenti asilo della Svezia in altri paesi dell'Unione Europea. Purtroppo, le nostre capacità hanno un limite. Siamo di fronte a un cambiamento di paradigma". Questo commento ha indotto un rappresentante del Finns Party finlandese (Sannfinländarna) a chiedere, con un pizzico di ironia, in che modo l'immigrazione di massa in Svezia, che da anni i politici svedesi sostengono che sia redditizia, sia ora diventata all'improvviso un peso.
Un altro rappresentante del Finns Party, Simon Elo, ha sottolineato che la situazione in Svezia è fuori controllo. "La Svezia ha grandi capacità, ma gli svedesi non possono fare molto", ha detto Elo.
Quando è stato chiesto a Löfven come gestiva le reali preoccupazioni e le richieste di cittadinanza, la sua risposta è stata laconica: "Ovviamente, comprendo che c'è preoccupazione", ha detto il premier. "Non è facile. Ma allo stesso tempo ci sono 600 milioni di persone in fuga. Qui si tratta anche di loro che sono nostri simili e mi auguro che prevarrà questo aspetto."
Il tabloid quotidiano Expressen ha chiesto a Löfven degli attentati ai centri di accoglienza. Egli ha replicato: "Le nostre comunità non devono essere caratterizzate dalle minacce e dalla violenza, dovrebbero essere accoglienti e solidali".
Come se un comportamento del genere può essere forzato.
Molti svedesi pensano che l'immigrazione di massa sia come un matrimonio forzato: la Svezia è costretta a sposare un uomo che non ha scelto, ma ci si aspetta che lo ami e lo onori, anche se lui la picchia e la maltratta. E per di più, i suoi genitori (il governo) le dicono di essere affettuosa e solidale con lui.
Sempre più commentatori svedesi giungono alla stessa conclusione: la Svezia è sull'orlo del collasso. L'editorialista Ivar Arpi del quotidiano Svenska Dagbladet, il 26 ottobre, ha scritto un articolo strabiliante su una donna che si chiama Alexandra von Schwerin e suo marito. La coppia vive nella fattoria Skarhults Estate, a Skåne, nel sud della Svezia. Essi hanno subito tre furti. Più di recente, gli sono stati rubati un motociclo a quattro ruote, un furgone e un'autovettura. All'arrivo della polizia la donna ha chiesto cosa avrebbe dovuto fare. E la polizia le ha risposto che non potevano aiutarla. "Tutte le nostre risorse sono occupate al centro di accoglienza di Trelleborg e Malmö", le hanno detto. "In questo momento, siamo oberati di lavoro. Pertanto, vi suggeriamo di rivolgervi al gruppo di vigilantes di Eslöv".
Quello che la polizia ha chiamato "gruppo di vigilanza" si è rivelato essere un gruppo costituito da imprenditori privati. Nel 2013, dopo essere stati derubati, pressoché ogni notte, essi decisero di aggregarsi e pattugliare insieme la zona. Attualmente, essi pagano una società di sicurezza affinché controlli le loro strutture.
"In linea di principio, sono completamente contraria", ha detto la von Schwerin. "Cosa faranno le persone che non possono permettersi la sicurezza privata? Rimarranno senza protezione. Sono sicura che mi unirò a loro, ma molto a malincuore. Per la prima volta, ho paura a vivere qui. Lo Stato ed io siamo d'accordo che il nostro accordo reciproco venga rinegoziato?"
A proposito del suggerimento dato dalla polizia alla gente di unirsi ai gruppi di vigilanza la giornalista ed ex ombudsman Merit Wager ha scritto:
"E così, gli svedesi dovrebbero organizzarsi e pagare le spese per la sicurezza propria e delle loro famiglie e per evitare che le loro aziende subiscano furti, anche se questo era finora incluso nel patto sociale – per il quale paghiamo imposte salate, onde poter contare sulla polizia per proteggerci e fermare i criminali?! Quando scadrà il patto sociale? Nell'ottobre 2015? Senza preavviso, dal momento che il partito che raccoglie le imposte non adempie ai propri obblighi contrattuali? Questo dovrebbe comportare che la nostra parte dell'accordo – pagare le tasse per i servizi pubblici e comuni – è invalidata? Se il patto sociale è rotto, è rotto, punto e basta. Poi c'è il gioco delle poltrone (disordine, vulnerabilità, mancanza di protezione ) e questo implica che ognuno di noi dovrebbe pagare meno imposte".
Il 27 ottobre, Ilan Sadé, un avvocato e giornalista, ha scritto sul blog Det Goda Samhället a proposito del caos dei profughi alla stazione ferroviaria centrale di Malmö: "Le autorità non rispettano più il patto sociale". Egli ha parlato di quattro cartelloni affissi intorno alla stazione sui quali si legge "Profugo? Benvenuto a Malmö!" in quattro lingue diverse.
"Non è chiaro chi sia il mittente del messaggio né chi sia responsabile della struttura di accoglienza – costituita da una serie di baracche prese dal vecchio ufficio postale nel porto interno. È tutto assolutamente confuso. Potrebbe essere il Comune di Malmö o l'Ufficio immigrazione, ma potrebbe anche essere 'Refugees Welcome' o eventualmente una comunità religiosa. Mi dico che un ente governativo potrebbe aver scritto qualcosa del genere, un segnale corretto e pertinente potrebbe intendere dire qualcosa come: 'I richiedenti asilo facciano riferimento alle baracche per ulteriori informazioni e per i trasporti'. Ma probabilmente mi sbaglio: il Comune di Malmö è il principale sospettato. (...) I cartelloni affissi dentro e intorno la stazione ferroviaria centrale sono sintomatici di qualcosa di incredibilmente grave: la confusione dei ruoli e il decadimento dello Stato di diritto. E il fatto che le nostre autorità non rispettano più il patto sociale".
In un post titolato Anarchy, il blogger Johan Westerholm, che è un membro del Partito socialdemocratico e un oppositore del governo, ha scritto che il ministro per la Giustizia e la Migrazione, Morgan Johansson, esorta le autorità a essere "pragmatiche" riguardo alle leggi e ai regolamenti (in materia di alloggi per i cosiddetti minori stranieri profughi non accompagnati). Westerholm ha asserito che così facendo il governo "spalancherebbe le porte all'anarchia":
"Il nostro paese è fondato sul diritto, il parlamento legifera e i tribunali applicano queste leggi. Quanto asserito da Morgan Johansson e il suo approccio altrimenti passivo sono la testimonianza di come questo nostro tipo di democrazia possa diventare rapidamente solo un ricordo. Egli ha ora posato il primo mattone nella costruzione di uno Stato che poggia su altri principi. L'anarchismo".
Se davvero scoppiasse l'anarchia, sarebbe bene ricordare che in Svezia ci sono quasi due milioni di
licenze di porto d'armi. L'interesse verso i poligoni di tiro è aumentato e molti di essi hanno di recente accolto parecchi nuovi membri.
Ingrid Carlqvist è una famosa giornalista che vive e lavora in Svezia ed è Distinguished Fellow presso il Gatestone Institute.
fonte: http://it.gatestoneinstitute.org/6942/svezia-anarchia

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