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venerdì 18 dicembre 2015

Licio Gelli e il file britannico desecretato...

Di 
Claudio Messora


Licio Gelli (96 anni), il venerabile della loggia massonica deviata Propaganda 2, passata alla storia come P2, che annoverava tra le sue fila anche Silvio Berlusconi, con la tessera 1816 (ecco la ricevuta) è morto la sera del 15 dicembre a Villa Wanda.

Il Piano di Rinascita Democratica, sequestrato a Villa Wanda nel 1981, ha molti punti in contatto con la recente storia del nostro Paese. La dissoluzione della Rai, la costituzione di un nuovo polo televisivo per influenzare l’opinione pubblica, l’arruolamento di giornalisti a libro paga, con il compito di simulare simpatia per l’uno o per l’altro schieramento politico, la separazione delle carriere requirente e giudicante dei magistrati, perfino il perseguimento di una strategia energetica nucleare e l’utilizzo dell’esercito per controllare il territorio. Ma il capolavoro indiscusso del Piano di Rinascita Democratica resta la costruzione di un bipolarismo politico fittizio, allo scopo di dare l’illusione della democrazia

Il progetto eversivo, che tra i suoi iscritti includeva dirigenti dei servizi segreti, parlamentari, industriali, giornalisti, 12 generali dei Carabinieri, 22 generali dell’Esercito, 4 dell’Aeronautica, 8 ammiragli, e poi magistrati, funzionari pubblici e personalità influenti: oltre a Silvio Berlusconi, ricordiamo Maurizio Costanzo, l’editore Angelo Rizzoli, Fabrizio Cicchitto, Vittorio Emanuele di Savoia, l’adesione di Carlo Alberto Dalla Chiesa, Claudio Villa, Michele Sindona, Roberto Calvi, nonché esponenti della Chiesa, in un lungo elenco che nel 1976 avrebbe superato le 2400 persone, di cui sono noti solo i 962 nomi della lista appartenenti alla parte più bassa della piramide (secondo la stessa Commissione parlamentare che se ne è occupata, presieduta da Tina Anselmi). Roberto Calvi ebbe a dichiarare che il vero capo della P2 era Giulio Andreotti.

Per approfondire il contenuto del Piano di Rinascita Democratica, leggete “Il Discepolo 1816“.
Successivamente, anche dalle ricerche e dai libri di Giovanni Fasanella (che ho intervistato nel video: “I documenti segreti UK che fanno gelare il sangue, da Enrico Mattei ad Aldo Moro“), è emerso che tra i mandanti delle stragi  più sanguinose del nostro Paese, compreso il rapimento di Aldo Moro, ci sarebbero stati i servizi segreti di Sua Maestà la Regina.

Nell’ultima intervista che ti ho fatto, hai citato alcuni documenti parzialmente desecretati che svelerebbero le connessioni dei servizi segreti britannici con i nostri cosiddetti anni di piombo. Oggi vuoi svelarne uno, tra i tanti contenuti nel tuo libro “Colonia Italia“.

Sì, si tratta di uno dei documenti più inquietanti che Mario Josè Cereghinoe io abbiamo trovato negli archivi di Stato britannici. È un documento del 1969, tre fogli, redatto da un alto funzionario dell’IRD. Che cos’era l’IRD? Era lo strumento della propaganda occulta dei servizi segreti e della diplomazia del Governo di Sua Maestà britannica. Questo documento è datato gennaio 1969. Il funzionario dell’IRD, che si chiamava Colin McLaren, era appena stato in Italia per un giro di ricognizione sulla situazione politica del nostro Paese e si era reso conto che gli strumenti della propaganda occulta fino ad allora usati non avevano ottenuto l’effetto sperato, cioè quello di costringere il Governo italiano a fare delle scelte di politica estera favorevoli agli interessi britannici.

Per un approfondimento su questo tema rimandiamo i lettori alla nostra intervista precedente. Tuttavia, brevemente, vogliamo contestualizzare il periodo nel quale ci muoviamo?

Siamo nel 1969, cioè nella fase di profonda crisi del centro-sinistra e quindi di apertura del dialogo tra Aldo Moro e il Partito Comunista di Enrico Berlinguer. Berlinguer era appena stato nominato vice-segretario del partito, quindi si assisteva all’avvicinamento del Partito Comunista all’area di Governo. Ma, soprattutto, la politica mediterranea italiana si era fatta molto più aggressiva, ancora più aggressiva di quella dei tempi di Enrico Mattei. L’Italia era particolarmente attiva in Libia dove, di lì a pochi mesi, un colpo di Stato avrebbe rovesciato la monarchia filo-britannica e avrebbe portato al potere il colonnello filo-italiano Muammar Gheddafi.

In questo contesto arriva dunque questo documento. Che cosa dice?
E’ un rapporto di un funzionario dell’IRD, Colin McLaren, che invita il suo governo a fare di più in Italia. Il lavoro che era stato fatto negli anni precedenti non aveva prodotto gli effetti sperati. Per McLaren, si trattava degli stessi effetti di una pallina di ping pong lanciata contro Golia. Così il rapporto invita il Governo del Regno Unito ad adottare altri metodi, metodi ancora più pesanti.

Ovviamente questi metodi non li conosciamo, perché parte di questo documento è ancora oggi secretato. Infatti se si guarda il documento che tu hai scovato, si può vedere che esistono degli spazi bianchi dove chiaramente è stato occultato qualcosa…

Si può vedere innanzitutto che c’è un timbro rosso che dice: “questa è una copia“. Cioè: il documento riversato nell’archivio di Stato di Londra è solo una copia! L’originale è ancora oggi conservato sotto chiave nell’archivio dell’IRD. E in questo documento ci sono alcune parti oscurate: è stato censurato. Il punto 4 per esempio è quello in cui è visibile la censura a occhio nudo, quello in cui si parla dei contatti occulti tra l’ambasciata britannica a Roma e, probabilmente, giornalisti o comunque contatti dell’intelligence inglese in Italia

Però punti più importanti oscurati sono il decimo e l’undicesimo. Voglio leggervi la traduzione in italiano integrale perché è davvero inquietante. In quei punti Colin McLaren dice: 
Le armi da noi fornite“, cioè i materiali di propaganda occulta dell’IRD, “hanno ormai un effetto pari a quello prodotto da una pallina di ping pong scagliata contro Golia. Se vogliamo raggiungere qualche risultato, dobbiamo usare altri metodi e sta a noi architettarli. Al contempo, dobbiamo essere certi che l’ambasciatore britannico a Roma e i funzionari di lungo corso della legazione accolgano la tesi secondo la quale noi siamo giustificati a tentare di fare di più“. 

Fare di più: cioè passare ad altri metodi e convincere l’ambasciata britannica a non protestare, cioè “a non rompere le balle!“. Ecco, quali erano questi metodi? Questa è la parte del documento che è stata depurata e che quindi è ancora oggi sotto coperta.
Dopo la pubblicazione di questo documento, in Italia cosa succede?

Questo documento, dicevo, è del gennaio 1969. A partire da febbraio comincia a muoversi un personaggio che è una vecchia conoscenza dell’intelligence britannica sin dalla seconda guerra mondiale, e cioè il “Principe nero” Junio Valerio Borghese, capo della famigerata Decima MAS repubblichina. Junio Valerio Borghese progetta un tentativo di colpo di Stato e, sulla base di documenti desecretati anche dalle autorità americane che noi abbiamo consultato, emergono contatti continui tra Borghese e le autorità americane. In modo particolare con gli addetti dell’ambasciata di Roma: contatti e incontri durante i quali Borghese tenta di convincere gli americani ad appoggiare il suo progetto di colpo di Stato o, quantomeno, a mantenere un atteggiamento di neutralità. Inizia in quel periodo, dalla primavera del 1969, la stagione delle bombe, perché cominciano a esplodere bombe un po’ ovunque in giro per l’Italia, fino a toccare il punto più alto, il più drammatico: il 12 dicembre del 1969 con la strage di Piazza Fontana, in una filiale della Banca dell’Agricoltura a Milano.

Qui va citato un investigatore molto bravo, il Senatore Giovanni Pellegrino, che ha diretto per quasi sette anni la cosiddetta “Commissione stragi” arrivando alla conclusione che la bomba di piazza Fontana era strettamente collegata al progetto di golpe di Junio Valerio Borghese.

Piazza Fontana avrebbe dovuto provocare una reazione nel Paese. Avrebbe dovuto alimentare una domanda d’ordine alla quale avrebbe dovuto rispondere, appunto, Junio Valerio Borghese con il suo governo forte. Ma il golpe Borghese non andò in porto. Perché? 

Mariano Rumor, come ha accertato la Commissione Pellegrino, si rifiutò di dichiarare lo stato di emergenza che avrebbe innescato il golpe di Borghese. E così il “Principe nero”, il capo della Decima MAS, dovette rinviare il suo progetto di un anno. Che cosa accade tra il dicembre del 1969 e il dicembre del 1970, cioè in questo anno? Accade che Borghese riallaccia i suoi rapporti con l’ambasciata americana, continua il suo pressing sui rappresentanti americani a Roma, in modo particolare sulla CIA perché appoggino il suo tentativo. Dirò dopo qual è la risposta americana, ma intanto bisogna dire ai nostri lettori che la notte dell’Immacolata, cioè la notte dell’otto dicembre del 1970, Junio Valerio Borghese arrivò a un passo dalla conquista del potere.

Quarantacinque anni fa…
Si! Esattamente quarantacinque anni fa i suoi uomini penetrarono nel Ministero dell’Interno e saccheggiarono l’armeria. Stavano per entrare nel palazzo del Quirinale, per sequestrare il Presidente della Repubblica dell’epoca, Giuseppe Saragat, e costringerlo ad affidare l’incarico di formare un nuovo governo militare golpista a un uomo di Borghese, e altri uomini di Borghese stavano già per penetrare anche nella sede della RAI, da dove Borghese avrebbe dovuto annunciare la lista del nuovo governo golpista quando, in dirittura d’arrivo, quel tentativo di Borghese si bloccò. 

Questo è rimasto un mistero per molti decenni: non s’è mai capito perché quel tentativo venne bloccato proprio sul filo di lana. Una risposta possibile, oggi, c’è: arriva, ancora una volta, dai documenti americani desecretati di recente. Uno in particolare, quello in cui l’addetto militare dell’ambasciata americana a Roma James Clavio fa un lungo resoconto dei contatti tra Borghese e gli americani e, alla fine, invita l’amministrazione americana a mollare Borghese perché dietro Borghese, dice testualmente James Clavio, c’è l’intelligence britannica!
Ahhhhh!

Ora, nessuno può dire con certezza matematica che dietro la strage di piazza Fontana e dietro il tentativo di golpe di Borghese ci fossero gli inglesi, ma gli indizi sono veramente robusti e inquietanti. Tenuto conto anche del fatto che una settimana prima che esplodesse la bomba a piazza Fontana, la stampa inglese anticipa di una settimana non solo quello che sarebbe avvenuto di lì a poco, ma ne diedero addirittura la chiave di lettura, cioè un depistaggio preventivo che dura fino a oggi, perché in base a quello che scrissero i giornali inglesi, addirittura una settimana prima della strage di piazza Fontana, noi continuiamo a pensare che quella fu una strage di Stato, compiuta dalla Stato italiano e dai suoi apparati deviati. 

Invece il quadro probabile che emerge è molto, ma molto diverso ed è quello di una strage e di un tentativo di colpo di Stato commissionati dall’intelligence britannica alle sue quinte colonne interne italiane. Cioè non una strage di Stato, ma una strage contro lo Stato italiano per la sua politica mediterranea e per l’evoluzione della sua politica interna di apertura al Partito Comunista.

Ecco, io vorrei allora rivolgere un appello. Innanzitutto, all’ambasciata britannica a Roma perché faccia pressione sul proprio governo affinché le parti ancora oggi secretate di questo documento vengano rese pubbliche. Ma siccome ho qualche dubbio che da parte britannica possa venire una decisione così illuminata, allora faccio appello anche agli italiani, alle tante associazioni delle vittime sorte dopo la strage di piazza Fontana, perché facciano a loro volta pressione sulle autorità britanniche, sulle autorità italiane, sulla stampa che continua scandalosamente a tacere su questo punto, anche sui giornali, sugli opinionisti, sugli intellettuali perché gli inglesi desecretino questa parte del documento e ci aiutino a capire se loro hanno avuto o no, come noi pensiamo, un ruolo nella strage di piazza Fontana e nel tentativo di golpe di Junio Valerio Borghese.

Dovrebbero fare pressione anche i blogger, l’informazione libera e indipendente in rete, chi gestisce i social media…
Visto il silenzio vergognoso della stampa italiana, io mi rivolgo anche ai blogger, all’informazione della rete che può fare davvero molto, perché a sua volta faccia circolare questo documento e eserciti la sua pressione perché questa parte della storia italiana non può davvero continuare a rimanere oscura.


Tratto da Byoblu.com
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