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domenica 7 febbraio 2016

La stampa bugiarda. Anche in Germania. I tedeschi si ribellano al mainstream

il falso soldato russo
il falso soldato russo

I tedeschi in rivolta contro i loro media? (sarebbe ora)

 



“Lugenpresse”, stampa bugiarda, è il termine che scorre sui blog germanici. Ameno a credere ai blogger, è in corso un vero rigetto dell’opinione pubblica contro i media. Con appelli al boicottaggio organizzato. E sei “grandi” quotidiani e settimanali sono da mesi in caduta libera.

In parte, è “l’effetto Ufkotte”: dal nome del redattore-capo della FAZ (Frankfurter Allgemeine Zeitung), che ha rivelato in un libro – diventato un best seller – come i giornalisti tedeschi (fra cui lui stesso) sono sul libro-paga della Cia.
Effetto aggravato dalla rivelazione, a dicembre scorso, che la seconda tedesca aveva creato artificialmente un reportage in cui dimostrava – falsamente – la partecipazione di soldati russi alla guerra del Donbass contro l’Ucraina. Il reportage, intitolato “Putin, l’uomo forte” della tv pubblica ZDF, pretesamente girato nella enclave filorussa, intervistava un tale Igor in mimetica russa mentre sparava, e intervistato  diceva “un combattente separatista e fiero di esserlo”.   Non c’è voluto molto alle autorità di Mosca per rintracciare questo “Igor” e farlo testimoniare in tv: trattasi di un disoccupato di Kaliningrad, Iuri Lobskin, 27 anni, che ha raccontato di aver ricevuto 50 mila rubli (meno di 700 euro) per apparire in un video dove doveva impersonare un combattente separatista. Il giornalista tedesco, ha detto, si chiama Dietmar Schumann: “Mi ha spiegato che dovevo dire di essere stato ferito…Mi ha portato a Mosca e poche ora dopo a Rostov”; la città russa più vicina alla frontiera orientale dell’Ucraina. Lì il produttore della ZDF, Valeri Bobkov che parla russo, “mi ha preparato per tre giorni; mi ha spiegato precisamente quello che dovevo dire, mi ha chiesto di mettere   il mio testo per iscritto”.   Nel reportage Igor ha una moglie: “Mai vista quella ragazza. So che Valery Bobkov l’ha pagata 2 mila- tremila rubli”, eccetera. Il disoccupato non ha nemmeno fatto il servizio militare, e si vedeva troppo. Per cui il produttore ZDF gli ha fatto ripetere più volte la scena in cui spara da dietro un riparo, perché la prima non risultava credibile. La televisione russa in inglese Russia Today ha dato il giusto risalto alla faccenda, mostrando tra l’altro le imprecisioni raffazzonate della pretesa inchiesta (“soldati russi” in mimetica, ma con sul braccio la bandiera ucraina di Kiev, eccetera).

Evidentemente sono molti i tedeschi che vedono Russia Today. Ma anche prima l’insofferenza stava crescendo per come i media trattavano la questione russa. Nel luglio 2014 lo Spiegel se ne esce con in copertina le foto dei morti nello schianto del volo Air Malaysia abbattuto (probabilmente da Kiev) sui cieli dell’Ucraina,   e la sobria scritta a caratteri cubitali: “Stoppt Putin jetzt!” (Fermiamo Putin immediatamente!”). Il peggio è che   alle proteste dei lettori sul sito, la redazione di Spiegel ha risposto con arroganza e sufficienza, in pratica accusando i lettori di essere   attori di una campagna organizzata da Mosca; e nel numero seguente ha preteso di insistere, pubblicando in copertina un Putin dallo sguardo sinistro e il titolo “Il vicino pericoloso e l’impotenza dell’Occidente”. 

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“Stoppt Spiegel Jetzt!”,ossia “Fermiano Spiegel immediatamente”, ha rilanciato il sito Wache Buerger (il cittadino risvegliato). La rivista online Cicero (che a novembre ha pubblicato un articolo dal titolo: “I vescovi tedeschi sono eretici?”),   rende conto del crollo di vendite della stampa mainstream e insieme delle falsificazioni che produce. L’ultima: un dipendente della radio pubblica tedesca IWF ha confidato ad un collega olandese: abbiamo ricevuto istruzioni di fare del “filo-governo” nei notiziari. Specie esagerando l’atmosfera di benvenuto dei cittadini tedeschi verso i migranti “siriani”.

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“I giornali muoiono”, ha scritto il direttore di Cicero, il giornalista Alexander Kissler: “Il motivo è che scrivono cose fuori dalla realtà. Specialmente   sui temi che riguardano la Russia e su Akif Pirinçci”. Akif Pirinçci, nome turco, è un celebre romanziere tedesco che ha preso posizioni politiche sempre più politicamente scorrette, espresse per di più in un linguaggio violento alla Céline. Tali suoi scritti sono stati raccolti in un volume dal titolo Deutschland von Sinnen – Der irre Kult um Frauen, Homosexuelle und Zuwanderer (2014, “Germania Folle: il demenziale culto delle donne, omosessuali, ed immigranti”. Sulla linea di un precedente bestseller, di Thilo Sarrazin, il noto politico  (è stato senatore dello stato di Berlino), che ha superato i record di vendite nel 2010: Deutschland schafft sich ab[de] (“La Germania cancella se stessa”), ma in un linguaggio molto più, diciamo, “sboccato”.

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Un secondo volume di Pirinçci ha il titolo”Die große Verschwulung – Wenn aus Männern Frauen werden und aus Frauen keine Männer, ossia “La grande finocchizzazione: come gli uomini diventano donne e donne non possono essere uomini” (2015), che ovviamente gli ha fruttato dai media e dalle sinistre l’accusa di essere “omofobo, misogino, razzista, antifemminista e anti-islamico che lui ha risposto parlando ai comizi di Afd (Alternative fuer Deutschald), dell’anti-islamico Pegida (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes) e del piccolo partito Die Freieit („Libertà“) che è catalogato dai media come “populista di estrema destra“ anche se propone la democrazia diretta per referendum e il modello elvetico di controllo dell’immigrazione. 

Ovviamente con frasi sempre più scandalosamente provocatorie e esagerate (alla Pirinçci) contro i media mainstream, per un riflesso condizionato che vediamo all’opera anche nel mondo mediatico-politico italiano, si chierano pavlovianamente – senza cogliere l’aspetto provocatoriamente artistico, volontariamente oltraggioso    del provocatore: Pirinçci è nazista! (“Me ne fotto di chi mi chiama nazi”, ha risposto lui). Il Partito Verde lo ha denunciato   per “Incitamento all’odio” razziale, accusa da anni di galera. “E’ il partito degli scopa-bambini!”, Kinderfickerpartei”, ha ribattuto lo scrittore, cogliendo certe propensioni dei loro più famosi esponenti, come il notorio Cohn-Bendit, pedofilo confesso.

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L’irritazione dell’opinione pubblica tedesca più avvertita è forse cresciuta davanti a questo schierarsi pavloviano della stampa “Progressista” nel moralismo, nel politicamente corretto, nel conformismo  atlanticista ed occidentalista- fenomeno che ben conosciamo in Italia, ed anche in Francia. Ovviamente il blocco mediatico conformista ha dalla sua l’opinione pubblica di sinistra, sempre più conformista e perbenista, egemone anche se non si sa se è davvero maggioranza nel paese.

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Ora, dopo la terribile notte di San Silvestro dove la stampa supposta ‘progressista’ ha nascosto per giorni le violenze sessuali e ruberie dei “profughi”  scatenati invitati dalla Merkel, l’irritazione per i media bugiardi (Lugenpresse) è diventata rigetto. La gente non compra più i giornali, e s’informa su Russia Tv e vari siti alternativi. L’81 per cento dei tedeschi ormai dichiara che la politica della Merkel sull’immigrazione è fuori controllo ed insensata.

Ora stanno accadendo altri fatti in rapida successione:
“La BCE prepara l’abolizione della banconota da 500 euro”; “La Russia accusa la Turchia di star preparando l’invasione della Siria”; “La polizia austriaca ha ricevuto l’ordine di non conservare le impronte digitali degli immigrati”; “Sospetti terroristi nei campi profughi con documenti falsi”, “17 paesi hanno firmato il TTIP”, nonostante i tre milioni di firme raccolte fra cittadini che sono contro. Notizie che non troverete nel giusto rilievo sui media progressisti (in Italia occupatissimi dal conquistare ai finocchi il diritto ad adottare).   I cittadini tedeschi forse cominciano a svegliarsi alla coscienza che i media sono peggio che servili, sono la psicopolizia del regime globale”.

fonte: http://www.maurizioblondet.it/i-tedeschi-in-rivolta-contro-i-loro-media-sarebbe-ora/

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