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mercoledì 22 giugno 2016

Manuale di Sopravvivenza Sociale

Manuale di sopravvivenza sociale



Chi sono i veri padroni della Terra

Esiste un noi ed esiste un loro. Inutile girarci intorno e inutile cadere dal pero. Il “loro” è costituito da quell’1% che possiede la metà della Terra. E badate bene che non parlo di ricchezza. Quella, oltre a un certo livello, diventa ininfluente. Come “avere il bagno in casa” per noi, oggi, non è il valore che fa la differenza. Parlo di potere. Il potere di influire pervasivamente sul governo dei popoli e influenzare i comportamenti sociali. Questo “loro” coincide con le grandi famiglie che hanno accumulato interessi stratosferici, con tutte le grandi attività commerciali che nel tempo hanno costruito e con il patrimonio di relazioni reciproche che hanno consolidato e che amministrano. Per avere un’idea di chi siano, si può partire dal famoso studio di alcuni scienziati svizzeri che nel 2011 hanno mostrato il vero volto del Dio Quattrino: le 147 banche che governano tutto, dal settore bellico, a quello energetico, passando per quello farmaceutico, alimentare, per quello delle telecomunicazioni e così via. Attraverso un gioco di partecipazioni e scatole cinesi, poche dinastie orientano, sviluppano o distruggono tutti, a seconda delle loro convenienze.

Dove si incontrano il vero Parlamento globale.

Queste persone (loro) hanno usato le loro immense risorse per costruire organi di controllo e amministrazione del potere, totalmente estranei alle istituzioni, blindati, ai quali “noi” non possiamo accedere. Questi organi sono le varie Commissioni Trilaterali, i vari Think-Tank, i Consigli per le relazioni reciproche, gli istituti come Aspen, i forum come Ambrosetti, i raduni come il Bilderberg e tutti quei posti dove i relatori parlano senza che ciò che dicono abbia l’obbligo di essere divulgato. In alcuni casi vige la regola della Chatham House Rule, che io ho ribattezzato “si dice il peccato ma non il peccatore“. Alcuni di questi incontri prevedono la presenza di selezionatissimi giornalisti, i quali più che per scrivere e riportare notizie (infatti non possono, e dunque non si capirebbe cosa ci vanno a fare), sembra che siano presenti per farsi consegnare veline. Recentemente è stata addirittura la volta di Monica Maggioni, presidente della Rai, che è stata chiamata per moderare un incontro blindato sul futuro dell’Italia in Europa. Un’oscenità: una giornalista pagata con soldi pubblici, dai contribuenti, per governare il servizio informativo degli italiani, che accetta di partecipare a un incontro a porte chiuse dove si dibatte sul futuro politico del Paese, consentendo a non relazionare a quel Paese che l’ha assunta e la paga proprio per essere informato (la petizione #MonicaRaccontaci, che ho lanciato come provocazione, ha già raggiunto le 2.500 firme: firma anche tu). 
Poi c’è Lilly Gruber che assicura la copertura su La7 e che ogni anno è invitata al Gruppo Bilderberg, senza che io abbia notizia di speciali di Otto e 1/2 dove la giornalista già conduttrice del TG1 relazioni al pubblico di Cairo cosa ha visto e sentito a quegli incontri (anche perché se lo facesse, non la inviterebbero più).
Questi luoghi sono “il loro Parlamento globale”. Le decisioni definitive (le votazioni) vengono assunte nei consigli di amministrazione delle holding.

Come viene amministrato il vero potere.

L’unico problema che hanno questi illuminatissimi signori (loro) è come continuare ad amministrare il potere e come difendere il privilegio di possedere metà delle ricchezze di questo pianeta, dovendo gestire la restante parte della popolazione in maniera che da un lato continui a lavorare per loro, dall’altro non rappresenti una minaccia al loro status. Se avete visto Z la Formica, capite al volo cosa intendo. Certo, nel farlo, hanno la benevolenza – o l’ipocrisia – di sostenere che sono mossi dalla filantropia, dall’ambientalismo, dalla necessità di assicurare un futuro possibile a 7 miliardi di persone. Tutto questo a patto che i loro asset, le loro immense fortune, il loro dominio (guardatevi: “Si dice’governance’, si legge autoritarismo“) e i loro affari non vengano intaccati. Se no son dolori. Come fanno?
Hanno una consapevolezza profonda, espressa a chiare lettere nel primo rapporto della Commissione Trilaterale voluta da Rockefeller, “Crisis of Democracy“: le uniche democrazie che funzionano sono quelle in cui la maggior parte della popolazione sta in apnea, ovvero ai margini del dibattito pubblico. Se lo leggete al contrario, significa che le uniche democrazie che funzionano sono quelle dove sono in pochi a prendere le decisioni. Questo perché sanno perfettamente che la maggior parte dei cittadini di ogni Paese ha una scolarità molto bassa o un’istruzione inadeguata. Da una recente indagine dell’Istat, è emerso che il 70% degli italiani sa leggere ma non comprende il significato di un testo scritto. Ed era lo stesso Berlusconi che affermava candidamente che l’italiano comune ha gli strumenti intellettuali di un ragazzino delle medie. Se aggiungiamo l’opera di distruzione della scuola pubblica e delle università, il quadro è tremendo: le masse sono ignoranti (pur non essendo tecnicamente analfabete) e quindi facilmente governabili. Dunque quale metodo migliore di controllo del popolo che permettergli di prendere decisioni in totale autonomia, per poi tuttavia influenzarlo fino a fargli credere di desiderare ciò che in realtà è nell’interesse dei suoi sfruttatori? Lo diceva già Aristotele migliaia di anni fa: ogni forma di governo ha il suo lato ombra, e il lato ombra della democrazia è la demagogia, ovvero la capacità di alcuni leader di convincere le masse, attraverso l’uso di una comunicazione spregiudicata, di slogan e dell’antica tecnica del divide et impera, a desiderare ciò che non è nei loro interessi. La grande conquista storica del suffragio universale, ovvero il diritto di voto esteso a tutti, diventa così all’improvviso il migliore alleato delle élite di potere: il principio per cui la massa vale più dei migliori assicura, attraverso l’esercizio della propaganda (che trova un suo micidiale alleato nella televisione e nei media di massa), che qualunque decisione venga presa dalle cosiddette democrazie potrà essere incanalata nella giusta direzione  Non importa quante voci contrarie tra il popolo escano dal coro: restano comunque minoritarie rispetto all’insieme dell’elettorato (e da qui nasce la reale preoccupazione dei cali nelle affluenze). Il Movimento 5 Stelle, alle politiche 2013, poteva contare su qualche decina di migliaia di iscritti al blog, ma prese 9 milioni di voti, e non erano di gente che faceva banchetti o prendeva decisioni in rete: la differenza (8 milioni e 900 mila e rotti di persone) era di gente che ha votato grazie ai “vaffa” urlati da un palco. Berlusconi non è stato votato dalle masse per fare gli interessi di Mediaset o per realizzare il piano della P2: è stato votato perché agitava lo spettro dei comunisti cattivi, della magistratura politicizzata e perché prometteva un milione di posti di lavoro, firmando contratti alla Totò nello studio di Bruno Vespa, senza che nessuno battesse ciglio. La Lega è stata votata perché “ce l’aveva duro” e perché “oh mamma li turchi!“. Il Partito Democratico prendeva i voti per mettere Berlusconi in galera (e poter continuare così a farsi gli affari propri con le Coop rosse e con il business dei centri di accoglienza). Garantire il diritto di voto alle masse che per tutta la restante parte dell’anno si occupano di tronisti, di calcio, di gossip, di gattini buffi e di sesso, è come avere a disposizione un utile idiota come amministratore delegato di una società che fa interessi di terzi, che firma qualunque scartoffia gli sottoponi, purché tu gli garantisca che è per il suo bene.

Di cosa hanno veramente paura

L’unico meccanismo che può rompere le uova nel paniere sono le rivoluzioni e le guerre, perché – almeno temporaneamente, finché non si assiste a una riorganizzazione del potere -, sono in grado di rompere gli equilibri, tagliare teste e confiscare ricchezze e proprietà. L’idea di realizzare una Unione Europea è nata proprio per questo. Quando dicono che “così abbiamo realizzato finalmente la pace a discapito dei nazionalismi” dicono il vero, ma omettono di far risaltare come questo tipo di pace non sia quel valore assoluto positivo che comunemente si intende, ma che non sia altro che la cristallizzazione dei rapporti di forza (anzi, di debolezza) tra il potere e la larga parte della popolazione, che in questo modo viene imbrigliata in una ragnatela istituzionale opaca, la quale sottraendo le sovranità nazionali e individuali impedisce anche l’ascensione di nuove forze che possano prendere decisioni sfavorevoli alla vera “casta”, che non si trova nei parlamenti (i quali sono solo miseri teatrini, caverne platoniche nelle quali danzano ombre che recitano spettacolini, perlopiù inconsapevolmente, a beneficio di schiavi involontari), ma nei luoghi che ho menzionato sopra, ovvero nel Vero Parlamento Globale.
La popolazione ha facoltà di autogoverno solo a livello locale, come avveniva nelle colonie romane, oppure a livello di stato, quando vengono formulate leggi che hanno poca rilevanza a livello macroeconomico (dalla riparazione delle buche nelle strade, a livello comunale, alla legge sulle unioni civili, che non incidono sul sistema di potere nel suo complesso ma sulla auto-amministrazione della società). Quando si levano voci ribelli, fuori dal coro, che si rendono realmente pericolose per il mantenimento dello status quo (un certo grado di dissenso è tollerato e perfino stimolato, al fine di rendere più realistica l’illusione dell’autodeterminazione dei popoli – da qui la libertà illusoria nel grande circo delle pulci dei social networks, amministrati dalle grandi multinazionali americane), si mettono in atto tre strategie diverse.
  1. Possono essere comprate, infiltrate o eterodirette (quando non nascono direttamente con la funzione di contenitori del dissenso o di gestione delle dinamiche di forza geopolitiche, come le varie rivoluzioni colorate finanziate dai grandi capitali o come i gate-keeper),
  2. oppure possono essere minacciate affinché desistano (è il caso di Tsipras e Varoufakis, nella notte che seguì il referendum sulle misure di austerity, il cui esito definitivo – il popolo votò no – venne completamente ignorato e anzi ribaltato con una faccia tosta priva di qualunque pudore, e senza che la popolazione si sollevasse),
  3. oppure vengono fatte fuori (è il caso di Enrico Mattei che ostinatamente cercava di riportare l’Italia alla ribalta dello scenario energetico internazionale, e che precipitò nei pressi di Pavia. Ma è anche il caso di John F. Kennedy, che rappresentava un problema per l’establishment finanziario, per non parlare di Aldo Moro, che stava tessendo ponti che avrebbero minato la regola aurea del divide et impera).
Il ruolo della televisione è quello di lente deformante della percezione individuale e collettiva, un micidiale organo di propaganda tale per cui nessuna rivoluzione (che come insegnano nelle Facoltà di Scienze Politiche sono sempre legittime, perché secondo le Costituzioni sono i popoli ad esercitare la sovranità, e non a caso Jp Morgan ha emanato una direttiva per rottamare le vecchie costituzioni socialiste e antifasciste in Europa) può essere possibile. Sarebbe come chiedere a un drogato, sotto l’effetto di psicofarmaci, di credere che quei palloncini colorati che lo stanno portando di qua e di là nel cielo azzurro non sono reali e deve farli scoppiare di sua volontà (Matrix docet).

Come cambiare le cose

La prima cosa da fare è sostituire il mezzo televisivo con uno libero e decentralizzato, che magari sfrutti la Blockchain (un enorme database distribuito, decentralizzato a quasi inattaccabile) per costruire una programmazione non manipolabile con un palinsesto deciso democraticamente (avere un canale sul digitale terrestre sul canale trecento-e-qualcosa non serve a niente). Questo è necessario per consentire alle coscienze di non essere più inquinate dalle allucinazioni quotidiane somministrate a dosi letali, che falsificano la percezione della realtà.

La seconda cosa da fare è costruire un’alleanza con i cittadini di altri stati che sentono la stessa esigenza di recuperare la propria dignità di individui e un ordine sociale più giusto. Le élite di potere agiscono trasversalmente, in maniera integrata, con un unico obiettivo, adattandolo ad ogni cultura ed ogni lingua diversa, in maniera che nessuno abbia la comprensione del disegno globale, ma possa vederne solo il frammento che ha in mano. Così i tedeschi se la prendono con gli italiani perché “li devono mantenere”, che se la prendono con i tedeschi perché “vogliono imporsi economicamente”. I britannici se la prendono con gli europei, tutti se la prendono con i rifugiati e così via. Se mettiamo insieme tutti i pezzi del puzzle sarà più facile vedere il disegno e contrastarlo, ognuno secondo quanto gli compete.

La terza cosa è costruire una rete di collegamenti che usi le infrastrutture esistenti (reti cablate) ma ci costruisca sopra un protocollo di comunicazione sul quale corrano applicazioni realmente decentralizzate, distribuite e non manipolabili, dove le informazioni possano correre senza censure (qualunque social network, attualmente tutti nelle mani dei grandi colossi americani – non a caso Putin si sta costruendo i suoi – non soltanto attua una politica di controllo, ma anche una politica di emersione o di oscuramento non percepibile dei contenuti, sulla base di algoritmi proprietari e delle interferenze governative) e dove si possano realizzare sistemi di decisione collettiva, o di votazione, davvero democratici e inattaccabili (e anche qui le tecnologie legate alla Blockchain possono dare una mano).

La quarta cosa è costruire un sistema economico finanziario parallelo grazie al quale svincolare la produzione di beni e servizi, e la loro commercializzazione, dai grandi capitali e dalle grandi organizzazioni multinazionali, un sistema che renda gli individui indipendenti dalle borse, dallo spread, dalle banche (penso al social lending, alla sharing economy, alle criptovalute).

La quinta cosa è costruirsi una rete di appoggio anche a livello istituzionale, in maniera da non restare soli di fronte all’eventuale reazione aggressiva del sistema, e costruire un modello di società alternativa ma complementare a quella esistente, in maniera che i vantaggi possano essere distribuiti e che lo shock per i grandi capitali possa essere assorbito gradatamente, senza grandi e repentine trasformazioni sociali, in maniera diluita, accompagnata e costituendosi come un’opportunità da sfruttare, piuttosto che come un nemico da abbattere. Diversamente, laddove si dovessero verificare perdite eccessive, distribuite in un lasso di tempo troppo breve, la reazione sarebbe violenta e catastrofica. Il principio della rana bollita, invece, è un’ottima metafora per illuminare il cammino che porta al vero cambiamento, verso un mondo che lentamente riduca le sperequazioni sociali e che normalizzi la curva “psicotica” della distribuzione della ricchezza, che attualmente vede persone che guadagnano miliardi di dollari al mese e persone che vivono con meno di un dollaro.

La sesta cosa è incrociare le dita e mettere in circolo un po’ di energie positive. Non possiamo salvare il mondo da soli e forse il mondo non vuole farsi salvare da noi. Però possiamo arricchirlo di un nuovo sogno e dare qualcosa da fare a tutti: il lavoro per costruirlo.

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