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giovedì 21 luglio 2016

Becchi, la verità sul golpe in Turchia: così Putin ha salvato Erdogan



L’opera di depistaggio è già iniziata. Chi ha causato il golpe, e perché sia avvenuto, non interessa più a nessuno. Il pensiero dominante ha vinto ancora una volta: se lo è fatto da solo. Erdogan è un feroce dittatore (non intendo discutere la cosa), che sta ora massacrando gli insorti e si contano già migliaia di vittime e in più avremo anche, Oddio, la pena di morte. Come se negli Stati Uniti non ci sia la pena di morte e Guantanamo neppure. Ma no, noi siamo in Europa con i nostri sacri diritti umani. Ci stanno raccontando un sacco di balle per continuare a nascondere quello che è veramente accaduto.

Un Presidente eletto democraticamente dal popolo è stato oggetto non di una insurrezione popolare, ma di un golpe militare vecchio stile. Per far piacere agli Stati Uniti e alla succursale europea, la Ue, noi invece diciamo che se lo è fatto da solo, per poter così ammazzare qualche migliaia di dissidenti e rafforzare ulteriormente il suo potere. In realtà è lui che ha rischiato di essere ucciso nell’hotel in cui era in vacanza, ma questo non conta. Tutta una montatura. Eppure l’ordine era reale: eliminarlo fisicamente. Erdogan è riuscito a scappare grazie ai servizi segreti russi. Putin lo ha salvato da morte certa. Ce lo siamo già dimenticato il presidente deposto dell’Ucraina, Viktor Yanakovych, nel febbraio del 2014? In quel caso il golpe parzialmente riuscì, ma Putin con una operazione straordinaria riuscì a salvare almeno la vita dell’alleato, anche in quel caso eletto democraticamente. E pure dietro a quel golpe c’erano gli americani. Gli americani avevano messo Erdogan nel mirino da tempo, ma l’ultima sua giravolta a favore di Putin è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Qualche fonte: l’American Enterprise Institute ha pubblicato nel marzo di questo anno un articolo dal titolo: «Ci può essere un colpo di stato in Turchia?». Poco prima si erano espressi sul Washington Post in modo analogo due ex ambasciatori in Turchia, Edelman e Abramowits. Insomma, qualcosa bolliva in pentola, ma è l’ultima presa di posizione che ha fatto scattare il colpo di Stato.

Anche se non adeguatamente preparato, se Erdogan non fosse scampato all’attentato nell’hotel in cui risiedeva e fosse stato ucciso, il colpo di Stato sarebbe riuscito. Stando alle ultime ricostruzioni trapelate da ambienti vicini al Svr, i servizi di intelligence russi per l’estero, ci sarebbe stato un intervento degli Specnaz, le forze speciali russe che avrebbero scortato e difeso il presidente Erdogan dal golpe militare, accompagnandolo dal luogo in cui era fallito l’attentato, che doveva eliminarlo, all’aereo che lo ha riportato ad Ankara.

Gli americani hanno compiuto un grave errore sottovalutando i servizi segreti russi e ora Erdogan volerà ben presto non nei cieli sopra Berlino, come l’altro ieri voleva farci credere il Dipartimento di Difesa americano ( e ci sono cascati tutti…), ma sopra quelli di Mosca. Quello che ora succederà è difficile dirlo. Possiamo solo dire Putin sta ottenendo un successo dopo l’altro, mentre gli Stati Uniti stanno portando il mondo intero verso il caos globale. Per quel che ci riguarda subito va detto che vicino al confine con la Siria, nella base militare di Gaziantep, ci sono 135 militari italiani del IV reggimento artiglieria contraerea "Peschiera". La notizia data ieri da Libero è confermata da fonti militari. Ma nessuno ne parla. Non sappiamo niente di questa missione e guarda caso, a parte questo giornale, silenzio tombale. Non sarebbe il caso di richiamare i nostri militari in patria?

di Paolo Becchi
fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/11931054/becchi-golpe-turchia-ruolo-putin-salvataggio-erdogan-.html

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