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domenica 2 ottobre 2016

Gorbaciov agente della CIA


Più di chiunque altro, fu responsabile della maggiore vittoria strategica di Stati Uniti e Regno Unito

Aleksandr Zinoviev 17 novembre 2015 – Russia Insider
RI prosegue la serie di articoli sulla vita e le opere del geniale filosofo russo del dopoguerra, autore e dissidente Aleksandr Zinoviev. Questa volta, il famoso saggio su come l’occidente ha distrutto l’Unione Sovietica è introdotto dalla vedova Olga, presidentessa del Zinoviev Club, su Rossija Segodnija, importante agenzia di stampa russa. Zinoviev diceva spesso che a giudicare dal comportamento di Gorbaciov, non si poteva escludere la possibilità che lavorasse per l’occidente, ma che infine non ha molta importanza, perché quello che fece servì esattamente gli interessi dell’occidente. 

Introduzione
Cari lettori, avete davanti uno dei sette capitoli del famoso saggio di Zinoviev ‘Come uccidere un elefante con un ago‘, scritto nel 2005, un anno prima della morte. Il materiale si basa sui ricordi di numerosi incontri che Aleksandr Zinoviev ebbe con i rappresentanti della élite politica occidentale responsabili della politica verso l’URSS. L’idea di fondo dei piccoli episodi, tra cui esempi storici, è elementare e limpida come acqua di sorgente: come lavorare sul punto debole del nemico o avversario, a prescindere dagli armamenti, sia letteralmente che metaforicamente. Con chiarezza grafica, come se fosse una lezione, fornisce vari esempi, a cominciare dal suo esempio sulla bussola, e poi utilizzando esempi classici dalla storia, come l’episodio di Francisco Pizarro, conquistatore del Perù, che dimostrò straordinaria vivacità mentale nella trovare il punto debole dell’avversario (gli indiani). Stupito dall’attacco di un manipolo di guerrieri di Pizarro al loro capo, che consideravano un dio invulnerabile e intoccabile, gli indiani capitolarono senza combattere. “Pizarro”, ha scritto Aleksandr Zinoviev, “aveva intuito il punto debole dell’esercito nemico, il suo tallone d’Achille“. In questo saggio scrive come il punto debole dell’Unione Sovietica fosse ai vertici della dirigenza. Zinoviev fu spesso chiamato dissidente, ma non si ritenne mai tale. Era critico del sistema sovietico, ma non suo nemico. Negli ultimi anni spesso ripeteva che, se avesse saputo quale destino terribile attendeva l’URSS, non avrebbe scritto un solo libro o articolo che la criticasse.
Olga Zinovieva

Come uccidere un elefante con un ago
 
Fui esiliato in occidente nel 1978, quando il corso trentennale della guerra fredda ebbe una svolta radicale. I capi della guerra fredda studiavano la società sovietica fin dall’inizio. La nuova scienza della sovietologia fu sviluppata impiegando migliaia di esperti e coinvolgendo centinaia di centri di ricerca. Al suo interno, un ramo distinto della cremlinologia apparve. In modo pedante studiava la struttura dello Stato sovietico, l’apparato del partito, l’apparato centrale del partito, il Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, il Politburo e i singoli dipendenti dell’apparato governativo. Ma per molto tempo (forse fino alla fine degli anni ’70), l’obiettivo principale era la manipolazione ideologica e psicologica della popolazione, la creazione di masse pro-occidentali di cittadini sovietici che in realtà avrebbero giocato il ruolo di “quinta colonna” dell’occidente (intenzionalmente o meno) lavorando alla disgregazione ideologica e morale della popolazione sovietica (per non parlare di altre operazioni). 

Così fu creato il movimento dei dissidenti. In breve, il lavoro principale fu svolto attraverso la distruzione della società sovietica “dal basso”. Gli importanti risultati ottenuti divennero i fattori della futura controrivoluzione. Ma non bastava per far collassare la società sovietica. Alla fine degli anni ’70, i capi occidentali della Guerra Fredda capirono che il sistema di governo era la base del comunismo sovietico e l’apparato di partito era il suo nucleo. Dopo aver studiato a fondo l’apparato di partito, la natura delle relazioni tra i suoi membri, loro psicologia e qualifiche, i metodi di selezione e altre caratteristiche, i capi della Guerra Fredda conclusero che la società sovietica poteva essere distrutta solo dall’alto, distruggendone il sistema di governo. 

Per distruggerlo fu necessario e sufficiente distruggere l’apparato di partito, a partire dal vertice, il Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Così puntarono i loro principali sforzi in tale direzione. Trovarono i punti più vulnerabili nella struttura sociale sovietica. Non mi fu difficile notare tale cambiamento, perché ebbi l’opportunità di osservare e studiare la parte occulta della Guerra Fredda. Nel 1979, in una mia conferenza (“Come uccidere un elefante con un ago“), mi fu chiesto quale a mio parere fosse il punto più vulnerabile del sistema sovietico. Risposi: ciò che è considerato il più affidabile, l’apparato del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, e al suo interno, il Comitato Centrale, e all’interno di questi, il Segretario Generale. 

Tra risate omeriche del pubblico, dissi “se mettete il vostro uomo in quella posizione rovinerà l’apparato di partito, dando così inizio a una reazione a catena con conseguente frattura del sistema di governo e di amministrazione. La conseguenza sarà la dissoluzione della società”. Feci riferimento al precedente di Pizarro.

Il lettore non deve pensare che diedi l’idea agli strateghi della Guerra Fredda. Se ne reseso conto senza di me. Uno degli impiegati dell’intelligence mi disse che presto (cioè le forze occidentali) avrebbero messo il loro uomo sul “trono sovietico”. Al momento non credevo fosse possibile. Parlai ipoteticamente del Segretario Generale come “ago” dell’occidente. Ma gli strateghi occidentali già sapevano che era una proposta realistica. 

Svilupparono un piano per vincere la guerra: prendere il loro controllo del potere supremo in Unione Sovietica, promuovendo il “loro” uomo a Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, costringerlo a distruggere l’apparato del PCUS, attuando la revisione (“perestroika”) per avviare la reazione a catena e conseguente frantumazione della società sovietica. 

Tale piano era realistico allora perché la crisi ai vertici del potere sovietico era già evidente, a causa della senescenza del Politburo del Comitato Centrale del PCUS. Presto il “loro” uomo nel ruolo di “ago” occidentale apparve (se non fu “preparato” in anticipo). Certo, il piano funzionò bene. Ciò che distingue tale operazione da guerra fredda è che il metodo per “uccidere l’elefante con un ago” fu applicato a un meno potente, ma comunque potente, avversario, evitando la possibilità che la “guerra fredda” diventasse pericolosa al punto in cui i vantaggi dell’occidente scomparissero, come accaduto nella guerra della Germania contro l’Unione Sovietica nel 1941-1945. 

Il metodo in questione permise di evitare rischi e perdite, risparmiare tempo e vincere per procura. Il metodo inventato dai deboli per combattere gli avversari più forti fu adottato dalle forze più potenti del pianeta nella loro guerra per il dominio sulla razza umana.

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