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giovedì 10 novembre 2016

Attenti a festeggiare troppo, da qui a gennaio Trump non conta. E i colpi di coda sono pronti



by Mauro Bottarelli,

Una sola cosa vorrei dire, con relativa serietà, rispetto a quanto accaduto. So da solo che Donald Trump non è certamente uno statista ma so con altrettanta certezza che Hillary Clinton è una delinquente, una di quelle che il “Fatto Quotidiano” o “Repubblica” – fosse stata italiana e magari di Forza Italia – vorrebbero in galera ma che, stranamente, i lettori dei medesimi giornali volevano alla Casa Bianca. 

Chi mi conosce davvero bene, 2-3 persone, sa che non amo Springsteen ma che amo una sua canzone, “Racing in the street”, per una serie di motivi che non sto qui a elencarvi. Bene, chi grida alla tragedia perché ha vinto Trump compie lo stesso errore del Boss che gli si è parato contro, schierandosi in maniera quasi parossistica a favore della Clinton.
Perché a votarlo non sono stati solo ricconi senza scrupoli, molestatori seriali di donne o nazisti dell’Illinois ma gli stessi americani del ceto medio che 8 anni di Obama-Clinton – e di favori della Fed a Wall Street, con il benestare del governo – hanno proletarizzato a tal punto da non farcela più. 

Ha detto bene Michael Moore, il voto per Trump sarà il più grande vaffanculo della storia. E lo è davvero, almeno stando alla faccia delle Botteri e dei Severgnini di turno. Certo, è grezzo, ha evaso le tasse, fatto bancarotta e toccato qualche culo di troppo in vita sua ma ha detto chiaro e tondo che l’America deve imparare a pensare al proprio governo e non a imporre i governi agli altri, ha detto che le banche devono dividere il ramo commerciale dall’investment come imponeva il Glass-Steagall Act, ha detto che un’economia che si basa su lavori al minimo sindacale per gonfiare i numeri non è un’economia sana. Lo ha detto male, volgarmente, sgrammaticato, sguaiato. Ma lo ha detto. Magari non farà nulla di tutto questo, magari si rimangerà tutto e si tramuterà nell’ennesimo politico parolaio ma gli americani, la gente, il popolo, chiamatelo come cazzo vi pare, ci hanno creduto. Stupidi? Forse. Populisti? Non lo escludo. Esasperati? Sicuramente.

Con Trump forse sarà salto nel buio ma la classe media, forse, tornerà a fare il suo lavoro con dignità e, finita la giornata, come nella canzone di Springsteen, andrà a casa, si farà la doccia e andrà a correre per le strade. E’ il sogno americano, piaccia o meno: quindi i benpensanti che si stracciano le vesti per l’accaduto, forse l’America dei Ford non sanno cos’è, preferiscono quella delle AIG salvate con i magheggi, dei subprime e del debito come stile di vita. E questo a me basta per dire che anche oggi, nonostante Trump sia diventato presidente, in America sorgerà il sole come sempre, i bambini andranno a scuola e la gente al lavoro, chi ha la fortuna di averlo. Non è l’armageddon, forse è un inizio. Con quell’altra a Pennsylvania Avenue, la fine era assicurata.



Però ora non bisogna compiere l’errore madornale di abbassare la guardia, pensando che avendo conquistato il bersaglio grosso, la guerra sia vinta. Da qui a gennaio, vivremo in quello che negli Usa chiamano la “lame duck session”, il periodo dell’anatra zoppa, il vuoto di potere prima dell’insediamento. Il periodo più pericoloso di tutti. 

Oggi, infatti, in contemporanea con l’elezione di Trump a presidente, la flotta navale russa di cui fa parte la portaerei Ammiraglio Kuznetson, dopo tre settimane di viaggio dalla sua base di Severomorsk, arriverà a destinazione, al largo delle coste siriane. E il ministero della Difesa di Mosca ha già detto che “un attacco verso le postazioni dei terroristi ad Aleppo sarà lanciato nelle prossime ore”.  

Per la precisione, si colpiranno – anche con i sottomarini attraverso i missili da crociera Caliber – le sacche di resistenza nei sobborghi della città assediata, dove Isis e Al-Nusra non dovrebbero disporre di civili da utilizzare come scudi umani.

L’aeronautica russa e quella siriana non hanno più compiuto raid aerei su Aleppo dallo scorso 18 ottobre e i terroristi hanno utilizzato la pausa umanitaria unilaterale per riorganizzare le proprie posizioni nella siria del Nord: ora sarà battaglia finale. Cosa faranno gli americani? Lasceranno che Aleppo cada, giocando le proprie carte a Mosul, nella speranza che l’Isis cerchi riparo in Siria per complicare il lavoro di Mosca e Damasco? Oppure mobiliteranno i grandi calibri e cercheranno di evitare l’umiliazione di un Assad che entra in trionfo nella città liberata? 

Donald Trump ha vinto ma fino a gennaio non conta nulla, è un privato cittadino. C’è Obama. E il Deep State, equamente diviso tra chi tifafa per il tycoon e chi invece sosteneva Hillary Clinton in nome e per conto del comparto bellico-industriale Usa. Attenti a pensare che sia tutto a posto, che sia cambiata l’agenda.


Inoltre, nel silenzio generale dei grandi media, troppo impegnati a tirare la volata a Hillary Clinton, lunedì il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha placidamente annunciato il fatto che l’Alleanza sta preparando un forza militare di 300mila uomini nel Baltico, capace di essere dislocata in due mesi e con un unico scopo: un potenziale attacco contro la Russia. 

Insomma, siamo alla preparazione di uno scenario estremo. Inoltre, lo stesso Stoltenberg ha dichiarato che gli Stati membri della Nato hanno posto centinaia di migliaia di militari in stato di massima allerta, questo come azione deterrente rispetto alla minaccia posta da Mosca. Quale minaccia? Chiedete a Stoltenberg, io non lo so.

Ed ecco cosa ha detto il segretario generale: “Assistiamo a una sempre più assertiva implementazione della capacità militare della Russia, ormai da anni: Mosca ha triplicato la spesa per la difesa dal 2000, ha sviluppato nuove tecnologie militari e dato vita a esercitazioni e utilizzo della forza contro Paesi vicini. Abbiamo inoltre visto la Russia utilizzare la propria propaganda in Europa contro gli alleati Nato e questa è l’esatta ragione per cui la Nato sta rispondendo. Stiamo rispondendo con il più grande rafforzamento della nostra difesa collettiva dalla fine della Guerra Fredda”. 

Insomma, la Nato si sta preparando alla guerra senza dire nulla a nessuno. Se non a cose fatte, ovvero con i vari Paesi che hanno messo gli eserciti in stato di massima allerta. Ministro Pinotti, nulla da riferire a quell’aula inutile conosciuta come Camera dei Deputati?



E, soprattutto, massima attenzione a quanto sta accadendo e accadrà nel medio termine nella quinta colonna europea degli Usa in versione Guerra Fredda, ovvero la Germania

L’election day americano ha infatti fatto passare sotto silenzio la visita della premier norvegese, Erna Solberg, a Berlino. Detta così fa ridere, un bilaterale Germania-Norvegia giustamente sembra roba da festival dell’aringa affumicata ma la cosa interessante è emersa durante la conferenza stampa finale. L’Associated Press, infatti, ha riportato la risposta offerta dalla Merkel a un giornalista che le aveva chiesto se, in vista del voto politico del settembre 2017, temesse l’eventualità di attacchi hacker come quelli registrati negli Usa prima delle presidenziali.

Ecco la risposta della Merkel, testuale: “Noi stiamo già oggi avendo a che fare con informazioni che arrivano dalla Russia o con attacchi internet o con false notizie originate in Russia. E’ un compito ormai quotidiano quello di affrontare questa minaccia. Quindi, è possibile che questa situazione possa giocare un ruolo anche durante la campagna per le elezioni”. 

La Merkel mette le mani avanti in caso di sconfitta, esattamente come Hillary Clinton, la quale – fiutata l’aria – ha cominciato ad agitare lo spauracchio russo? Una cosa è certa: da un lato il sostegno popolare al governo Merkel è in caduta libera, a causa della questione migranti ma giocare la carta della russofobia proprio mentre la Nato sta creando la più grande forza di intervento militare anti-Mosca dalla fine della Guerra Fredda, fa riflettere. E venire i brividi.

Tanto più che la campagna elettorale Usa e il suo epilogo ci hanno insegnato che la gente non è scema e sa benissimo riconoscere i nemici dagli amici ma già a inizio anno i servizi segreti tedeschi, di fatto un’emanazione della CIA in Europa, avevano accusato la Russia di cyber-attacchi per sabotaggio e spionaggio, addirittura arrivando a citare il caso di un attacco contro la Camera bassa del Parlamento nel 2015.Le prove? Mai presentate, esattamente come negli Usa, dove Obama e NSA hanno tuonato contro Mosca, dicendo di avere riscontri ma non li hanno mai presentati in pubblico. Attenti, entriamo nella “lame duck session”, il periodo peggiore, il tempo di mezzo dove sono i cavalieri di ventura e le anime nere a comandare il gioco. Oggi festeggiamo pure ma da domani pancia a terra, perché la disinformazione non smetterà. Anzi, raddoppierà gli sforzi. 

Mauro Bottarelli,
http://www.rischiocalcolato.it/2016/11/attenti-festeggiare-gennaio-trump-non-conta-colpi-coda-pronti.html

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